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02
Mag 15

Ogni volta che paghi la Tari contribuisci a finanziare (anche) Expo, lo sapevi?

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Sapevate che ogni volta che pagate la tariffa sui rifiuti solidi urbani, contribuite a finanziare Expo?

La “rivelazione” è di Marco Esposito, candidato alla Regione Campania per la lista civcia MO:

Fonte: il contributo è previsto con legge nazionale e applicato con legge regionale

Legge Regionale Campania n. 5 del 24.01.2014 legge Reg. n. 5 del 24.01.2014
“Riordino del servizio di gestione rifiuti urbani e assimilati in Campania”
all’articolo 6 c’è la seguente dicitura:

“Nel calcolo dei costi di gestione degli impianti che concorrono alla determinazione della tariffa è da includere il contributo ambientale previsto nell’articolo 28, in conformità con quanto disposto dall’articolo 3, comma 3 quater del decreto-legge 26 aprile 2013, n.43 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015) convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71″

In parole semplicissime, ogni volta che volta che si pagano le tasse sui rifiuti in campania, come altrove, una parte di quanto pagate serve per il rilancio dell’area industriale di Piombino, per il contrasto alle emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015 . Mo lo sapete. Chissà se lo sanno anche a L’Aquila.


08
Apr 15

Muori prima? Ricevi meno fondi per la sanità: la “formula Calderoli”

La denuncia viene dalla lista civica campana ” Mo!” guidata da Marco Esposito:

Dalla fine del 2013 nella sanità si applica la micidiale “formula Calderoli”, una regola in base alla quale il fondo sanitario nazionale si distribuisce tra le regioni in base al solo parametro dell’età. In pratica più anziani ci sono, più arrivano fondi sanitari. L’effetto paradossale è che se c’è un territorio dove per ragioni ambientali ci si ammala e muore presto, spariscono i fondi sanitari. Tale formula è talmente assurda che il Parlamento ha deciso di ripescare una legge mai abrogata, del 1996, che di criteri per stabilire il giusto fabbisogno sanitario ne indicava almeno quattro.

Se si riflette un attimo, è assurdo che serva una legge per dire di applicare una legge in vigore; ma siamo in Italia e non ci si deve stupire di nulla. Fatto sta che la legge di stabilità del 2015 dice che si applica la legge del 1996 purché ci sia entro il 30 aprile del 2015 l’accordo nella Conferenza Stato Regioni, ovvero anche l’accordo delle Regioni del Nord che però non ne vogliono sapere di cambiare un criterio che le avvantaggia, a partire dal presidente della Conferenza, il piemontese Sergio Chiamparino.

Cosa accade in caso di mancato accordo? Che resta in vigore il solo parametro legato all’età, cioè la formula Calderoli che danneggia soprattutto la Campania dove c’è una speranza di vita di due anni più bassa rispetto alla media.

Ecco il documento parlamentare che illustra lo stato dell’arte del Patto sulla Salute. E’ scritto un po’ in complicatese ma il senso è chiaro.

“In attuazione dell’Accordo e delle disposizioni del Patto, la legge di stabilità 2015 (L. 190/2014 co., 681) ha stabilito che, a decorrere dal 2015, i pesi per la determinazione della spesa media pro-capite (quota capitaria) dovranno essere definiti con decreto del Ministro della salute, di concerto con il MEF, previa intesa con la Conferenza Stato-regioni. I pesi saranno determinati sulla base dei criteri indicati dall’art. 1, co. 34, della legge 662/1996: popolazione residente, frequenza dei consumi sanitari per età e per sesso, tassi di mortalità della popolazione e indicatori relativi a particolari situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire i bisogni sanitari delle regioni ed indicatori epidemiologici territoriali. Nella ripartizione del costo e del fabbisogno sanitario standard regionale, dovrà essere tenuto in conto anche il percorso regionale di miglioramento per il raggiungimento degli standard di qualità, misurabile in base al sistema di valutazione della qualità delle cure e dell’uniformità dell’assistenza sul territorio nazionale di cui all’art. 30 del D.Lgs. 68/2011 (sistema di valutazione atteso – come già detto – per dicembre 2014, ma non ancora messo a punto).
L’effettiva applicazione del nuovo sistema di ripartizione del costo e del fabbisogno sanitario standard regionale avverrà solo nel caso in cui venga raggiunta entro il 30 aprile 2015 l’Intesa prevista per il decreto di determinazione dei pesi. In caso contrario, anche per il 2015 continueranno ad applicarsi i pesi per classi di età della popolazione residente”


31
Mar 15

Oggi il Governo taglia 1,2 mld in alcuni Comuni. Indovinate quali.

