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18
Feb 15

Quaresima: magia e riti in Calabria (e bamboline vodoo)

Ho trovato un meraviglioso articolo su alcune usanze della Quaresima calabrese, sul gruppo Facebook, Calabria Meravigliosa, a firma di Franco Vallone, che vi ripropongo:

Hanno bocca, occhi e naso cuciti con il filo nero, ricordano tanto quelle antiche bamboline vudù utilizzate nelle pratiche magiche e, in fondo, un pizzico di magia questi piccoli fantocci appesi sulle porte delle case la contengono anche.
Sono le Corajisime, quaresime, tristi bambole di pezza che in questi giorni possiamo ritrovare a
Caulonia, Placanica e Bova in provincia di Reggio Calabria, ad Amaroni, San Floro, in provincia di Catanzaro, a Briatico in provincia di Vibo Valentia e in tanti altri paesi della Calabria e del Meridione d’Italia.
Un’usanza antica, arcaica, che ha una originaria funzione pagana legata al culto dionisiaco, oggi mantenuta in vita da anziane signore legate saldamente alla tradizione.

A Briatico la signora Concetta Francica per anni e per decine e decine di volte ha rinnovato l’antico rito. Oggi lei oramai è troppo anziana per appendere la Corajisima ed ha passato il testimone tradizionale alla figlia Jole che continua e continuerà annualmente ad appendere la strana bambolona di pezza.
A poche centinaia di metri dall’uscio di casa Francica, nello stesso quartiere Baraccone, la signora Carmela espone, con le stesse procedure ritualizzate, una seconda Corajisima.

Le Corajisime, le Curemme, Quarjisime, o anche Quaremme, sono fantocci vestiti di nero e di bianco, i colori del lutto, hanno in mano un fuso con della lana ed una rocca. Sotto il vestito delle Corajisime un bastoncino struttura, avvolto da stracci, con un limone conficcato in basso (in alcune zone anche una patata, un limoncello o un’arancia selvatica). A questo limone si inseriscono, in modo circolare, sette penne di gallina, sei bianche ed una nera o colorata.

Il limone, l’arancia o la patata rappresenta il sesso femminile, le sette penne l’interdizione temporanea al rapporto sessuale, il periodo d’astinenza quaresimale, la quarantena. Un antico calendario simbolico, magico rituale, che ad Amaroni è completato da collane di uva passita e fichi secchi e in altri paesi da un pezzo di guanciale, un peperoncino e uno spicchio d’aglio, che scandisce i giorni di magra dopo il periodo grasso.

Carnevale e Quaresima, infatti, per la cultura popolare, sono fratello e sorella ma anche marito e moglie, e con la morte di re Carnevale iniziano, in attesa della Pasqua, le sette settimane di Quaresima. Ogni domenica quaresimale, dopo aver partecipato alla santa messa, da questa simbolica bambola rituale, viene estirpata una penna bianca. L’ultima penna, quella nera o colorata, viene tirata dal limone proprio la mattina di Pasqua ad indicare la fine dell’astinenza e del tempo quaresimale. L’astinenza sessuale comunque non era la sola limitazione di questo periodo. Durante le sette settimane non si potevano mangiare dolci, non ci si doveva pettinare i capelli, non si spazzava il pavimento, non si mangiava carne, non si dovevano aggiustare i letti, non si doveva cucire e non si doveva cucinare in modo troppo elaborato.

 


11
Nov 14

Come viene assistito il Sud: considerazioni su un luogo comune sotto il governo Renzi

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi, Lino Patruno elabora una serie di condivisibili considerazioni sul mito dell’assistenzialismo geografico, alla luce dell’ultimo “sblocca Italia”.

Roba da illusionisti. Quelli che ti fanno sparire le cose sotto gli occhi: così con i fondi europei. E non solo per quei tre miliardi che si scopre essere stati scippati al Sud per finanziare gli sgravi ai neoassunti. Il Sud che ancòra una volta assiste il Nord tanto quanto è accusato di essere assistito. Perché quelle assunzioni saranno fatte (se saranno fatte) soprattutto al Nord. Ma come, ma no, cosa dite?
Al Sud la percentuale di industrializzazione è stata nel 2013 di 37,4 addetti ogni mille abitanti, al Centro Nord di 93,9. Quindi se le industrie sono soprattutto lì, lì assumeranno, non essendo stato inventato il sistema per assumere dove non c’è chi assuma. Obiezione: se non avete industrie è anche colpa vostra, visto quanti soldi vi abbiamo dato. La solita storia dei quanti soldi vi abbiamo dato, sembra Salvini prima che si convertisse da (presunto) meridionalista, lui che fino a poco fa diceva che i napoletani puzzano.

