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Expo: la mascotte si chiama Guagliò. Per qualcuno, al nord, è solo un nome terrone.

La scelta, a seguito di un sondaggio, del nome della mascotte dell’Expo 2015, scopre nuovi anfratti di sapore razzista in questa penisola chiamata Italia.

Quel “Guagliò” disturba troppo. Eccessivamente napoletano. Fèt, puzza.

C’è poco da fare, per qualche giornalista lombardo e per la lega, l’Expo è un affare lombardo e padano. Amen. Non deve avere alcun inquinamento terrone.

Partiamo con la raccolta:

“Il fatto che Milano e i Lombardi debbano essere rappresentati davanti agli occhi del mondo, in una vetrina a rilevanza globale quale è Expo 2015, da una mascotte con un nome napoletano, è una stupida provocazione per guadagnare i titoli di stampa e l’ennesimo insulto all’identità lombarda” (segreteria Lega,fonte Blitzquotidiano)

È il turno di Mario Giordano dal quotidiano Libero, secondo cui i meridionali non avrebbero un cavolo da fare nella vita e quindi si sarebbero tutti fiondati a votare :

“Al concorso hanno partecipato in tantissimi, è stato detto, in tutta Italia, dal Nord al Sud. Un po’ di più al Sud, evidentemente, ma che ci volete fare? Al Nord sono sempre così sgobboni che non hanno mai tempo per divertirsi” (infatti al Sud tra un rogo tossico e un altro, con gli stipendi ai livelli dei paesi post sovietici, la disoccupazione un tanto al chilo, ci divertiamo proprio come i pazzi)

Tentativo dall’ aroma lombrosiano per giustificare la scelta (un pò come a dire che i napoletani puzzano, i terroni sono criminali abituali e chi ha la voce querula potrebbe sviluppare strane tendenze, risibile,no?).

Quindi insulti sparsi in giro per la rete:

La prossima mascotte: Pummarola”.  “A Milano? Vergognoso … nemmeno lo capiamo il napoletano… ma la mente superiore che ha pensato ‘sta trovata a dir poco fuori luogo sarebbe chi??? Voglio Il nome di ‘sto violentatore beffardo della nostra tradizione e identità culturale… ci saremmo accontentati anche di una mascotte in italiano, (che tristezza…)”.  “Ci identificano sempre con Napoli, sono stufa degli spaghetti, camorra e mandolino. L’Italia è ben altro ed è ora di farlo capire a tutto il mondo”.  “Il Nord è in mano alla camorra ed alla ‘ndrangheta dagli anni ’50 del ’900 grazie al confino ideato dai giudici. L’Expo è il risultato di loschi appalti arraffati dalle mafie. È normale che al suo interno ci siano i simboli di tali influenze”. Ma la palma d’oro va a chi ha avuto questa illuminazione : “Tanto vale chiamarlo… Exposito” (geniale).

Così Angelo Agrippa sul Corriere: Non si capisce perché mai non debbano essere i napoletani ad arrabbiarsi, dato che è dal loro dialetto che è stato scelto il nome della mascotte senza ricavarne alcun beneficio. Certo, si sarebbe potuto riparare ad ogni torto invertendo i ruoli: a Napoli l’Expo e alla mascotte il nome di Ambroeus. Ma a questo, evidentemente, gli arrabbiati lumbard non ci hanno ancora pensato.

Pochissimi ricordano, invece, che il disciplinare di gara del bando sulle architetture di servizio di Expo 2015, escludeva dalla partecipazione tutte le aziende che si trovassero oltre il confine dei 350 km da Milano. Per combattere l’inquinamento, si disse ufficialmente. Per evitare infiltrazioni mafiose si sussurrava ufficiosamente (ed è servito? credo di no). Praticamente, al di là di tutto, si voleva circoscrivere geograficamente la partecipazione di talune aziende a discapito di altre.

God bless Italy, Guagliò…

 

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