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29
Dic 16

Ad un figlio dei “Quartieri” il premio “Giocatore dell’anno” del Guardian

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La storia di Pisacane è definita dal Guardian di «grande ispirazione». Al giocatore, come è noto, fu diagnosticata da giovanissimo la grave malattia che si manifesta con una paralisi progressiva. Pisacane trascorse tre mesi e mezzo in ospedale e per 20 giorni rimase addirittura in coma. Poi la riabilitazione, la lenta risalita, il sogno di giocare in serie A inseguito con coraggio e determinazione e infine realizzato il 18 settembre scorso. Il tecnico del Cagliari, Massimo Rastelli, lo ha fatto debuttare nella massima serie nel match contro l’Atalanta vinto dai sardi per 3-0. E a fine partita, Pisacane non ha trattenuto l’emozione: «Scusate, non ce la faccio», ha detto davanti ai microfoni, prima di scoppiare in lacrime.

FABIO L’INCORRUTTIBILE

La sua favola calcistica ha conquistato il Guardian, che nel suo lungo articolo dedicato a Pisacane ricorda anche come nel 2011, quando giocava col Lumezzane, il giocatore cresciuto nei quartieri spagnoli a Napoli rifiutò 50mila euro per alterare il risultato di una partita: un gesto premiato anche dalla Fifa con la nomina ad ambasciatore per il calcio pulito nel mondo, la stessa conferita in precedenza a Simone Farina.

LA SORPRESA

Ora che è arrivato anche il riconoscimento del Guardian, Pisacane non nasconde il suo stupore: «Onestamente, niente di quello che faccio è per essere un esempio per le altre persone. Non fa parte del mio modo di essere, io sono un ragazzo semplice e umile», sottolinea il giocatore, che riguardo la grave malattia che lo ha colpito da giovane afferma: «Ho sempre detto che la malattia non era venuta per uccidermi, altrimenti ora non sarei qui. La malattia è venuta per darmi qualcosa di buono».

Fonte: La Stampa.it


29
Dic 16

Surgelata appena sfornata e a domicilio in 24h. L’idea di due imprenditori napoletani

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L’idea non poteva che essere Made In Naples. Se surgelata deve essere, che almeno sia buona e fatta con prodotti d’eccellenza. A lanciarla due imprenditori partenopei, Maurizio Ramirez e Guido Freda.

Si chiama ‘A pizza, la prima pizza artigianale preparata secondo la tradizione dei pizzaioli partenopei, subito surgelata per poter essere consumata comodamente a casa in ogni momento. Lo slogan è chiaro: “Dal forno di Napoli a casa tua. Il Gusto che non si perde per strada!”.

‘A pizza viene cotta in alcuni forni a legna a Pozzuoli dove i pizzaioli campani “ammaccano e conciano” pizze come farebbero in una vera pizzeria: impasto tradizionale, solo farina 00, acqua e lievito madre, nessun conservante né aromi aggiunti.

Appena sfornata ‘A pizza viene poi surgelata attraverso un processo di abbattimento rapido che ne preserva fragranza e gusto: le pizze sono inserite in un tunnel di refrigerazione che le surgela, facendole passare da 90 gradi a -20 gradi in pochi minuti. Bastano poi otto minuti nel forno di casa a 200 gradi per gustare una vera pizza napoletana come appena sfornata. ‘A pizza si ordina via telefono al numero verde 800 931193 oppure online: si può scegliere tra sette varianti (Margherita, Bufalina, Bianca, Primavera, Porcina, Vegetariana, Friariella).

Entro 24 ore, questa la rivoluzione, arriva a domicilio in tutta Italia in una bag di cartone: il prodotto viene confezionato in uno speciale frozen packaging. Il prezzo va dai 4,50 ai 7 euro.

