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06
Mar 14

L’insegnante terrone che fa l’anti italiano

Ci avete fatto caso? Nell’ultimo anno è tutto un fiorire di libri e pamphlet, che finiscono per contraddirsi in casa ( vedi Il Mulino con i testi di Felice da una parte e la smentita dati alla mano di Malanima dall’altra), che puntano l’attenzione al Sud come radice endemica dei mali italiani.

In sostanza: siete rimasti indietro perché avvezzi al misticismo e alla magia e perché avete votato una classe politica impresentabile ( che grazie ad una legge elettorale di matrice padana,tuttavia, catapultava al Sud persone discutibili senza possibilità di scelta, selezionata nei camerini dei bunga bunga o nelle fumose stanze del do ut des).

Principio questo che non gode di reciprocità di giudizio. Così non è colpa dei lombardi se alcuni amministratori locali gli si sono fregati soldi per farsi rimborsare mutande, collant e patatine fonzies. E neanche è colpa del Nord se imprenditoria locale e la mafia d’importazione fanno la luna di miele, coperti di silenzi ed omertà. Scherzate? Solo al sud nessuno parla. E la piovra in salsa meneghina ringrazia.

O’professore Galli della Loggia, sul Corriere del Mezzogiorno di ieri, nello stesso solco, scrive: un’ampia parte dell’intellettualità meridionale — io credo la maggioranza, se si considera quell’intellettualità diffusa costituita per esempio dagli insegnanti — è ormai convinta di ciò: la colpa del ritardo storico del Mezzogiorno è dell’Italia.

Il nuovo totem dell’antiitalianitá: l’insegnante meridionale, marò!!

Il professore è uno di quei giornalisti che non si muove dalla stanzetta del quotidiano. Legge ed ascolta la propaganda leghista, i Tg dove o’ napulitan puzza e se ne convince.

Se il professore fosse stato un giornalista giornalista, si sarebbe recato in un giorno qualunque dalle 04.00 alle 08.00 di una maledetta mattina di provincia, alla stazione FS di Villa Literno, dove, tra i fumi della notte della Terra dei Fuochi e qualche discarica abusiva ( creata dall’Italia SPA per salvare la propria industria, ma la colpa non è dell’Italia,non ditelo a Galli della Loggia), una ciurma di nuovi insegnanti, meridionali e precari (per lo più donne) si  “imbarca” su uno dei pochi diretti per Roma Termini.

Lerci e sporchi ( nella maggior parte dei casi da quanto si evince dagli adesivi sui vagoni, “donati” dalle regioni a Nord del Garigliano, tipo la Toscana), stipati come sardine, in perenne ritardo, sovente soppressi ( ma non è colpa dell’Italia eh), questi vagoni conducono le insegnanti meridionali a Roma.

Se Galli della Loggia si muovesse dalla sua poltroncina in pelle, le troverebbe sedute dove capita (i suoi colleghi giornalisti scriverebbero “come extracomunitari”) ad attendere le telefonate di qualche scuola in cui, un insegnante chissà se pure lui o lei meridionali o di altre regioni, non può tenere lezione perchè assente.

La prof. emigrante, quelle che ho conosciuto io direttamente erano maestre di scuola dell’infanzia ed elementare, aspetta la telefonata che, se arriva, la condurrà in una scuola di Roma Nord, o di Casal Palocco, in media una 50ina di chilometri di distanza da Roma Termini, ed avrà un’oretta di tempo per evitare il traffico, sperare che non ci siano manifestazioni e scioperi dell’Atac, per raggiungere l’istituto. Fatta la sostituzione, di un collega magari in regime di part time, quindi per un 700 euro al mese, percorrerà il cammino a ritroso, ritornando a casa dopo 15 o 16 ore. Ad attenderla l’odore inconfondibile dei copertoni bruciati, di qualche azienda..mmmm..italiana?

 Insegnanti dai 25 ai 40 anni di una esistenza precaria, con cui viaggio spesso,  in attesa ogni giorno del caporale italiano che dia loro qualche euro per vivere in una terra con stipendi da paesi post sovietici.

La domanda stupefacente sarebbe: perché questa nuova generazione di insegnanti meridionali non dovrebbe prendersela con l’Italia ( la prego ci risparmi tutta la fuffa radical chic). Dopo 30 anni di leghismo al governo in cui il ruolo dell’insegnante terrone è assurto a paradigma di lesa maestà delle identità locali padane, tra l’altro.

Ma tutto questo Galli della Loggia non lo sa, i mali del Sud sono endemici, i terroni sono geneticamente inferiori, e la colpa non è dell’Italia.
Lui non lo sa, noi si.

PS: se la telefonata non arriva, per il giovane insegnante terrone anti italiano, sarà stata l’ennesima giornata a bruciare denaro e speranze, lontano da casa, nell’attesa dei Tartari.


