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06
Mag 15

Infettato dalla Xylella un ulivo ligure vicino al confine francese

La Francia pone l’embargo alla flora pugliese per evitare di beccarsi la xylella fastidiosa (batterio degli ulivi), ma probabilmente ce l’ha già in casa.

Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Askanews infatti:

Secondo fonti di Bruxelles, non ancora confermata notifica all’Ue Bruxelles, 6 mag. (askanews) – La Xylella Fastidiosa, il batterio considerato responsabile del disseccamento degli ulivi in diverse zone del Salento, è stata ritrovata in una pianta di ulivo di piccole dimensioni, tenuta all’aperto in un “garden centre” in Liguria, in una zona non molto distante dal confine francese. Lo hanno riferito ad Askanews fonti di Bruxelles, secondo le quali la pianta non presentava sintomi, ma era infettata dalla Xylella. Il ritrovamento sarebbe avvenuto alla fine di aprile, e sarebbe già stato comunicato alla Commissione europea, che però non ha ancora confermato il ricevimento della notifica. Secondo le fonti, la pianta infetta proverrebbe da un’altra regione italiana, che non è la Puglia

Embargo previsto per le piante liguri?

Intanto, secondo quanto riferisce l’Ansa la Guardia di finanza e Corpo forestale dello Stato hanno sequestrato una decina di pc nel Dipartimento di Agraria nonchè documentazione nella sede barese del Cnr e in due centri ricerca della provincia  nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Lecce sulla diffusione del batterio Xylella, ipotizzando la diffusione colposa del batterio (sic!)


31
Mar 15

Treni…taglia 35 milioni a Lecce e li dirotta su Venezia

Poi dite che siamo “fissati” noi, ma la cronaca finisce per dare sempre ragione a chi, proprio come noi, denuncia il costante taglio di fondi per mezzi ed infrastrutture da destinare al Sud. Trenitalia poi, ex Ferrovie dello Stato (ma quale?) dai tempi dell’ AD Moretti, è maestra in tal senso.

Succede che in quel Sud dove per andare da Reggio Calabria a Bari occorrono ben 9 ore di treno, proprio in quel Sud dove Matera ancora è irraggiungibile dal resto del mondo su strada ferrata (se si eccettua il trenino a scartamento ridotto che l’accomuna alle colonie africane dell’Italia coloniale degli anni 30), dove come Cristo, l’alta velocità si ferma a Napoli e si tentenna a costruirne una che possa unire, come asserisce il sottosegretario Delrio, Napoli a Bari a causa della natura orografica del territorio (ci stanno le montagne di mezzo, mannaggia), in quel Sud che vede tagli costanti e soppressione delle linee come in Calabria, proprio in quel Sud, Trenitalia taglia 35 milioni di euro destinati al polo industriale Lecce – Surbo. Poi si scopre che 10 milioni, di quelle risorse destinate al Salento, andranno al polo Venezia Mestre.

Il polo di Surbo, grazie ai 35 milioni previsti, avrebbe provveduto alla manutenzione completa del nuovo materiale rotabile dei Frecciabianca che da Lecce viaggiano verso il Nord (Milano, Torino, Venezia): l’investimento avrebbe garantito di operare anche a Lecce-Surbo la manutenzione dell’intero treno, cioè carrozze e locomotori. Un investimento di questa portata avrebbe avuto delle ricadute occupazionali importantissime nel Salento, in un momento in cui la disoccupazione cresce. Adesso lo scenario è sempre più incerto (fonte: Corriere Salentino).

Il tutto nel silenzio del governo davanti all’azione dell’azienda che si rimangia quanto previsto nel piano di impresa 2015-2020 come se nulla fosse.

