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31
Gen 16

Vergogna pallonara: negli stadi si urla di tutto, al San Paolo si sequestrano le sciarpe

E’ davvero vergognoso quanto sta sistematicamente avvenendo allo stadio San Paolo di Napoli.

Premetto che sono un convinto repubblicano, ma quanto sta succedendo all’impianto di Fuorigrotta pare frutto di una precisa strategia. Dopo il sequestro di bandiere con l’emblema del Regno delle due Sicilie (ricordiamolo apposto anche su alcuni capi di abbigliamento ufficiali del Calcio Napoli, realizzati dalla Kappa) avvenuto in Europa League (dissero che era una prescrizione del regolamento Uefa) e i chiarimenti della Questura (non sono ammessi nello stadio vessilli con lo stemma dei Borbone se non associati ai colori sociali della squadra partenopea) davvero non si comprende per quale motivo (la segnalazione è di alcuni tifosi) si registrino nuovi sequestri all’esterno dello stadio, nella fattispecie, di sciarpe coi colori sociali del Napoli. A meno che non ci siano ragioni di sicurezza nazionale e la sciarpa venga ritenuta pericolosa arma atta ad offendere.

In poche parole mentre sul terreno e nell’impianto sportivo (di tutta Italia e di qualsiasi categoria) è lecito ascoltare e rivolgere espressioni razziste, discriminatorie ed omofobe, o introdurre striscioni (quasi sempre dai contenuti assolutamente scorretti o con errori di ortografia e grammatica che neanche in prima elementare), non è consentito condurre con sè manifestazioni di appartenenza ed identità (magari pure discutibile, ma che lo si dicesse, almeno si ritorna al sempre verde faccione stilizzato di Maradona e sparagnamo quelle 10 euro per la sciarpa) come quelle mostrate qui sotto:

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30
Gen 16

A Brescia 900 veicoli senza assicurazione. Allora non succede solo a Napoli?

Solita battaglia antidiscriminatoria RC auto. Ci dicono che a Napoli un automobilista onesto e con fedina penale immacolata paghi il premio assicurativo più alto di Italia perchè maggiore il numero dei truffatori e di veicoli che circolano con contrassegno assicurativo falso. Così almeno le statistiche, resta il fatto che in questo modo il principio di responsabilità personale legata all’illecito va a farsi benedire.

Ma certe cose succedono solo a Napoli? Evidentemente no,  così su Brescia Oggi ecco i risultati di un controllo di 24 ore sulle strade della provincia, avvenuto il 27 gennaio:

I DATI FORNITI DAL COMANDANTE della Polizia provinciale Carlo Caromani parlano di una media giornaliera a ottobre di 250 veicoli privi di copertura assicurativa, con picchi shock: nell’arco delle 24 ore sono stati individuati su tutte le strade della provincia fino a 900 veicoli non assicurati, pari allo 0.6 per cento delle 200 mila auto che passano sotto gli autovelox. Se gli automobilisti, una volta, potevano scommettere sulle scarse probabilità di essere beccati, oggi a stanarli ci pensano gli autovelox che il Broletto ha seminato sulle strade.

 


29
Gen 16

“Renzi ha nominato il ministro contro il Mezzogiorno”

Molto caustico il commento di Pino Aprile sulla nomina fresca fresca del Ministro che dovrà occuparsi (?!?!) di Sud, tale Enrico Costa. Così l’ex direttore di Gente dal proprio profilo Facebook:

Finalmente un uomo di mondo si occuperà del Sud: tal Costa Enrico, di Cuneo: bastava farci il militare per essere cosmopoliti, come ci spiegava Totò. Il Costenrico ci è addirittura nato! Giunga il nostro grazie alla nobile città che ha già reso invidiata l’Italia, per averle donato Daniela Santanchè e Flavio Briatore (gentili cuneensi: non dimentichiamo di dovervi pure la Nutella e che ci sono cuneensi e cuneensi; il guaio, temo, per voi e per noi, siano quelli da esportazione: metti un altro dei vostri, Giorgio Bocca, che si proclamava «razzista e antimeridionale»….).