 

Così  esordisce Patruno, rilevando poi come anche le agevolazioni per le aziende meridionali abbiano subito un profondo taglio dal biennio 2007-2009 a quello 2010-2012, con una variazione della media annuale delle agevolazioni alle imprese meridionali passata da 2,6 a 1,2 miliardi, diminuzione 52 per cento. Media annuale delle agevolazioni al Centro Nord, da 3 miliardi a 2,8, diminuzione 5,2 per cento.

Il giornalista pugliese passa poi al capitolo  dei fondi europei e del cofinanziamento “sforbiciato” per tre grandi regioni del Sud.

Quando si fanno i progetti (strade, ospedali, ferrovie), l’Europa finanzia solo la metà, il resto devono metterlo Stato, Regioni e privati. Se lo Stato dimezza il suo apporto, è come dire che le Regioni da sole non ce la faranno a usare i fondi. Tranne poi accusarle di non saperli usare. Anzi vi togliamo parte del cofinanziamento proprio perché non sapete usarli, così imparate. Ma insomma, non sappiamo usarli o non possiamo usarli? Più che roba da illusionisti, un giochino da bambini scemi.
E poi, li dovete usare per cose serie, non un po’ ciascuno per non scontentare nessuno e scontentare tutti. Anzi vi togliamo parte del nostro cofinanziamento futuro proprio perché usiate al più presto e meglio quelli che non avete usato finora. La Puglia, che è la più virtuosa di tutte, ha speso il 59,6 per cento della sua quota per lo sviluppo regionale, ma ha ancòra 1,8 miliardi da impiegare entro il 2015. Ha evitato parte della tagliola, anche se Vendola ha un diavolo per capello. Il peggio riguarda Sicilia, Calabria e Campania.

 

Solo che poi si accusano le regioni meridionali di spendere male quei soldi, soprattutto per sagre improponibili e concerti dal dubbio gusto. Anche se poi a controllare le tabelle fornite dal Governo si scopre, come faceva rilevare anche Marco Esposito, che : il 75 per cento dei progetti al di sotto dei 5 mila euro, cioè a pioggia, è finanziato al Centro Nord, con la Lombardia in testa.

Ma chi è che dice alle Regioni come spendere i soldi? Il Governo…

Tanto che, quando ministro fu Trigilia, ridusse questo elenco a una cinquantina, pochi grandi lavori e riguardanti varie regioni insieme (se no può capitare un Molise che ti blocca il raddoppio del binario Termoli-Lesina).
Bene, era proprio ciò che ci voleva per finirla con la storia degli sprechi, tanti più fondi tanta minore crescita. Colpo di scena, che ti fa il governo Renzi? Ti riporta quell’elenco a 334 possibili modi di spesa per il 2014-2020, tranne poi accusare il Sud di disperdere la spesa. Non puoi lamentarti di ciò che succederà dopo aver fatto di tutto perché succeda.

 

 


04
Nov 14

Ancora un riconoscimento per le eccellenze enogastronomiche calabresi

Dopo l’exploit al Salone del Gusto, la Calabria delle eccellenze enogastronomiche ottiene un importante riconoscimento da “Vitae – La Guida Vini 2015″dell’Associazione Italiana Sommelier (AIS).

Sono infatti sei le etichette calabresi presenti tra la selezione dei migliori vini della penisola.

Si tratta del passito Collimarini 2013 dell’azienda Poderi Marini di San Demetrio Corone (CS); del passito Mantonico 2010 della Cantina Ceratti di Bianco (RC) ; del rosso Magno Megonio 2012 delle Cantine Librandi di Cirò Marina (KR); del rosso Magliocco 2010 della Cantina Lento di Lamezia Terme (CZ) ;  del Cirò Rosso Classico Superiore “Aris” 2011 della Cantina Arcuri di Cirò Marina (KR) e del Moscato Passito di Saracena 2013 della Cantina Viola di Saracena (CS).

