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La mafia del cummenda colluso: ecco la banca per evadere il fisco

Non più tardi di una settimana fa scrivevo questo post, prendendo spunto da alcuni dati sulla prsenza mafiosa al nord, per cercare di dimsotrare che se le mafie si sono ben che radicate in quel di padania, non è soltanto colpa di un fenomeno di importazione. o meglio data quella premessa, “i locali” si sono adeguati al business che il sistema offriva.

E mettevo in evidenza alcuni punti:

  • Basta spluciare le sentenze per rendersi conto che , ormai, una parte dei condannati (e degli indagati) soprattutto tra politici e professionisti, non ha alcuna origine meridionale ( e la vicenda dello sversamento dei rifiuti tossici lo dimostra)  a sancire il fatto che pecunia non olet, soprattutto in tempo di crisi, e non si va troppo per il sottile quando si tratta di business. E che non è affatto un fenomeno regionalistico.
  • Quando qualcuno ha provato a far notare al lor signori su al Nord che le mafie si stavano bellamente infiltrando, un partito colorato di verde si piccò ma di brutto brutto brutto, dicendo che la mafia era roba da terroni e al Nord non esisteva. E la piovra ringraziava e faceva affari.
  • Si rimprovera (per qualcuno non proprio a torto, poi però pensi alla strage di Portella della Ginestra, di Capaci, di via d’Amelio e t’accorgi che occorre avere una potenza di fuoco pari a quella mafiosa perchè le chiacchiere sulla cultura e la mentalità vengono demolite dalla potenza del welfare state mafioso sui territori che controlla)  a noi meridionali, il fatto di non esserci mai ribellati alle mafie (però poi si scopre che la quasi totalità dei martiri della mafia sono meridionali, così come imagistrati che la combattono e le forze dell’ordine che compiono gli arresti).Tali rimproveri provengono con pruriginoso fastidio da quella intellighenzia radical chic cui mi verrebbe da chiedere perchè la stessa accusa non muove ai cittadini di altre zone del paese dove ormai la mafia è già bella che radicata. Biasimano il Sud per aver scelto una classe politica mafiosa (in realtà per quanto riguarda gli ultimi anni il porcellum, che calava dall’alto liste preconfezionate senza possibilità di scelta, era dichiaratamente padano), ma  come la mettiamo con la classe politica scelta dai cittadini del Nord?  Perchè hanno permesso tutto ciò? Per favore non adducete come motivazione il fatto che la maggior parte degli elettori sono emigranti e figli di emigranti chè allora vi meritate mutande verdi…Perchè l’onestà e la legalità non hanno origini territoriali o genetiche, come diceva Lombroso.

Ps ozioso: ma “I Promessi Sposi” (romanzo storico) con tutto il carico di mafioseria (dai bravi, all’innominato, fino a don Rodrigo) dove era ambientato? E la mafia del Brenta?

Oggi a conforto di quanto scrivevo una settimana fa ecco la notizia: la ndrangheta aveva messo su un vero e proprio sistema creditizio parallelo che da una parte riciclava denaro dall’altra veniva usato da imprenditori locali, in Lombardia, per evadere il fisco.

E’ una retata anti-ndrangheta che sembra avere aspetti incredibili. La squadra Mobile di Milano ha chiuso – queste le prime indiscrezioni – una specie di ‘banca autonoma’ della ‘ndrangheta. Era a Seveso (in provincia di Monza e Brianza) ed era gestita da un’organizzazione capace sia di riciclare con facilità il denaro di imprenditori che volevano evadere il fisco, sia di prestare soldi e di reinvestire in aziende sane. Gli ordini di cattura riguardano 34 persone.

“Come la banca d’Italia”. Il perno sul quale ruota l’indagine è Giuseppe Pensabene, ex soldato della famiglia Imerti nella guerra di ‘ndrangheta, diventato però al Nord un usuraio-ragioniere, capace di tenere a freno le armi e usare la testa. In un’intercettazione viene definito “come la banca d’Italia” ed era anche il reggente della Locale di Desio, il clan in larga parte sgominato dall’inchiesta Infinito. L’espressione viene ripresa anche dal gip Simone Luerti che nell’ordinanza di custodia cautelare scrive di Pensabene e del suo gruppo criminale: “Hanno operato come una vera e propria banca clandestina”.

Imprenditori collusi. Coinvolto, e non è la prima volta, il mondo delle attività produttive: già un anno fa Boccassini aveva lanciato un avvertimento in questo senso. Una decina sarebbero, infatti, gli imprenditori arrestati, proprio con l’accusa di riciclaggio o di concorso in associazione mafiosa. Come sinora non hanno parlato loro, così nessuna denuncia è stata presentata da altri imprenditori o commercianti vittime di usura: alcuni si erano messi al servizio del clan. Pochi i dettagli che trapelano dal blitz, ma sembra anche che, per la prima volta in maniera così vasta, ci siano sequestri preventivi di beni mobili e immobili del valore di alcune decine di milioni di euro, sia in Lombardia che in Calabria, ai danni delle persone finite nell’inchiesta firmata dai magistrati D’Amico e Ilda Boccassini.

Il meccanismo della frode al fisco. A servirsi della sua banca clandestina con addentellati anche all’estero (in Svizzera e nella Repubblica di San Marino) erano numerosi imprenditori incensurati. Alcuni si sono rivolti al clan con questo schema: emettevano assegni alle sue società e, in cambio di una percentuale del 5 per cento, riavevano indietro il denaro contante. Facevano, cioè, figurare spese corpose, ma inesistenti nella realtà, per frodare il fisco. (La Repubblica)

Allora, amici del Nord, ancora convinti che sia un fenomeno solo da terroni? Ancora certi che sia un fenomeno genetico ed endemico, come sostiene una folta schiera di intellettualoidi e giornalisti? Badate che anche al Sud fu fenomeno d’importazione e tenuto a bada fino al 1861, anno dopo il quale divenne “sistema” organizzato oltre le logiche da “banda di strada”. Io dico, con rabbia, che ormai ci siete dentro fino alla testa, nonostante i proclami di dirigenti con l’elmo cornuto in testa…

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2 comments

  1. spiace essere monotono, ma anche questa volta, solo calabresi tra gli arrestati. Imprenditori collusi? No, anche tra gli imprenditori ci sono solo calabresi, come zema.

    • Saremo monotoni in 2 (mi darai atto cmq che sono una Cassandra 🙂 ):

      – in una trasmissione di approfondimento ieri (credo radio 24) hanno affrontato il problema e quanto evidenziavano, pregando di non generalizzare, era la preoccupazione per un fenomeno che iniziava a riguardare “locali”.

      – anche in veneto, in piccolo, c era un sistema analogo, gestito da un gruppo di Criminali che vessavano gli imprenditori locali, dopo che questi si erano rivolti loro per prestiti ed evadere il fisco.

      – conosco il fenomeno, non distinguere tra concorso esterno e interno, basta chiedergli un favore, e sei parte del sistema.

      – già l’anno scorso, le associazioni di categoria, o la magistratura non ricordo bene,a Milano, lamentavano una diffusa omertà tra imprenditori e commercianti a denunciare certi fenomeno…tutti meridionali pure quelli?

      – luca, ascolta un cretino, indignati con me, questi sono un cancro che non merita alcuna pezza a colore e non hanno appartenenza territoriale.l.uno dei più grandi broker della monnezza illegale è veneto, e gestisce il business nel nord italia