Crea sito


13
Feb 14

Al Museo Lombroso i teschi terroni valgono meno: la scoperta del comitato No Lombroso e del comune calabrese

Torino : “Il cranio del brigante ritorni in Calabria”Dal dì che nozze, tribunali ed are, diero alle umane belve esser pietose
di se stesse e d’altrui, toglieano i vivi
all’etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne a sensi altri destina.

Così scriveva Ugo Foscolo nei suoi Sepolcri per evidenziare quanto la pietas umana, sottraesse alla luce i feretri dei propri simili, dopo la morte, destinandoli,  alla devozione sepolcrale, sin dalla notte dei tempi.

Non così la pensano al Museo Lombroso di Torino, dove da anni il Comitato No Lombroso, chiede vengano restituiti alla terra i resti dei briganti meridionali, condotti dall’esercito sabaudo al cospetto di Cesare Lombroso che, sezionatili, ne trasse poi le errate convinzioni sul delinquente abituale. E brandelli di razzismo meridionale che, a quei tempi, giustificò una guerra di invasione indicando in campani, calabresi, lucani, pugliesi, siciliani ed abruzzesi, soggetti dediti a delinquere e dotati di minorità fisiche. Tanto che ci fu qualche ministro, all’indomani dell’Unità, che pensò addirittura di spedire i meridionali nel Borneo, suscitando la preoccupazione (uno scatto d’etica?) della diplomazia d’oltremanica.

Il Tribunale di Lamezia Terme in primo grado ha già imposto al museo di restituire agli attori (il comune di origine di Vilella e al comitato No Lombroso) il cranio del presunto brigante. In tal sensoì si è espresso pure il consiglio comunale di Torino giusto un anno fa.

 Così Pino Aprile commentò un anno fa la vicenda:

cari prof dell’università: quell’osso è un segno di una dignità offesa e di un’offesa che non è più accettata. Lo rivogliamo, per rimettere a posto qualcosa che ci fa ancora male e che la vostra resistenza spinge a ritenere incredibilmente viva dopo un secolo e mezzo. Non penso sia così (a parte uno due casi… noti), ma il vostro comportamento autorizza a ritenerlo. Serve solo a ritardare qualcosa che avverrà, che si potrebbe far bene prima, invece che male e a forza, dopo.

Questa la premessa.

Qualche giorno fa, il comitato No Lombroso è giunto ad un’amara scoperta: il Museo in realtà, quandoha voluto, ha restituito eccome un cranio custodito in quel museo dell’orrore.

Lo fece con quello di David Lazzaretti.

Ecco il comunicato del Comitato:

l Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso” e il Comune di Motta Santa Lucia (Cz) rendono noto di essere entrati in possesso di documenti originali che testimoniano come il Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” abbia già provveduto, in passato (1991), a restituire al Comune di Arcidosso (Gr) reperti pervenuti in suo possesso tramite le poco ortodosse pratiche lombrosiane.Con precisione si tratta delle spoglie, cimeli e paramenti appartenuti a David Lazzaretti, il fondatore della Chiesa Cristiana Giurisdavidica di Monte Labbro.

