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05
Ago 17

Chiude l’ennesima pagina indecente su Facebook. Serve segnalare?

 

In principio fu un post della seguitissima pagina Average Italian Guy che, nel luglio del 2013, così commentava la tragedia dell’autobus precipitato in Irpinia: Precipita autobus vicino ad Avellino. 40 morti tra cui nessun italiano.

L’indignazione fu altissima e culminò, perfino, in una interrogazione parlamentare.

La vicenda scosse tutti, sebbene, sin dall’ apertura di Facebook, pagine dal contenuto discutibile siano sempre esistite. La reazione generò una ricerca spasmodica degli autori e degli admin di quella pagina: nel giro di 48 ore furono pubblicati i loro volti e si scoprì che si trattava di 3 ragazzi siciliani i quali addussero come motivazione a quello status, “il black humor“. La pagina fu chiusa. Ha riaperto qualche tempo dopo, correggendo la “linea editoriale” e perdendo, di fatto, moltissimi follower.

Selvaggia Lucarelli da qualche anno combatte il fenomeno rendendo pan per focaccia aicyber bulli di Facebook, pubblicando chat segrete, volti, nomi e cognomi degli admin delle pagine (e di quegli utenti) che, a suo parere superino il limite, talvolta davvero sottile, tra ironia, sessismo, razzismo e stupidità. Anche il giornalista Gianluca Nicoletti risponde personalmente ai propri haters.

Le pagine che vengono aperte sulla base di pregiudizi e stereotipi anti napoletani sono quelle che suscitano sempre maggior seguito e dibattito. Per questo spuntano come funghi. Chi ne commenta i contenuti spesso non comprende che ogni post che appone in calce a foto e meme, finisce per alimentare il gioco perverso della notorietà degli autori della pagina. Come una mosca sulla carta moschicida diventa vittima, a sua volta, e “materiale” che i troll useranno come soggetto.

La domanda che spesso ci si pone, mentre si cerca il “cuggino alla Postale”, è : tutto ciò è legale? Perché Facebook non rimuove quanto viene segnalato?

Partiamo dall’ultima risposta. Ecco cosa scrive il colosso dei social al riguardo:

“Quando viene segnalato qualcosa a Facebook, lo analizziamo e rimuoviamo tutto ciò che non rispetta gli Standard della comunità di Facebook. Manterremmo la riservatezza per quanto riguarda il tuo nome e altre informazioni personali se contatteremo il responsabile.Tieni presente che la segnalazione di contenuti a Facebook non ne garantisce la rimozione. Potresti vedere un contenuto che non ti piace su Facebook, anche se rispetta le Condizioni di Facebook.”

In parole più semplici, è impossibile controllare il gran numero di segnalazioni che quotidianamente giungono al signor Zuckerberg. L’unico intervento rapido ed efficace è quello che segue all’azione dell’autorità giudiziaria (d’ufficio o a seguito di una denuncia). In quel caso, anche nel giro di poche ore, le pagine vengono chiuse insieme ai profili (fake o reali) degli amministratori e si prosegue con l’attività di indagine (che da il via al procedimento penale che può culminare con una archiviazione o un rinvio a giudizio a carico dei creatori dei post).

Da qualche giorno due pagine hanno suscitato scalpore e indignazione ne web (non le citerò per non alimentarne la diffusione e la pubblicità). Entrambe prendevano di mira, purtroppo, persone decedute. L’unico elemento in comune delle vittime, ça va sans dire, l’origine partenopea. Una è stata chiusa. L’altra, con poco più di una trentina difollower (davvero poca roba), prosegue con una condotta che senza dubbio configura (anche) fattispecie penalmente rilevanti. Entrambe le pagine sono state chiuse a seguito delle denunce e delle segnalazioni degli utenti.

L’avvocato Angelo Pisani, legale della famiglia di Ciro Esposito, la cui memoria, insieme all’immagine della madre, veniva fatta oggetto di dileggio e diffamazione proprio su una di queste  pagine, si trova suo malgrado ad essere rappresentato tra le foto del profilo. Pisani è stato tra i primi artefici della chiusura di una pagina gemella, facendosi promotore di una richiesta di risarcimento per le vittime vilipese dagli amministratori della pagina ormai cancellata.

Lo ripetiamo, non si tratta di black humor, tutt’altro, nella migliore delle ipotesi si ipotizza il reato di diffamazione.