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La denuncia è di Marco Esposito, giornalista de Il Mattino e candidato della Lista Civica MO!, in Campania:

Il governo oggi distribuisce una sforbiciata da 1,2 miliardi tagliando nei Comuni colorati in rosso nelle tabelle di opencivitas. In pratica si taglia nei Comuni dove la spesa è superiore al “fabbisogno standard”. Tale fabbisogno, però, è truccato su due voci: istruzione e asili nido. In tale caso infatti non si è misurato come per le altre dieci voci il fabbisogno della popolazione e del territorio, ma la spesa storica dei Comuni, ben sapendo che per istruzione e asili nido è alta al Nord e bassa al Sud.

Al contrario di quanto ha affermato qualche maestro della disinformazione, il danno per il Sud c’è, eccome. E oggi – per la prima volta – viene messo in atto. Se il fabbisogno fosse stato misurato ovunque in base alla reale necessità della popolazione (senza gli zeri per gli asili nido al Sud, per dirla in sintesi) i colori delle tabelle sarebbero stati diversi e ci sarebbe stato un po’ di rosso in più al Nord e un po’ di verde in più al Sud. Ma in Bicamerale per il federalismo fiscale tutti i partiti (tutti) hanno votato per le tabelle truccate. Assenti i parlamentari del Sud. E quest’ultima è la colpa più grave.

Le tabelle complete con i dati (truccati) Comune per Comune sono su www.opencivitas.it


28
Mar 15

Marco Esposito: grazie alla nostra denuncia, una mezza vittoria sugli asili nido al Sud

Parziale marcia indietro del Governo, dopo la campagna di denuncia partita dal giornalista del Mattino Marco Esposito, che rivede la ripartizione dei fondi per la costruzione di asili nido al Sud.

“Ora c’è un piano per portare entro l’anno a 37.507 i posti-bambini in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria contro i 15.312 attuali. Nessun parlamentare del Sud, di nessun partito” Rimarca il presidente della lista MO! “era presente al momento del voto nella Bicamerale sul federalismo fiscale, quando a dicembre si è dato voto favorevole alle tabelle con fabbisogni zero a tanti grandi comuni del Mezzogiorno tra i quali Giuliano, Catanzaro, Casoria, Pozzuoli, Portici, Ercolano, San Giorgio a Cremano”

ed aggiunge dal proprio profilo Facebook:

Non è una vittoria piena, è evidente, ma li abbiamo costretti a cambiare rotta e a impegnarsi a realizzare entro l’anno oltre 20mila posti-bambino nella regioni meridionali. Se il Sud fosse fatto solo dai parlamentari inetti che erano assenti nella Bicamerale sul federalismo fiscale le tabelle sui fabbisogni standard di asili nido e istruzione sarebbero state approvate senza un batter di ciglia. invece li abbiamo costretti a fare qualcosa di corretto. Non è tutto quanto servirebbe, ma è il segno che cambiare si può. Non domani, MO.


21
Mar 15

Marco Esposito: la visita di Delrio? Silenzi e verità sul Sud

Università del Sud umiliate da un turnover legato alla ricchezza dei territori; fondi europei tagliati in Campania, Calabria e Sicilia per punire le popolazioni invece delle amministrazioni inadempienti; piano investimenti nei trasporti che destina al Mezzogiorno meno del 2% delle risorse; fabbisogni standard per asili nido e istruzione posti a zero al Sud. Saranno davvero questi i temi dell’incontro con Graziano Delrio all’Università di Salerno di lunedì 23 marzo? Se lo chiede Marco Esposito, il candidato alla presidenza della Regione Campania della lista civica meridionalista MO! Lunedì alle 11,30 all’università di Salerno si svolgerà l’incontro di studio “Livelli territoriali di Governo, fondi europei, ricerca scientifica e sviluppo del Mezzogiorno” con, in programma, la partecipazione di diciotto rettori di atenei del centro e del sud Italia e l’intervento di Graziano Delrio, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

A fare gli onori di casa ci sarà il probabile candidato alla presidenza della Regione Campania , Vincenzo De Luca, che nei giorni scorsi aveva già palesato l’intenzione di invitare Delrio a Salerno.