10
Feb 14

Dalla Svizzera: si è sempre terroni di qualcun altro

Anche Salvini è stato fortemente entusiasta per la notizia: la Svizzera pone severe restrizioni ai frontalieri (italiani), col referendum di ieri. Non solo, la Svizzera ha mandato anche il neutralissimo esercito a fare esercitazioni lungo il confine perchè non si sa mai…in caso di disordini.

La campagna elettorale a favore del Si, che poi ha vinto, aveva anche creato esempi come quello in foto, dove tre topi rappresentano, per esplicita dichiarazione dei creatori, Fabrizio, piastrellista di Verbania, Bogdan, romeno dall’occupazione non dichiarata ma facilmente intuibile dalla mascherina che porta sugli occhi, e Giulio, avvocato lombardo.

Insomma, si chiama Nemesi.

Lo scorso Marzo si leggeva:

Fino a quando i “frontalieri”,proprio comei terroni meridionali, s’occupavano dei lavori che gli svizzeri, ticinesi, non volevano svolgere, tutto era tollerato. Ma da qualche tempo  questi, come dichiara il segretario dell’Udc, “stanno progressivamente, occupando posizioni nel terziario dove, finora, la prevalenza era data agli impiegati ticinesi”. Questo perché, secondo, il politico Udc, i frontalieri “accettano retribuzioni che sono, sovente, del 40 per cento inferiori a quelle dei lavoratori indigeni”. Anche se, con una verve diversa, la stessa questione è già stata sollevata dai sindacati, i quali accusano molte piccole e medie imprese italiane, insediatesi nel Canton Ticino, approfittando di agevolazioni fiscali, di praticare del dumping salariale.

Erano gli anni 70 e James Schwarzenbach,conosciuto per la sua campagna contro l’inforestierimento, nota come “iniziativa Schwarzenbach” così dichiarava:

«Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Dobbiamo liberarci del fardello. Dobbiamo, soprattutto, respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio (…) medio, che resta inchiodato al suo sgabello» (fonte Wikipedia).

E oggi, mi sento anche io Fabrizio, piastrellista di Verbania, Bogdan, romeno dall’occupazione non dichiarata,  e Giulio, avvocato lombardo. Anche se potrebbero aver votato un partito che mi chiama terrone da 30 anni e che va braccetto con chi oggi li rappresenta come “topi”.

PS: giusto a tal proposito vi ricordate la dotta ironia del sindaco di Berna? (qui)


13
Gen 14

La grande bellezza spazza via il trash

Mi ha molto colpito l’ondata di indignazione che su questo blog (oltre 1100 condivisioni) ha travolto l’esperienza televisiva del boss delle cerimonie (nonostante qualcuno abbia definito la mia analisi, radical chic o borghesuccia, ignorando, ad esempio, completamente, il fatto che questo blog, sin dalla nascita, reca con sè il nome più visceralmente popolare del ventre di Napoli, quello dei làzzari)

Tutto ciò, in piccolo, vuol dire solo una cosa: tanta gente, qui al Sud, ha una concezione diversa del folclore imposto dai modelli culturali televisivi. E, la cosa più importante, le persone hanno ancora voglia del “bello”.

Ha ancora voglia del suono dei bottari, accompagnati dal sax di Enzo Avitabile, dei vocalizzi da muezzin di Peppe Barra, delle processioni dal gusto iberico, dell’animismo del cimitero delle fontanelle, del caffè sospeso,  delle corna esibite al primo carro funebre che passa privo di feretro. Perchè questo è folclore ed ispirazione. Questa è suggestione. Non un’alce al neon che richiama l’attenzione su un tavolo. E neppure certe manifestazioni di riverenza ed ossequio da romanzo di Mario Puzo. Questo è “altro”. Quell’altro che ha spinto in tanti al fujtevenne.

Sabato mattina, a San Tammaro, un luogo in piena terra dei fuochi, fino a qualche anno sconosciuto a tutti, un luogo che qualcuno ha definito “troppo vicino a Casal di Principe” per poter essere valorizzato, si riempiva di bello. Di cittadini, giocolieri. Di gioia. Di amore per l’arte. Di riconoscimento ad un uomo, Tommaso, l’angelo di Carditello, che s’era talmente incaponito con l’amore per il bello e l’arte, che se n’era fottuto di tutto e tutti, pure delle minacce di morte, pure di decine di aste andate (chissà perchè) a vuoto, e s’era messo a prendere cura di un casino di caccia d’epoca borbonica. Una piccola Versailles in Terra di Lavoro.

Ora ditemi, quanti di voi conoscevano Carditello prima che tante associazioni in difesa del territorio, tanti cittadini comuni, svegliassero dal torpore uno Stato che, da Vittorio Emanuele in poi, aveva deciso di delegare la gestione della Reggia di Carditello a ras locali. Quelli che non hanno alcuna passione per il bello. Gli alfieri del kitsch. Quelli con la villa modello Scarface ed i matrimoni rappresentati dal format televisivo che descrivevo sabato mattina. Lo stesso difeso da tanti, elevandolo, come i produttori della trasmissione stessa, ad archetipo del folclore partenopeo.