La domanda è: capisce qualcosa di Sud Costenrico? Dal suo curriculum, la risposta parrebbe: una ceppa. Poi, per carità, sempre pronti a ricredersi. Per ora, salvo omissioni, Enrico Costa pare aver scoperto l’esistenza di Napoli, quando i magistrati partenopei si permisero di indagare su Silvio Berlusconi, capo del partito in cui Costa militava, allora, alleato della Lega Nord. E subito chiese al ministro della Giustizia di mandare gli ispettori.

Quindi, a meno di sorprese, Costa è stato scelto per le sue competenze: non capire nulla di Sud, così non si distrae.
Noioso, questo Renzi: è così prevedibile! Infatti, se il ministero è quello degli Affari Regionali e le Regioni del Sud sono già incluse, l’ulteriore “delega per il Sud” vuol dire che al Mezzogiorno il governo ci pensa due volte? A occhio, sì. Per dire, c’è da fare la ferrovia dove manca, al Sud, o andare a levare irpini e sanniti da sotto il fango dove li hanno lasciati, da mesi (mica è piovuto a Genova!) o rivedere i criteri criminali con cui il Pd ha condannato a morte le università meridionali, eccetera? Il governo, ora ne abbiamo le prove!, ci pensa due volte. La prima si chiede: «Perché dovrei farlo?»; e la seconda, conclude: «Infatti, non lo faccio».

Ed ancora contro Renzi:

avendo già provveduto a rubare tutto quello che si poteva al Sud, incluso 3,5 miliardi sottratti ai disoccupati meridionali per incrementare l’occupazione al Nord (gli avevano raccontato la storia di Robin Hood, ma lui l’ha capita alla Renzi: è fatto così. Male), non ha bisogno di mettere al ministero uno che sappia o faccia qualcosa. E ha chiamato Costa.
Non cambia niente, per carità. Infatti, il neo ministro ha rassicurato il Nulla Etrusco: «Fate come se non ci fossi».


28
Gen 16

Togliere fondi al Sud per finanziare il bonus occupazione nel resto d’Italia

Altro che “storytelling” che vuole il governo in carica attento agli investimenti e alle assunzioni al Sud, la verità è che si è scelto di risolvere il problema alla radice.

Proprio come ha detto Renzi al patron di Apple, Tim Cook: esistono due Italie, una al Nord l’altra al Sud. E consapevole di questa differenziazione si è scelto di investire su quella con parametri da “Cermania”, lasciando che quella con parametri da “Grecia” (sempre per usare le categorie renziane) diventi una sorta di incubatore di manodopera a basso costo (a tal proposito, la Apple ringrazia, così giusto per inciso).

Ecco cosa scrive Paolo Pigliaro, giornalista di Bolzano de “La7”:

“Tra nuove assunzioni e trasformazioni di rapporti a termine, sono 1 Milione e 158mila i contratti che l’anno scorso hanno potuto beneficiare del “bonus occupazione”, cioè dei sostanziosi sgravi contributivi concessi a chi assume un lavoratore a tempo indeterminato.

Questi sgravi, previsti dalla Legge di Stabilità, sono stati, dunque, decisivi per modificare il trend dell’occupazione che, per la prima volta, presenta un segno più.

Per finanziare l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, che allo Stato costa 3 Miliardi e mezzo in tre anni, il governo di Matteo Renzi ha drenato risorse dai bilanci dei Ministeri, per complessivi 700 Milioni, ma soprattutto dai fondi che le Regioni avrebbero dovuto spendere in base al Piano di azione e Coesione che gestisce gli stanziamenti europei.

Oggi, grazie all’Ufficio Studi della società calabrese Demoskopika, sappiamo che il bonus fiscale, che ha reso possibile tante assunzioni, si è configurato come un massiccio trasferimento di risorse dal Sud al Nord del Paese. È, infatti, il Meridione a fare la parte del leone nella copertura finanziaria del bonus occupazionale: quasi 2 Miliardi di euro sono stati prelevati in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. Si tratta di risorse per le quali ancora mancavano impegni giuridicamente vincolanti. Un’enormità rispetto ai poco più di 37 Milioni di euro inutilizzati nei tempi previsti da Umbria, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

La Sicilia dovrà, dunque, fare a meno di 800 Milioni, la Campania di 580, la Calabria di 373, la Puglia di 230. Con questi soldi, sono stati incentivati circa 538mila nuovi contratti di lavoro nelle regioni del Nord e 255mila in quelle del Centro. Il sud e la sua economia depressa si sono, invece, dovuti accontentare del 31% delle assunzioni che hanno così generosamente contributo a finanziare”.