“Il progetto è nato dalla volontà di portare i prodotti napoletani ‘artigianali’ nel mondo. Anziché esportare pizzaioli, come spesso capita, abbiamo deciso di tenerli qui e di esportare solo le pizze, mantenendo integre le loro qualità organolettiche.” ha raccontato Ramirez a Dissapori, l’on line dedicato alla cucina e alla ristorazione. Ci sono voluti due anni e mezzo per mettere a punto l’idea imprenditoriale, dal calibrare una pizza che rispetti la tradizione e il suo rigido disciplinare al trasportarla e consegnarla senza alterarne il sapore. Forse i napoletani non apprezzeranno la surgelata doc. Ma certo nel resto d’Italia è un’ottima soluzione per mangiare una buona pizza originale anche se surgelata.

fonte: Identità Insorgenti


29
Dic 16

Così il giornale svizzero-tedesco Der Bund esalta la bellezza di Napoli invasa dai turistiIN

Festiva, profondamente religiosa, amante della drammaticità. Così viene descritta Napoli in un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul giornale svizzero-tedesco Der Bund. Protagonista la città di Napoli, visitata come in un pellegrinaggio e di cui vengono descritte le chiese e le tradizioni, come quella del presepe, che la rendono unica al mondo. Pubblichiamo di seguito una traduzione dell’articolo a cura di Marica Mazzella (QUI l’articolo originale).

“Cupole, chiese e presepi”

Nel periodo prefestivo, Napoli mostra il suo lato più bello: festivo e profondamente religioso. Un pellegrinaggio nella città che durante l’avvento ama la drammaticità.

Il viaggio dell’avvento a Napoli è meglio iniziarlo dall’alto, dal quartiere del Vomero: la città si trova ai piedi dello spettatore, in una luce dorata attraverso cui il Vesuvio lo saluta maestosamente. Lo colpisce la Certosa di San Martino, maestosa come un palazzo sotto il Castel Sant’Elmo. La pietra angolare della Certosa fu posata da Carlo, Duca di Calabria, nel 1325. Conosciuti come appassionati collezionisti d’arte, i monaci certosini hanno fatto decorare l’insieme tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo dai migliori artisti. La chiesa e le sue cappelle sono riccamente decorate con mosaici, intarsi, affreschi, sculture e dipinti e offrono un affascinante spaccato della storia di Napoli. Difficilmente si può averne abbastanza di questo barocco lussureggiante.

Il Centro Storico di Napoli fu dichiarato nel 1995 patrimonio mondiale dell’UNESCO. Le attrazioni della metropoli sono numerose e significative. Si possono ammirare palazzi e musei, chiese – devono essercene centinaia – e monasteri. Si va avanti e indietro per le strade strette del Centro Storico, pavimentate in pietra lavica. Qui si compra e si vende, si contratta e si ride, si mangia e si beve. Da molte facciate cade l’intonaco, il bucato sbatte al vento come sempre, nelle vecchie case le persone anziane si fanno mandare dagli appartamenti ai piani superiori giornali e cibo in cestini appesi ad una corda. Le famigerate montagne di rifiuti degli anni passati non si vedono da nessuna parte.

Alchimia e miracolo del sangue

Come sempre, nell’anima napoletana sopravvive l’amore per il patrono della città, San Gennaro. Con pathos e amore per la drammaticità i credenti seguono il cosiddetto miracolo del sangue nel Duomo magnificamente arredato. Ogni anno, il primo fine settimana di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre si celebra il miracolo della liquefazione del sangue nel Duomo di San Gennaro: una sostanza conservata in una fiala come una reliquia, che dovrebbe essere il sangue essiccato di San Gennaro, passa allo stato liquido. Se il miracolo non avviene, significa che la città avrà grandi difficoltà. I chimici sono abbastanza sicuri che si tratti di una sostanza tissotropica – un gel che, attraverso un contatto meccanico come l’agitazione, si liquefa. Poteva essere preparato certamente già dagli alchimisti del Medioevo.

Tuttavia, tali spiegazioni scientifiche non impressionano i fedeli. Dopo la mancata liquefazione del sangue nel 1980, non venne un pesante terremoto? E nel 1988, la SCC Napoli non ha perso per poco la coppa italia? “Non è vero, ma ci credo”, recita un detto napoletano.

In ogni caso, quello per San Gennaro è un culto. Il nostro viaggio è un pellegrinaggio per l’Ufficio Pellegrinaggi Bavarese, quindi nel programma c’è una messa nel centro religioso della città. Fare un pellegrinaggio per la chiesa cattolica di Monaco non significa solo fornire una guida turistica tecnicamente competente, ma anche conoscere un religioso che quasi quotidianamente dirige il culto. “Il pellegrino appartiene alla vita, la Chiesa appartiene al villaggio e alla Locanda vicino”, sorride Monsignore Wolfgang Bouché dopo una tipica pizza napoletana accompagnata da acqua e vino. Il monsignore ha accompagnato il gruppo insieme alla guida Johannes Modesto. Le visite religiose sono quindi condotte per lo più anche sotto un aspetto ecclesiastico e religioso.

