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28
Nov 15

“Oggi al nord la criminalità organizzata è quasi peggio che al sud”. “E’ molto più complesso svolgere processi e indagini in materia di mafia al nord”

Sono anni che lo vado dicendo e mi si rimprovera sempre il coinvolgimento di meridionali in tutti i processi di “mafie”. Mettendo sotto al tappeto, come la polvere, l’intero network di connivenze e relazioni geograficamente trasversali, che uniscono (in questo caso formalmente e sostanzialmente, una unità vera) italiani di origine meridionale e settentrionale.

A tal proposito leggete cosa dice Salvatore Borsellino, durante il convegno ‘Mafia Mafie, cultura, testimonianza e giustizia’, organizzato dall’Università di Genova eIdee Giovani UniGe – associazione studentesca:

“Oggi al nord la criminalità organizzata è quasi peggio che al sud. Non esiste una regione immune dalla metastasi del cancro delle mafie, che operano per sovvertire l’economia”

Ed ancora:

“Sono andato via dalla Sicilia a 27 anni – ha spiegato – per sfuggire a quello che avevo intorno. E ora me lo ritrovo al Nord, più complesso e pericoloso. Qui la criminalità organizzata ha un altro tipo di controllo del territorio, qui è infiltrata nella politica, negli appalti e la società civile pensa che sia ancora un problema del sud. Lo Stato non ha mai fatto una lotta corale alla mafia, in certe realtà il controllo del territorio è stato lasciato alla criminalità organizzata, che si è sostituita alla Stato.”

E cosa aggiunge Alberto Lari, sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Genova:

“E’ molto più complesso svolgere processi e indagini in materia di mafia al nord – spiega Alberto Lari, sostituto procuratore della Dda genovese – rispetto al sud. Ma oggi, la Cassazione in numerose sentenze pone basi chiare. Per Maglio 3, si sta svolgendo un appello tutto di diritto. La sentenza di primo grado è stata radicalmente impugnata. E’ un concetto che proprio non riesco a capire quello che afferma che vi è differenza tra essere ‘ndranghetisti e fare gli ‘ndranghetisti”. (fonte Ansa)

Che poi è lo stesso principio per il quale i mafiosi sono solo meridionali e a Roma ed al Nord le mafie non esistono, ovvero legare l’origine territoriale ad una fattispecie criminale. V’è forse differenza tra essere mafiosi e fare i mafiosi? Cambia il risultato dell’azione criminale ed i suoi effetti?

 


27
Nov 15

San Leucio : ritorna la seta nell’opificio borbonico

Si torna a tessere la tela in quello che fu uno dei poli industriali più importanti del Mezzogiorno, l’opificio di San Leucio. La notizia è riportata dal settimanale di economia e finanza Il Denaro:

Nel cuore di San Leucio si tornano a tessere le preziose sete. Sulle ceneri, infatti, di quello che fu l’ultimo e forse il più antico opificio presente nella Real Colonia di Ferdinando IV di Borbone e, cioè, nei capannoni dell’allora Aos (Antico opificio serico) con il prossimo dicembre torneranno nuovamente in funzione i telai. L’operazione di reinsediamento (le sopravvissute fabbriche del luogo, infatti, hanno delocalizzato gli impianti ormai già da diversi lustri) è stata resa possibile grazie all’intervento di una famiglia di imprenditori casertani: il Gruppo Letizia Spa.

Ed ancora:

“Setificio Leuciano”, questo il nome della società a responsabilità limitata fortemente voluta da Bartolomeo Marco Letizia, amministratore del Gruppo e primogenito del fondatore Gaetano, per restituire alla Colonia di San Leucio la produzione serica per cui il sito borbonico è diventato famoso nel mondo. Ma anche, più in generale, per recuperare semplicemente la vocazione industriale che è nel dna di questo sito, dal momento che nei piani industriali della famiglia Letizia, oltre al setificio, è previsto anche un laboratorio di ricerca ed una fabbrica di componenti in fibre composite. Ma questo è un altro discorso. “Credo sia un preciso dovere per la nostra famiglia, come cittadini casertani e come imprenditori che traggono utili e soddisfazioni imprenditoriali da altre attività, provare a tenere in vita non solo la tradizione della più pregiata tessitura italiana, ma anche e soprattutto lo spirito che ha informato la prima industria, non solo casertana, ma dell’intero Mezzogiorno”, sottolinea Bartolomeo Marco Letizia. In proposito è appena il caso di precisare, peraltro, che il Gruppo Letizia Spa non è subentrato nella produzione all’Aos – opificio da ultimo ridotto a poco più di una testimonianza di archeologia industriale – bensì ha acquistato in sede di asta giudiziaria da fallimento i soli immobili, che ora torneranno, appunto, per una parte, alla produzione serica originaria e, per l’altra, come accennato, a una diversa attività industriale.

Fonte: Il Denaro.it


25
Nov 15

La solita Rai lombrosiana: “Vibo Valentia arretrata culturalmente”

foto tratta da “capittomihai”

Non mi stupisce. La Rai prosegue con le sue derive a metà strada tra il razzismo ed il fondamentalismo lombrosiano. E badate non fa distinzione il fatto che si tratti di trasmissioni televisive o radiofoniche. Il refrain è lo stesso: il Sud è arretrato civilmente e culturalmente.

Succede che nella rassegna stampa di Radio Tre di ieri, 24 novembre, il conduttore si lascia andare a valutazioni superficiali ed opinabili.

L’episodio lo racconta bene Tiziana adamo sul sito di informazione 21righe:

«L’Italia ha un basso livello di istruzione formale, rafforzato dai numeri poco confortanti dei laureati e dei diplomati». Niente di strano, fin qui, se non fosse stato per il prosieguo del discorso, quando Fubini cerca di argomentare la circostanza per la quale «la scuola italiana non sarebbe più in grado di offrire delle opportunità, rifacendosi al dato secondo cui le famiglie con una elevata capacità di comprensione ed elaborazione dei testi complessi riescono a trasferirla ai loro figli, diversamente da quanto avviene in quelle in cui il livello di istruzione è basso». Possibile, ma non di certo la regola, perché ci sono stati ragazzi che hanno saputo farsi strada da soli, a forza di determinazione e studio “matto e disperatissimo”.

Poi la provocazione: «Ogni tanto si dice – va avanti Fubini – che non è giusto che un insegnante o un dipendente statale guadagni la stessa cifra a Milano, dove il costo della vita è molto più alto, ed a Vibo Valentia, dove invece è più basso. Beh, mi verrebbe da dire quasi l’opposto: chi va a Vibo Valentia ed in altre città che, come Vibo Valentia, sono molto arretrate culturalmente, dovrebbe poter guadagnare di più, dovrebbe esserci una selezione dei più ambiziosi, di quelli che vogliono guadagnare di più, per avere insegnanti bravi là dove ce ne è più bisogno. Questo nel medio periodo, probabilmente, darebbe un grande impulso alla crescita del nostro paese».

Un ragionamento che non fa una piega, si fa per dire, come quello conclusivo, in cui il “nostro” in risposta ad un’altra osservazione, sostiene che, soprattutto al Sud, sia venuta meno l’equazione apprendimento-titolo di studio-lavoro, prova ne sarebbero i tanti test somministrati in cui i ragazzi per il loro futuro sognerebbero una «vita da pornostar e da Belen».

A Fubini andrebbero ricordati i principi che muovono le linee guida di questo governo ispirati dalle solite elemosine e da sempre meno investimenti strutturali, logistici, nel campo dell’istruzione e della ricerca al Sud. Fubini la conosce la storia degli investimenti contro la dispersione scolastica? 15 milioni per la Lombardia e solo 1,8 mln alla Campania, così ad esempio, proprio laddove il fenomeno sfiora il 22%. O ancora  la Sicilia, che ha più alunni del Lazio e una dispersione di 10 punti più alta – 25 contro 13 per cento – riceve 1,56 milioni contro il milione e 361mila della regione Lazio. In base al solito criterio del cetriolo, che va sempre dove deve andare e cioè “giù al Sud”, per il quale (come è successo per la costruzione degli asili), secondo cui sono stati affidati più fondi alle regioni con più studenti. Innescando così un circoli vizioso che contribuisce alla desertificazione civile, sociale e culturale del Mezzogiorno.