Il “bomba” ha colpito ancora, il Sud non sa usare i fondi? Togliamoglieli proprio…


28
Gen 16

Zingaro, napoletano e finocchio: il tariffario del pallone

Alla fine della fiera è trascorsa una settimana dal mega pistolotto a reti unificate sul “finocchio” buttato da Sarri a Mancini. Ve lo ricordate? Pure su Rai Yoyo, in un talk show tra papà Pig e Orso di Masha&Orso, si era affrontato l’argomento con tanto di analisi antropologica  e sociologica sui napoletani (che ci sta bene sempre) e di indignazione sulla becera espressione del mister (l’aspetto pardossale era rappresentato dalle elite radical chic partenopee che chiedevano scusa a chiunque, a prescindere per una grottesca manifestazione di proprietà transitiva che estendeva le colpe del mister toscano sulla universalità del popolo napoletano. Mah.) Parliamoci chiaro, se Sarri fosse stato ancora allenatore dell’Empoli e/o il Napoli non primo in classifica, avremmo parlato del nulla. Purtroppo.

Quando andavo scrivendo della profonda e volgare strumentalizzazione (zotica quanto “il finocchio”, e il “ricchione” ascoltato sulle panchine) di una grande battaglia di civiltà, tutti facevano finta di non capire. Insomma una questione trattata dall’universo dell’intellighenzia e dal bestiario italico come uno scontro di civilità, diventava, a mio parere, nient’altro che una goffa battaglia tra ultras, sancita dalla parola definitiva della Lega Calcio. Ventimila euro di qua, cinquemila di là e vissero tutti felici e contenti.

La conferma a quanto dicevo, domenica scorsa.

Venti minuti di ininterrotti cori, a Genova, contro Napoli città (colera) e napoletane, si badi la scelta sessista (cui si augurava un tumore) e napoletani (“peggio degli extracomunitari” si ascolta in un video dell’arrivo del bus della squadra partenopea e finanche nella civilissima tribuna). Avete letto editoriali lunghi giorni sull’argomento? Avete notato la somministrazione di analisi antropologiche e sociologiche sui tifosi doriani? E la stampa, quella fighetta e radical chic si è affrettata ad aggiornare i propri blog dove il politically correct è più falso di una banconota da 2 euro e segue solo le logiche del capitale del proprio editore? E quel Severgnini che si era lamentato dei troppi fischi allo stadio San Paolo (napoletà, e che cavolo, esultate meno e siate meno rumorosi.Sic!) ha rilasciato qualche dichiarazione (supercazzola) sul giornale della borghesia italiana? Nulla. Anche qui interverrà la Lega Calcio, qualche migliaia di euro e laverà le coscienze di un paese omofobo e razzista (altro che brava gente).

Domenica sera, il bis. Un calciatore che sarebbe poi anche il secondo capitano della nazionale di calcio italiana, inquadrato dalle telecamere, così si rivolge ad un collega: “muto, zingaro di merda”. Anche in questo caso, in una di quelle trasmissioni calcistiche dal nome esotico, il capolavoro è di un giornalista ultras che, con audaci alchimie filosofiche riesce a giustificare l’ingiustificabile (‘a fede carcistica nun se discute, se ama). Zero analisi sociologiche proiettate dal colpevole alla sua tifoseria.

Il colpo di teatro (ahimè, privo di palcoscenico) è di ieri: uno scherzo telefonico al giudice sportivo Tosel (quello col tariffario su omofobia e razzismo un tanto al chilo) conferma quanto si sostiene da tempo. Con l’elezione di Tavecchio a presidente della FIGC (quello che chiamava mangiabanane i giocatori di colore) le società si sono accordate per irrogare una sola sanzione pecuniaria ai cori di discriminazione territoriale (quelli che riguardano Napoli ed i napoletani). E poi la conferma: “tutte le società di calcio sanno che dovranno pagare almeno 20mila euro quando ospitano” il Napoli calcio perchè sono certi che le proprie tifoserie invocheranno lava, tumori e vaghe teorie lombrosiane sui sostenitori napoletani. Ma tant’è, meglio quello, che la squalifica e la chiusura delle curve (a quanto pare anche con la complicità di chi dovrebbe rappresentare pure l’interesse dei supporter napoletani).

