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Ammalarsi a Brindisi e curarsi altrove. Fa comodo a qualcuno?

Il sito salutepubblica.net evidenzia un particolare inquietante che riguarda la città di Brindisi. Questa, insieme con Mantova e Savona è sede di una industria e di attività produttive fortemente inquinanti.

Ora mentre a Mantova e Savona vi sono registri con dati che monitorano la situazione, a Brindisi no.

A Mantova c’è anche una ASL che nel 2011 ha pubblicato una indagine epidemiologica sulla salute riproduttiva da cui si evince che nell’area SIN rispetto all’area non-SIN gli aborti spontanei, i neonati nati morti, le malformazioni congenite, i nati sottopeso, i nati pretermine sono di più, mentre il rapporto dei sessi alla nascita è invertito, tipico dell’inquinamento da diossine e dell’insulto ambientale in genere. Perchè Brindisi dovrebbe fare eccezione?

Un altro esempio virtuoso viene da Savona. Se ne è venuti a conoscenza dalle dichiarazioni di un consulente della Procura della Repubblica di Brindisi durante un’udienza del processo per le polveri di carbone sui campi intorno alla centrale di Cerano.

La cosa che mi ha particolarmente sorpreso – ha infatti dichiarato il perito – quando ho avviato le indagini è stata l’assoluta carenza di dati sugli inquinanti”. Alla richiesta di chiarimenti del Pubblico Ministero ha quindi risposto “La Provincia di Savona (dove si trova la centrale di Vado Ligure, ndr) – ha commissionato a due o tre laboratori queste misure per capire se erano al di sopra o al di sotto dei valori obiettivo. Anche a Brindisi mi aspettavo elaborati che mi permettessero di stabilire se i livelli presenti potevano essere correlati dal punto di vista epidemiologico con determinate patologie”. Emerge chiaramente una assenza di controlli sui microinquinanti come i metalli pesanti ed in particolare il nichel, cancerogeno riconosciuto dalla IARC, che il perito della Procura ha misurato nei pressi della Centrale di Brindisi in concentrazioni oltre 20 volte quelle misurabili in città come Milano o Roma.

Ed ancora:

Ammalarsi a Brindisi di una grave malattia non è la stessa cosa che ammalarsi a Savona o a Mantova in termini di possibilità di cura. Lo dimostrano gli studi Eurocare e la continua migrazione in strutture sanitarie del centro-nord di migliaia di ammalati e loro parenti con perdita di risorse pubbliche e di reddito familiare.

Non è che questa migrazione, come le altre, fa comodo alle tasche (e al Pil) di qualcuno?

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