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Col Lockdown è cresciuto l’export campano: +5%

Che la questione dell’apertura differenziata delle regioni non fosse soltanto un problema sanitario lo si era capito, ma i dati a disposizione oggi rilevano che, alla base, v’erano ragioni di altra natura: sostanzialmente economiche.

In particolare mentre alcune regioni del nord cominciavano a scontare il prezzo della crisi, altre, tra cui la Campania crescevano.

E l’export campano in modo abbastanza inaspettato del 5,2 per cento, tra le sette regioni in controtendenza insieme a Liguria, Sicilia e Sardegna (con le “piccole” Molise, Bolzano e Umbria). Più che la Campania però a crescere è l’export del sistema produttivo della provincia di Napoli che tocca quasi il dieci per cento (9,6) assorbendo il 97 per cento di quei 145 milioni di euro che fanno la differenza tra il 2019 e il 2020. Sono cresciute del 25% le esportazioni di medicinali, del 102,9% quelle di auto, del 25% quelle della panetteria, del 30% di ciò che il codice Ateco definisce “altri prodotti alimentari”, del 22,8% dei prodotti lattiero-caseari, secondo quanto riporta Il Mattino.

E prosegue

Le province peggiori coincidono con i luoghi dove a marzo è dilagata l’epidemia: Brescia (-7%), Alessandria(-25%), Bergamo (-5%), Pesaro e Urbino (-28%). Complessivamente l’Italia ha perso l’1,9 per cento. Non solo si sono fermate molte fabbriche, ma anche le limitazioni alle frontiere hanno inciso su molte produzioni. Ed allora il dato della Campania (ma anche quello della Sicilia) è particolarmente importante perché, non solo è opposto a quello delle regioni più interessate dall’epidemia, ma perché proviene anche da settori produttivi estremamente locali con l’industria alimentare in primo piano. Anche qui ha fatto premio la dimensione delle aziende e soprattutto la loro organizzazione commerciale. Per esempio i caseifici (i prodotti lattiero caseari sono passati da 62,6 a 76,9 milioni (+22,8 per cento)