Non solo. Secondo quanto riporta il magazine enogastronomico “Fame di Sud”: l’Aris 2011 della Cantina di Sergio Arcuri di Cirò Marina, è entrato nella rosa dei 25 vini a cui AIS ha attribuito il premio speciale Tastevin. “Si tratta – ha sottolineato la presidente Romano – di vini che hanno fatto la storia enologica in questi ultimi anni, testimoni di una rivoluzione che fa oggi dell’Italia una delle regioni vinicole mondiali al top in termini di qualità e biodiversità”.

Eccellenze a chilometro zero che fanno grandi le nostre regioni e che creano prospettive occupazionali sane ed importanti. Come ripeto spesso, passa per un circuito integrato di turismo ed enogastronomia il riscatto del Sud.


30
Ott 14

Profondo Food: la Calabria trionfa al Salone del Gusto

Ora se c’è un settore che potrebbe contribuire al rilancio del Sud è sicuramente quello dell’agroalimentare e delle produzioni alimentari artigianali, locali, non massificate, figlie della biodiversità regionale, della sapiente arte culinaria che diventa gusto e cultura.

Al Salone del Gusto di Torino, ad esempio, molto successo ha riscosso lo stand di Profondo Food dedicato alla Calabria e realizzato da Regione Calabria, Unioncamere e Slow Food Calabria. Prodotti tipici che hanno incontrato l’entusiasmo e la soddisfazione anche di Stefano Rodotà: : “erano anni che non incontravo giovani con questa determinazione e con questa bellezza.”

Dalla nduja alle birre artigianali, dal caciocavallo di Ciminà al cedro del rabbino tutti sono stati rapiti dai gusti calabresi.

Secondo Nicola Fiorita, presidente di Slow Food Calabria:

Nei giorni del Salone  ha preso avvio quella piccola rivoluzione che Slow Food Calabria sogna da qualche anno: la Calabria, la grande montagna in mezzo al mare, è tornata al centro della scena alimentare, ha rioccupato il posto che merita per sua incredibile biodiversità, per la sua naturale inclinazione alla convivialità, alla cultura del cibo, alla dieta equilibrata, alla visione mediterranea della tavola e della vita. Slow Food Calabria è stato semplicemente il detonatore che ha dato fuoco ad una miscela esplosiva che andava formandosi da tempo: c’è una nuova generazione di chef, di vignaioli, di pastori, di trasformatori, di contadini che vive nella nostra regione e che riprende con sapienza le antiche tradizioni portandole nella modernità con la giusta dose di attenzione verso l’innovazione, il marketing, la qualità. Slow food Calabria – continua – vuole consegnare ai rappresentanti politici che governeranno la regione nei prossimi anni la consapevolezza che nel Profondo Food ci sono risorse ed energie per invertire la rotta e tracciare uno sviluppo sostenibile e duraturo. Ma soprattutto vorremmo consegnare a tutti i calabresi la consapevolezza che qui, proprio qui, nella nostra regione che troppo spesso non sappiamo guardare e riconoscere, la terra, la ricchezza, l’abbondanza e la felicità sono a portata di mano. O di forchetta, se preferite.”(fonte: Fame di Sud)

 


15
Ott 14

Calabria: sottostimata per patrimonio archeologico

Secondo il Censis la Calabria si posiziona al top di tutte le regioni europee per patrimonio culturale disponibile, soprattutto di quello archeologico, ma la conoscenza effettiva – da parte della popolazione locale e da parte di chi sceglie come meta di visita l’Italia – è ben al di sotto di quanto ci si potrebbe aspettare.

Prosegue il direttore del Censis: valorizzare i beni culturali significa potenziare e rendere più sofisticato il processo di comunicazione intorno a questo patrimonio. La ricerca consente di approfondire il concetto di «capitale culturale» di un territorio, in questo caso la Regione Calabria, al fine di orientare le strategie di sviluppo – sociale, ma anche economico – basate sul ruolo che educazione, istruzione e cultura possono svolgere nell’ambito delle nuove direttrici di crescita delle economie avanzate.

Pur concordando col direttore del Censis, mi viene una domanda: ma come si fa a rendere la giusta stima a dei luoghi se mancano infrastrutture in grado di collegarla col “resto del mondo”?

Allora, tutta l’istruzione e la cultura che volete ma se ci vogliono 9 ore per collegare Bari a Reggio Calabria, risulta tutto piuttosto vano…


09
Ott 14

I Bronzi restano in Calabria: ora portiamo i turisti a Reggio!

