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04
Mag 14

Cara stampa italiana, hai la coscienza pulita?

1618397_10152192304605600_705410857_nIn tutto il circo Barnum grottesco andato in onda ieri sera alla finale di Coppa Italia, c’è un attore che si chiama fuori causa con la pretesa di fare cronaca. In molti casi limitandosi a copiaincollare stati di Facebook e tweet, senza andare realmente in strada a capire cosa succede.

Parlo di quella stampa (non tutta ci mancherebbe) che si comporta da ultras e che spesso ho motivo di raccontare qui su questo blog. Quella che seleziona le notizie, le filtra, le riverbera con toni ed accenti diversi a seconda delle proprie pulsioni. Talvolta sportive o di campanile, oltre che editoriali.
La stessa che ci tiene a fare distinzione tra razzismo e discriminazione territoriale (è il medesimo schifo), condannando l’uno e tollerando l’altra. Il 18 febbraio, un giornalista, a seguito delle curve romaniste chiuse per cori di discriminazione territoriale contro i napoletani,con eccessiva superficialità, scriveva sul Messaggero:

Ero in tribuna stampa, è vero, e un giornalista nell’esercizio delle sue funzioni non dovrebbe esprimere consenso o dissenso in maniera così sfacciata. Ma sono un cittadino, prima di essere un cronista, e domenica sera ero un cittadino presente ad un evento di ribellione non violenta che in quel momento mi è sembrato giusto condividere. L’evento, non certo l’odioso canto. Il punto era un altro: quello stadio “ripulito” dai razzisti tenuti finalmente fuori – questo almeno deve aver pensato il burocrate tipo che da sempre decide per i tifosi senza mai aver messo piede in uno stadio – ricantava, e con rinnovato vigore, lo stesso coro dei reietti. Semplice e spiazzante provocazione intellettuale di massa.

Così però, dice la vocina della coscienza tifosa, ci va di mezzo la Roma: dopo i settori chiusi ci sarà lo stadio vuoto e poi la penalizzazione in classifica. Forse sì, forse no. Forse il dibattito che solo questa ribellione, e non altro, ha favorito porterà tutti ad un’altra riflessione: quella norma è semplicemente sbagliata e va cambiata.

E secondo voi tutto ciò non contribuisce a creare un clima ostile e di tensione? Non suonano questi come forme di tolleranza completamente fuori dalla realtà? Non è l’unico, basta fare una ricerca su google di tutti coloro che esprimono perplessità sulle misure contro la discriminazione territoriale. E che forniscono alibi a quei signori che oggi tutti condannate. Coleroso, terremotato, piaga d’Italia, Vesuvio lavali col fuoco. In un crescendo di idiozia che non merita nessuna “provocazione intellettuale di massa”. Ieri la caccia a mano armata al napoletano, con l’intenzione di uccidere, domani a chi?

Durante la finale di Coppa, quei cori si sono vergognosamente ripetuti. Un breve accenno, scomparso da buona parte delle cronache odierne cronache odierne.

Per non parlare delle audaci svolte investigative: si tratta di un fatto extra sportivo, coi piu fantasiosi che aggiungevano: si tratta di un regolamento di conti forse di matrice camorristica. C’erano dei napoletani di mezzo, la deduzione filava benissimo.

Questo pomeriggio a Rai 1 , la trasmissione di Giletti sembrava il TGR Campania. La denuncia di una sequela di episodi censurabili che avevano i campani come protagonisti. Tanto che una giornalista del Nord, presente in studio, Dio la benedica, si è meravigliata e allargando le braccia ha detto: Salerno, Napoli Acerra, ma queste cose succedono ovunque , ho conoscenza di casi analoghi anche al Nord.
E Giletti di rimando: si è vero succedono ovunque.
Ma allora perchè vengono riportati in TV solo i casi di certe latitudini, tacendo gli altri? O sono sfortunato io che ogni volta che metto quel programma sento solo la narrazione di episodi negativi avvenuti a sud di Roma? Non ve ne accorgete ma fornite giustificazioni manichee di matrice territoriale a pratiche che riguardano gli aspetti negativi dell’animo umano a prescindere dalla sua provenienza. E poi date la colpa a chi ve lo fa notare. Bizzarro.

In una società piena di tensioni sociali, il diaframma tra lo stadio, che ne raccoglie gli sfoghi, e la vita reale, è sottilissimo. E di certo telecronache da tifoso e rappresentazioni della realtà raccontate de relato, non aiutano.

Oggi il divo è Ciro a Carogna (che nei fatti ieri si è limitato a raccogliere le opportunità offerte dalla burocrazia per rimarcare la sua auctoritas), attore non protagonista Gastone di Roma )che si è limitato a raccogliere le opportunità offerte dalla giustizia italiana) e quasi si tace su un ragazzo di 26 anni colpito da un proiettile al petto che rischia la vita, per seguire una partita di calcio. Vittima della prima aggressione ultras a mano armata (sicuro poi che fossero presenti solo “ultras” della Roma ?).

Cara Stampa italiana, chapeu! Sarebbe il caso iniziassi anche tu a farti un esame di coscienza. Soprattutto quando, subdolamente, si intende estendere le responsabilità a tutta una città.


31
Ott 13

San Gennaro vede e provvede

Scherza con i fanti ma lascia stare i santi, sostiene (evidentemente empiricamente a ragione) un vecchio adagio popolare, che conoscono poco sulle sponde dell’Arno.