“Chi scriveva su quella pagina, verosimilmente, si trova in America”, sostiene Pisani (comunque non in Italia o, molto più probabilmente scrive con un sistema che, prima facie, travisa la reale origine geografica, come Tor ad esempio, ndr) . Ciò quanto risulterebbe dalle prime indagini, il che lascia supporre che, d’ufficio o a seguito di una denuncia, l’Autorità Giudiziaria italiana ha cominciato a muoversi.

L’Avvocato Pisani ci fa inoltre sapere che la famiglia di Ciro è pronta a sporgere formale denuncia, contro l’autore e gli editor della pagina.

Negli ultimi anni la sensibilità e l’azione nei confronti di queste condotte che si sviluppano nell’universo social, da parte della magistratura, sono notevolmente aumentate. Nonostante Facebook, la cui latenza e torpore (meglio sarebbe dire, colpevole inerzia) finiscono per indebolire commercialmente il brand del social americano. Per questo motivo, qualche mese fa, è stata annunciata l’implementazione di una task force volta a reprimere, nel modo più rapido possibile, episodi di razzismo e bullismo.

L’impressione, tuttavia, è che senza le denunce all’autorità giudiziaria,senza l’intervento della magistratura, quelle pagine sarebbero restate al proprio posto. Ed è per questo motivo che l’Avvocato Pisani ha deciso di denunciare anche Facebook.

Il consiglio per gli utenti è di evitare ci commentare i post di tali  agina perché si finisce per fornire ulteriore materiale all’evidente idiozia. Non solo. Ponete accorgimenti maggiori alla privacy del vostro profilo, rendendo le foto visibili solo agli amici. Infine, per porre fine a fattispecie lesive della vostra dignità o riservatezza, basta recarsi in una qualsiasi stazione dei carabinieri, o della polizia, e sporgere denuncia. E’ l’unico modo per difendersi da chi, contro la noia, con l’anonimato cerca di trovare alternative all’onanismo compulsivo.

 

(da Identità Insorgenti)


08
Ago 14

E se dessimo il Daspo anche alle società sportive?

Questo post che state per leggere l’ho scritto e cestinato più volte. Un paio di mesi fa, dopo aver trascorso una giornata tra le strade di Roma, piena di pubblicità documentata dalle immagini sottostanti.

Credevo di un eccesso di sensibilità per certi temi da parte mia. Fino a quando, nel corso di questa settimana, ed anche oggi, mi sono accorto che altri blog e perfino il sindaco di Roma Marino hanno preso posizione sull’argomento.

Ecco cosa scrivevo:

Una serie di premesse. Non sono un appassionato di calcio. Nonostante ciò sono convinto della bontà della passione del 99% dei tifosi di questo paese.

Poi però leggo le profonde contraddizioni che lo animano. Dopo gli sviluppi tragici di cronaca nera, che hanno coinvolto un tifoso napoletano che ha perso la vita, il gotha della sicurezza e dello sport ha fatto proclami contro gli ultras, chiedendo inasprimento delle pene e Daspo ad libitum.

Ragionando come se certi episodi tragici accaduti nella folle notte della finale di Coppa Italia a Roma siano legati al mondo dello sport o siano avvenuti all’interno di uno stadio.

Nell’era della comunicazione, leggo messaggi pubblicitari, che per definizione dovrebbero colpire “la pancia ed il cuore” del pubblico, piuttosto discutibili e di cattivo gusto. Che invece di esaltare la passione incondizionata per la propria squadra e il sostegno alla medesima, finiscono per contribuire quanto meno a non abbassare affatto i toni.

Ora non voglio fare l’apologeta ed il difensore degli ultras, ma per coerenza, suvvia se si colpiscono le curve per degli striscioni, non vi sembra quella, qui sotto, una comunicazione (per di più istituzionale) altrettanto “violenta”? Diamo il Daspo anche alle società? Concordo sul cattivo gusto di talune magliette, ma se certi messaggi di cui sotto li trovassimo sulle t shirt dei capi ultras, cosa direbbe l’opinione pubblica (bigotta) di questo paese?

Vi sembrano messaggi distensivi?

Oggi leggo che anche il sindaco di Roma Marino ha preso posizione su una comunicazione del genre, senza dubbio, discutibile.«Sbagliato parlare di branco», dice il sindaco.

Sbagliato anche parlare di “prede” a parer mio. Sbagliato proprio tutto.