Così pure un ministro s’è mosso, il leccese Bray, forse l’unico ministro meridionale non autolesionista, nei fatti quello che si sta dimostrando il vero ministro per la coesione territoriale. Bray è sceso fino a San Tammaro ed ha fatto in modo che la Reggia tornasse nelle mani dei cittadini. Perchè, come lo stesso ministro ha riferito a Uno Mattina, senza il patetico timore d’esser definito dall’idiota di turno, neoborbonico (per la cronaca,incidentalmente, val la pena di ricordare che il movimento neoborbonico per anni ha sostenuto il recupero di Carditello), ha riferito di quanto, prima di 153 anni fa, dei sovrani avessero peferttamente compreso che per fare grande un popolo bisognasse educarlo all’arte (e di conseguenza al gusto estetico ed al bello).

Non è ozioso quello che potrebbe apparire come un inutile pistolotto sull’estetica e l’arte (in tutte le sue forme compresa quella espressa dalla stazione della metropolitana più bella d’Europa, quella della fermata Toledo della metropolitana di Napoli). Lo scrivo perchè, abbiatene coscienza: cantanti impegnati, scrittori, giornalisti, artisti sono i nemici giurati di tutte le mafie, della criminalità organizzata. Il “bello” , con tutte le sue manifestazioni tangibili offerte dall’arte e dalla cultura, apre la mente a nuove esperienze, rende liberi di ragionare.

In “a biutiful cauntri”, Raffaele del Giudice dice più o meno così: hanno reso questo posto un posto di merda, senza un museo, un cinema, un centro d’aggregazione, un centro culturale, una università, coscientemente. Perchè altrimenti non avrebbero potuto interrarci monnezza tossica proveniente da ovunque e trasformarlo nella pattumiera d’Italia.

Ed ha tremendamente ragione. Se la gente non conosce il “bello” s’accontenta della grettezza mentale ed ambientale che la circonda. Se è educata al trash e al cattivo gusto, non aspirerà che a quello (chi ci specula lo ammanterà di folclore che non è).

Se nessuno avesse iniziato a parlare con insistenza della reggia borbonica di Carditello, oggi sarebbe ancora invenduta alla mercè degli stessi ras cui fu affidata 153 anni fa. Isolata dall’ambiente che la circonda. Monnezza tra la monnezza della Terra dei Fuochi.

Allora toglietevi dalla testa che è oggettivamente cultura partenopea, il corteo di pietanze aperto dal pescatore con la maglietta di Cavani. Liberiamoci da certi stereotipi che ci vengono imposti soltanto per evitare che la gente aspiri al bello ed abbia dunque dei metri di paragone per misurare la realtà, quanto le è dovuto e tutto quello che le è negato.

Il conservare bonariamente l’etichetta del “terrone” non è altro che il momento immediatamente precedente al chinare della schiena al gretto potente di turno. Conservare bonariamente l’etichetta del “terrone” è non contraddire mai le idiozie e la disinformazione artatamente diffuse per danneggiare economicamente un territorio. Conservare bonariamente l’etichetta del terrone è, inevitabilmente, rimanere analfabeti e lasciarsi scrivere passato e futuro da altri. E’ accontentarsi della renna, made in China, con la luce intermittente blu all’interno, sul proprio tavolo, per sentirsi, per un giorno, più importanti degli altri. E’ ammettereche a se stessi non competa altro standard che quello della mediocrità.

Riappropriamoci criticamente del bello e del buon gusto che da quando nascemmo figli della Magna Grecia, ci appartengono, ed emozioniamoci. Reagiamo.

“I giovani hanno bisogno di questi esempi, i giovani hanno bisogno di queste emozioni e se noi non riusciamo ad emozionare i giovani, a coinvolgerli, è chiaro che loro entrano in una fase, quella terribile, quella pericolosa che è la fase della rassegnazione” (Peppino Impastato)

 


10
Dic 13

«Meglio zitella che sposa a un terrone»

La Stampa oggi pubblica un interessante reportage su “come eravamo”, ovvero la storia e le condizioni degli emigranti meridionali al Nord.

Corredato da una ricca serie di immagini dell’epoca che mostrano istantanee precise su una pagina non sempre piacevole della storia di questo paese.

Che è stato di ciascuna di quelle esistenze ancorate al passato e tese al domani, colte dai fotografi in un presente che conteneva entrambi, ai binari, ai finestrini dei convogli, nelle roulotte fatte abitazione, nei cortili di ballatoio, all’uscita dalla fabbrica, nei condomini delle periferie e tra le mura fatiscenti di antichi borghi, a caccia di lavoro in metropoli spaventate dall’onda dei «napoli» (tutti i meridionali erano «napoli», che in piemontese si pronuncia «napuli»).