Intanto un movimento trasversale di parlamentari pugliesi tuona contro “l’ennesimo regalo fatto al Nord a discapito del Sud” (proprio così, a proposito vi ricordate quando il senatore Boccia pugliese e piddino faceva altrettanto contro i tagli del governo al Mezzogiorno, era circa settembre, ) non facendo l’unica cosa coerente in certi casi, ossia dimettersi dai propri partiti e rischiare la poltrona per amore della propria terra e delle proprie idee. Ma figuriamoci…


25
Set 14

Lecce: ecco l’ecopelle ricavata da materiali di scarto

Si conferma culla dell’innovazione, la terra di Puglia. L’università del Salento ha infatti realizzato, con materiali di scarto, la prima eco pelle  in grado di sostituire egregiamente la pelle di derivazione animale nell’industria del tessile, dell’arredamento e automobilistica. La scoperta, frutto della nuove nanotecnologie, grazie al lavoro di instancabili batteri che agiscono su materiali di scarto, conduce alla realizzazione di una pelle simile alla cellulosa.

Il progetto della squadra compsta da Rossella Nisi, ricercatrice di biologia vegetale, Antonio Licciulli, professore aggregato di Scienza e Tecnologia dei Materiali dell’Università del Salento, Mariangela Stoppa, laureata in Disegno Industriale e Comunicazione visiva nonché dottorata in Architettura e disegno sperimentale, Pasquale Cretì e Maria Concetta Martucci, tecnici del Cnr, si è aggiudicata il podio della Start cup Puglia 2014 nella categoria “Industrial”. La somma ottenuta con la vittoria servirà per gli investimenti nella creazione di un’impresa di bio-industria.


20
Giu 14

Patate e buoi dei paesi tuoi: le Salento Chips

Esperienze di acquisto a chilometro zero, di produzione dal territorio, rigorosamente Made in Sud. E se ci ripetono che dobbiamo fare da soli, noi li prendiamo alla lettera.

Da una delle regioni del Sud più imprenditoralmente attiva ed intraprendente, la Puglia, nascono le patatine del Salento.

I nomi rigorosamente salentini :Classico, Grika e Pizzika L’azienda che le produce è la Salento Chips. Una iniziativa che è corroborata dall’impegno dell’associazione identitaria e meridionalista “Briganti”, che ha fatto del Compra Sud un cavallo di battaglia.

Contro l’assistenzialismo che si perde nei rivoli e nelle tasche dei soliti noti, l’imprenditoria ed il consumo si fanno consapevoli. Per fermare l’emorragia di menti e denaro, lo sviluppo va creato ed incentivato sul territorio.

Le patate delle quali l’azienda pugliese si serve sono coltivate nel Salento e IMG-20140619-WA0041in Campania, mentre gli altri passaggi industriali per confezionare lo snack sono distribuiti tra la provincia di Lecce, la Basilicata e Napoli. Uno dei propositi principali della Salento Chips è quello di poter realizzare tutta la filiera – dalla coltivazione al packaging – nel  territorio, creando così un prodotto completamente “made in Salento”.
Una filiera che utilizza le risorse e le materie prime rigorosamente made in Sud, senza il timore e l’orgoglio di indicarne la provenienza. Perchè le produzioni agroalimentari meridionali sono ricche di eccellenza e qualità, oltre che di rigorosissimi controlli.
Come sosteneva l’economista Paolo Savona “Dal sud escono risorse per 72 miliardi l’anno e di questi 63 miliardi vanno al centro-nord sotto forma di acquisti netti, mentre i trasferimenti pubblici sono stimati in circa 45 miliardi”.
IMG-20140619-WA0036Se, provocatoriamente ma non troppo,  riuscissimo a trattenere sul territorio, col consumo consapevole e l’acquisto a chilometro zero, parte di quei 63 miliardi, forse riusciremmo ad invertire la tendenza di un Pil in caduta libera. E a migliorare anche l’ambiente. E se riuscissimo davvero a costruire una rete imprenditoriale, come questa, non gelosa del proprio particolare, ma in grado di condividerla ed interagire con gli altri attori del territorio, per affrontare le sfide del mercato globale e le carenze logistiche ed infrastrutturali, avremmo raggiunto un buon risultato.

22
Apr 14

Salento: ancora bufale sul batterio degli ulivi

E’ ormai pressochè smascherata la bufala che funge da giustificativo per l’eradicazione di tanti ulivi salentini. Questo quanto dichiara il forum Ambiente Salute su Salviamo il Paesaggio:

L’area interessata comprende dagli 8.000 ai 10.000 ettari, e sarebbero fino a 600.000 gli alberi d’olivo che rischiano l’eradicazione. Numeri biblici, per uno scenario di devastazione da film di fantascienza! Pesticidi e diserbanti chimici da usare con la scusa di eliminare tutti i “serbatoi di inoculazione”, (si parlava, persino, di irrorazione dall’alto con l’uso degli aerei), e squadre, financo, di militari, lanciafiamme contro erbe e muschio, ed eradicazioni!