 

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02
Lug 14

“Ciro vive” sulle magliette dell’invasore di campo ai Mondiali

E’ abruzzese l’invasore di campo che ieri, nel corso di Belgio-Usa, valevole per i quarti di finale dei campionati del mondo di calcio, è entrato sul terreno di gioco esibendo una maglietta di Superman con la scritta “Ciro Vive”.

L’invasore, Mario Ferri, in tal modo intendeva portare alla ribalta internaionale la memoria del tifoso del Napoli, Ciro Esposito, ucciso a Roma.

Non nuovo a questo genere di invasioni, si era già esibito ai mondiali sudafricani. Prima del messaggio per il tifoso napoletano anche uno per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni dei bambini delle favelas brasiliane.

Ecco il video:


28
Giu 14

Il conformismo della informazione, la partita della pace e la morte di Ciro

A bocce ferme, mentre si dirada la cortina di commozione di questi giorni intorno alla morte di Ciro, tante domande restano, così, come inquietanti e paradossali continuano ad essere alcune dichiarazioni.

Tra le tante, quelle di un uomo delle Istituzioni, Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma. Prefetto anche il giorno in cui Ciro è stato ucciso che al Mattino dichiara:«Organizziamo un’amichevole, una partita della pace tra Roma e Napoli per ristabilire regole di civiltà e non dimenticare quanto accaduto a Ciro Esposito».

Caro prefetto, davvero crede che basterebbe una partita di calcio “della pace” come la chiama lei? Serve tutt’altro. Indagini fatte per bene innanzitutto perchè qui il timore di alcuni è che Ciro sia la vittima di un gioco molto più grande che è sfuggito di mano. Quindi si cerchi di fugare questi dubbi e di accertare le responsabilità ed i colpevoli, in tempi rapidi perchè pare assurdo che a quasi due mesi di distanza l’unico movente accertato sia da ricercare nell’appartenenza di tifo e territoriale del povero Ciro. Fosse così, chieda l’avvocato Pisani, legale della famiglia Esposito, l’aggravante dell’odio razziale per l’omicida. Ma è davvero questo o anche questo? No perchè, qualcuno paventa inquietanti similitudini con gli anni 70…

Intanto per la stampa, soprattutto quella delle ben note latitudini, l’attore non protagonista continua ad essere “Genny a Carogna”. Il motivo? Lo si ignora, a meno di non voler pensare a mera sciatteria giornalistica. Il che continua spostare l’attenzione altrove rispetto al fulcro della vicenda.

Gigi di Fiore, giornalista del Mattino giustamente scrive:

Un commentatore si diceva dispiaciuto che le condizioni di Ciro fossero ormai senza speranze, ma poi aggiungeva – parola più, parola meno – “sì, però, le immagini di quel Genny la carogna non le vorremmo mai più vedere”.

Ancora, di nuovo, come tanti altri prima. Genny la carogna e la pigra e facile equazione dell’ultrà napoletano vicino alla camorra, del violento buzzurro (il fisico e il look, di certo, non aiutavano quel Genny a sfuggire alla semplificazione mediatica), di chi aveva tenuto uno stadio intero sotto scacco.

Che poi aggiunge:

Poi, c’era stato quel Genny, alibi e rifugio per pigrizie intellettuali e scarsa comprensione su quello che era accaduto. Paginate intere a chiedere inasprimenti di pene per il Daspo, stadi sicuri, ultrà da allontanare.

In una confusione totale e grottesca si continuano a richiedere pene più severe per gli ultras e provvedimenti Daspo come se piovesse.

Non considerando che :

  • Ciro è stato sparato fuori dallo stadio da un delinquente che con la partita che avrebbe avuto luogo di lì a poco non avrebbe avuto nulla a che fare.
  • Che quel delinquente era stato oggetto di un provvedimento di Daspo, quindi a che serve seminare Daspo se poi si lasciano le città in balia di personaggi in grado di pianificare agguati armati di pistola?

Provvedimenti che dunque, seppure fossero stati vigenti, non avrebbero impedito la morte di Ciro. Di cosa parliamo, dunque?

E poi il nodo fondamentale: perchè non è stata garantita la sicurezza dei tifosi ospiti non di una città qualunque, ma della Capitale di questo paese?