La decisione di lasciare i Bronzi di Riace in Calabria forse era nell’aria, un pò si intuiva quando Sgarbi aveva deciso di lasciar perdere con questa fissazione di portare gli omaccioni bronzei calabresi all’ombra della “Madunina”.

Troppe le pressioni dell’opinione pubblica. Del resto, come dice spesso Pino Aprile, “uomini ordinari, possono fare cose straordinarie”. Ecco, è quello che che è successo. Le sculture restano laddove meritano di stare e anche per chi come me aveva dato voce alla protesta da questo blog, è una piccola soddisfazione.

Ma ora vogliamo far partire il contropiede o ad agiarci su quanto già acquisito col ritrovamento del bene archeologico?

Da questo punto di vista mi sento di raccogliere in pieno l’annuncio di chi esorta imprenditori ed istituzioni a portare turisti a Reggio Calabria in particolare ed al Sud in generale, in occasione dell’Expo.

È giunto il momento che istituzioni locali ed impresa facciano “sistema”, quello virtuoso, e si organizzino perchè l’occasione della pubblicità gratuita che comuqnue la bagarre ha offerto e che ha incrementato il numero di turisti al museo che ospita i bronzi, venga alimentata. È giunto il momento che gli operatori turistici e tutto l’indotto che gravita intorno al turismo proponga offerte ed opportunità di viaggio a chi giungerà, non solo per l’Expo, per mostrare loro i tesori del Sud.

Mancano i collegamenti ferroviari? Bene, anzi male, ma si creino consorzi di autotrasporto tra privati che suppliscano a questa deficienza e affrontino uniti i costi che pure la crisi comporta. Succede già in alcune regioni italiane, del resto, e muovono persone dalla costa tirrenica a quella adriatica e viceversa proprio per mancanza di collegamenti ferroviari.

È tempo che quella imprenditoria (che ha risorse) e che guarda con simpatia e passione all’universo meridionalista inizi (o continui a seconda dei casi, visto che tanti imprenditori agiscono già in tal senso) a mettere mano ad investimenti che possano dare sostanza alle cause per cui si lotta e ci si spende in termini di “pressione” sulle istituzioni. L’Expo può offrire questa opportunità e mostrare al mondo quella parte di Paese dal fascino indiscutibile, dalle specialità enogastronomiche uniche (seppur vilipese).

O vogliamo continuare a baloccarci con le solite vittorie di Pirro? Affermare la bontà di un prodotto va bene, ma quel prodotto poi va venduto e distribuito. Altrimenti l’aver sostenuto che è migliore di un altro, per passione, tradizione e qualità, non è servito a nulla; e le inchieste confezionate a tavolino per spostare interessi su posizioni diverse, in un settore, quello enogastronomico, che tiene botta alla crisi, non fanno altro che raggiungere il loro scopo.


09
Ott 14

Joppolo, nel vibonese, adotta piccoli immigrati orfani

Storie di integrazione ed accoglienza, giù al Sud. In quella terra di Calabria sovente vilipesa. La terra di Mimmo, il sindaco che diede accoglienza ai curdi ed oggi degli abitanti di Joppolo, in provincia di Vibo Valentia.

Il paese che ospita quasi duemila anime, ha adottato 48 ragazzini migranti di età compresa tra i 14 e i 17 anni provenienti da Eritrea, Etiopia, Senegal e Somalia.

Soccorsi con altri migranti nel Canale di Sicilia e poi stati ospitati in un ex villaggio turistico, tra i piccoli migranti ci sono molti orfani.

La popolazione di Joppolo ha donato ai piccoli mifranti generi alimentari e qualcuno ha messo a disposizione anche il proprio cellulare per telefonare ai familiari in patria.


09
Set 14

Documenti desecretati: la conferma di fusti radioattivi in mare in Calabria?

Sono 27 le pagine che tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, secondo quanto riporta il sito di informazione La Riviera online, sono state desecretate e racconterebbero di fusti scaricati in mare tra Locri e Crotone.