Ecco signori, questa è l’Italia perbenista e bigotta che la mattina va in piazza per difendere la famiglia e la sera si rivolge alle cure di Fernandina, che scrive editoriali contro quell’omofobo di Sarri e poi allo stadio urla “napoletano coleroso”, che si indigna sommamente contro i barconi affondati dei migranti ma al primo semaforo non disdegna uno “zingaro di merda” al lavavetri,

Questa è l’Italia curvarola, specchio dei suoi stadi e degna rappreseentazione dei suoi media accattoni, l’Italia che si lava la coscienza omofoba e razzista con qualche migliaio di euro.

 


26
Gen 16

De Magistris contro Renzi: aveva detto alla Apple di investire al Nord

Contro lo “storytelling” (concedetemi una citazione che qualcuno capirà) renziano, quest’oggi in una intervista alla stampa napoletana, De Magistris sbugiarda Renzi: ma quale Napoli, il Presidente del Consiglio aveva chiesto ad Apple di investire al Nord.

Nel video, pubblicato da Napoli Today, il sindaco di Napoli evidenzia anche quanto il Mezzogiorno, nonostante la comune vulgata, stia diventando un luogo di opportunità e risorse.

Clicca qui per il video


24
Gen 16

Al corteo #svegliaitalia di Napoli a sorpresa la bandiera neoborbonica (o duosiciliana)

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In questa foto di Antonio Vizioli che  ritrae il fiume in piena a sostegno del si alle unioni civili, che ha avuto luogo ieri a Napoli, un curioso particolare. Insieme alla bandiere delle associazioni gay, anche una bandiera neoborbonica ( o duosiciliana come mi correggerebbe qualcuno).

Allora mi è venuta in mente una frase bellissima  e IRONICA E PROVOCATORIA  di un caro amico convinto meridionalista, secessionista napoletano e gay: “quando loro (si riferiva ai piemontesi considerati invasori ndr) stavano nelle caverne, noi eravamo già ricchioni”.


23
Gen 16

Omofobia? Ecco le luci di Napoli e quelle di Milano

Mentre  Napoli De Magistris (che ha aperto ai registri sulle unioni civili tra i primi comuni in Italia) accende Piazza Plebiscito (Largo di Palazzo) con i colori dell’arcobaleno, in sostegno alle unioni civili, a Milano il leghista Maroni trasforma il Pirellone in uno spot per il “Family Day”.

Dopo una settimana di pipponi su Sarri/Mancini e sull’incomprensibile croce addosso ai napoletani accusati (in una grottesca proprietà transitiva che si è spostata dalle becere parole del mister alla città) di omofobia, ecco un bel quadretto.

Ci sarà pari indignazione con annesse analisi socio/antropologiche?

PS: nella seconda foto, quella al centro è una chiesa

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21
Gen 16

Legambiente: al Sud pochi treni e pure vecchi

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Italia aumentano le persone che viaggiano in treno, ma con dinamiche molto differenti da Nord a Sud. Da una parte il successo di treni sempre più moderni e veloci che si muovono tra Salerno, Torino e Venezia – con una offerta sempre più ampia, articolata e con sempre più persone ogni giorno su Frecciarossa (+7,7% nel 2014 ed una previsione nel 2015 tra il 6 ed il 7% di ulteriore crescita) e Italo – e dall’altra la progressiva riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-22,7% dal 2010 al 2014) su tutte le altre direttrici nazionali, dove si è rimasti fermi agli anni Ottanta come tempi di percorrenza. 
Per far capire la differenza in termini di offerta di treni oggi in Italia, da Roma verso Milano nel 2007 i collegamenti Eurostar al giorno erano 17, mentre oggi tra Frecciarossa e Italo sono 63, con un aumento dell’offerta in 8 anni pari al 370%. Molto diversa la situazione per le 120 mila persone che ogni giorno prendono i treni della ex Circumvesuviana, a Napoli, che hanno visto un calo dell’offerta di treni del 30%. Ma una situazione analoga la vive anche chi sui collegamenti nazionali è fuori dai percorsi delle Frecce perché il calo nell’offerta degli Intercity è stata dal 2010 del 19,7% e parallelamente sono calati i passeggeri del 40%. Un Paese dunque con sempre più treni di Serie A e B, dove si evidenzia in alcune città una vera e propria emergenza per i pendolari, mentre al Sud come una grande questione nazionale