La città dei Santi sociali era percorsa dalla diffidenza e questa tracimava nel razzismo. Negli annunci matrimoniali si cercava «giovane settentrionale». Nella rubrica «Posta NORD/SUD», creata dalla Stampa negli Anni 60, l’operaio di Foggia piangeva l’umiliazione per il rifiuto del suo amore: «Meglio zitella che sposa a un terrone». Quella pagina di giornale cuciva un epistolario pubblico – in luogo della lettera privata – con i parenti rimasti giù: «Si guadagna per il necessario, ma i bambini crescono con mentalità più aperta e disinvolta».

Sui portoni apparivano gli impietosi cartelli «non si affitta a meridionali», colpevoli di entrare in due e poi ospitare parenti e altri parenti ancora, in cerca d’un lavoro nell’industria, nell’indotto, nei cantieri edili dove corregionali mettevano in piedi il racket delle braccia.

Gli immigrati dal Sud erano imprigionati nel racconto beffardo di chi giurava d’aver visto vasche da bagno trasformate in orti di ceramica, terra al posto dei saponi: i «napoli» puzzano, si diceva, perché per ricreare un frammento di radici non hanno dove lavarsi tutti interi.

Verità è che tanti – meno fortunati di chi accedeva alle case popolari create dalla Fiat già negli Anni 50 – nemmeno avevano una vasca e una doccia, stretti, come oggi gli extracomunitari, nelle brande affiancate in soffitte marce da voraci razzisti che guadagnavano e disprezzavano, guadagnavano e umiliavano.

Eppure l’integrazione maturava. La donnetta torinese con stupore ai cronisti diceva dei vicini: «Vengono da giù, ma sono brave persone».

In un corredo di pregiudizi che non s’è mai attenuato anzi s’è amplificato. Magari proprio ad opera dei nipoti e dei figli di quegli emigranti che da vittime si sono trasformati in carnefici di se stessi e di tutti i migranti. Votando in maniera convinta, ad esempio, per la Lega e rinnegando con un taglio netto le proprie radici.

In 60 e passa anni quella emorragia non s’è fermata. Non ho mai creduto all’emigrazione come un virtuoso spostamento di menti ed ideali. Poichè quasi sempre è mosso da uno stato necessità e di bisogno, non dalla volontà di conoscere il mondo. E di certo costituisce una delle cause di arretratezza di una terra.


29
Ott 13

Io, Terrone di nome.

Trovo molto bello questo articolo di Lino Patruno su La Gazzetta del Mezzogiorno, che tocca tematiche spesso tracciate su questo blog. Ecco un estratto col link all’articolo completo:

Non deve avere tutte le rotelle a posto. Mica si può spiegare diversamente uno che non solo è un terrone della provincia di Salerno, ma si cognoma anche Terrone. E non basta. Da ingegnere va a fare una supplenza in una scuola di dove? Di Lecco, cuore della Lega Nord. Ovvio che, quando entra in classe dove già l’aspettavano iniettati di razzismo e dice come si chiama, i ragazzi si scompiscino dal ridere. E quando un moscone entra dalla finestra, riescono a spiaccicarlo sul muro al grido: “Crepa, terùn”. Una Waterloo, ma se l’era andata a cercare.

PERSONAGGIO RACCONTATO DA ALDO FORBICE – Questa, dell’ingegner Terrone, è la storia vera. Tanto vera e incredibile da averne tirato fuori un libro (appunto “Io, ingegner Terrone. Vita controcorrente di un imprenditore del Sud”, Log ed., pag. 141, euro 13,90) opera di Aldo Forbice, robusto terrone siciliano anch’egli, ancorché famoso giornalista e conduttore per 18 anni dello “Zapping” radiofonico.

Ma il nostro ingegnere è uno tosto, benché soffra di coazione a ripetersi. Fatto è che, non volendo morire docente precario, e non sentendo aria propizia al Sud, va a bussare a una azienda di Oggiono, sempre nel Lecchese. Dove, appena si accorgono del cognome, gli rispondono papale papale, guardi che sul terrone possiamo chiudere un occhio, ma sul Terrone proprio no. Anzi gli consigliano: vada a farsi cambiare quel cognome.

Il nostro emigrante ascolta pazientemente, sorrisi di compatimento e sfottò in dialetto compresi. Ma non ne può più quando cercano anche di svalutargli la laurea in ingegneria meccanica conseguita alla Federico II di Napoli: dovreste avere tutto l’onore. La madre piange quando glielo racconta. Mentre freddo lo accoglie e gelido lo congeda il pessimo prete locale dal quale cerca solidarietà cristiana. Santa Romana Chiesa è poi riabilitata da quel santo di card. Martini, che infila un indignato sermone pubblico a suo favore. Il disonore lumbard è completato quando, tempo dopo, torna con due amici sulle rive del manzoniano lago di Como e gli piomba addosso la polizia che li interroga e perquisisce come malavitosi, secondo il ributtante teorema lombrosiano: meridionali delinquenti nati. (La Gazzetta del Mezzogiorno)L’articolo completo


28
Ott 13

“Terrone” ma belle…

mitaliaLa grolla d’odo di Padania di oggi, va al quotidiano online Huffingtonpost che in un articolo sulla nuova sicilianissima miss Italia titola “Terrone” ma belle.