L’amministrazione comunale di Motta Santa Lucia e il Comitato “No Lombroso” sono parti nella controversia che li vede contrapposti all’Università degli Studi di Torino, con oggetto la restituzione alla comunità di origine del cranio del contadino mottese Giuseppe Villella, deceduto presso l’ospedale di Pavia nel 1864 e sottoposto ad autopsia da Cesare Lombroso che si appropriò delle spoglie, per trasmetterle poi all’Università torinese e in specie al museo oggi intitolato allo stesso Lombroso, nelle cui sale i resti di Villella sono tuttora esposti. Nonostante il giudice di primo grado abbia condannato l’Università degli Studi di Torino alla restituzione del cranio di Giuseppe Villella, insieme alle spese per il trasporto e la tumulazione, l’Ateneo torinese ha proposto appello e formulato coeva istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva dell’ordinanza, adducendo il coinvolgimento di pretesi interessi di natura pubblicistica e addirittura di rango costituzionale, oltre che il pregiudizio dell’interesse pubblico a fruire (?) del cranio di Villella, paventando altresì lo smembramento di una collezione (più di novecento crani incatalogabili di esseri umani?). Restiamo indignati di fronte a questo comportamento carico di palese parzialità del Museo “Cesare Lombroso”, alias Università degli Studi di Torino, discriminante verso Giuseppe Villella e invece compiacente verso David Lazzaretti. Forte è il dubbio che il vero motivo che ha condotto il corpo accademico torinese all’apertura al pubblico di un museo intitolato ad uno scienziato razzista per eccellenza e calunnioso fautore della minorità delle genti del nostro Sud, sia stato il desiderio di rinnovare quella pagina di razzismo scientifico di cui Lombroso si rese colpevole autore.

Insomma davvero non si comprendono le ragioni della resistenza del Museo, che sembra darl’impressione di non voler restituire quello che appare essere un capriccio ed un feticcio più simili ad un trofeo di guerra che a ragioni scientifiche. Basterebbe sostituirlo con un calco, se proprio ci tengono..


27
Mar 13

” A Torino sto bene, passano un sacco di paesani a salutarmi”: l’irritante provocazione di un consigliere torinese

Museo Lombroso, una foto su facebook riaccende la lite sul cranio conteso

Alcuni consiglieri comunali della città di Torino, ieri,sono stati in visita al Museo di Lombroso, ove, lo ricordiamo, sono esposti col marchio di criminali abituali, decine di crani mozzati, a bocca spalancata, di presunti briganti meridionali.

Secondo il Comitato NoLombroso, che da anni propone di chiuderlo, e secondo anche molti sottoscrittori dell’appelo del Comitato, tra cui il consigliere comunale di Torino, Mimmo Mangone, e alcuni consigli comunali italiani, quel museo non ha fatto altro che contribuire a tramandare il topos del meridionale “criminale abituale”. Teorie scientifiche che si sono rivelate false ed inattendibili.

Lo stesso consigliere Mangone così si esprime a tal proposito:  “Il museo dedicato a Lombroso è lì a ricordare a tutti che i popoli meridionalisono inferiori ai popoli del nord”. Il consigliere l’ha definito “il museo delle caz.. te”, che “per rispetto di tutti i meridionali che hanno contribuito a far grande il nord dev’essere chiuso. E i resti umani, con nome e cognome, restituiti ai richiedenti”. Il cranio di Villella lo rivorrebbero in quel di Motta Santa Lucia: il Tribunale di Lamezia ha dato ragione al comune calabrese; la Corte di appello di Catanzaro ha sospeso la decisione in attesa di pronunciarsi. La decisione è attesa il 2 dicembre 2014. (Repubblica)

E ieri, proprio a dimostrazione della scarsa sensibilità che si dimostra verso la questione, come se il politicamente corretto riguardasse solo alcune forme di razzismo e non altre, come se,ancora, avesse valore solo nei confronti di tematiche più esotiche che “domestiche”, una frase davvero di cattivo gusto del presidente della commissione Cultura del Comune di Torino, Luca Cassiani, che su facebook ha pubblicato una foto del cranio di Villella con una didascalia, rivolta al consigliere Mimmo Mangone: “Caro Mimmo, sono Giuseppe Villella. Qui a Torino non sto così male nel Museo Lombroso. Ci sono un sacco di nostri paesani che tutti i giorni passano a salutarmi. Ti prego, lasciami qui a riposare, con affetto, Giuseppe” (il riferimento è a Giuseppe Villella).

Ci perdoni consigliere, questo è davvero cattivo gusto che calpesta la dignità e la memoria, oltre che la sensibilità, di una Storia mai veramente condivisa. Stuprata e travisata a seconda degli usi e delle circostanze.