Col sottofondo dei soliti pregiudizi e luoghi comuni che strizzano l’occhio al governo di RenziDelrio.


21
Nov 15

CGIA di Mestre: le tasse più alte le pagano al Sud

screenshot Luigi Simeone

screenshot Luigi Simeone

Le famiglie più tartassate d’Italia abitano a Reggio Calabria. Nel 2015 il peso complessivo di Irpef, addizionali comunali e regionali all’Irpef, Tasi, bollo auto e Tari ammonta a 7.684 euro. Al secondo posto di questa graduatoria troviamo Napoli: nel capoluogo campano le tasse che gravano su una famiglia media pesano 7.658 euro. Il terzo posto è occupato da Salerno: lo sforzo fiscale richiesto alle famiglie residenti in questa città è di 7.648 euro. Ai piedi del podio si collocano Messina (7.590 euro), Roma (7.588 euro), Siracusa (7.555 euro), Catania (7.547 euro) e Latina (7.540 euro). La prima città del Nord è Genova che si “piazza” al tredicesimo posto, con 7.405 euro. Le città meno tartassate, invece, si trovano a Nordest: nelle ultime 6 posizioni ben 4 sono occupate da Comuni veneti e friulani: Verona (7.061 euro), Vicenza (6.986 euro), Padova (6.929 euro) e Udine (6.901 euro).

“Il differenziale tra le imposte pagate a Reggio Calabria e quelle versate a Udine è di ben 783 euro – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo. – Se consideriamo la qualità e la quantità dei servizi offerti, è evidente che questo gap non ha alcuna giustificazione e la gran parte delle famiglie del Sud che pagano le tasse subiscono una vera ingiustizia”.

Questi risultati emergono da una ricerca effettuata dall’Ufficio studi della CGIA che ha analizzato il carico fiscale gravante quest’anno su una famiglia media composta da un lavoratore dipendente con coniuge e figlio a carico: questa famiglia “tipo” ha un reddito annuo di 31.000 euro (pari a una retribuzione mensile netta di 1.900 euro),vive in un’abitazione di proprietà di 100 metri quadrati (rendita catastale di 500 euro) e possiede un autovettura di media cilindrata. La CGIA precisa che sono stati presi in esame 50 Comuni capoluogo: 19 di regione e 31 di provincia con più di 100.000 abitanti.

In Italia il carico fiscale sulle famiglie penalizza soprattutto quelle residenti nelle città del Mezzogiorno – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – A gravare sulle tasche dei cittadini del Sud pesano, in particolar modo, l’addizionale regionale Irpef e la Tari. L’esosità della prima è dovuta al fatto che quasi tutte le regioni del Sud sono in disavanzo sanitario: pertanto, ai cittadini di questi territori viene applicata l’aliquota massima per comprimere il deficit. L’elevato peso della seconda, invece, è riconducibile al fatto che i costi di gestione delle aziende di asporto rifiuti sono eccessivi e, come prevede da pochi anni la legge nazionale, devono essere interamente coperti dagli utenti con il pagamento del tributo. Inoltre, al Sud si sconta ancora una percentuale di raccolta differenziata molto contenuta che non consente una riduzione della tariffa, così come succede in molte città del Nord”.

Nel 2016 la situazione è destinata a migliorare: con l’abolizione della Tasi sulla prima casa, le famiglie italiane risparmieranno mediamente tra i 200 e i 250 euro.

“Tuttavia – prosegue Zabeo – per i nuclei residenti nelle realtà in disavanzo sanitario – come il Piemonte, il Lazio e la gran parte delle regioni del Sud – è probabile che i mancati aumenti dei trasferimenti in materia di sanità vengano compensati con un incremento della tassazione locale e/o con un inasprimento dei ticket”.