In particolare si parla della  testimonianza del  magistrato Alberto Cisterna rilasciata agli organi competenti il 25 Settembre del 1997 e la cui notizia, secondo il sito, viene riportata da Simona Musco del “Garantista”. Il  pm, scrive la giornalista,  racconta una circostanza riferita da una collega che era a bordo di un’imbarcazione e che vide una nave che scaricava dei bidoni sospetti. Le motovedette della capitaneria arrivarono tardi quella notte di fine estate del 1996, dove a trenta miglia al largo c’era anche una barca a vela. A bordo di quest’ultima, per una crociera, c’era una collega di Cisterna, che insieme ai suoi compagni di viaggio avrebbe notato, intorno alle 22, una nave che a fari spenti gettava in mare bidoni cilindrici e gialli di dimensioni consistenti.

Prosegue il sito « Siccome la mia collega e i suoi amici avevano rischiato di entrare in rotta di collisione con quella nave ed erano giunti talmente vicini ad essa da accorgersi di quanto stava accadendo hanno lanciato l’allarme via radio, segnalando alla capitaneria di porto la situazione che si era determinata» ha raccontato Cistrena che poi ha continuato: «Tra l’altro il mare era mosso, la motovedetta della guardia di finanza ( di Brindisi e non di Reggio Calabria, sic!) è partita ma non è riuscita a raggiungere il luogo in tempo utile, perché nel frattempo erano trascorse molte ore»


02
Set 14

ICT: la Calabria che sforna informatici da esportazione. Un caso?

Questa mattina ho trovato un interessantissimo articolo di Francesco Maria Pezzulli pubblicato ieri sulla rivista Economia e Politica. Partendo da alcuni spunti e suggestioni elaborate da Riccardo Realfonzo sull’ultimo rapporto Istat, Pezzulli mette in evidenza le profonde contraddizioni del Sud in cui la desertificazione industriale produce comunque “manodopera qualificata” destinata alle aziende del Centro Nord (e dell’estero).«il sottosviluppo (del Sud, ndr) produce istruzione per le aree sviluppate» scriveva Barbagli in Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Italia (1859-1973).

Scrive Pezzulli:

Prendiamo un esempio, il settore informatico. In termini strettamente economici il dualismo informatico italiano consiste in ciò: l’80% delle imprese e degli occupati sono nel centro nord, concentrati soprattutto tra Roma e Milano, che anche prese singolarmente superano l’intero mezzogiorno; il restante 20% di imprese e occupati sono al Sud. Ma se cerchiamo di “attraversare” questo divario percentuale, invece di limitarci alla sua lettura, possiamo rilevare alcune caratteristiche funzionali del divario stesso. Il mezzogiorno è infatti un’area di delocalizzazione incentivata per la produzione industriale di prodotti informatici. Non solo, è anche e soprattutto un importante bacino di formazione e reclutamento di specialisti e tecnici informatici, che prestano la loro opera quasi esclusivamente in multinazionali ICT e nelle imprese nazionali del settore. 

Il giornalista affronta poi l’emblematico e apparentemente contraddittorio caso della Calabria in coda ai diversi indicatori socioeconomici proposti dall’Istat e dagli altri istituti di rilevazione. Proprio la Calabria è la regione italiana che, in rapporto alla popolazione residente ed ai laureati in discipline informatiche, forma il maggior numero di professionisti informatici; professionisti che, per la gran parte non restano in Calabria si trasferiscono altrove. Contribuendo in questo modo al continuo impoverimento della regione medesima.

Pezzulli individua precise responsabilità in questo andamento funzionale e non casuale:

Per capire come tutto ciò non sia casuale, né imposto da mani invisibili, ma sia piuttosto una conseguenza attesa e voluta dai poteri locali e dalle imprese centro settentrionali, bisognerebbe ricostruire la storia sociale e politica dell’informatica regionale, storia che è alla radice della fuga degli ICT calabresi. Rimando tale compito ad altra sede, dati i limiti del presente scritto, ma voglio qui solamente ricordare  che il famoso “piano Telcal” – che nei verbali di attuazione venne definito in grado di accelerare la dinamica del mercato meridionale sia sul fronte della domanda che su quello dell’offerta, tramite organiche applicazioni innovative in ogni ambito del sistema socioeconomico e volano d’occupazione per i giovani informatici calabresi – si rivelò valido e conveniente solo per i gruppi dominanti a capo della Regione Calabria e delle principali istituzioni economiche locali (Confindustria, la Banca Carical oggi Carime, eccetera); e per le imprese nazionali che si trovarono a gestire – o furono coinvolte a vario titolo – il cosiddetto secondo intervento straordinario, promosso dall’agenzia per lo sviluppo del mezzogiorno che dal 1986 sostituì la “Cassa” (Finsiel, Olivetti ricerca, Telecom, eccetera). Questi gruppi sono stati a tutti gli effetti i principali artefici della distruzione dell’informatica regionale o, se vogliamo, del suo mancato decollo che fu, dualisticamente, funzionale alle imprese nazionali del settore ed allo status quo meridionale. Non per motivi squisitamente economico generali, ma a causa di scelte politiche le cui logiche non sono comprensibili senza indagare gli assetti istituzionali formali ed informali che caratterizzano la gestione dei poteri, il Piano “Telcal” cessò di esistere nei primi anni del duemila. 