A volte pare che ci sia una profonda distanza umana, che si dissolve tra le nebbie di una nazione inventata venti o trena anni fa. Una pietas umiliata che parte da Fenestrelle ed arriva fino al Museo Lombroso.


23
Feb 13

Torino : “Il cranio del brigante ritorni in Calabria”

Creato il 15 gennaio 2013 da Ilazzaro

 

Torino : “Il cranio del brigante ritorni in Calabria”

 
Dal dì che nozze, tribunali ed are, diero alle umane belve esser pietose
di se stesse e d’altrui, toglieano i vivi
all’etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne a sensi altri destina.

Così scriveva Ugo Foscolo nei suoi Sepolcri per evidenziare quanto la pietas umana, sottraesse alla luce i feretri dei propri simili, dopo la morte, destinandoli,  alla devozione sepolcrale, sin dalla notte dei tempi.

Non così la pensano al Museo Lombroso di Torino, dove da anni il Comitato No Lombroso, chiede vengano restituiti alla terra i resti dei briganti meridionali, condotti dall’esercito sabaudo al cospetto di Cesare Lombroso che, sezionatili, ne trasse poi le errate convinzioni sul delinquente abituale. E brandelli di razzismo meridionale che, a quei tempi, giustificò una guerra di invasione indicando in campani, calabresi, lucani, pugliesi, siciliani ed abruzzesi, soggetti dediti a delinquere e dotati di minorità fisiche. Tanto che ci fu qualche ministro, all’indomani dell’Unità, che pensò addirittura di spedire i meridionali nel Borneo, suscitando la preoccupazione (uno scatto d’etica?) della diplomazia d’oltremanica.

Così, avevamo partecipato anche noi all’iniziativa del Comitato No Lombroso, inviando email  ai consiglieri comunali di Torino , invitandoli ad appoggiare  la mozione del consigliere Mangone (Pd): esortare il Museo Lombroso a restituire i resti del (presunto) brigante Villella al proprio paese Motta San, ed al sindaco, discendente proprio dal Villella. Forti anche di una sentenza del Tribunale di Lamezia Terme che impone al Museo la restituzione delle spoglie.

Acceso il dibattito in aula, ieri, così La Stampa, quotidiano di Torino, scrive: Ma alla fine quella mozione che in pochi giorni ha fatto il giro d’Italia – ed è pure rimbalzata su parecchi siti stranieri – presentata dal consigliere Domenico Mangone (Pd), è stata approvata da un Consiglio comunale che per metà si è astenuto, sindaco Fassino in testa. Ciò che importa però è che siano bastati sedici voti favorevoli perché passasse un documento unico nel suo genere che impegna «La Città a promuovere ogni iniziativa affinché si giunga alla sepoltura dei resti, anche attraverso la restituzione delle spoglie ai discendenti o alle amministrazioni comunali, trattenute nel museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso di Torino».

Un atto di umanità e l’invito a sostituire i resti con dei calchi e delle riproduzioni. E l’auspicio, da parte di alcuni consiglieri, al Sindaco, di creare a Torino un museo dell’immigrazione.

Una nota di colore: ci ha stupito l’opposizione di alcuni consiglieri del Movimento 5 Stelle, soprattutto dopo che il loro leader, Grillo, proprio nei comizi tenuti al Sud, non aveva certo indugiato su una revisione di taluni aspetti del Risorgimento.

Possa essere questo l’inizio di una storia realmente condivisa.

Così, Pino Aprile commenta dal proprio profilo Facebook:  cari prof dell’università: quell’osso è un segno di una dignità offesa e di un’offesa che non è più accettata. Lo rivogliamo, per rimettere a posto qualcosa che ci fa ancora male e che la vostra resistenza spinge a ritenere incredibilmente viva dopo un secolo e mezzo. Non penso sia così (a parte uno due casi… noti), ma il vostro comportamento autorizza a ritenerlo. Serve solo a ritardare qualcosa che avverrà, che si potrebbe far bene prima, invece che male e a forza, dopo.