«Da meridionale e meridionalista convinto, non certo dell’ultima ora – dichiara il candidato alla presidenza della Regione per la lista MO!, il giornalista Marco Esposito – spero che il sindaco “emerito” di Salerno, che nella sua campagna elettorale sta ergendosi a paladino del rilancio della Campania e del Mezzogiorno, voglia approfittare dell’occasione per rammentare gli effetti devastanti che avrà, per il nostro territorio, la decisione di tagliare il cofinanziamento dei fondi europei per lo sviluppo di Campania, Calabria e Sicilia. O che voglia chiedere conto al Governo della macroscopica ingiustizia presente nella nuova legge di stabilità e nello Sblocca Italia, che ripartisce gli investimenti nelle ferrovie stanziando appena l’ 1,2% al Sud e il 98,8% al Centro Nord, perché, è la sconcertante giustificazione addotta proprio dal ministro Delrio – nel Mezzogiorno ci sono le rocce».
«Mi auguro almeno che, nel più che probabile silenzio di De Luca, le ragioni del Mezzogiorno vengano fatte valere dai 18 rettori del sud Italia e dagli studenti dell’Unisa, cui non sarà certo sfuggita la sottrazione di 700 milioni di fabbisogni per asili nido e istruzione nonché i pesanti tagli agli Atenei meridionali. È la formazione delle nuove generazioni, e non solo l’economia e lo sviluppo del territorio, che questa classe politica e questo Governo, stanno pesantemente mettendo in discussione, nei fatti, aggiungendo al danno dei continui tagli alle risorse, la beffa di promesse elettorali e annunci che, come sempre, non troveranno riscontro alcuno nei fatti. Non ci sorprende: avviene da un secolo e mezzo».
«Sono certo, così come lo sono i candidati tutti della lista MO! – conclude il candidato alla presidenza della Regione Marco Esposito – che il Mezzogiorno è pronto ad alzare la testa e a individuare una classe politica che non prenda ordini da Firenze, da Milano, da Genova, da Roma e neppure da Reggio Emilia».


07
Mar 15

Stereotipi sul libro di prima media: la casa editrice si scusa coi napoletani

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Ve ne avevo parlato qualche settimana fa (qui trovate la notizia), dei genitori avevano segnalato all’associazione Unione Mediterranea una serie di luoghi comuni sui sorrrentini ed i trevigliesi comparsi su un libro di testo di prima media, “Terra dei popoli”, editrice “La Scuola”.

Oggi il colpo di scena, secondo quanto riferito dalla Lista Civica Mo:

La casa editrice La Scuola si scusa con i meridionali per il libro di scuola media La Terra dei Popoli, che lei stessa oggi definisce “pieno di luoghi comuni” e “un caso di cecità editoriale”. Il caso è nato da una denuncia online dei meridionalisti di MO!, la lista civica che sarà presente alle prossime regionali in Campania. “Siamo soddisfatti – dice Marco Esposito, candidato presidente di MO! – perché adesso ci sarà maggiore attenzione su questo tema. In ogni caso continueremo a raccogliere le segnalazioni di studenti, genitori e insegnanti all’indirizzo [email protected]

In Terra dei Popoli si leggono affermazioni di tale tenore: Il trevigliese? “Abita a metà strada tra Bergamo e Milano (…) Del bergamasco possiede certamente il senso del lavoro, un lavoro molto intenso, svolto con semplicità e orgoglio, senza minimamente lamentare la fatica; parsimonioso ma non tirchio, risparmia ma sa rischiare; del milanese manifesta una certa ambizione, senza però possederne la cultura e l’apertura”. Il sorrentino? “Di carattere aperto come tutti i popoli meridionali, i sorrentini sono simpatici e chiacchieroni, amanti della vita e in particolare della vita all’aperto (…) Non è vero che rifuggono dal lavoro: piuttosto non sono in possesso di una mentalità che sa quando e come rischiare, così che le aziende private sono poche e prevalgono lavori di tipo statale (…) E’ gente che canta e vuole essere allegra, nelle bellezze di una natura straordinaria”. E via di questo passo, tra i molisani che hanno “mentalità poco imprenditoriale ma carattere aperto” e i lombardi che “sanno organizzarsi e costruire” anche se “di non molte parole e alle volte un po’ riservati”.