E se dalle parti di Trigoria, sponda giallorossa, si parla di un pool di maghi pronti a dispensare fortuna a piene mani alla squadra capitolina, ieri sera l’intervento di San Gennaro, chiamato in causa dai tifosi viola dopo i soliti incitamenti all’eruzione del Vesuvio e gli ormai arcinoti cori di discriminazione territoriale (“San Gennaro pezzo di m..”), è stato piuttosto evidente e chiaro.

Se l’intento dei tifosi della viola era quello di offendere i mos maiorum partenopei, hanno trovato contro di loro il patrono che ha deciso di occuparsi, per una sera, di questioni profane. Evidentemente contrariato da quelle assimilazioni fecali.

Due tiri in porta e due gol per la squadra napoletana, mentre la Fiorentina si perdeva in un lungo assedio ed un lampo di luce che accecava l’arbitro su un rigore negato.

Del resto, l’importanza del santo di Benevento, intimamente legata alle sorti della città, in un fitto, invisibile reticolo al confine tra sacro e profano, che a Napoli diventano materie indistinguibili, era nota anche  alle truppe francesi che occupavano Napoli nella breve esperienza della Repubblica Partenopea.

I napoletani arrivarono addirittura a “detronizzare” San Gennaro, accusato di parteggiare per i giacobini, artefici di una guerra sistematica contro la fede cattolica. Il generale francese Jean Étienne Championnet impose all’arcivescovo di Napoli, Capece Zurlo, di dichiarare che la liquefazione del sangue era avvenuta nel giorno dell’arrivo dei francesi. Quando le armate della Santa Fede, guidate dal cardinale Fabrizio Ruffo, giunsero a liberare la città, era proprio il 13 giugno, e il posto di patrono di Napoli fu assegnato a Sant’Antonio da Padova, raffigurato da quel momento con la bandiera borbonica. San Gennaro sarebbe tornato al suo “posto” solo dopo la Restaurazione del 1815, circa quindici anni dopo.
Celebre il Canto dei Sanfedisti, in cui Sant’Antonio è protagonista della riscossa. (Angelo Forgione).

Ma tant’è, I Love San Gennaro…

Ecco il coro



20
Set 13

La canzone classica napoletana, nello spogliatoio della Fiorentina

 

La notizia viene riportata da calciomercato.com e non può che essere apprezzata dai cultori della melodia classica napoletana.

Secondo quanto si legge, prima di ogni partita della squadra toscana, nello spogliatoio gigliato taluni giocatori ascolterebbero canzoni napoletane:

Nei momenti di relax alla Fiorentina invece di alzarsi su note sudamericane o spagnoleggianti, come immaginazione vorrebbe visto il gran numero di giocatori di lingua castigliana, si levano nell’aria le strofe di ‘O’surdato ‘nnammurato’, ‘Anema e core’, ‘Luna rossa’ o ‘Malafemmena’. No, non è uno scherzo ma la rivelazione è arrivata alla vigilia del match di domenica scorsa, contro il Cagliari, dal tecnico gigliato Vincenzo Montella. Uno dei collaborati principali dell’allenatore viola, Nicola Caccia, proprio l’ex bomber anche di Empoli e Piacenza, ha iniziato da tempo questa  tradizione di far ascoltare ai giocatori della Fiorentina, soprattutto stranieri, le canzoni popolari napoletane, specie quelle ritmate, e sempre Montella ha detto che, Mario Gomez è uno di quelli che sta apprendendo l’italiano attraverso proprio le musiche partenopee, tanto che non di rado mister ed ex centravanti  di Bayern Monaco e Stoccarda, intrattengono conversazioni-ancora brevi-in lingua campana….Adesso di tempo il classe ’85 di Riedlingen ne avra’ abbastanza a sufficienza per ascoltare certe canzoni, imparandole quasi a memoria, magari mentre sta svolgendo la lunga fase della fisioterapia riabilitativa per recuperare dall’infortunio al legamento collaterale mediale.

Mi vengono in mente a tal proposito alcune righe tratte da Terroni di Pino Aprile:

Il dolore del Sud, per il massacro subìto, la distruzione della sua società e della sua economia, fu smaltito il musica (chi soffre, canta). Così sono nate le più belle canzoni “italiane”, in realtà quasi esclusivamente napoletane; e, da emigrati principalmente siciliani, a New Orleans, addirittura il jazz, in cooperazione e concorrenza con i neri, a Congo Square; mentre “la sesta napoletana”, la serie di accordi che più intesamente “racconta” il dolore, invadeva tempo e spazio, sino alle canzoni di Jim Morrison, dei Rolling Stones (Angie).


11
Apr 13

Migliaccio (Fiorentina): basta col razzismo contro i meridionali

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”Sento tanto parlare di razzismo per il colore della pelle, ma esiste anche quello legato al paese d’origine. A noi meridionali capita di essere offesi quando andiamo al Nord e anche questa e’ una forma di razzismo”. Lo ha detto il centrocampista della Fiorentina Giulio Migliaccio (originario della provincia di Napoli), ospite dell’iniziativa del club viola ‘Ultracorretto’ che prevede l’incontro ogni settimana di un giocatore con degli studenti per parlare di razzismo, calcio, sport e valori.(Ansa) ah pero’, iniziate ad accorgervene?