Così Gigi di FIore:

Genny la carogna è servito da alibi per rimuovere questo nodo. E purtroppo, assai spesso, la parola camorra viene utilizzata a sproposito per dire tutto e niente, coprendo le proprie incapacità a comprendere la complessità di ciò che accade. […] Sul Mattino, poche ore dopo la tragedia, un funzionario della Digos di Napoli, in servizio a Roma, descrisse ore di confusione, disorganizzazione, sottovalutazione sulla zona da presidiare, quella dove è avvenuto l’omicidio, lasciata totalmente nelle mani di folli sparatori vestiti da ultrà.

 

Ed allora torniamo all’inizio di questo post. Vi sembra ragionevole ed adulto addurre una partita di calcio a motivo di risoluzione della questione e per ristabilire regole di civiltà?


26
Giu 14

De Magistris: la mia Napoli ferita e offesa

In una lunga lettera al Corriere del Mezzogiorno, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris si sfoga in una accorata difesa della città che amministra. Contro i clichè e gli stereotipi di cui la città di Partenope è sovente vittima.

Oggi è un giorno di dolore per la nostra città. Senza aggettivi rafforzativi, perchè è sufficiente il sostantivo. Il dolore e basta. Oggi è uno dei giorni più difficili da quando sono sindaco ed uno dei giorni che maggiormente segneranno la mia esistenza. Lo dico da napoletano, da referente istituzionale e, mi sia concesso, anche da essere umano. La morte di Ciro apre una ferita profonda nella nostra comunità, per questo la decisione di proclamare il lutto cittadino. Lo dico senza filtro emotivo, senza mezze parole, senza parafrasi.

 

Esordisce il sindaco senza mezzi termini, difendendo a spada tratta la famiglia e gli amici di Ciro Esposito ed apprezzando la dignità e la compostezza della famiglia di Scampia, il quartiere di Napoli troppo spesso addotto a ricettecolo di ogni male:

non un sentimento di vendetta o livore ho sentito provenire, in queste settimane difficili, dalle loro labbra che, in particolare grazie a mamma Antonella, hanno pronunciato, invece, il suono altissimo e chiaro di una richiesta di giustizia, affinchè non si produca altra violenza e lo sport del calcio possa tornare ad essere strumento di promozione di convivenza, solidarietà e divertimento. Oltre alla compostezza e alla responsabilità di questa famiglia, oggi piegata da un lutto che la segna per sempre, non posso non ricordare la fierezza con cui questa stessa ha, fin dal primo momento, difeso la propria provenienza: quel territorio di Scampia troppo spesso automaticamente assimilato a camorra e malaffare, ad illegalità e degrado.

[…] Lo dico ai tanti che, in modo strisciante, generando una pastoia di razzismo e clichè, di moralismo e luoghi comuni, hanno, maliziosamente, cercato di veicolare un messaggio contrario.

Si toglie poi qualche sassolino dalla scarpa proprio verso quella informazione che ha cercato di strumentalizzare la città partenopea:

 A questo tentativo Napoli ha risposto, anche all’interno dello stadio quella sera stessa, con grande dignità e compostezza, non cedendo alla spirale dell’odio e della provocazione, di fatto facendo naufragare quel tentativo stesso di strumentalizzazione e mistificazione messo in atto. In queste ore dobbiamo proseguire, come richiesto dai familiari di Ciro, su questa medesima strada, secondo quello che deve essere il ruolo della nostra città: capitale di un Mezzogiorno coraggioso e fiero, avamposto di solidarietà e inclusione che, in queste ore, si stringe intorno alla famiglia di Ciro.

E l’invito, infine alla magistratura affinche sia fatta giustizia e piena luce sulle responsabilità di questa drammatica vicenda.


25
Giu 14

Enzo Esposito: non siamo italiani di serie B

Questa una delle interviste di Enzo, zio di Ciro Esposito alla stampa, rilasciate ieri alla stampa. Poche parole, ma circostanziate e nette. Accuse precise. Considerazioni che lasciano l’amaro in bocca sulla realtà di quanto accaduto.

Enzo, fa delle richieste precise che in qualsiasi stato democratico avrebbero già visto i vertici dell’ordine pubblico rendere conto di quanto accaduto.

 


24
Giu 14

Il cattivo gusto di Mamma Rai nel trattare la notizia di Ciro. Guardate.

E si che è la televisione di Stato, ma dico, si può pubblicare sul proprio profilo Facebook, e mi riferisco a quello di Rai Sport una notizia  in questo modo?

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Pomeriggio mondiale? Ma dico non occorre essere dei geni della comunicazione per comprendere che forse l’hashtag andrebbe eliminato per decenza, buon gusto e buon senso.

Resto senza parole.