La casa editrice che ha dato l’ok al libro si è scusata, spiegando a www.repubblica.it di aver “rotto i rapporti con gli autori”. “E’ un testo vecchio, e stiamo già lavorando a quello nuovo. Terra dei popoli è stato un momento di cecità editoriale”, ha detto Ilario Bertoletti, direttore editoriale dell’editrice che ha sede a Brescia. Bertoletti non era alla guida de La Scuola quando uscì il libro di geografia: “E’ accaduto in un momento di cambiamento del management”, dice. Il suo giudizio è netto: “E’ evidente che è pieno di luoghi comuni”.

Possa essere l’inizio di una vera inversione di tendenza che parta proprio dai libri scolastici.

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24
Feb 15

Mo! denuncia Libero e Tg2: basta luoghi comuni su Napoli

Delle due notizie evavo dato conto a suo tempo anche su questo blog. “Napoli culla dell’imbroglio” (Tg2) e Napoli “città che vive al di fuori della legge” (Libero) giudizi di valore espressi da due testate giornalistiche qualche mese fa.

La lista civica MO ha deciso di denunciare Libero ed il Tg2: basta luoghi comuni che alimentano pregiudizi e stereotipi su Napoli.

“Napoli culla dell’imbroglio” (Tg2) e Napoli “città che vive al di fuori della legge” (Libero) sono accuse false, generiche e denigratorie secondo la lista civica meridionalista “MO!” la quale annuncia l’avvio della campagna “MO reagiaMO” a tutela della dignità della gente del Sud e dei suoi territori. Una campagna che oggi si concentra nella denuncia della Rai e di Libero e che presto prevederà una serie di iniziative sui libri di testo scolastici.

Con due distinte denunce, firmate da Marco Esposito, si chiede il risarcimento dei danni conseguenti alla natura diffamatoria di due servizi giornalistici. In quello del Tg2 si descriveva, a seguito di un fatto di cronaca, Napoli come “una città simbolo e culla dell’imbroglio”, con una “fama prestigiosa e secolare in materia di scippi”. Nell’articolo di Libero, relativo alla morte di Davide Bifolco, si descriveva Napoli come “una città che vive al di fuori della legge, i cui abitanti, anche quelli che non sono criminali, tengono abitualmente comportamenti che in altre parti d’Italia non sono tollerati”. Le due denunce sono state individuate per il valore esemplare che potranno avere per contrastare l’azione denigratoria sistematica nei confronti dei meridionali.

Le denunce – predisposte dagli avvocati Alessandro Izzo e Francesco Labruna – hanno, secondo la procedura giudiziaria, un passaggio obbligatorio dal mediatore arbitrale il quale, nel caso, è il MedArb Srl. I primi incontri tra le parti si terranno appunto oggi 24 febbraio al Centro direzionale di Napoli. Libero ha già aderito alla procedura di mediazione mentre la Rai non si è finora costituita. In caso di mancata intesa entro 90 giorni, la procedura prevede l’avvio dell’azione giudiziaria tradizionale.

La lista civica MO! ha tra i punti del proprio programma per le regionali della Campania la tutela della dignità del territorio e il rispetto della verità storica. La campagna “MO reagiaMO” proseguirà con un’azione specifica sui testi scolastici, mettendo sotto accusa quelli nei quali si alimentano i pregiudizi nei confronti dei meridionali o si distorce la verità storica.


30
Gen 15

Meno redditi, meno fondi pubblici più migrazione: la fotografia degli Atenei del Sud

Stefano Paleari è il presidente del Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, la settimana scorsa ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Renzi per costruire un’università migliore. Della missiva mi preme mettere in risalto due punti (capirete poi perchè):

1) un piano giovani che riduca drasticamente l’età media dei
docenti e dei ricercatori e che acceleri l’ingresso di giovani studiosi,
arrestandone la perdita degli ultimi anni;