Ora io mi chiedo, o caro liberalissimo e progressistissimo Huffinton post, il fatto stesso che tu ponga quella congiunzione avversativa (“ma”) tradisce l’essenza deteriore del termine “terrone”.Era proprio necessario?

Il termine “terrone” non ha nulla di bonario.  “questa parola non significa, nell’accezione comune, che siamo meridionali, ma che siamo sporchi, incapaci, inetti, i mezzi italiani, gli italiani per grazia di Dio, per concessione di Cavour (Nicola Zitara)


22
Ott 13

Diego Armando Maradona: terrone e sudaca

“Questo post è come quelle lettere d’amore che scrivono gli innamorati.”

Diego la mano di Dio. Diego ultimo re di Napoli. Diego sudaca in Spagna e terrone in Italia. Due termini equivalenti di disprezzo e manifestazione di minorità. L’uno spagnolo, verso i nativi del Sud America. L’altro italiano, verso i nativi del Sud Italia.

Per Diego, terrone e sudaca, il senso del disprezzo è stato sempre intimamente connaturato al riscatto della propria terra. Delle proprie terre. L’Argentina e Napoli. Due luoghi geografici simili. Due categorie della fantasia, del sentimento e della mente, chiaramente omogenei.

E’ per questo che Diego è venerato a Partenope. Attraverso il calcio ha condotto una città oltre la discriminazione e il pregiudizio.

Ricordo una intervista, nell’anno del primo scudetto, nell’86. Un giovanissimo Giampiero Galeazzi intervistava un uomo sommerso dalla folla in festa: “Ma come, venite fin da Palermo per vedere le partite del Napoli?” e l’intervistato con un meraviglioso, fortissimo accento palermitano “Certo, perchè il Napoli è l’unica squadra del Sud che ci onora”.

El diez, l’icona che diede speranza ai terroni. Diego che ripose, in un immaginario contaminato di calcio ed antropologia, i confini sventrati un secolo prima.

E, nel frattempo, figlio dell’Argentina, ebbe il tempo di sistemare a modo suo la questione con gli inglesi per la Falklands. Una serpentina da centrocampo che seminò residui di colonialismo che vedeva il Sud America come una propaggine funzionale agli interessi occidentali.

« Chiedono ai Napoletani di essere Italiani per una sera dopo che per 364 giorni all’anno li chiamano terroni. » Rispose, D10S agli inviti della federcalcio italiana a tifare Italia in occasione di una partita tra la squadra del pipe (che ironia della sorte aveva proprio gli stessi colori del Napoli) e la nazionale italiana, proprio al San Paolo.

Ed infatti, Diego, in una partita successiva, fu fischiato, ai mondiali del 90, insieme all’inno nazionale argentino. Proprio da quegli italiani che consideravano i napoletani, colerosi ed esortavano il Vesuvio al risveglio. Fischiato così come accadeva ogni benedetta domenica di campionato. Perchè Maradona non era l’Argentina. Maradona era Napoli.

Stamattina, in televisione, ho sentito strali di ipocrisia ed indignazione, un pò da tutti, ma mi hanno colpito, in particolare, quelli dell’ex ministro Brunetta, proprio verso l’ “evasore fiscale” Maradona. A volte la decenza ed il buon senso suggerirebbero di tacere, se non altro considerato il fatto che il presidente del proprio partito, quello dell’ex ministro, difeso da sempre a spada tratta da Brunetta (e non solo, visto che dopo le leggi ad personam, si sta progettando l’amnistia ad personam) è stato condannato dalla giustizia italiana, proprio per evasione fiscale. Il tono dell’ammonizione indignata, non cava via la trave dal proprio occhio, come diceva un signore con barba e capelli lunghi morto a trentatrè anni.

E l’indignazione monta anche per il gesto dell’ombrello, che il pibe de oro, ha rivolto ad Equitalia. Un comportamento non proprio edificante è vero. Ma può mai tale disgusto, sollevarsi da chi ha invitato alla rivolta fiscale? E che ha definito Equitalia: “Mostro da distruggere” “Mostro senza cuore” “Equitalia via dalla Lombardia” e da chi ha rappresentato gli esattori del fisco, come vampiri in giacca e cravatta? Ma la coerenza si sa, in Italia è più rara di una mosca bianca.

