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“Non venite più a curarvi da noi”: ma non ci guadagna nessuno. Soprattutto i lombardi.

Baruffe campaniliste inutili, deleterie, per tutti. L’ultima chi oppone alla giunta lombarda una gestione piuttosto discutibile della sanità, alla luce della recente “cronaca sanitaria”.

“Non venite più a curarvi da noi”: questa la risposta rabbiosa ed istintiva di un popolo devastato da una tragedia senza precedenti. La risposta di pancia, titillata da chi per anni ha fatto credere loro l’esistenza di una nazione di fantasia.

Una risposta di pancia. Perché la migrazione sanitaria, ovvero la gran massa di pazienti che dal sud si sposta al nord per curarsi, frutta qualche miliardo di euro al Nord.

i il Sole 24 Ore:

Il fenomeno della migrazione sanitaria in Italia racconta di problemi insostenibili che rendono la vita molto difficile o drammaticamente complicata a centinaia di migliaia di cittadine e cittadini, adulti e minori. Secondo la ricerca che abbiamo commissionato al Censis “Migrare per curarsi” sono infatti 750.000 i ricoveri fuori dalla regione di appartenenza ogni anno in Italia, un esodo biblico se aggiungiamo i circa 650.000 accompagnatori, con la valigia sempre pronta per le necessità di ripetere ricoveri e cure a centinaia di chilometri dalla propria casa più volte l’anno.

Nel totale le risorse economiche utilizzate per le cure fuori le regioni di appartenenza nel 2012 sono state pari a circa 4 miliardi di euro. Il saldo finale è di circa 2 miliardi di Euro (dati SDO-Sole 24 Ore Sanità).

Riprendendo il rapporto GIMBE del 2017, sempre da Il Sole 24 Ore:

La migrazione sanitaria 2017 vale 4,6 miliardi di euro e presenta saldi estremamente variabili tra Nord e Sud del Paese, con le 3 Regioni capofila dell’autonomia differenziata – Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – che incassano l’88% del saldo attivo, mentre il 77% di quello passivo grava su Puglia, Sicilia, Lazio, Calabria e Campania. A fare il punto è la Fondazione Gimbe, che si è basata sui dati economici della mobilità aggregati in crediti, debiti e relativi saldi. «In tempi di regionalismo differenziato – spiega il presidente Nino Cartabellotta – il nostro Report dimostra che anche se la bozza di Patto per la salute 2019-2021 prevede numerose misure per analizzare la mobilità sanitaria e migliorarne la governance, difficilmente la fuga in avanti delle tre Regioni potrà ridurre l’impatto di un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali etiche ed economiche».
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La mobilità attiva. Sei Regioni vantano crediti superiori a 200 milioni di euro: in testa Lombardia (25,5%) ed Emilia Romagna (12,6%) che insieme contribuiscono ad oltre 1/3 della mobilità attiva. Un ulteriore 29,2% viene attratto da Veneto (8,6%), Lazio (7,8%), Toscana (7,5%) e Piemonte (5,2%). Il rimanente 32,7% della mobilità attiva si distribuisce nelle altre 15 Regioni, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (217,4 milioni di euro) e all’Associazione dei Cavalieri di Malta (39,7 milioni).

Saldi. Le Regioni con saldo positivo superiore a 100 milioni di euro sono tutte del Nord, quelle con saldo negativo maggiore di 100 milioni tutte del Centro-Sud. In particolare: in Lombardia il saldo è pari a 784,1 milioni, in Emilia Romagna a 307,5 milioni, in Veneto a 143,1 milioni e in Toscana a 139,3 milioni. Saldo negativo rilevante per Puglia (-201,3 milioni di euro), Sicilia (-236,9 milioni), Lazio (-239,4 milioni), Calabria (-281,1 milioni), Campania (-318 milioni).

Questi dati non tengono conto di tutto l’indotto che si muove intorno all’emigrazione sanitaria: chi si sposta da sud a nord ha bisogno di dormire, mangiare, muoversi. Acquistare.