2) un nuovo diritto allo studio che permetta l’accesso di più studenti nelle Università, con particolare riferimento alle aree più deboli del Paese;
6) una messa a regime del sistema di finanziamento delle Università che sappia coniugare sostenibilità, merito ed equità.
Punti messi nero su bianco non a caso. Ed infatti Marco Esposito nella sua puntuale analisi sul quadro delle Università del Sud scrive:
Meno redditi, meno fondi pubblici, meno docenti e più migrazione di studenti e professori dal Sud al Nord. Ecco cosa sta accadendo nell’unico settore nel quale il Mezzogiorno, nella sua storia antica e recente, non si era mai dovuto sentire indietro: la materia grigia.
L’allarme è stato lanciato anche dalla Banca d’Italia che rivela come sia calato e di molto l’iscrizione dei giovani meridionali alle Università sia locali che nazionali. Un calo che diventa un vero e proprio default dell’istruzione se si parla di ragazzi e ragazze appartenenti a famiglie meno abbienti.
Non solo, la sperequazione riguarda anche l’assunzione di docenti a seconda della geografia del Paese. Con i nuovi criteri assunti, spiega Esposito su Il Mattino:
in media in Italia viene sostituito un professore ogni due che vanno in pensione; ma con le regole attuali se vanno via due docenti a Napoli è possibile che l’assunzione sia fatta a Pisa.Nei «punti organico» quel che conta è un indicatore chiamato Isef che «premia» l’importo delle tasse universitarie. Cioè strizza l’occhio al reddito medio di un territorio e punisce le Università che cercano di garantire il diritto allo studio con rette più abbordabili.
Il risultato, secondo Esposito, è un sottofinanziamento degli atenei meridionali e una penalizzazione nel turnover che pure Paleari auspica.
La sperequazione nel finanziamento sarebbe, tra l’altro, frutto di una applicazione non omogenea del costo standard di ciascuno studente per ogni ateneo. Una volta calcolato,  infatti, per la ripartizione del finanziamento è stato utilizzato solo per un quinto il criterio del costo standard. Con il paradosso che, secondo quanto scrive Esposito, proprio con questo criterio la differenza di finanziamento tra l’Ateneo di Bologna, ad esempio, e quello di Napoli, sale a 50 milioni di euro in più a favore del primo.Cosa che non sarebbe accaduta se fosse stato utilizzato per intero il principio del “costo standard” per ogni studente, dove la differenza a vantaggio dell’Ateneo bolognese sarebbe stato di soli 5 milioni di euro. Risorse che pongono in svantaggio gli atenei meridionali anche per quanto concerne gli introiti incassati dalle rette pagate dalle famiglie; svantaggio che il finanziamento pubblico non attenua.

21
Gen 15

Pino Aprile intervista Marco Esposito, con quella “stoccata” ai 5 stelle

Pino Aprile intervista Marco Esposito, giornalista del Mattino e fondatore di Unione Mediterranea, sulla pagina Facebook  appena inaugurata : “Terroni di Pino Aprile”, aprendo un interessante squarcio sul movimento meridionalista a ridosso delle elezioni regionali, all’indomani della pubblicazione, da parte del quotidiano partenopeo, di una mappa aggiornata del movimento stesso.