Niente Natale senza presepe

La varietà degli oggetti è considerevole. Qui c’è la piccola Cappella barocca di Sansevero, con il Cristo Velato e il suo panneggio scolpito nel marmo. Lì la Chiesa dei Girolamini e Santa Chiara, il cui chiostro impressiona con le migliori maioliche di tutta la Campania – stagno smaltato colorato, la cui tecnica è di origine araba. Eccezionale la chiesa monumentale di San Domenico Maggiore, che è strettamente legata alla vita del padre della Chiesa Tommaso d’Aquino. E dietro la facciata spettacolare della chiesa gesuita del Gesù Nuovo, si snoda l’inaspettato splendore degli interni barocchi.

Nessun Natale senza presepe. Ne abbiamo visto un esemplare enorme e particolarmente maestoso già nella Certosa di San Martino, vale a dire la collezione di Michele Cuciniello. In mezzo a ben 180 pastori, 10 cavalli, 8 cani, la gente che lavora e i musicanti marocchini ci si perde quasi la vera scena del Presepe della nascita di Cristo con Maria, Giuseppe e i tre Magi dall’Oriente.

Costoso artigianato

Da secoli Napoli è famosa per i presepi personalizzati. La maggior parte delle famiglie ha i loro propri esemplari sempre in crescite, nelle chiese della città si trovano spesso enormi paesaggi della Natività con le figure più diverse, scene di vita quotidiana mostrate in dettaglio che testimoniano il piacere e la gioia di vivere, ma anche la profonda pietà popolare. Gli artisti mantengono realismo e ricchezza di dettagli. Vale la pena di guardarli al lavoro.

A La Scarabattola in via dei Tribunali, la famiglia dei fratelli Giuseppe e Luigi Cesarini lavora già dal 1834 alle loro figure elaborate, fatte di terracotta e imbottite di paglia e bambù. L’arte si trova nei dettagli. Una figura appare pregiata e quasi viva quano gli occhi sono fatti di vetro e non solo dipinti , e quando indossa dei begli abiti di materiale prezioso e non solo bandierine di plastica. Il prezzo di un tale gioiello può arrivare tranquillamente a qualche centinaio di euro.

Macchiette della politica mondiale

Via San Gregorio Armeno, al Centro Storico, è definita una vera e propria “via dei presepi”. Artigianato elegante e produzione di massa si trovano qui fianco a fianco. Spesso vip contemporanei sono presi in giro. Calciatori, Angela Merkel, Silvio Berlusconi e adesso anche Donald Trump sono riprodotti in argilla. Trovano ampio spazio l’umorismo e l’ironia, accanto alle numerose figure di Pulcinella e i cornetti rossi contro il malocchio.

Ancora più sfarzo e fascino mostra la Reggia di Capodimonte. Il Palazzo, circondato da un ampio parco, oggi ospita un museo, con dipinti di Botticelli, Raffaello, Tiziano e Caravaggio, ed è giustamente considerata una delle migliori collezioni d’arte d’Italia. Anche da qui, lo sguardo si rivolge al mare. Il Vesuvio, un po’ nuvoloso, ci saluta ora a sinistra, e in alto a destra si trova la Certosa. Il cerchio è stato chiuso.


23
Dic 16

Napoli si ferma per un minuto col #MannequinChallenge per augurare buone feste (VIDEO)

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Sta diventando ormai virale il video diffuso dalla Quarta Muncipalità del Comune di Napoli per augurare buone feste.

Questa la presentazione del videovideo che nasce da un’idea di Luca Delgado e Stefano Maria Capocelli:

3000 anni fa nasceva la città di Napoli e da allora non si è mai fermata. Per augurarvi buone feste, quest’anno, nella @Municipalità 4 di Giampiero Perrella, hanno provato a fermarla per un minuto!

Diretto da Luciano Filangieri, il video si ispira alla nuova tendenza in voga negli Stati Uniti. La ‘mannequin challenge’ consiste nel registrare un gruppo di persone completamente immobili, come dei manichini appunto. Scene di vita quotidiana, la sfilata sul red carpet, una sessione di allenamento di nuoto: sono ormai centinaia i filmati postati sui social network. Esploso nelle scuole americane, è un trend che ha già contagiato gli utenti europei e adesso anche nella città di Napoli.