23
Feb 13

Ancora polemiche sul teschio di Villella studiato da Lombroso

 

Creato il 10 novembre 2012 da Ilazzaro

Ancora polemiche sul teschio di Villella studiato da Lombroso

Altri dubbi sul famoso teschio di Villella, studiato da Lombroso e (ancora) “ostaggio” del Museo di Antropologia criminale «Cesare Lombroso» di Torino

Il teschio, che il tribunale  di Lamezia Terme ha stabilito venga consegnato al comune d’origine dell’interessato, Motta Santa Lucia (Cz), non apparterrebbe a Giuseppe Villella condannato per furto nel 1844.

Secondo il comitato “No Lombroso” il cranio sarebbe di un altro Giuseppe Villella,nato costui nel 1795, a carico del quale non risultano carichi penali. Un anziano, cioè, sospettato di brigantaggio.

Se la tesi fosse vera, ancora una volta verrebbe smentita la già obsoleta teoria del delinquente per nascita, che rese celebre Lombroso.


23
Feb 13

Lombroso: la sentenza contro il Museo fa scuola

 

Creato il 09 ottobre 2012 da Ilazzaro

Lombroso: la sentenza contro il Museo fa scuola

Ecco come il sito Altalex a firma di Laura Biarella riporta la notizia della sentenza del Tribunale di Lamezia Terme che ha condannato il museo torinese di Lombroso alla restituzione del cranio del “presunto” Brigante Villella.

Nei manuali di diritto penale è sovente citata la teoria dell’ “uomo delinquente” elaborata dal Lombroso, che ebbe tuttavia scarso credito nella comunità scientifica. Lo scienziato si era ispirato al brigante Villella, il cui teschio è custodito ed esposto presso il museo di antropologia criminale “Cesare Lombroso” di Torino. Il Comune di Motta S. Lucia, con il successivo intervento volontario del Comitato Scientifico “No Lombroso”, conveniva innanzi al Tribunale di Lamezia Terme il Comune di Torino, il Miur e l’Università degli Studi di Torino, chiedendo la restituzione del teschio del brigante Villella, originario di tale Comune.

Tutti i convenuti si costituirono in giudizio, eccependo talune questioni preliminari di rito: il Tribunale, considerando la particolarità della questione, ha reputato “sovvertire” le regole procedurali, esaminando prima il merito della controversia e, di seguito, le eccezioni preliminari “per una migliore comprensione delle ragioni giuridiche poste a fondamento della decisione”.

Il giudice, nel reputare fondata la domanda, ha riportato, in sentenza, la circolare del Ministero dell’Interno del 1883, dove si afferma che sono a carico delle Università sia le spese di trasporto del cadavere “ma anche della sepoltura che si eseguirà sempre con le norme stabilite dall’art. 438 del Regolamento delle Case di Pena”, nonché il D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 recante “Approvazione del regolamento di polizia mortuaria” il quale dispone che: “Dopo eseguite le indagini e gli studi, i cadaveri di cui all’art. 40, ricomposti per quanto possibile, devono essere consegnati all’incaricato del trasporto al cimitero”.

L’Università degli Studi di Torino ha continuando a detenere il cranio del brigante, nonostante non rappresenti più fonte di studi o di interesse didattico, a seguito dell’apostasia della teoria del Lombroso da parte della Comunità Scientifica. Il Giudice argomenta che, abbandonata la teoria dell’Uomo delinquente, non sussistono ragioni scientifiche o didattiche per cui il cranio del Villella debba continuare ad essere esposto in un museo quale reperto di un disvalore antropologico contraddetto dalla comunità scientifica. Pertanto, a dir del giudice, l’Ente deve restituire il cranio per la sepoltura al Comune di residenza in vita, in mancanza di eredi che abbiano formulato richiesta. In particolare il Comune non ha agito soltanto per far conseguire una sepoltura al concittadino Villella, quanto per riscattare la propria immagine di Ente che avrebbe dato i natali al prototipo antropologico del “criminale”, e che tale non si è rivelato.