“Sia chiaro – conclude il segretario della CGIA Renato Mason – con questa analisi non vogliamo assolutamente dare alcun giudizio sull’operato degli amministratori locali. Infatti, abbiamo considerato in maniera indistinta tributi nazionali, regionali e comunali, con l’obbiettivo di comprendere quanto possa variare il prelievo fiscale tra le principali città italiane a parità di condizioni”. (fonte: CGIA Mestre)


21
Nov 15

Cresce l’oro verde calabrese. Primo posto alla Puglia.

È stimata in 246 mila tonnellate in Calabria la produzione di olio d’oliva per la campagna 2015-2016. E il prezzo a litro per l’extravergine, secondo le ultime quotazioni disponibili, si aggira intorno a poco meno di quattro euro. Nella regione – secondo i dati di Coldiretti Calabria – la superficie dedicata all’Olea europaea, nome scientifico della pianta che da secoli denota il panorama collinare e pianeggiante del territorio calabrese, è pari 185.915 ettari, cioè un terzo della superficie agricola regionale. Con 51 milioni 388 mila piante, inoltre, la Calabria mantiene saldamente la posizione di seconda regione olivicola italiana dopo la Puglia, la cui produzione svetta ancora incontrastata malgrado i problemi legati alla diffusione del batterio della Xylella. Il legame tra la Calabria agricola e l’ulivo è comunque sempre molto forte: nel decennio che va dal 2000 al 2010 la superficie coltivata ad olivo é del 16,6%, nonostante si sia dovuta registrare una riduzione di circa settemila aziende.

Del totale degli uliveti calabresi, inoltre, l’11% è destinato alla produzione di olive da mensa, pari a circa 20.450 ettari. Sono oltre 21 le varietà di olive calabresi che hanno consentito il riconoscimento delle dop Bruzio, Lamezia e Alto Crotonese nonché della Igp Olio di Calabria. Il complesso del sistema legato alla produzione e al confezionamento del prodotto si completa con la presenza di 754 frantoi attivi, con diversi centri di imbottigliamento, e oltre 137.000 aziende olivicole. In Calabria sono oltre 50 le filiere dell’oro verde certificate. E i numeri calabresi non sono certo poca cosa se raffrontati al quadro nazionale, che vede un consumo pro-capite di olio extravergine di oliva dell’ordine dei 13 litri annui. La produzione media nazionale di olio extravergine di oliva è pari a circa 700 mila tonnellate, mentre l’importazione annua si colloca mediamente intorno alle circa 200 mila tonnellate, poco meno di un quarto della produzione nazionale. La presenza dell’oro verde in Calabria si perde nella notte dei secoli. Dagli scavi del villaggio protostorico degli Enotri, la cui origine risale a 3.500 anni fa, furono recuperati degli oli che dimostrano come l’olio di oliva fosse conosciuto e apprezzato a partire dall’Età del Bronzo e prima dell’arrivo dei coloni greci, che sbarcarono in Calabria nel VII secolo a.C. Un connubio che è confortato anche dalle proprietà del prodotto. Tra le componenti dell’olio extravergine di oliva ci sono i fitosteroli, un gruppo di steroli che ha la proprietà di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. I polifenoli invece, insieme agli stessi fitosteroli, al beta-carotene ed alla vitamina E, hanno proprietà antiossidanti che sono in grado di contrastare l’attività dei radicali liberi.

Fonti: Coldiretti, Ansa, Giornale della Calabria, Giornale di Calabria


20
Nov 15

Le clementine? Uno snack tutto calabrese

  
Questa è una bella storia di imprenditoria giovanile rigorosamente meridionale. Calabrese per la precisione:

ClemenTime è il figlio un po’ ribelle, ma vitale e creativo, nato dal matrimonio di due aziende storiche calabresi che si trovano nel cuore antico e fecondo della Piana di Sibari: l’azienda agricola “Favella Spa” che vanta più di 80 anni di storia, oltre la metà dei quali dedicati all’agrumicoltura e “COAB” che dagli anni ’90 è azienda leader nella commercializzazione e distribuzione delle clementine.