Si è parlato, non a caso, con preoccupazione e rabbia da parte dei cittadini, di “shoah degli ulivi”, e di “olocausto chimico del Salento”, e in tanti hanno perso il sonno per via degli incubi di tutto questo assurdo scenario da guerra contro tutto ciò che vuol dire Salento!

Il brutto gioco messo in piedi ad arte, e che oggi crolla rovinosamente, è ormai fin troppo palese. Dopo esser stati chiamati ad intervenire per studiare la particolare sintomatologia del disseccamento di alcuni rami degli ulivi, (chiamati anche da alcuni nostri attivisti, cittadini sensibili all’ambiente), dei tecnici preposti giunti sui luoghi vi trovano sugli alberi diversi patogeni, insetti e muffe, ma anche poi un batterio, di questo i primi studi ben dimostrano essere non patogeno per alcuna coltura e, addirittura, un batterio che esperimenti pubblicati, inoculato nell’ulivo, non ha dato mai sintomatologie patogene. “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di Xylella fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo” (articolo pubblicato il 30 ottobre 2013 sul sito della Accademia dei Georgofili, per l’approfondimento sul caso degli olivi salentini).
Per cui, dai tecnici locali, si è presentato tale batterio, qui nel Salento, come concausa della sintomatologia degli ulivi; sintomatologia bollata subito come “terribile contaminante epidemia senza alcuna speranza”; finché, poi, nelle uscite sui media più nazionali, dai medesimi tecnici, il batterio trovato è stato presentato come il principale imputato responsabile, il “batterio killer”! E così, è stato anche presentato da tutti gli enti sciacallo, e politicanti, accorsi sulla scena come avvoltoi per banchettare del Salento e sui possibili lauti fondi europei, nazionali e regionali così ottenibili.
Per di più l’innocuo batterio potrebbe essere persino endemico ed endofito, come anche ipotizzato da alcuni stimati docenti universitari locali, ovvero presente ovunque e da sempre nel Salento in maniera del tutto asintomatica. Eppure, senza una diagnosi alcuna, o con una traballante diagnosi, vacillante e scarna, contestata anche pubblicamente da locali ricercatori universitari, si voleva procedere, o meglio, imporre con sanzioni e coercizioni, una TERAPIA FINALE sugli ulivi salentini.
Li abbiamo chiamati per osservare, analizzare e curare una sintomatologia particolare e poco nota degli ulivi, al fine di un’estate siccitosa, e di una prolungata estate dal punto di vista termico, fenomeno naturale possibile, che ha portato anche quest’anno, eccezionalmente, ad anticipate fioriture autunnali di tantissimi alberi nel Salento, e questi non solo non studiavano e curavano un bel nulla, ma si dedicavano a promuovere l’eradicazione del presunto paziente e di ogni possibilità di sua rigenerazione, avvelenando e cancellando tutto il vivente!
Da troppo tempo, ormai, stiamo assistendo a vergognose e continue campagne di terrorismo speculativo sui naturalissimi parassiti delle piante, non ultima quella sui nostri lecci, in cui strani tecnici e politicanti, gridano al disastro, e mica per curare, ma solo per avere fondi pubblici per estirpare le piante, o potarle a morte, e per spandere tonnellate di prodotti chimici nocivi di ogni genere!