Quanti di voi conoscono nel merito la vicenda di Maradona? Ecco un sunto tratto da wikipedia:

Il giornalista Gianni Minà spiegò come i dirigenti del Napoli facessero firmare ai giocatori due contratti, uno da calciatori e uno per i diritti d’immagine:[85] questa procedura fu vista dalla Guardia di Finanza come evasione e lasciò del tempo per permettere agli accusati di pareggiare i conti ma Maradona, al contrario di alcuni ex-compagni di squadra come Careca ed Alemao,[86] non prese provvedimenti. Vista la legge che prevede l’aumento della mora con il passare degli anni, una sentenza della Corte di Cassazione il 17 febbraio 2005 condannò il giocatore al pagamento di 31 milioni di euro.[87] A maggio 2008 la cifra ha toccato quota 34 milioni di euro a causa degli interessi accumulati (circa 3.000 euro al giorno).[86]
A questo proposito, la Guardia di Finanza sequestrò il suo compenso di tre milioni di euro percepiti nel 2005 per la partecipazione al programma televisivo italiano Ballando con le stelle.[87]
Inoltre il 6 giugno 2006, in occasione della manifestazione di beneficenza “Giugliano Cuore” nell’omonima cittadina a nord di Napoli, fu fermato e accompagnato in caserma dalla Guardia di Finanza e gli furono pignorati due Rolex d’oro del valore di 10.000 euro.[84][88]
Il 18 settembre 2009, durante un soggiorno a Merano, gli vennero ulteriormente pignorati due orecchini del valore di 4.000 euro.[87]

Il 18 ottobre seguente Maradona, a Milano per presentare una collana di dvd celebrativa della Gazzetta dello Sport, in albergo riceve la visita dei funzionari di Equitalia che gli notificano un avviso di mora da oltre 39 milioni di euro e lui, al secondo tentativo, ha aperto firmando l’atto per il recupero del credito alla presenza del suo avvocato Angelo Pisani. Equitalia entro 6 mesi potrà quindi avviare le azioni di recupero del debito come il pignoramento delle somme a titolo di compensi per partecipazioni televisive e sponsorizzazioni.[95] Due giorni dopo alla trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio ha dichiarato: “Non sono un evasore e lo dico senza problemi a Equitalia. Si occupino di chi ha firmato i contratti, di Coppola o Ferlaino, che oggi possono girare indisturbati. A me invece tolgono gli orecchini, gli orologi. Oggi però non ce l’ho. Mi hanno cercato degli sponsor offrendosi di pagare il mio debito per farsi pubblicità, io ho rifiutato perché non sono un evasore. Voglio la verità. Chi si fa pubblicità sono quelli di Equitalia che vengono da me. Ma hanno un altro lavoro, il loro lavoro non è Maradona. Io non mi nascondo”.

Il succo della storia, secondo Maradona è questo: il dipendente di una società percepisce degli emolumenti. Non ha partita iva. Chi è il sostiuto di imposta, che avrebbe dovuto pagare le tasse? In teoria l’allora Società Sportiva Calcio Napoli. Così non è stato. Tra l’altro ormai quella società non esiste più, perita sotto i faldoni della fallimentare.

Così Raffaello Lupi, uno dei maggiori esperti del Paese in materia fiscale, inuna lunga intervista a Il Mattino. Eccone uno stralcio: “L’amministrazione fiscale italiana per anni non è riuscita a fare le notifiche all’estero, quindi effettivamente può essere che al campione non sia arrivata alcuna notifica. Esiste un fumus. Questa vicenda ha una sua fondatezza, una verosimiglianza: all’epoca l’amministrazione fiscale non ce la faceva a fare questo tipo di notifiche fuori dall’Italia. Bisogna ritornare alla commissione tributaria per ridiscutere della mancanza di atto presupposto in questa vicenda. Il legale di Maradona dovrebbe chiedere la nullità di avviso di mora proprio per mancanza di atto presupposto, e non escludo che questo lo abbia anche già fatto”

Maradona è un simbolo. Il simbolo di una rinascita e del riscatto di Partenope. E’ la storia che torna al punto di partenza. Ed è per questo che, come simbolo e memento a chi alza la testa, attaccarlo, a prescindere, è un pò come gridare ai napoletani: “terroni”.

 


19
Lug 13

Quando gli immigrati eravamo (siamo) noi

Un servizio illuminante sulla emigrazione interna italiana.

Quando l'”immigrato” era il “terrone” e le storie non avevano affatto, sempre un lieto fine. Quando i cartelli “non si affitta ai meridionali” erano consuetudine. Quando la Rai faceva inchiesta e non propaganda. Quando il terrone emigrante era anche il gelataio toscano per il quale “siamo tutti italiani”, rendeva meno duro il lavoro.

Quando gli oranghi eravamo noi ed i bambini, emigrati, preferivano “restare in Sicilia”. Preferivano il sapore della propria terra. Quando l’uso del proprio dialetto spaventava lo scolaro, perchè non riusciva a parlare la lingua considerata corretta, o comunque quella in grado di farlo interagire con gli altri, l’italiano.

