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Patate e buoi dei paesi tuoi: le Salento Chips

Esperienze di acquisto a chilometro zero, di produzione dal territorio, rigorosamente Made in Sud. E se ci ripetono che dobbiamo fare da soli, noi li prendiamo alla lettera.

Da una delle regioni del Sud più imprenditoralmente attiva ed intraprendente, la Puglia, nascono le patatine del Salento.

I nomi rigorosamente salentini :Classico, Grika e Pizzika L’azienda che le produce è la Salento Chips. Una iniziativa che è corroborata dall’impegno dell’associazione identitaria e meridionalista “Briganti”, che ha fatto del Compra Sud un cavallo di battaglia.

Contro l’assistenzialismo che si perde nei rivoli e nelle tasche dei soliti noti, l’imprenditoria ed il consumo si fanno consapevoli. Per fermare l’emorragia di menti e denaro, lo sviluppo va creato ed incentivato sul territorio.

Le patate delle quali l’azienda pugliese si serve sono coltivate nel Salento e IMG-20140619-WA0041in Campania, mentre gli altri passaggi industriali per confezionare lo snack sono distribuiti tra la provincia di Lecce, la Basilicata e Napoli. Uno dei propositi principali della Salento Chips è quello di poter realizzare tutta la filiera – dalla coltivazione al packaging – nel  territorio, creando così un prodotto completamente “made in Salento”.
Una filiera che utilizza le risorse e le materie prime rigorosamente made in Sud, senza il timore e l’orgoglio di indicarne la provenienza. Perchè le produzioni agroalimentari meridionali sono ricche di eccellenza e qualità, oltre che di rigorosissimi controlli.
Come sosteneva l’economista Paolo Savona “Dal sud escono risorse per 72 miliardi l’anno e di questi 63 miliardi vanno al centro-nord sotto forma di acquisti netti, mentre i trasferimenti pubblici sono stimati in circa 45 miliardi”.
IMG-20140619-WA0036Se, provocatoriamente ma non troppo,  riuscissimo a trattenere sul territorio, col consumo consapevole e l’acquisto a chilometro zero, parte di quei 63 miliardi, forse riusciremmo ad invertire la tendenza di un Pil in caduta libera. E a migliorare anche l’ambiente. E se riuscissimo davvero a costruire una rete imprenditoriale, come questa, non gelosa del proprio particolare, ma in grado di condividerla ed interagire con gli altri attori del territorio, per affrontare le sfide del mercato globale e le carenze logistiche ed infrastrutturali, avremmo raggiunto un buon risultato.

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