Il Prodotto

La Clementina di Calabria (IGP)
La Clementina di Calabria (IGP) è un prodotto ortofrutticolo italiano a “indicazione geografica protetta” caratteristico della Regione, e negli ultimi decenni è stato l’agrume più venduto dopo le arance. Le clementine sono frutti di un gruppo di piante sempreverdi del genere Citrus, sono frutti particolarmente ricchi di acidi organici, soprattutto di acido citrico oltre alla vitamina C, presente nella misura di circa 50 mg per 100 g di prodotto, e contengono inoltre: vitamina A e, in misura minore, le vitamine B1, B2 e B3.

Dall’amore per questo frutto tanto generoso nasce Clementime S.r.l. Questa giovane newco si occuperà di selezionare, confezionare e distribuire nel mercato europeo questo agrume secondo modalità e strategie assolutamente innovative.

L’eccellenza italiana e l’originalità certificata della clementina raggiungerà in modo capillare e funzionale chiunque oggi creda in una alimentazione sana ed equilibrata, venendo incontro alle aspettative e alle esigenze di quanti debbano coniugare il tempo del lavoro o dello studio con il tempo per sé.

Attraverso i distributori automatici un break o una merenda si trasformerà in un momento di salute, vitalità e freschezza; in qualsiasi istante, per placare la sete e la fame, sarà possibile “raccogliere” una clementina fresca, completamente integra e non trattata dopo la raccolta.

ClemenTime arriverà dall’albero al consumatore, attraverso i distributori automatici in una confezione accattivante di cartone per uso alimentare appositamente studiata e adatta alla refrigerazione. Il packaging conterrà due clementine intere.

Un test attento e trasversale ha dimostrato che la nostra clementina si adegua perfettamente alle esigenze del mercato finale e alle necessità del distributore; infatti rispetto ad altri tipi di frutta snack commercializzati attualmente nei distributori automatici, Clementime offre alcuni importanti vantaggi:
Shelf life: 15-­‐18 giorni.

Prodotto stagionale: la clementina viene prodotta da Ottobre a Febbraio, con possibilità di offrire al consumatore un prodotto invernale aumentando così le vendite in un periodo solitamente negativo per la frutta snack.

Prodotto naturale: le clementine vengono raccolte e confezionate senza subire alcuna lavorazione, mantenendo così inalterate le proprietà organolettiche.

Facilità di consumo: il frutto si sbuccia facilmente ed è del tutto privo di semi.

Packaging prodotto: logistica ed esposizione del prodotto agevolata grazie al packaging pensato appositamente per i distributori automatici.


19
Nov 15

Napolislam: film bloccato nelle sale cinematografiche. Ma perchè?

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Una decisione davvero molto discutibile quella di bloccare nelle sale “Napolislam” il docufilm di Ernesto Pagano sulla comunità islamica napoletana e soprattutto sui tanti convertiti partenopei.

Sarebbe stata un’ottima occasione per capire, partendo da una città al centro del Mediterraneo che riesce a coniugare ed integrare. Un esempio? Le zeppole fritte “halal”, quelle cioè che possono essere consumate anche dai fedeli di fede islamica. La città in cui cerchi Maradona e finisci, per caso, a trovare il Corano. E ti converti. Un esperimento sociale e municipale assai particolare, perchè capace di sintetizzare con la “napolitudine” tutte le contraddizioni tra la cultura islamica e quella occidentale.

E allora perchè censurarlo adducendo come motivazione il “momento storico” poco conciliante?

Ecco il trailer:

L’intervista al regista:


17
Nov 15

Che fine ha fatto la Benevento alluvionata? #Savesannio

Nell’era della comunicazione liquida ed umorale si fa presto a dimenticare un dramma, perchè schiacciato e scacciato da uno maggiore, nell’attesa del successivo.

E allora: che fine ha fato la Benevento alluvionata? Fino a quando andava di moda l’hashtag #savesannio #saverummo, la moda del momento teneva acceso un faro sul problema, ma poi?

