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E se domani? Per esempio gli asili…

Così concludeva Grillo dal suo blog sabato, evocando ipotesi di secessione.

L’Italia è nei fatti un paese già fortemente diviso ed iniquo, con una parte che, dedita al chiagneffotti di professione e di partito, si lamenta e l’altra che incassa, si colpevolizza e se parla, viene accusata di piagnisteo e nostalgismo sudista.

Marco Esposito, dalle pagine del Mattino, ad esempio parla della situazione degli asili, facendo un confronto tra Napoli e Torino.

Adesso ci sono i dati. Una valanga di numeri pressoché illegibili, in base ai quali dal 2014 in poi saranno ripartiti i soldi tra 6.702 Comuni. Con criteri bizzarri: nei confronti tra città simili si scopre che il federalismo fiscale viene applicato con due pesi e due misure.

Quando il Sud spende troppo, si applica con rigore (come giusto) il costo standard, quando il Sud spende poco – come per gli asili nido e le scuole – a sorpresa vale la famigerata «spesa storica», proprio quella che il federalismo fiscale prometteva di superare. Con risultati paradossali: per gli asili nido i fondi che saranno assegnati a Torino sono il triplo di quelli che spettano a Napoli, in base al discutibile principio che Torino fino a oggi ha speso di più. Napoli è fortemente svantaggiata anche rispetto a Roma e a Milano.

Se considerate che tutto ciò avviene in aree e regioni in cui mancano strutture suppletive, non può che favorire una emorragia costante di giovani soprattutto che, privi anche del welfare familiare e dalle reti sociali, si trovano a dover emigrare per poter coiungare lavoro ed educazione dei figli.

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