Le parassitosi sono fenomeni naturalissimi e transitori, e al più effetti di squilibri in cui intervenire ricostruendo gli ecosistemi, ripiantando di più, anche proprio le piante colpite, e favorendo così anche il ritorno dei predatori naturali, quanto più autoctoni possibile, dei parassiti, per ripristinare equilibri alterati a volte dallo stesso uomo; ricreando gli habitat degli insetti insettivori, le macchie ripariali e dei “sipali”, le stesse che oggi si vorrebbero cancellare nel Salento, in preda alla follia più cupa; non, dunque, cancellando parassiti, piante parassitate o semi-parassitati, e gli eventuali insetti vettori, cancellando ogni insetto ed il loro ecosistema, come nel parossismo intollerabile raggiuntosi con il “mal affaire Xylella” ora in Puglia!
Dobbiamo, invece, aumentare non diminuire la biodiversità!
In Puglia ora, sul “mal affaire Xylella” pendono pesanti gli spettri della speculazione del mercato della biomasse, delle multinazionali della agro-chimica industriale, persino, degli OGM per produzione di biocarburanti, come quelli di mille speculazioni consuma suolo.
Tutto quanto scoperto e diffuso in rete dai cittadini in pochi giorni, è impressionate. I legami di accordi e convegni di diversi enti ed associazioni di categorie, scese in scena in questi giorni, con le ditte delle industrie che speculano sulle biomasse; il finanziamento delle ricerche di università d’oltre oceano, oggi coinvolte nella questione Xylella in Puglia, da parte di multinazionali della agrochimica e degli OGM, il progetto Alellyx (che è impressionantemente l’anagramma del nome Xylella, con cui in Paesi poveri i colossi mondiali delle multinazionali degli OGM e dei brevetti sulle sementi, son entrare ad egemonizzare le economie dei paesi del sud America, utilizzando la Xylella, come cavallo di Troia, per imporre varietà brevettate, presentate come ad essa resistenti, al posto della tradizione agricola delle locali genti per la produzione in prevalenza di bioetanolo); ecc.
Ora, di fronte agli olivi che risorgono più onorevole sarebbe un “scusate ci siamo sbagliati!”, invece crediamo sia anche possibile assistere ancora a disonorevoli arrampicate falso-scientifiche ed illogiche sugli specchi! Questa segnalazione poi degli olivi che risorgono doveva venire data con giubilo da quegli stessi tecnici, ma invece … nulla, e come sempre devono essere giornalisti attenti e cittadini a colmare queste preoccupantissime mancanze!
Sia questa l’occasione per fare rinascere nel segno della salubrità il paesaggio pugliese, all’insegna delle pratiche virtuose e dei principi che abbiamo raccolto nel “Manifesto per l’urgente riconoscimento del vasto ecosistema dell’uliveto quale Agro-Foresta degli ulivi di Puglia!”
La Regione Puglia deve d’urgenza fermare i 2 milioni di euro stanziati ai consorzi di bonifica, nel quadro della quarantena, per il biocidio della flora dei canali, che son i rivi, i fiumi di Puglia, dove vi è il rischio non solo del taglio meccanico dei canneti, che rinascono, ma anche dell’uso della chimica ad avvelenamento immorale di suoli, aria, ed acqua, intollerabile, e il serio rischio di taglio eradicativo degli alberi ripariali, protetti, che con le loro radici trattengono gli argini terrosi degli stessi rivi.
Quei soldi siano ridestinati ad opere di rimboschimenti con piante autoctone naturali NO OGM , magari da fare eseguire ad enti pubblici (eventualmente anche gli stessi) e privati! Come agli orti botanici universitari, e alla Forestale! Più alberi sui canali, non l’eradicazione degli esistenti che finirebbero come biomassa chissà dove, spacciati anche come lucroso rifiuto che non sono!

