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“C’erano un marocchino, un napoletano e un rom…”

mesQuanto vorrei evitare post del genere. E invece ogni giorno, in Italia, un aspirante  alla grolla di padania non può far a meno ed esimersi dal trattare l’appartenenza territoriale legandola a fenomeni delinquenziali.

Oggi è il turno del Messaggero, se non ricordo male, una new entry.

Il quotidiano romano scrive, parlando del fenomeno dei parcheggiatori abusivi in un quartiere romano:

Gli abusivi “in servizio”, nell’ultimo week-end, oscillavano tra le 30 e le 40 unità. Una minoranza è rappresentata da tunisini e marocchini, mentre la stragrande maggioranza è formata da napoletani e rom. I più spregiudicati sono proprio i rom, alcuni dei quali pretendono anche di poter accedere liberamente e senza pagare un euro alle manifestazioni (per utilizzarne i bagni).

 

Il lettore affezionato lo sa, si tratta di un vizio tutto italiano. L’indicazione territoriale, tra l’altro nel caso dei napoletani, come succede spesso, viene rappresentata nella sua appartenenza municipale e non nazionale, come avviene ad esempio per marocchini e tunisini di cui, per paradossale coerenza, avrebbero dovuto indicare la città d’appartenenza e invece non viene fatto.

Ora alcune domande, provocatorie e proditorie: visto che non si legge siano stati fermati dall”autorità giudiziaria e quindi non hanno esibito alcun documento, come fa l’estensore del pezzo a dedurre in maniera così certa l’appartenenza territoriale dei parcheggiatori?

Serve questo atteggiamento, ora come in altri casi, forse a dimostrare che l’indigeno non c’entra mai nulla e i problemi sono sempre “esterni”? Eppure, proprio a voler seguire la linea del giornalista, oltre che le esperienze personali, su un noto blog della Capitale più volte è stata segnalata la natura anche autoctona dei parcheggiatori abusivi in parecchie zone di Roma. Inoltre, sempre incidentalmente e provocatoriamente, giusto per farvelo sapere, è un fenomeno diffuso quello di delinquenti che, casco integrale in testa, per depistare, imitano l’accento napoletano per rapinare i Rolex. Successe a Lino Banfi potete leggere qui.

È così necessario indicarla in questo modo, senza correre il rischio di identificare il delinquente con un’area geografica aumentando stereotipi e razzismo, oltre che discriminazione, o quanto meno, insofferenza verso “l’altro” che ha in comune con il delinquente, solo l’origine nazionale o municipale (e nient’altro)? Così poi da trasformare proprio quella appartenenza (od origine), in aggettivi atti a connaturare in maniera deteriore certi comportamenti?  “non fare il napoletano”…”sembri uno zingaro” eccetera..

Nella fattispecie di cui sopra, aggiunge o toglie qualcosa alla corretta narrazione dei fatti la provenienza dei parcheggiatori abusivi? Non è forse delinquente e basta chi non rispetta la legge?

Sono certo si possa far cronaca anche in modo diverso come ricordavo in questo post un pò di tempo fa.  Ad esempio, quando un pazzo criminale uccise un soldato in Francia, per i quotidiani d’Oltralpe era appunto solo un criminale. In Italia le maggiori testate nazionali titolavano “caccia al nordafricano” oppure “si tratterebbe di un immigrato” e via discorrendo.

“Clandestini”…come direbbe Manu Chao.

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