– Fammi cominciare con una cattiveria: come mai è uscito un lungo articolo sulla partecipazione dei meridionalisti alle Regionali in Campania proprio sul giornale per il quale lavori, Il Mattino?
“Il direttore, Alessandro Barbano, era informato in anticipo, com’è doveroso da parte mia, delle iniziative di MO! e ha detto: se c’è qualcosa che accade nella regione è dovere del Mattino raccontarlo. Così ha affidato il servizio a Pietro Treccagnoli, penna del giornale, che ha fatto un ritratto ironico, per certi aspetti, ma che conferma una realtà vivace”.
– E divisa.
“Divisa, sì. Sono divise al loro interno destra, sinistra, centro, figuriamo se non possiamo essere divisi noi che rappresentiamo un popolo colonizzato. L’importante è dare a noi stessi la possibilità di scegliere per la terra nostra e non solo tra chi prende ordini da Roma, da Milano, da Torino, da Firenze o da Genova”.
– Stoccata ai Cinquestelle…
“Quello che è successo sugli asili nido posti a zero al Sud mi ha fatto male e lascia il segno: hanno votato insieme a tutti gli altri dopo aver presentato una risoluzione che denunciava i danni che avrebbe subito il Mezzogiorno. Quindi sapevano eppure alla fine si sono accodati agli interessi del Nord”.
– Ma divisi non si va lontano. Il fondatore del movimento neoborbonico Gennaro De Crescenzo proprio al Mattino ha detto che lui a maggio andrà a mare, a Gaeta.
“Splendida località, anche se l’acqua sarà ancora freddina. Gennaro da 22 anni sostiene che non è il momento per passare all’azione. Io credo che lo scuorno dell’arrivo di Salvini al Sud, e in Campania in particolare, insieme alla evidenza di un disastro ambientale e sociale, daranno la scossa necessaria perché il nostro popolo rialzi la testa, purché alzando la testa si trovi una possibilità davanti agli occhi. MO!, nome che evoca urgenza di agire, sbaglierebbe se chiedesse voti in base al principio che gli altri sono peggio. Noi i consensi dobbiamo meritarceli con una proposta vivace e convincente, che ancora stiamo costruendo”.
– De Crescenzo si è sentito attaccato quando in una intervista hai parlato di professori meridionalisti pantofolai.
“Me ne sono sorpreso perché lui si è sempre definito, giustamente, estraneo alla cerchia dei “professori”, i custodi stanchi di della falsità storica. Custodi che finalmente siamo riusciti – e per siamo intendo i De Crescenzo, i Pino Aprile, i Marco Esposito, i Lino Patruno e tanti altri – siamo riusciti a spingere sulla difensiva, pur senza avere nessuno di noi ruoli cattedratici. E il suo ultimo libro, Borbonia Felix, non è certo scritto in pantofole!”
– Resta il fatto che la tentazione del non voto è forte.
“Vero, persino un iscritto di Unione Mediterranea, Osvaldo Balestrieri, ha annunciato il non voto attivo, cioè il rifiuto della scheda messo a verbale. Servisse davvero a lasciare qualche seggio vuoto, sarebbe un’idea da incoraggiare ma purtroppo è la protesta di un giorno e noi abbiamo bisogno di battaglie i cui risultati durino. 155 anni di passività possono bastare.”.

Sviluppi anche sull’acceso dibattito tra Marco Esposito ed il Movimento 5 Stelle accusato dal primo, verbali alla mano, di aver contribuito al desereto degli asili nido al Sud.

Scrive Esposito:

Il parlamentare dei Cinquestelle Luigi Gallo torna sulla vicenda degli asili nido posti a zero al Sud, nella quale i Cinquestelle hanno votato a favore insieme a Pd, Lega, Forza Italia eccetera eccetera, con un lunga nota dal titolo “La balla di 700 milioni scippati al SUD per darli al NORD”. La nota contiene attacchi personali e osservazioni di merito. Gli attacchi tendono ad accreditarmi come persona non disinteressata. Ammetto che sono molto interessato, interessatissimo al futuro della mia terra e per questo conduco da anni battaglie giornalistiche. Quando ho fatto politica attiva, come da assessore, mi sono messo in aspettativa com’è giusto che sia. Ma ecco la sua nota, nella quale si vede che mastica male di numeri, e la mia risposta.

 

Questa la nota di Lugi Gallo del Movimento 5 Stelle

 

Cerchiamo di fare chiarezza su una balla che sta circolando in rete e su un giornale perchè strumentale a screditare il M5S nelle regioni del SUD, proprio in prossimità delle prossime votazioni regionali in Campania e in Puglia. I dati e le critiche presentati da Marco Esposito sul quotidiano partenopeo sarebbero stati più efficaci e credibili se potessimo giurare sulla sua indipendenza di giudizio. Purtroppo non è così. Marco Esposito, giornalista di lungo corso, tra il 2011 e il 2013 è stato assessore alle attività produttive a Napoli, nella Giunta De Magistris. Contemporaneamente, era caposervizio al Mattino. A un mese dalla conclusione di quell’esperienza politica, Esposito viene nominato eletto segretario di Unione Mediterranea, movimento politico per il riscatto del Sud che magari si presenterà alle prossime elezioni regionali in Campania. Ecco, non si tratta esattamente della figura più disinteressata che si ci si possa immaginare per scrivere di questi temi .