Il vero problema principale e precedente da risolvere è l’uso della chimica nell’olivicoltura che va risolto imponendo la conduzione dell’oliveto all’insegna delle filosofie del biologico e delle buone pratiche agricole. Ed oggi, invece, si voleva persino aggiungere chimica a chimica (quando una delle potenziali cause che può rendere un agente da endofito e innocuo a patogeno è proprio lo stress chimico!).

Il danno di immagine all’economia salentina creato da questi irresponsabili nel “mal affaire Xylella” è immenso ed inquantificabile, ma è l’ultimo dei problemi oggi, e siamo certi sarà risolto in breve tempo, ora che la stessa Natura, come sempre, dopo le copiose piogge autunnali, ha smascherato il piano di ecatombe biocida che, taluni, stavano portando avanti, progettando di fare di 10.000 ettari di Salento, e forse oltre, letteralmente “tabula rasa”! Fonte: Forum Ambiente Salute


15
Apr 14

Basta balle sugli ulivi del Salento

Insomma all’imbattibile batterio killer che ha prodotto una legge che, di fatto, consente lo sradicamento di ulivi millenari per portarli “altrove, non ci crede più nessuno.

Gli ulivi secolari della Puglia potrebbero diventare presto Patrimonio Unesco. Questi alberi hanno alle spalle una storia millenaria. Sono dei veri e propri simboli del patrimonio naturale regionale e nazionale, oltre che una fonte di sostentamento economico per la popolazione. Dagli ulivi pugliesi si ricava olio extravergine di qualità, uno dei prodotti più caratteristici del Made In Italy.

 Dalla Puglia arriva finalmente una buona notizia sugli ulivi secolari, dopo le vicissitudini negative che questi alberi hanno dovuto affrontare negli ultimi anni: dalla legge ammazza-ulivi alla presunta minaccia di un batterio killer. La Puglia è la più grande regione europea produttrice di olio e i suoi ulivi millenari sono una risorsa dal valore inestimabile.

Ecco perché da La Terra Di Puglia è partita una petizione per richiedere il riconoscimento da parte dell’Unesco degli antichi ulivi pugliesi quale Patrimonio dell’Umanità. Inoltre i cittadini chiedono che tutte le zone pugliesi ad alta intensità olivicola vengano inserite ufficialmente tra le aree protette.

Gli ulivi della Puglia sono un raro esempio di arte naturale, al pari dei monumenti costruiti dall’uomo nel corso dei secoli e costituiscono un bagaglio di storia, di cultura, di vita popolare e di tradizioni. Ma garantire la loro protezione non è così semplice.

Nel 2011 il Salento si è ribellato ad una legge ammazza-ulivi che favoriva il disboscamento degli uliveti pugliesi. La petizione per salvare gli ulivi del Salento aveva raccolto più di 1400 firme. Purtroppo l’abbattimento degli ulivi negli scorsi anni si è legato alla costruzioni di nuovi impianti eolici e fotovoltaici, in una gestione sconsiderata del territorio, dato che per fare spazio alle rinnovabili non è assolutamente necessario annientare il patrimonio naturale – un vero e proprio controsenso.

E’ invece del 2013 la notizia di una minaccia molto più subdola per gli ulivi pugliesi. Un batterio killer imbattibile sarebbe stato pronto a distruggere centinaia di alberi. Gli interventi per la difesa degli ulivi del Salento hanno visto la partecipazione del Ministero delle Politiche Agricole. L’intera vicenda si è però rivelata piuttosto dubbia ed oscura. Infatti, secondo le analisi condotte da alcuni esperti fiorentini, sugli ulivi pugliesi non sarebbe stata individuata la presenza del batterio Xylella fastidiosa in una forma pericolosa per la sopravvivenza delle piante.

(fonte greenme.it)

Gli ulivi sono l’identità del Salento e della Puglia.


12
Dic 13

Salento: Sikalindi, la fibra che fa rivivere il fico d’india

Una scoperta tutta salentina e mediterranea.

Dalla pianta da frutto che più caratterizza il selvaggio e caldo paesaggio del Sud Mediterraneo nasce SIKALINDI,  Verafibradidicond’india.

La fibra Sikilandi® si ottiene attraverso un procedimento meticoloso ed in gran parte manuale.
Il processo è coperto da Brevetto ed inizia con l’estrazione della fibra dalla pianta di Fico d’India ancora verde, nel rispetto dei cicli di vita della stessa, in modo ecologico e senza l’impiego di prodotti inquinanti.
La cura nella lavorazione ed i trattamenti effettuati garantiscono una assoluta inalterabilità del materiale nel tempo.
L’intero processo produttivo si svolge in Italia, all’interno di laboratori artigianali situati nell’area del Salento.

Sikalindi oggi riveste mobili e complementi d’arredo caratterizzati da autenticità ed unicità. Nessuna superficie rivestita in Sikalindi infatti potrà essere uguale ad un’altra, poiché le venature della fibra creano disegni e colori sempre unici ed irripetibili, in funzione delle condizioni di crescita della pianta e dell’esposizione della stessa alla pioggia ai venti ed al sole. (sikalindi.it)


19
Nov 13

Salento: gli ambientalisti denunciano “L’allarme Xylella è un bluff. Si ritirino e blocchino i 2 milioni di euro per il biocidio”

Due milioni di euro. Stanziati per risolvere un problema che in realtà sta trovando naturale cura senza alcun intervento, quello degli ulivi colpiti dalla Xylella.