Ma mentre i soliti piani emergenziali produssero le consuete cattedrali nel deserto, coil bagaglio di desertificazione industriale talvolta accompagnato dal “prendi i contributi e scappa”, i poli di istruzione accademici continuarono a formare eccellenze in grado di affrontare le sfide professionali del mercato globale.

Scrive ancora Pezzulli:

La facoltà di ingegneria dell’Unical, nelle sue diverse specializzazioni, ha sempre goduto di buona fama, ed ha registrato sin dalla sua nascita il maggior numero di iscritti rispetto alle altre facoltà. La specializzazione privilegiata, ieri come oggi, è ingegneria informatica: ogni mille studenti Unical 78 sono ingegneri informatici; ogni mille laureati Unical, 50 sono ingegneri informatici: le quote più alte d’Italia. E’ chiaro che una simile produzione di professionisti non avviene per le imprese locali ma soprattutto per quelle esterne. In un censimento svolto a metà degli anni ’90, e poi ripetuto dieci anni dopo, il risultato non è cambiato: sette informatici su dieci lavorano fuori dalla regione, soprattutto a Roma e Milano, in grandi gruppi nazionali o esteri.

In un secolo e mezzo, il Mezzogiorno ha sfornato alte professionalità che, come in tanti riconoscono, nonostante la mancanze di investimenti adeguati nell’istruzione e nella ricerca, sono sempre stati funzionali allo sviluppo di altre aree geografiche escluse quelle di provenienza, con la connivenza della politica locale.

Un caso, secondo voi?


29
Ago 14

Enel: discriminazione territoriale per i Comuni del Sud?

La denuncia viene dal sindaco di Amendolara, Antonello Ciminelli,che  contesta all’Enel un trattamento discriminatorio nei riguardi dei dei cittadini morosi a seconda dell’appartenenza territoriale.

Dichiara Ciminelli «Mentre in Lombardia i costi della corrente sono più tollerabili, in Calabria, così come in Puglia, Basilicata e Sicilia, nelle stesse condizioni di morosità, si paga esattamente il doppio».

Ciminelli ha scritto, inoltre, al Presidente facente funzioni della Regione Calabria, al Presidente della Provincia di Cosenza, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Autonomie Locali e alla stessa Enel Spa, per aprire il dibattito su quella che si annuncia sin da ora come «una nuova battaglia di civiltà che riparte dall’alto jonio e che coinvolgerà  tutte le regioni interessate, contro una legge nazionale palesemente discriminatoria nell’ambito dei rapporti contrattuali tra gli enti locali ed Enel».

La battaglia vede il sostegno anche dello scrittore Pino Aprile che dal proprio profilo Facebook quest’oggi ha scritto:

Vi ricordate che vi avevo parlato dell’Enel che, grazie a una leggina provvidenziale (per l’Enel), per le bollette pagate in ritardo, ai Comuni del Sud si chiede molto di più che a quelli del Nord? C’è una graduatoria: il minimo, nella regione più ricca, la Lombardia; il massimo, nella più povera, la Calabria. Il sindaco di Amendolara, Antonello Ciminelli, ha avviato una vertenza e mi ha chiesto di sostenerlo. Lo faccio con convinzione. Ieri ho partecipato a una riunione di amministratori e cittadini della Piana di Amendolara (c’erano una decina sindaci). Si va contro la legge, con tutti i mezzi politici e legali possibili, che consente questa iniquità

Insomma, il trattamento farebbe compagnia a quello differenziato sul costo del denaro e a quello sulle tariffe RC auto. Niente di nuovo…