All’interno come attori: Gino Sorbillo, Francesco Andoli, Paco Rapillo, Eliana Manvati, Adriano Di Domenico, Rosario Schiano, Paolo Gramegna, Marco Santoro.


21
Dic 16

Il nuovo esemplare di utente dell’internet: il SAVIANISTA

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Da qualche tempo la già colorita fauna della rete si è arricchita di un nuovo esemplare, fanatico, a tratti irragionevole, poco incline al dialogo: il “savianista” (NB: è di questo esemplare che si parla nel post e non dello scrittore). Costui, tuttologo, esperto di camorrologia e mafiologia, fan sfegatato del buon Roberto Saviano, bazzica la bacheca del nostro da mane a sera, attendendo il superno verbo dell’autore di Gomorra che spazia su qualsiasi argomento che, il Nostro, intende trattare: dal buco dell’ozono all’ omicidio Kennedy, passando per la tripletta di Mertens, fino all’incremento del prezzo del cuoppo di fritto e del tarallo ‘nzogna e pepe venduto a Mergellina.

Conosce a memoria le battute di Gomorra (fiction che adoro) e crede che Genny Savastano sia il vero sindaco di Giugliano.

Il savianista (al limite del groupismo) non ammette che possa essere messo in discussione quanto Roberto scrive. E stì cazzi se si tratta ad esempio del buon Sandro Ruotolo, Giornalista Giornalista, uno dei veri eredi di Siani, uno che compie inchieste contro la camorra battendo palmo a palmo le terre sottratte allo Stato dai malavitosi  e, per questo, minacciato di morte, tanto che vive sotto scorta.

Oggi pure Sandro Ruotolo ha scritto:

Non ti chiedo di cambiare ma di comprendere che Napoli invece sta cambiando: è diventata un laboratorio straordinario di aggregazione, di democrazia dal basso. Quando negli anni ‘80 ho lavorato alla Rai di Napoli, lo scrittore Luigi Compagnone era un mio collega. Luigi amava descrivere la nostra città come un arcipelago dove, però, mancavano i ponti necessari a collegare le varie isole. Quando nel 1997 fu uccisa mia cugina Silvia Ruotolo, io me la presi con quella borghesia che faceva finta di nulla. Oggi non è più così. Segmenti della società civile sono andati oltre la pura indignazione.

[…]

Le piazze a Scampia ci sono ancora, ma si sono ridotte. Alcune sono addirittura diventate piazze della legalità. Lo spaccio di droga si è trasferito altrove. Nessuno si sogna di dire che Napoli è diventata un Eldorado. Sarebbe una presa in giro. Ma sai bene, caro Roberto, che se alle stese organizzate dalle paranze dei guaglioni si risponde esclusivamente inviando duecento soldatini a presidiare qualche strada, il problema non si risolve. Se sottrai risorse e investimenti, se non affronti la questione sociale, l’emergenza criminale è destinata ad affondare ulteriormente le sue radici. Con il rischio, poi, di vederle diventare inestirpabili. Dunque, non bariamo: il sindaco di una città non decide sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. Può fare altro ma non questo. La responsabilità istituzionale appartiene al governo nazionale.

Da oggi il povero Ruotolo è diventato nù strunz qualunque agli occhi del savianista. E vagli a spiegare chi è Ruotolo, no, niente, il complimento più cortese è che sei un camorrista.

Quindi, anche Paolo Chiariello, giornalista di Sky ha scritto:

Non dirlo apertamente ma farlo credere pubblicamente e con prosopopea che il sindaco di Napoli Luigi De Magistris (pur senza mai nominarlo) è un caudillo che confonde proclami con realizzazioni è una frenastenia che serve solo a confondere le acque già torbide di una città che prova a ripulirsi. Roberto Saviano ha tanti meriti che vogliamo riconoscergli ma confonde sentimenti e risentimenti su una Napoli che, sia detto senza offesa, non conosce più. De Magistris può non piacere, può essere considerato troppo di destra o troppo di sinistra, può stare sul cazzo (perdonatemi il francesismo), lo si può apostrofare populista, movimentista o quello che civilmente si vuole dire di negativo sul suo modo di amministrare, ma certo non gli si può non riconoscere onestà, impegno al servizio di Napoli e il merito di aver dato una rotta ad una città che aveva trovato in bancarotta, senza servizi, piena di monnezza, sfiduciata, asservita a comitati d’affari vari, succube di una borghesia grigia e sotto camorra. Ripeto, De Magistris non è Gesù Bambino ma definirlo caudillo è insensato, sciocco, offensivo e ingeneroso. Ed è un giudizio che non lo si può giustificare manco in nome di un libro da promuovere, “La paranza dei bambini”, che è un pezzo di verità su Napoli, non la verità. Ultimamente a me certe uscite di Saviano appaiono incomprensibili, mi sfugge la logica e pure la filosofia di fondo.