“Oggi nelle cantine e nelle soffitte si stipano gli immigrati (meridionali) e da depositi sono diventate rendite sicure”.

Allora ricordiamo, perchè non succeda più. E non dimentichiamo da dove veniamo. E quello che siamo stati e siamo ancora.


03
Giu 13

Il terrone che aspira alla padanità

(ovvero post semiserio su talune tipologie di internauti. Fatti , persone e circostanze sono frutto di fantasia ed ogni riferimento è puramente casuale)

Nel mare magnum della rete, si distingue la figura del terrone che aspira alla padanità, panacea di tutti i mali di questo paese. Nella quasi totalità dei casi è un maschio, tra i 30 e 45 anni che risiede al Sud, ma aspira alla civitas padana.

Si riconosce, tra le altre, per queste  caratteristiche:

– Sostiene di conoscere tutti i libri di Pino Aprile, di cui non ne condivide la sostanza, salvo poi scoprire che si è fermato alla lettura della copertina e alla biografia dell’autore.

– E’ iscritto ai gruppi Facebook di “Briganti” e “Insorgenza Civile”, cui inizialmente millanta stima incondizionata, salvo poi chiedere pretestuosamente (e ossessivamente) conto delle fonti dei loro post.Talvolta esprime, sui medesimi, pareri, senza averne letto i contenuti, si accontenta del titolo. Altre volte, nonostante la pubblicazione di documenti pubblici, come atti parlamentari, o documenti di cui è palesata ai piedi della pagina l’ origine e l’autore, commenta: “si d’accordo, ma la fonte” ?

– Da anni cerca di hackerare il profilo youtube di Angelo Forgione per sostituire i video con i comizi di Borghezio. Non riuscendoci, in preda alla frustrazione, consuma i polpastrelli a cliccare “non mi piace” su tutti i video di VANTO.

– Da Feltrinelli ha coperto tutte le copie esposte di “Separiamoci” di Marco Esposito con “Cento colpi di spazzola” di Melissa P.

– Crede che il cognome Borbone, sia declinabile al plurale, per cui diventa Borboni.

– E’ un convinto teorico e sostenitore del “benaltrismo”.

– Crede che Fenestrelle sia una località nota per le cene a lume di candela e gli spettacoli di burlesque.

– Crede che l’Italia si divida in Nordici e Sudici.

– Si compiace delle esortazioni rivolte al Vesuvio o all’Etna e se provi a fargli notare che sono quanto meno inopportune commenta: “è il solito vittimismo”. Si, ho capito, ma lo hanno ripetuto anche ad un bambino delle scuole medie aggiungendo che puzza e che avrebbe dovuto rinnegare la madre napoletana (ecco tipo questo: http://ilazzaro.altervista.org/razzismo-contro-i-napoletani-lagghiacciante-storia-raccontata-a-rai1/)… “allora lavatevi!”. Di solito vive a pochi chilometri dai due vulcani.

– Fa parte dei 30mila che hanno votato la lega al Sud. E’ solito ripetere che Maroni è stato il miglior Ministro degli Interni e che…”aah ad avercelo un Bossi anche al Sud”.

– Quando legge dei rifiuti tossici spediti dal Nord e che inquinano alcuni territori della Campania o della Calabria, commenta: “si ma bisogna fare autocritica”…Autocritica? Ma non li ho sotterrati io…”solito vittimismo meridionale, vedete che neanche la differenziata riuscite a fare?!”.

– Quando legge che a Napoli si paga il quadruplo di premio Rc Auto, nonostante perfino l’Aci abbia smentito molti luoghi comuni in merito, commenta: “si ma a Napoli, tutti fanno le truffe” o “solito atteggiamento vittimista” salvo poi scoprire che ha una residenza farlocca, ottenuta tramite un amico del “cuggino”, a Forlimpopoli, e così paga meno di assicurazione.

– Interviene , con insulti, a commentare post su questo blog, quando gli sembra che (seppur lontanamente) il sottoscritto abbia voluto discutere di aspetti calcistici (nello specifico riguardo a squadre a strisce verticali). Ovviamente si sofferma al solo titolo.

– Quando si sposta a nord del Garigliano, muta l’accento d’origine, cercando di riprodurre il più fedelmente possibile, quello dei territori dove si reca. Purtroppo riesce a rivolgersi all’interlocutore, solo con improbabili suoni gutturali più simili alla lingua degli elfi  de “il Signore degli Anelli”.

– Si lamenta che al Sud ci siano troppi terroni.

– Quando guarda “Li chiamarono Briganti” di Pasquale Squitieri, fa spudoratamente il tifo per Cialdini.

– Getta i rifiuti per strada, talvolta frigoriferi e lavastoviglie, poi li fotografa e si diverte a pubblicare le foto su Facebook commentando: “Ecco la monnezza di Napoli” o “Succede solo a Napoli”.