Oggi Pino Aprile, ad esempio, cittadino sannita ad honorem, prende spunto da una lettera ricevuta per “riaffrontare” il problema:

Lettera agli onesti che non si nascondono dietro la latitudine, a proposito dell’immane disastro dell’alluvione che ha devastato il Sannio, messo in ginocchio l’economia e tanta gente che non può tornare al lavoro o in casa, perché il fango ha distrutto tutto. Pare che per trovare un diluvio della portata che ha sconvolto il Beneventano si debba andare indietro di più di un secolo.

Sapete che il governo ha abbandonato a se stessi centinaia di migliaia di italiani? Che ci sono ancora strade non percorribili, perché invase dal fango, ponti e palazzi pericolanti, comunicazioni interrotte? Che la gente sta provvedendo da sola, aiutandosi a vicenda? Che il punto di riferimento, per coordinare le iniziative di soccorso, solidarietà, rinascita è un prete, don Alfonso Calvano?

Sapete che il governo che più di qualunque altro sta passando alla storia (forse del crimine) per aver sottratto più fondi destinati al Sud (Tremonti è distrutto, per aver perso il primato), ha destinato solo 38 milioni di euro, dopo le proteste, aumentati a 50, per il Sannio? Non basteranno, a momenti, manco per comprare le pale: non è un aiuto, è un insulto.

C’è da dire che è già molto più di quanto si fece per gli alluvionati di Giampilieri, nel Messinese: 37 morti, nemmeno un euro di aiuti; mentre, per le inondazioni di Genova e della Toscana (mezza dozzina di vittime), subito dopo, furono messe nuove accise sul prezzo dei carburanti: ma solo per i disastrati del Nord.

Quindi, di fronte a questo genere di attenzioni strabiche dello Stato, per chi è colpito da disastri nello stesso Paese (sicuri che sia lo stesso?), ai beneventani si dovrebbe persino dire “bacia la mano che ruppe il tuo naso” (De André). I rappresentanti coloniali della zona, del partito unico della Nazione e persino molti d’opposizione osservano un sei mesi di silenzio, in omaggio al dolore dei loro elettori e per pararsi il culo, perché guai a chi obietta. Magari qualcuno di loro tace perché sta pensando a quanto fa in tangenti quella somma?

Insomma, a voi sembra giusto che ci sia alluvionato e alluvionato? Se il fango ha diverso valore a seconda di dove invada e distrugga, al Sud resta fango e al Nord diventa oro e nulla cambia al mutar dei governi, non ci rimane che l’alchimia: se la latitudine muta natura e valore della melma, allora bisogna organizzarsi, raccogliere ognuno un secchio, un bidone, una cisterna di fango sannita e portarlo oltre la latitudine che fa scattare l’attenzione e gli aiuti del Paese.

Perso per perso, schifati da un governo che non ha avuto vergogna di rubare i soldi stanziati per il Sud e i suoi disoccupati, per incrementare le assunzioni al Nord, perché non provare pure questa?

Se poi l’alchimia, anche quella, si dimostrasse di pasta renziana e cristianamente delria, beh, qualche altra idea sull’uso del fango può ancora esserci. Chi pensa che sarebbe difficile, in tal caso, distinguere il fango da certa melma, sbaglia: il fango puzza meno.
Perché scrivo questo? Perché avevo chiesto qualche notizia a un mio amico di Ponte, Peppe Mazza, giovane e coraggioso imprenditore, che dal giorno dell’alluvione si alza prima dell’alba per aiutare i suoi compaesani, poi deve lavorare per salvare i suoi laboratori.

E lui mi ha risposto come potete leggere qui sotto. Vi assicuro, sarebbe la stessa cosa se non conoscessi Peppe e tanta altra brava gente di Ponte e della vicina e non meno sconquassata Casalduni (sono cittadino onorario di entrambi i Comuni). Un Paese che discrimina fra i suoi abitanti, persino nella disgrazia, è un Paese nemico, retto da un governo nemico.

La somma di queste carognate non può che portare alla divisione. E forse è quello che vogliono e non sanno più come farcelo capire. Nel frattempo, rubano l’argenteria e le merendine ai bambini dell’asilo (ops… questo non è possibile, perché i soldi per gli asili, il razzismo renziano li ha destinati solo alle città del Nord, che li hanno già; forse pensando che se al Sud non ci sono, è perché non servono).