Anche Paolo Chiariello che è un giornalista da strada e non da cameretta, è diventato un fesso qualunque agli occhi del savianista. Se gli fai notare che Chiariello è uno che la cronaca la fa dalla strada e dai quartieri di Napoli, e non da un residence, ti becchi l’accusa di affiliato agli scissionisti.

Poi pure un magistrato napoletano, PM della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli gliele ha cantate: Roberto, Napoli è cambiata grazie al lavoro costante di tanti magistrati e dei cittadini, torna e smetti di raccontare una città che non vivi più da tempo.

Per il savianista, che a tratti diventa pure complottista, Maresca chissà che interessi ha per censurare Saviano e finisce per diventare un membro della trilateral della camorra qualunque. Un Salvatore Conte qualsiasi. Mah.

Infine il sindaco di Napoli che chiarisce:

“La nostra non è una difesa che nega i problemi. Ma dobbiamo dire la verità: oggi Napoli si sta riscattando”. […]”di tanti giovani impegnati, della borghesia che si sta risvegliando, dei ceti popolari che si stanno mobilitando nelle periferie”. “A Napoli – ha aggiunto il sindaco – c’è tanta umanità, c’è voglia di riscoprire il ruolo internazionale della città, ci sono piazze di spaccio diventate piazze di legalità e dire questo non significa negare che c’è la camorra”.

Anche qui, per il savianista, De Magistris è un giovane caudillo  che pensa solo a mettere alberi di Natale a cazzo sul lungomare “libberato”.

E quest’è. Dopo questo post, acquisterò anche io, nell’immaginario del fondamentalista di cui sopra, lo status di napoletano colluso con la camorra, omertoso ed aspirante boss. Uno di quelli che “uè, facimm pesh e pesh? E tiè tiè, pò pò pò pò pò pò”

 


17
Dic 16

Mentre “altrove” avvisi di garanzia e arresti, a Napoli #unpopoloincammino contro la camorra

State tranquilli, questa notizia non l’ha data alcun telegiornale. Perché la Napoli “pulita” non fa notizia e non è funzionale. Neppure quella che manifesta contro la camorra.

Da Identità Insorgenti:

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foto Identità Insorgenti

Mentre i fedeli al Duomo invocavano San Gennaro che oggi non ha concesso il prodigio, a poche centinaia di metri, piazza Dante, centinaia di persone scendevano in piazza con altri preti, quelli dei quartieri Sanità e Forcella, uniti sotto il nome di Un Popolo in Cammino. Una marcia contro le camorre dai alcuni di quei quartieri che ne sono più infestati, quelle di cui non sentirete parlare dai Saviano, dai Santoro, o dalla stampa nazionale.

La racconta così Ivo Poggiani, presidente della 3 Municipalità, proprio quella che include la Sanità: “Un tranquillo venerdì di dicembre:

MILANO: Il sindaco Sala si autosospende perché coinvolto nell’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta relativa ai maxi-appalti di Expo, il colossale grande evento che tenne in ostaggio la città lo scorso anno, senza alcun beneficio per i cittadini, ma solo come grande vetrina e fonte di profitto dei soliti noti.

ROMA: arrestato per corruzione, Marra, già uomo di punta del potere della Capitale durante il governo Alemanno e difeso a spada tratta dal sindaco a 5 stelle Virginia Raggi.

NAPOLI: migliaia di persone sfilano in corteo per denunciare la connivenza tra camorra, malapolitica ed imprenditoria, per chiedere che la violenza nei quartieri di periferia si interrompa e per ottenere giustizia e verità per tutte le vittime, dai morti innocenti che si trovavano al posto sbagliato al momento sbagliato a tutti coloro che si sono ammalati perché la camorra ha smaltito nel loro territorio i residui industriali delle imprese, anche e soprattutto di quelle settentrionali.