Nell’articolo viene affermato che per agli asili nido del Mezzogiorno non sono stati riconosciuti 700 milioni di fabbisogno reale e che sono stati ripartiti tra i comuni del Nord e scippati al SUD”. Questa affermazione è falsa. Innanzitutto 700 milioni sono la cifra che andava ripartita tra tutti i comuni italiani per il finanziamento dei servizi sociali e i servizi di istruzione nel 2010, compreso asili nido. Oggi questa cifra è molto più bassa per i tagli che in questi anni hanno fatto i governi, compreso Renzi. Inoltre nella commissione bicamerale sul federalismo fiscale in via prudenziale si è deciso all’unanimità di adottare il fabbisogno standard solo per il 10% delle risorse da distribuire perchè è importante monitorare il processo per verificare l’attendibilità della procedura di raccolta dati dai comuni e l’affidabilità della formula per il calcolo del fabbisogno standard. Quindi per tutte le informazioni suddette la cifra di cui si sta parlando è stimabile intorno ai 40 milioni.

Ma non è solo la cifra ad essere falsa, ma anche la contrapposizione NORD e SUD. Dalle immagini allegate si può osservare ad esempio come sia variegata la situazione tra regioni, province e comuni. Sono in verde i territori che con l’applicazione del fabbisogno standard riceveranno complessivamente un aumento di risorse provenienti dal fondo perequativo e in rosso una riduzione di risorse. Si evince subito quindi che in realtà anche nella stessa Campania ci sono comuni come San Giorgio a Cremano che avrebbero dovuto tagliare risorse se il fabbisogno standard fosse applicato anche per i servizi di istruzione, asili nido e i servizi sociali.

Il M5S in Parlamento ha sempre sostenuto la diffusione del fabbisogno standard perchè se un determinato servizio deve costare X è giusto che chi amministri si avvicini ad un efficienza di spesa. Ma ancora prima è necessario la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) per i quali i governi sono in storico ritardo. E’ questo il vero tassello che manca. I LEP indicano dei valori minimi di servizi che devono essere garantiti in tutto il Paese indipendentemente dalla classe politica che l’ha governato fino a quel momento. Ed è questo quello che chiediamo con la risoluzione depositata in commissione cultura da novembre, che speriamo di discutere al più presto, nonostante l’opposizione del PD. Servirà a superare definitivamente i criteri di spesa storica e stanziare le risorse minime ai nidi d’infanzia, al tempo pieno, alla ristorazione scolastica e tutti gli altri servizi di istruzione in ogni territorio.
Luigi Di Maio Andrea Cioffi Maria Marzana portavoce a 5 stelle Manlio Di Stefano – M5S Federico D’Incà MoVimento 5 Stelle Mario Michele Giarrusso Cittadino a 5 Stelle Gianluca Rizzo Cittadino a 5 Stelle Roberto Fico

 

La risposta di Marco Esposito

 

Gentile Luigi Gallo, vedo che le cifre “ballano” e non poco. I fabbisogni standard per i Comuni sono calcolati su un volume di spesa di 33.905 milioni di euro. Di questa somma per due soli capitoli Istruzione (che pesa per il 13,50% del totale) e Asili nido (3,57% del totale) si è utilizzato il criterio della spesa storica in assenza dei Lep, come ben sai dalla risoluzione a tua firma. Ora, caro Luigi, prendiamo insieme una calcolatrice e vediamo quanto fa il 13,50% di 33.905 milioni. Viene anche a te 4.577 milioni? Bene. Ora facciamo il 3,57% di 33.905. Ti trovi 1.210 milioni? Bravo. In tutto sono 5,8 miliardi di euro ripartiti con un criterio che, uso le vostre parole, penalizza il Mezzogiorno. Ciò porta, tradotto in soldoni, una sottostima a regime di 700 milioni del fabbisogno standard del Sud, se tale fabbisogno è posto uguale alla media nazionale. Occhio che quest’anno si parte non dal 10% come tu scrivi ma dal 20% di applicazione del fabbisogno standard. E il simpatico bellunese Federico D’Incà aveva proposto di inserire il 30-40% secondo quanto ha dichiarato l’altra correlatrice, Maria Cecilia Guerra, la senatrice del Pd insieme alla quale avete scritto il provvedimento che sconfessava la vostra (nobile) risoluzione. Ecco la fonte dei dati

 

http://www.mef.gov.it/…/Relazione_Riepilogativa_delle_deter…

Quanto al fatto che abbia scritto un articolo “proprio in prossimità delle elezioni regionali” sono argomenti da complottismo da tre soldi. L’articolo è uscito subito dopo la pubblicazione dei verbali e fa parte di un’inchiesta cominciata nel marzo 2014 dopo la pubblicazione dei dati Copaff e proseguita per mesi, con momento di punta l’intervista a Graziano Delrio il 30 agosto 2014, quando il sottosegretario ammise che sugli asili nido e l’istruzione c’erà stato un “errore tecnico grave che correggeremo”. Ora non solo non hanno corretto, ma possono persino vantarsi di avere ottenuto in Bicamerale il sì unanime, Cinquestelle compresi.