Ecco la risposta di Peppe:
“Scusami Pino, ma stamattina sto molto polemico. Quindi scrivo comunicati politici e non cronache. Però, la cronaca la conosci bene e l’hai scritta innumerevoli volte. Basta che cambi qualche avverbio nei tuoi scritti storici e ottieni la cronaca di oggi, al posto di Cialdini ci metti qualcun altro e hai il risultato.

Emergenza è stata a tutti gli effetti, la nostra: più emergenza di 380 mm di pioggia su un territorio come quello del Sannio? I dati sono della Protezione Civile (vuol dire che siamo al doppio di quanto ufficialmente comunicato all’inizio; n. d. r.); alcuni pluviometri hanno addirittura superato il 400 mm, che è il limite massimo di misura eppure, il governo, dopo 20 giorni, ha sì riconosciuto lo stato di emergenza, ma ha dato solo un contributo di 38 milioni di euro, che non bastano neppure a risolvere l’emergenza, vale a dire la rimozione del fango e il ripristino delle strade.

E la messa in sicurezza? E la ripresa economica del territorio? Sta come al solito alla forza dei soliti soggetti che hanno solo quella dei propri nervi e del proprio cuore; quei nervi che continuano a tenerli abbarbicati e radicati al proprio territorio. La forza dello spirito di quei greci che arrivarono sulle coste del Sud d’Italia.

Quella forza che non ci fa reagire, perché ci tiene legati alle nostre attività e al superamento delle difficoltà quotidiane. Lo sanno bene i nostri governanti e le lobby che ci tengono legati.
Il mio non è un piagnisteo, lo testimonia il fatto stesso che da stamattina alle 4,30 ho già fatto più di una giornata di lavoro, però, se mi fermo un attimo e ci penso, mi viene la rabbia e mi rimetto in attività. E la rabbia si trasforma in azione quotidiana, in quella forza che sostiene la mia attività economica e professionale”.


16
Nov 15

La Marsigliese risuona a San Gregorio Armeno

Dopo il raccoglimento e la solidarietà per la tragedia di Parigi, si sono accese le luminarie nel centro storico, le prime di un calendario che toccherà molte altre zone, inaugurando anche la Fiera di S. Gregorio Armeno e S. Biagio dei Librai.


13
Nov 15

Alla faccia dei detrattori della domenica: Novembre è boom di turisti a Napoli

La notizia è del sindaco De Magistris:

I dati per il turismo a Novembre, mese storicamente debole per Napoli, sono straordinari.
Tutti gli indicatori sono in crescita. I turisti aumentano progressivamente come numero assoluto, si trattengono di più in città e spendono di più negli Alberghi, nei B&B, nei ristoranti, nelle trattorie, nei negozi e nelle botteghe artigiane.
E’ di pochi giorni fa la notizia che Easyjet la terza compagnia low cost più importante al mondo ha deciso di puntare sempre più su Napoli. Dopoaverne fatto nei mesi scorsi la sua terza base operativa in Italia ha annunciato per l’anno nuovo 7 nuove rotte. Aggiungerà ai già numerosi voli diretti da Napoli anche Amsterdam, Barcellona, Vienna, Praga, Cagliari, Lione e Minorca.
In queste settimane la LAN, la seconda compagnia aerea per importanza di tutto il Sud America ha dedicato a Napoli un bellissimo reportage sulla rivista ufficiale che tutti i passeggeri leggono.
Il turismo è il nostro petrolio e tutta la città, l’Amministrazione Comunale e ognuno di noi come cittadino e abitante deve impegnarsi sempre di più per accogliere ogni visitatore nel modo migliore.
Proseguono intanto i preparativi per il Natale delle strade e delle piazze di Napoli, un appuntamento unico e imperdibile per tutti. Sarà un Natale particolarmente ricco di turisti, di luminarie in ogni municipalità, di eventi, stiamo definendo gli ultimi dettagli per gli spettacoli del “Natale a Napoli” e per i mercatini nei vari quartieri.