– Si fa fotografare senza casco su uno scooter 50 insieme al “cuggino”, alla fidanzata, al nipote, allo zio, al figlio del vicino di casa. Poi pubblica la fotografia su Facebook con la didascalia: “Succede solo a Napoli”. E chiama la troupe di Studio Aperto per documentare tutto.

– Scarica foto di insetti dai siti di entomologia, li ritocca con photoshop facendo in modo che dietro ci sia l’immagine di Piazza del Plebiscito o i trulli di Alberobello o i Bronzi di Riace e commenta: ” Ho prenotato un week end in questa località, ma sono scappato! che schifo!! Mai più!! La prossima volta solo Cortina o Cervia!”

– Adora l’Arena , si finge falso invalido siciliano e si fa intervistare da Giletti.

– Crede che le donne calabresi vengano ripetutamente picchiate dai mariti, e vadano in giro con veli neri solo su autorizzazione dei primi o, in sostituzione, del padre o del primo fratello maschio.

– Quando legge le statistiche de “L’Extraterrone”, fatica a comprendere il concetto di “dato aggregato”…(eh ma che dati de ca**o, a nnord ci abbita più ggente!!

– Crede ciecamente ai dati snocciolati da Salvini in televisione o sui social network e si guarda bene dal commentare “si, ma la fonte?'”.

– Sui social network ha svariate identità che utilizza per cliccare “mi piace” ai propri stessi commenti. A volte si esibisce anche in simpatici dialoghi con se stesso, ma identità diverse. Tra le svariate identità di certo ne ha una col nome di Carmine Crocco.

– Se gli fai notare che nelle classifiche per reati, le città del Sud in fondo non sono proprio ai primi posti ti risponde: a) “al sud nessuno denuncia più i reati” b) “ovvio, al nord ci sono solo terroni ed extracomunitari”

– Durante il periodo natalizio e pasquale, contrae mutui per acquistare, al supermercato di zona, pandoro e panettoni invenduti per dimostrare il fallimento dell’iniziativa “Compra Sud”.

– Boicotta il Compra Sud perchè al Sud non esistono imprenditori e quelli che ci sono, sono tutti mafiosi, camorristi o ndranghetisti.

– E’ convinto che Lombroso abbia scoperto il vaccino per curare il colera a Napoli.

– Rompe le scatole a tutti sulla necessaria indipendenza dei Paesi Baschi, ma se si tratta di paventata autonomia siciliana o autodeterminazione del Sud, diventa fiero nazionalista italiano e cita a memoria tutta la corrispondenza tra Vittorio Emanuele e Garibaldi. Tra Garibaldi e Mazzini. Tra Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele..e così via..

– Si registra sui siti pornografici, usando, per dispetto, come nick “Ninco Nanco”.

– Su twitter è follower de Il Mattino, Il Corriere del Mezzogiorno e La Stampa cui comunica, in tempo reale, i furti subiti dai calciatori del Napoli. Eventuali forme influenzali contratte, litigi per motivi di viabilità e condominiali ai danni dei medesimi. E’ esperto nel creare finti scoop di gossip relativi a giocatori uruguaiani.

–  Ha il mito dell’uomo del Sud,selvaggio,petomane,capace di soddisfare i più segreti desideri delle donne padane (Questa è di Daniele Sensi e tratta da Radio Padania)

– I Kalafro gli hanno dedicato questa canzone:

 

 


23
Feb 13

Condannato l’uomo che aveva chiamato “terrone” le vicine

Creato il 19 gennaio 2013 da Ilazzaro

La vicenda che pubblicammo qualche mese fa era la seguente:

«terrone di m…», «siete andate alle scuole dei terroni e quindi non capite niente», «siete una categoria di m… (con riferimento ai “terroni”)»

Queste le frasi che un “signore” di Besozzo ha rivolto alle sue vicine di casa. Denunciato dalle donne e condotto in giudizio, ha ricevuto però un trattamento che fino ad ora era stato escluso dalla giurisprudenza italiana, a parere del magistrato quelle reiterate offese concretizzavano l’aggravante della discriminazione razziale.

Frasi che, venivano riportate accompagnandole con rutti e flatulenze (la cosa non ci stupisce in realtà).(http://blog.libero.it/ILazzaro/11782961.html)

Il processo è giunto a compimento e l’uomo, 64enne di Besozzo in provincia di Varese è stato condannato a una multa e a un risarcimento danni dal giudice di Varese Davide Alvigini, che lo ha riconosciuto colpevole di ingiuria aggravata dalla discriminazione razziale.

Secondo il pm Francesca Rombolà, che ha contestato l’aggravante della discriminazione razziale, l’intento dell’imputato era quello di classificare le vicine come appartenenti a una razza inferiore. La tesi è stata quindi accolta dal giudice

Speriamo che ora questa sentenza si da esempio e ,dagli stadi alla vita quotidiana, la si smetta di usare un epiteteto che per noi significa mortificazione ed emigrazione.