 

La campagna elettorale sul fronte degli indecisi e dei delusi è iniziata ed anche la caccia al voto “meridionalista” che sta formando una propria coscienza e quindi influenzerà le prossime elezioni regionali in Campania.

 


18
Gen 15

Le mirabolanti arrampicate sugli specchi dei deputati meridionali sulla questione “zero asili nido”

Meravigliosa coreografia di “arrampicate sugli specchi” quest’oggi, dalle pagine de Il Mattino, dove Marco Esposito ha raccolto le giustificazioni dei parlamentari meridionali, presenti (meglio assenti e silenti) nella Commissione Bicamerale per il Federalismo.

Intervistati dal giornalista partenopeo sulle ragioni di scelte silenti , quindi, accondiscendenti, in materia di distribuzione delle risorse per istruzione ed asili nido sulla base della spesa storica, hanno così risposto.

Antonio Milo, Noi Sud, campano, dice di essersi dimesso dalla vicepresidenza della Commissione, ben 4 mesi fa. Eppure dal sito risulta ancora lì (secondo una collega modenese del PD è strano visto che gli aggiornamenti sono molto tempestivi).

«Io mi sono dimesso quattro mesi fa perché lavoro meglio in commissione Bilancio dove non ci si limita a dare pareri e sto conducendo battaglie di cui magari i giornali non danno conto». Ed ancora «Io non ci volevo neppure andare in quella commissione e mi hanno pregato per ragioni di area. Poi dopo la polemica estiva sul fatto che non ero mai presente mi sono dimesso» Ma la chicca del vicepresidente ob torto collo, che assicura di lavorare per i cittadini fino a tarda notte a differenza di tanti colleghi che vanno a cena, è questa:

“Quello che sta facendo il governo per il Sud è vergognoso, bisogna insorgere”.

Marziali e virili propositi battaglieri. Senza insorgere sarebbe bastato semplicemente esercitare il proprio ruolo in commissione.

Domenico De Siano, Forza Italia, campano: «All’inizio c’ero in quella commissione ma non ho mai partecipato e non ne faccio più parte» anche in questo caso dimissioni ad insaputa degli atti, visto che risulta ancora presente. Poi la chicca: forse sono stato sostituito da Milo (che è il vicepresidente non più tale a sua insaputa, di cui sopra). Insomma tutto sotto controllo.

Cosimo Latronico, lucano ammette le proprie responsabilità: «È vero, ne faccio parte e non ho mai partecipato, perché cosa è successo?». Chapeau. Latronico giustifica la propria assenza con la presenza, assidua,  in Commissione Bilancio.

Insomma tutti a seguire la Commissione Bilancio e nessuno presente in quella che disegna bozze e prospettive del Paese che sarà, tanto che, per fare un esempio, i deputati eletti nelle regioni settentrionali sono stati sempre attivi e presenti. Il più meridionale era di Ravenna. Presenti e trasversalmente compatti nella difesa del proprio territorio.

Quello che non hanno fatto i deputati meridionali, nonostante anche i loro colleghi come ammette la stessa relatrice del Pd, Cecilia Guerra, si dividano tra diverse commissioni.

Tra l’altro la Guerra ammette candidamente ad Esposito: .«Noi siamo stati unanimi nelle critiche al processo di federalismo. Capisco che sugli asili nido è stata fatta una scelta per evitare una redistribuzione molto forte di risorse» ed aggiunge «Non avevamo molti margini d’azione.» La Guerra sostiene che le criticità sono state segnalate e che (clamoroso)«non sono stati misurati davvero i fabbisogni». Di chi dunque la colpa di un “pasticcio” riconosciuto come tale da tutti e a cui nessuno ha ancora posto rimedio?

Secondo Marco Esposito + il Parlamento che ha approvato la prima applicazione dei
fabbisogni standard per i Comuni sul 20% dei trasferimenti a partire di quest’anno.