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21
Gen 16

Ma quale Napoli intollerante, solo qui la processione dei femminielli


Il 2 febbraio è il giorno della Candelora, il giorno in cui da secoli, da tutta la Campania e non solo, i fedeli arrivano a Montevergine, in Irpinia, per rendere onore alla Madonna nera alla quale è consacrato il Santuario più importante della nostra regione e probabilmente del Mezzogiorno.
La Candelora è una festa che prende spunto, come tutte le feste cattoliche, da antichi riti pagani. Oggi la festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

Anticamente però questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l’Epifania), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Itinerarium Egeriae (cap. 26). La denominazione di “Candelora” data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima” (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio).

La Candelora fu celebrata anche in alcune tradizioni religiose precristiane, ed alcuni studiosi rilevano come si tratti di una festività introdotta appunto in sostituzione di una preesistente. Chiamata Imbolc nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce.
Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio (nel calendario romano i mesi seguivano il ciclo della luna. Il primo giorno di ogni mese corrispondeva al novilunio (luna nuova) ed era chiamato “calende”, da cui deriva il nome “calendario”).

Nel Neopaganesimo Imbolc è uno degli otto sabba principali ed è legato alla purificazione ed ai riti propiziatori per la fertilità della terra.
A Montevergine, però, la Candelora non è una festività cattolica come le altre: è il giorno in cui la ritualità vede partecipi e anzi protagonisti, i femminielli, che da Napoli, ogni anno da tempo immemorabile, salgono dalla Mamma Schiavona e le rivolgono le loro più intime e vivaci preghiere.
Un pellegrinaggio che avviene ogni anno, quello a Montevergine, ma che mai aveva fatto notizia fino al 2002 quando l’abate di Montevergine, monsignor Tarcisio Nazzaro, tuonò dall’altare contro i femminielli, venuti come ogni anno ad onorare la Mamma Schiavona, dicendo che le loro chiassose preghiere non erano gradite alla Madonna e che essi erano come i mercanti del Tempio prima che Gesù li scacciasse, scacciandoli a sua volta tutti dalla chiesa.
Da allora, la Juta è diventata un’ulteriore simbolo dell’orgoglio gay e della necessità di affermare diritti come la libertà.
Il femminiello racchiude in sé qualcosa di sacro, come testimonia anche l’altrettanto antica tradizione della figliata de’femminielli. È il Della Ragione a spiegarci in cosa essa consista: «non è altro che un rituale derivante dall’antico rito della fecondità, praticato per secoli nella nostra città. La figliata si svolge segretamente alle pendici del Vesuvio, a Torre del Greco, ed è stata descritta accuratamente con accenti vivaci da Malaparte nel suo libro “La pelle” e dalla regista Cavani nell’omonimo film. Questa originale iniziazione ad una femminilità particolare – continua lo studioso – prevedeva un utilizzo di segrete conoscenze alchemiche, oggi perdute ed avveniva durante periodici festeggiamenti per l’avvenuta nascita del “maschio-femmina”, dagli iniziati chiamata “Rebis”, res + bis, cosa doppia. Il rituale, descritto nella “Napoli esoterica” di Buonoconto, richiedeva la presenza di un ermafrodito, l’unica creatura che contenesse i due elementi in cui è suddivisa tutta la natura. I greci, da cui discendiamo, ritenevano divino l’ermafrodito, perché figlio della bellezza (Afrodite) e della forza (Ermes). Naturalmente nel tempo la purezza ideale dell’ermafrodito alchemico si è in parte smarrita, sostituita dalla più materiale ambiguità del femminiello, ma l’antica memoria del rito non è andata del tutto smarrita e conserva immutata ancora oggi la forte carica simbolica, che suggestiona a tal punto alcuni soggetti, da fargli provare le stesse emozioni ed i lancinanti dolori del parto».
Nella cultura popolare napoletana, il femminiello ha, dunque, da sempre goduto di rispetto e accoglienza, proprio perché in esso si vedeva il segno di qualcosa di soprannaturale e in qualche misura divino. Ancora oggi è così, in molti quartieri, al di là dell’imbastardimento culturale che in qualche caso ha toccato anche Napoli.