A volte le coincidenze servono a descrivere in modo straordinariamente efficace la realtà. Mentre la politica nazionale (tutta, inclusa la presunta rivoluzione dei 5 stelle) è al tracollo, presa tra la gestione di affari colossali, le inchieste, gli interesi di bottega, nella nostra città abbiamo deciso che non siamo più disposti ad aspettare.
A Napoli da tempo esiste qualcuno che non ci sta più e che alza la voce, in strada, nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni.
Hanno provato a ricattarci, a toglierci risorse, a chiederci di inginocchiarci ai poteri forti. Ma a Napoli non siamo più disponibili.

Oggi Napoli è il più grande laboratorio di democrazia del paese: i razzisti e i leghisti che si sono affannati per rimandare un’immagine degradata della città, farebbero bene a prendere appunti.
Adelante!”

A noi piace aggiungere che forse è questo il miracolo di oggi, una comunità che si ritrova in piazza contro la camorra. Una comunità che prova a riprendersi i territori lordati dalla criminalità organizzata e a lanciare un segnale esterno che non sia la consueta narrazione tossica della città. Una Napoli che rialza la testa e che dimostra di saper marciare a testa alta.

15
Dic 16

Reggio 1908: quando lo Stato patteggiò con la ‘ndrangheta

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È da tempo che il magistrato Nicola Gratteri lo ammette senza mezzi termini, come Rocco Chinnici prima di lui: le mafie hanno tratto giovamento e linfa dall’Unita d’Italia diventando, di fatto, sistema.

Chi mi legge da tempo sa di quante volte ho scritto che settori dello Stato Centrale e mafie si sono spartiti il controllo del territorio in aree lontanissime dalla Torino, capitale di un regno troppo piccolo per “gestire” le problematiche e le tensioni di quello che non era solo un Regno ma una Nazione, quella Napolitana.

E questa mattina lo conferma anche Gratteri, presentando il suo ultimo libro Padrini e Padroni ad Agorà: lo Stato, in occasione del terribile terremoto di Reggio e Messina del 1908, affidò alle mafie locali la gestione dei fondi per la ricostruzione, con la promessa che i ras malavitosi indigeni avrebbero tenuto calma e tranquilla la popolazione.
Controllo del territorio appunto, come fu fatto a Napoli affidando di fatto l’ordine pubblico (Vedi Salvatore De Crescenzo) ai camorristi.

“In questo libro riusciamo a retrodatare i contatti della ‘ndrangheta con la massoneria più o meno deviata al 1869. Raccontiamo anche l’importanza dei boss calabresi che ritornano in Calabria dagli Stati Uniti dopo il terremoto del 1908: sfruttano le risorse stanziate per la ricostruzione di Reggio, potendo contare sull’appoggio dei maggiorenti in quasi tutti i paesi e a Reggio Calabria in particolare. La logica che salda questi rapporti è quella della reciproca utilità: voti in cambio di favori.

Nel 1908, un tragico terremoto divora Messina e Reggio Calabria. Si stanziano quasi centonovanta milioni di lire per la ricostruzione, ma la presenza nella gestione dei fondi anche di boss e picciotti – molti dei quali tornati dall’America per l’occasione – causerà danni gravissimi, sottraendo risorse preziose, trasformando le due città in enormi baraccopoli e dando vita a un malcostume ormai diventato abituale.

Chiudo con un video eloquente di Gratteri sulle modalità di realizzazione dell’unificazione.


13
Dic 16

Natale a Napoli: il giocattolo “sospeso” offerto all’umanità

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Così come il caffè sospeso, tradizione ed invenzione tipicamente napoletana, è un gesto offerto all’umanità, a Napoli anche il giocattolo diventa “sospeso”.
Lo annuncia il consigliere Felaco dal proprio profilo Facebook:


Come ha detto il Sindaco, in questa città abbiamo il caffè sospeso, il Sindaco che è stato sospeso, non potevano non avere anche il giocattolo sospeso.

Il diritto al gioco è sancito dall’Art. 31 della Convenzione sui diritti dell’infanzia dell’O.N.U.
È un momento di crescita fondamentale per tutti i bambini.
Tutti i napoletani che possono permetterselo, possono recarsi in uno qualsiasi dei 16 storici giocattolai (niente amazon), comprare un gioco e lasciarlo in negozio affinchè altri genitori possano regalarne uno ai propri figli.

Ecco l’elenco dei giocattolai aderenti: http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/31665
Non c’entra niente il Natale. Questo è il periodo dell’anno in cui si comprano più giocattoli.
Non sono sicuro che iniziative del genere possano andare in porto in tutte le prime città in testa alla classifica de #Ilsole24ore ma #Napoli è anche questa e dovremmo esserne consapevoli.