Sia il “buon nome” che “l’immagine morale” rappresentano diritti soggettivi riconosciuti anche alle persone giuridiche ed agli Enti Locali (ex multis Cass., sent. n. 4542/12): siffatto diritto al riscatto morale costituisce il caposaldo della legittimazione e dell’interesse ad agire in capo al Comune di Motta S. Lucia, che potrebbe lucrare prestigio sociale dal recupero del cranio di un personaggio che ha rivestito importanza per l’antropologia criminale e che in seguito è stato riabilitato. Pertanto il Tribunale, sul ricorso ex art. 702 c.p.c., ha accolto l’eccezione di difetto di legittimazione passiva del Comune di Torino e del MIUR, condannando l’Università degli Studi di Torino, oltre che alle spese di giudizio, alla restituzione al Comune di Motta S. Lucia del cranio del Villella e al pagamento delle spese di trasporto e di tumulazione.(www.altalex.com)

Una sentenza equa e giusta


23
Feb 13

Tribunale di Lamezia Terme: no alle macabre esposizioni del museo di Lombroso

 

Creato il 06 ottobre 2012 da Ilazzaro

Tribunale di Lamezia Terme: no alle macabre esposizioni del museo di Lombroso

Una sentenza storica quella di ieri. Una sentenza storica del Tribunale di Lamezia Terme.

Una vittoria fondamentale del comitato No Lombroso e di tutti coloro che da anni si battono pechè venga chiuso il museo degli orrori di Cesare Lombroso. Perchè trovino pace, e non siano soggetti al pubblico ludibrio ed alla pruriginosa curiosità, i resti di contadini meridionali sezionati ed oggetto di esperimenti privi di alcuna valenza scientifica.

I resti del contadino Giuseppe Vilella, calabrese di Motta S. Lucia, esibito come falsa prova lombrosiana dell’esistenza del delinquente atavico, dovranno essere restituiti alla famiglia ed essere sepolti a spese dello stato.

Possa essere questo il primo passo di una presa di coscienza collettiva contro teorie fondative di azioni chiaramente xenofobe e razziste, prive di alcun risvolto scientifico.

Ricordiamo che molti contadini meridionali e legittimisti borbonici, infamati col marchio di Briganti, furono uccisi (dal macellaio Cialdini) e vivisezionati per provare le teorie lombrosiane.

Il dispositivo della sentenza:

 il Tribunale, sul ricorso ex art.702 c.p.c. definitivamente pronunciando, così dispone: 1) accoglie l’eccezione di difetto di legittimazione passiva del Comune di Torino e del MIUR; 2) Nel merito accoglie la domanda e , per l’effetto, condanna l’Università degli studi di Torino alla restituzione al Comune di Motta S. Lucia del cranio di Giuseppe Villella detenuto nel museo di antropologia criminale “Cesare Lombroso”, sito a Torino, presso il Palazzo degli Istituti Anatomici, nonchè al pagamento delle spese di trasporto e di tumulazione; 3) Condanna, altresì, l’Università degli Studi di Torino al pagamento in favore del Comune di Motta S. Lucia ricorrente, e del Comitato Scientifico No Lombroso interveniente, delle spese e competenze del presente giudizio, con distrazione ex art.93 c.p.c. per il primo, che si liquidano in € 2.500,00, cadauno di cui € 1.000,00 pe rdiritti ed € 1.500,00 per onorari di causa, oltre al contributo unificato versato, IVA, CPA e rimborso forfettario spese come per legge

Così ha commentato la notizia Pino Aprile dal suo profilo Facebook: è importante che dei resti umani abbiano degna sepoltura, e non siano esposti alla curiosità del pubblico, persino a scopo denigratorio (“ecco come sono fatti i delinquenti nati”!). Importante è che chi si occupa, a qualsiasi titolo, della storia, della gente del sud, sappia che deve farlo con l’attenzione, il rispetto che si devono a chiunque.