“Quel batterio è una sottospecie della Xylella fastidiosa, che per i danni fatti da altre sottospecie soprattutto in America è stata inclusa come patogeno da quarantena in Europa. E, l’Europa, pertanto in sua presenza invita i paesi membri ad attivarsi per eradicare il batterio o per contenerlo. Mentre qui tutto questo lo si voleva fare, da parte dei tecnici scesi in scena, nella maniera più radicale e forsennata possibile, in forme estremiste pazzesche mai viste prima, ovvero eradicando la foresta degli ulivi del Salento e facendo un deserto piro-chimico avvelenato di ogni cosa! Per di più i cittadini mobilitatesi da subito, davanti a una sentenza troppo efferata da parte di uno studio durato pochi giorni, hanno scoperto che gli stessi enti, che oggi volevano imporre la quarantena da Xylella diffondendo terrore in tutt’Europa, in Italia e nel Salento, avevano tenuto tre anni fa, un corso, e proprio in Puglia, per formare tecnici sull’applicazione della quarantena da Xylella fastidiosa.(..) Ora dovremmo ribattezzarlo il batterio della risurrezione!? Di fronte agli olivi che risorgono più onorevole sarebbe un scusate ci siamo sbagliati, invece crediamo sia anche possibile assistere ancora a disonorevoli arrampicate falso-scientifiche ed illogiche sugli specchi!”.

Intanto proprio le associazioni, in attesa di far chiarezza, chiedono l’intervento della Regione. In particolare auspicano, alla luce di quanto avvenuto, che si ritirino e blocchino i 2 milioni di euro per il biocidio dei ruscelli, e che la Regione Puglia li destini invece per i rimboschimenti! (fonte leccesette.it)

Insomma sullo sfondo, forse l’ennesimo magna magna?

L’articolo completo


12
Nov 13

Salento, ti faccio le scarpe: la discriminazione salariale tra Nord e Sud

Negli anni’80 qualcuno s’era inventato la scala mobile, per differenziare i salari tra il Nord ed il Sud del Paese.

Oggi qualcuno che si fa passare per imprenditore illuminato, applica lo stesso principio, tra la propria area di provenienza ed il salento.

La storia è quella di una piccola azienda del settore calzaturiero pugliese, che ha deciso di ribellarsi ai diktat di un noto marchio italiano.

Ha chiesto dieci milioni di euro di risarcimento danni al suo capo filiera Euroshoes srl e a Tod’s spa. Il motivo, si legge nell’atto di citazione di Carla Ventura, titolare della Keope srl: abuso di posizione dominante; abuso di dipendenza economica nel contratto di subfornitura; interruzione arbitraria dei rapporti commerciali; imposizioni da parte di Tod’s di condizioni contrattuali gravemente discriminatorie; violazione dei principi di correttezza e buona fede.

La denuncia è arrivata nel giugno scorso dalle pagine del Fatto quotidiano: abbiamo pubblicato due pagine, frutto del lavoro di sei mesi, tra raccolta dati e incrocio dei documenti e delle testimonianze.

Per il Fatto abbiamo anche sentito Diego Della Valle: le sue risposte dal vivo, oltre a quelle scritte pervenute in redazione come rettifica di quanto scritto, non hanno saputo fare luce su una vicenda dolorosa, per Carla e le sue operaie, per il 90% donne, e vergognosa, per l’economia salentina e per la classe politica per la quale i contoterzisti sono solo un ottimo bacino di voti.

I controlli di Inps e Finanza invece non sono mancati, e per fortuna almeno loro hanno fatto sentire la presenza dello Stato: i titolari di Euroshoes sono stati rinviati a giudizio per truffa.

