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Napoli, quello che il Sole non dice

imageOccorrevano forse le dotte analisi e i “dati incrociati” per rendersi conto che a Trento e a Bolzano la differenziata funziona con precisione svizzera e l’aria è più salubre, monsieur De La Palisse?

Al netto delle considerazioni, ovviamente, sul fatto che nella martoriata Scampia la raccolta differenziata raggiunge il 70%.

Bastano quei 36 parametri a porre un discrimine e proporre classifiche tra primo e terzo mondo all’interno del medesimo paese? Probabilmente si all’occhio degli eterni insoddisfatti autoctoni che non hanno mai oltrepassato per più di una settimana, la barriera autostradale di Caserta Sud.

Ci sono tante cose che il Sole non dice e che l’analisi dei parametri di cui sopra tace.Non per malafede, per carità, ma per ignoranza (intesa nel senso di non conoscenza) del fenomeno e dei fenomeni urbani ed antropologici di Parthenope.

Quello che le classifiche del Sole 24 Ore,non dicono è , ad esempio l’esistenza a Napoli di una delle reti di volontariato più solide d’Italia, che pone le proprie basi sulla spontaneità e sulla semplicità delle sue strutture e dei propri aderenti, piuttosto che sulla registrazione e sull’ufficialità (e la richiesta di fondi pubblici). Esempi di welfare completamente slegati da mamma Stato (qui un esempio) che di certo suppliscono alle deficienze della politica e delle istituzioni, senza lamentazioni.

Quello che il Sole tace è l’assenza, della cosmopolita provincia partenopea, dall’elite delle città con un tasso cospicuo di denunce per razzismo.

O,ancora, la presenza a Napoli, di una rete di gallerie di arte contemporanea (non è un caso che la stazione della metropolitana di Toledo, gioiello di arte contemporanea, sia una rappresentazione unica in Europa), con pochi pari nel resto del paese, di una gran vitalità di produzione musicale (non più appiattita sul fenomeno neo melodico che faceva comodo all’informazione nazional popolare italiana), impegnata e militante (Fuossera, A67, 99 Posse) nelle realtà più difficili della città e non assuefatta alle melodie commerciali del manistream tricolore.

E se è vero, come è vero che in tanti si fanno emigranti, è altrettanto vero che solo chi vive sul territorio si accorge del network di micro imprese che operano nell’agroalimentare e nel turismo, fondate dai giovani che…”comunque vada,io resto al Sud”. Nonostante gli handicap costituiti dalla discriminazione evidente sulla Rc Auto, sul costo del denaro molto più caro che altrove, sulla mancanza di una rete logistica degna di tal nome e la presenza sul territorio di una criminalità organizzata più tollerata che combattuta da chi avrebbe titoli e mezzi per farlo (per usare un eufemismo). Quando lo stato ha deciso di voler combattere il contrabbando di sigarette,prima tollerato, c’è riuscito nel giro di pochi mesi.

Dunque,va tutto bene? No, assolutamente, ma se in un piovoso giorno di sabato, 150mila persone scendono in piazza e, senza provocare alcuno scontro, fanno sapere che non sono assuefatti all’idea della illegalità , talvolta infiltrata nei gangli istituzionali, e neppure all’idea di essere chiamati camorristi, e monnezza, beh qualcosa sta davvero cambiando, a Napoli come in tutto il Sud. E questo le classifiche stilate da chi non vive sul territorio nel ventre vivo delle province meridionali (periferiche ed a minor sviluppo come scrive un testo di geografia delle scuole medie edito dalla Mondadori, in uno slancio di neorealismo lombrosiano), non ve lo diranno mai.

E non vale forse tutto ciò a rendere una vita degna di esser vissuta oltre l’analisi comparativa di 36 parametri? Non giustifica tutto ciò (e li cito in ordine sparso, senza alcun criterio, così come impulsivamente mi passano nella mente) i Servillo, i De Silva, i Paolo Sorrentino, i Marinella, gli Erri De Luca, gli Almamegretta, i Muti, figli di una cittá all’ultimo posto nella classifica della qualitá della vita?

E chi restituirà ai cittadini napoletani la percezione della normalità e la sensazione di una qualità della vita migliore (parametri che incidono sulla qualificazione dei parametri delle statistiche), quando inchieste superficiali sollevano problemi ed emergenze ingiustificate, mettendo in ginocchio il turismo e l’agroaliomentare nelle aree non contaminate della provincia?
Così come non vi parleranno dei tanti quartieri, delle città in testa alle classifiche, ormai preda di una microdelinquenza sempre più aggressiva e invasiva


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