Grazie ai giocattolai e all’ Asessore Clemente che hanno fortemente voluto questa iniziativa.Per quanto mi riguarda non potevo “sospendere” una barbie…ho lasciato in negozio un bellissimo #xilofono perchè se il gioco è bello, suonare e giocare è fantastico.
Tutti i bambini dovrebbero avvicinarsi alla musica giocando.


12
Dic 16

Papa Francesco invita De Magistris in Vaticano: Napoli è rimasta umana

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E’ lo stesso sindaco di Napoli a comunicarlo attraverso il proprio profilo Facebbok:

Papa Francesco ha convocato venerdì e sabato scorsi in Vaticano i Sindaci europei più impegnati sul fronte rifugiati. Napoli è stata molto apprezzata per le sue politiche di solidarietà, accoglienza ed umanità. Centralità delle persone sul capitale economico. Città dell’essere prima ancora dell’avere. Una Città con una profonda visione Politica. Il ruolo di Napoli è fondamentale quale capitale del mediterraneo. Ho avuto anche incontri bilaterali molto importanti con numerosi Sindaci, tra cui Parigi, Barcellona, Madrid, Tripoli, Roma. Siamo al lavoro per costruire l’Europa dei diritti e dei popoli, dei ponti di dialogo e di cultura, di pace e amore, contro odio, indifferenza, filo spinato e mura. I rifugiati non sono pericolosi, ma sono solo persone in pericolo. A Napoli siamo rimasti umani.


12
Dic 16

Viesti: ecco perché il Sud ha votato No, al di là degli stereotipi

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Al di là dei pregiudizi e degli stereotipi, sulla rivista Il Mulino, il professore Gianfranco Viesti prova a spiegare al pubblico radical chic non pagante, per quale motivo al Sud il fronte del no abbia sortito certi risultati così importanti, in termini referendari.

Partiamo dalla media votanti: al Sud si vota meno perchè c’è meno senso civico ed interesse per la res publica. In realtà scrive Viesti:

va sempre tenuto presente che la popolazione effettivamente presente nel Mezzogiorno (e quindi in grado di votare) è inferiore a quella residente. E comunque molto più alta che in precedenti referendum. Ciò suggerisce qualche considerazione meditata. Non solo sulle misurazioni del capitale sociale, ma anche e soprattutto sulle forme contemporanee di partecipazione e di espressione della volontà popolare. Azzardo solo una riflessione: mai come oggi i normali canali di rappresentanza politica, al Sud ancor più che nel resto del Paese, sono ostruiti

Tra l’altro il rimborso per il ritorno a casa valeva soltanto ad alcune specifiche condizioni.

A proposito della concezione sulla presunta minorità della espressione del voto meridionale (ricordate Chicco Testa?), Viesti aggiunge:

dando voce a convinzioni sulla «minorità» (e sull’irrecuperabilità) del Mezzogiorno che permeano larghi strati delle classi dirigenti del Nord, che semplicemente evitano di esprimerle pubblicamente, in maniera così avventata. Il Sud è conservatore? Il Sud è ribellista? Temo che sia assai difficile rispondere sulla base di solide evidenze: la ricerca socio-economica applicata nel nostro Paese è quasi scomparsa. Al di là di qualche rilevazione demoscopica, ignoriamo ciò che davvero sta avvenendo nella società meridionale e nelle sue diverse componenti.

Giornalisti e ruling class padana osservano il Sud dal calduccio delle proprie stanze (oltre che dal silenzio delle proprie coscienze) pretendendo di avere una chiara visione del homo terronicus. Un esperimento antropologico da osservare a debita distanza, da blandire con cocci di vetro a fini elettorali. E basta così. Ma al referendum c’è poco da promettere e i votanti mostrano il conto.

Conclude il docente pugliese

Si pensi solo che per come è stata disegnata l’azione redistributiva più importante (gli 80 euro) ne ha tratto beneficio una percentuale di famiglie decisamente più bassa al Sud rispetto al Nord; pur essendo le prime assai più povere. Certo, la disattenzione per il Sud non è stata prerogativa esclusiva dell’ultimo governo. Ma probabilmente nell’ultimo triennio moltissimi cittadini del Sud hanno toccato con mano, nei propri luoghi di vita e di lavoro, l’assenza di iniziativa.