Oggi è prevista l’udienza civile: Tod’s ed Euroshoes si sono costituiti contro Keope srl.
Se si arriverà a sentenza senza fermarsi al pit stop della conciliazione obbligatoria, il cui tentativo è comunque imposto per legge, sarà di quelle sentenze in grado di tirare le fila di un lungo pezzo di storia locale e dell’intero Paese.
Perché verrà fuori una pagina significativa della “questione meridionale”, quella più recente; quella che si declina con sfruttamento dei lavoratori, delocalizzazione della produzione al sud, incentivi statali, potentati economici, alleanze politiche.

Carla, una vita da operaia specializzata, descrive “il sistema” con cui è organizzato, in Salento, il lavoro di produzione dei contoterzisti per Tod’s. Dal racconto ne viene fuori un meccanismo molto simile a quello del capolarato in agricoltura, applicato qui, alla filiera produttiva delle calzature di qualità. Carla Ventura dice che questa è una situazione diffusa: tutti i contoterzisti lavorano a prezzi da fame e in condizioni parzialmente o totalmente illegali.
Secondo la Keope, che per anni ha prodotto le tomaie per Hogan prima (come Cri srl) e Tod’s poi, fatturando il lavoro al “capo filiera” Euroshoes, Tod’s ha applicato delle condizioni contrattuali gravemente discriminatorie tra il sud Italia e le aziende con sede nelle Marche: i compensi imposti unilateralmente da Tod’s alle aziende contoterziste, dice nella richiesta di risarcimento danni la Keope, sono nel Salento inferiori del 25% rispetto a quelli praticati nelle Marche.
Spiega Carla Ventura: “Per Luca Della Valle il nostro plus era la “flessibilità salentina”: ufficialmente non ci diceva di sottopagare i dipendenti, o pagarli in nero, ma quando chiedevamo come potevamo ‘stare’ nei loro prezzi e nei loro tempi ed alle loro condizioni, ci rispondeva: ‘Siete flessibili, saprete farlo’. Io invece non mi sono voluta piegare al ‘sistema’: le buste paga delle mie operaie erano reali, non erano dimezzate, come spesso accade. Quindi il compenso imposto da Tod’s per ogni lavorazione non mi permetteva di coprire i costi. Per questo le aziende che cuciono le tomaie a mano per Tod’s lo fanno fare, spessissimo, in nero, nelle case, alle operaie, tutte donne, espulse dal settore. Il compenso è 0,70/0,90 centesimi a paio. In 12 ore guadagnano 7/9 euro”.
Uno sfruttamento che fa accapponare la pelle: basti pensare che i lavoratori africani sfruttati sui nostri campi dai caporali, per la raccolta dei pomodori, angurie, agrumi, percepiscono dai 20 ai 30 euro al giorno.
Anche nello sfruttamento e nel lavoro nero c’è discriminazione di genere.(fonte: taccoditalia.info)

L’articolo completo.


08
Nov 13

Dubbi e ombre inquietanti intorno agli ulivi salentini

In questo giorni si stanno moltiplicando gli sforzi, gli appelli e le riunioni sul tema. E’ intervenuto per primo, a livello nazionale, il Senatore Dario Stefano, ex assessore alle politiche agricole della Puglia, al quale hanno poi fatto seguito diverse dichiarazioni di big politici, tutti rivolte alla richiesta di fondi per fronteggiare l’emergenza. Insomma siamo alle solite: scoppiata l’emergenza si pensa a monetizzare. Ma è molto difficile calcolare l’entità di questi aiuti, visto che per ora si sa davvero poco su questa strana moria degli ulivi secolari, tra i più pregiati alberi della nostra terra. Sembra ormai identificato il killer che costringerà l’estirpazione di migliaia di ulivi, che risponde al nome di xylella fastidiosa, un batterio mai trovato in Europa.  Si tratta infatti di un organismo riscontrato solo in California, in particolari colture, tra cui la principale risulta essere la vite. Gli studi sui sintomi della xylella risalgono già al 1951. Attualmente i maggiori esperti mondiali sono i biologi dell’università di Berkley, attesi in Salento nella prossima settimana. Proprio dal sito di Berkley abbiamo scovato le foto e i dati di questo articolo.

L’articolo completo:

Dubbi e ombre inquietanti intorno agli ulivi salentini. – Ozanews – Il Salento visto dal basso.