Ma qual è il legame con il giorno della Candelora, il 2 febbraio? Risalendo a Luperco, divinità rurale protettrice dei boschi, delle greggi, della campagna, e quindi preposta alla fertilità della terra, e ai Lupercalia, la festa della natura che si rinnova, perché proprio in questo periodo dell’anno, i semi mettevano le radici, e avrebbero poi portato al raccolto, forse va riscontrata l’origine. In attesa della nuova vita, si svolgevano i riti della februatio i quali prevedevano la purificazione della città mediante la processione di donne che portavano candele accese in giro, a simboleggiare che l’inverno stava accogliendo la primavera e che la vita dal buio stava aprendosi alla luce. Quello che unisce i femminielli con il luogo, Montevergine, è invece più facilmente intuibile. A parte il leggendario intervento salvifico della Madonna Schiavona in favore dei due omosessuali in epoca medievale, è certamente interessante sapere che poco lontano dal Santuario, sul monte Partenio, ci sono i resti di due antichi templi consacrati rispettivamente a Cibele e Artemide, due tra le Grandi Madri del paganesimo. È proprio nel mito di Cibele che si può rintracciare il millenario filo conduttore che costituisce la saldatura tra culto pagano e ritualità cristiana.
Rea, figlia di Urano e di Gea, madre di Zeus, particolarmente onorata a Creta, dove leggenda vuole abbia fatto allevare il figlio Zeus in una caverna del monte Ida, e per questo detta anche madre Idea o montana. Rea Cibele rappresentava la natura montagnosa che come ci spiega Felice Ramorino «ne’suoi cupi recessi alberga e feconda tanta parte della vita universale». Deità frigia – la sua patria Pessinunte – era venerata col nome di Gran Madre. «Qui favoleggiavasi – continua Ramorino – che la Dea amasse andare attorno su un carro tirato da leoni, o pantere, e col corteo de’ suoi sacerdoti detti Coribanti […], i quali forniti di timbali e concavi dischi metallici e corni e flauti, si abbandonavano a una musica strepitosa ed orgiastica. I miti che si riferiscono a questa Dea portano pure un carattere selvaggiamente fantastico come tutto il suo culto».
Al tempo della seconda guerra punica, il culto di Cibele fu trasferito a Roma per consiglio dei libri sibillini che vaticinarono esito positivo se la sacra pietra nera – simbolo della divinità e forse pietra meteoritica – fosse arrivata a Roma e ivi rimasta per sempre. I Sacerdoti della Dea, anche a Roma detti Coribanti o Galli, la onoravano ogni anno, tra strepiti, ululati e sovreccitazione orgiastica.Si trattava in realtà di riti cruenti e talvolta sanguinosi, che arrivavano finanche all’evirazione dei sacerdoti, riprendendo l’arcaica tradizione dell’uccisione di bambini e di giovani ragazzi, o della castrazione del maschio perché si restituisse, in qualche modo, alla terra, ciò che essa aveva donato. Quindi offrirle il sangue significava propiziarsi la Dea e le vittime sacrificali dovevano sempre appartenere al sesso maschile perché il seme maschile penetrasse nella terra fecondandola.
Secondo Neumann, infine, la pratica di indossare abiti femminili da parte dei Coribanti o Galli configurava, insieme al sacrificio della virilità, la completa identificazione con la Grande Madre. L’annullamento del maschile tramite abbigliamento femminile si conserva ancora presso il clero cattolico. Si diventava dunque suoi rappresentanti, proiezioni della Gran Madre. Si diventava femminili. Se aggiungiamo, infine, che il tamburello è attributo costante nell’iconografia della Dea, allora proprio tutto torna.

Ecco, la Candelora e le sue candele, con devozione e raccoglimento portate accese innanzi all’altare, nell’atto di consegnare a Maria i desideri dello spirito, per essere poi spente una volta espressi; la presenza del “femminile”; i canti, le tammoriate e le danze da offrire alla Mamma Schiavona, come il popolo la chiama, che tutto accoglie e tutto perdona. E’ la festa della spiritualità, della rinascita a nuova vita, quando in primavera tutto si risveglia e inizia un nuovo ciclo. È la festa della luce. Una festa che fa parte della nostra identità, da non perdere anche se non siete fedeli…
(Fonte: Gabriella Martini su Identità Insorgenti)

Vale anche la pena di ricordare che Napoli è stata una delle prime città ad istituire il registro delle unioni civili.