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17
Nov 15

Che fine ha fatto la Benevento alluvionata? #Savesannio

Nell’era della comunicazione liquida ed umorale si fa presto a dimenticare un dramma, perchè schiacciato e scacciato da uno maggiore, nell’attesa del successivo.

E allora: che fine ha fato la Benevento alluvionata? Fino a quando andava di moda l’hashtag #savesannio #saverummo, la moda del momento teneva acceso un faro sul problema, ma poi?

Oggi Pino Aprile, ad esempio, cittadino sannita ad honorem, prende spunto da una lettera ricevuta per “riaffrontare” il problema:

Lettera agli onesti che non si nascondono dietro la latitudine, a proposito dell’immane disastro dell’alluvione che ha devastato il Sannio, messo in ginocchio l’economia e tanta gente che non può tornare al lavoro o in casa, perché il fango ha distrutto tutto. Pare che per trovare un diluvio della portata che ha sconvolto il Beneventano si debba andare indietro di più di un secolo.

Sapete che il governo ha abbandonato a se stessi centinaia di migliaia di italiani? Che ci sono ancora strade non percorribili, perché invase dal fango, ponti e palazzi pericolanti, comunicazioni interrotte? Che la gente sta provvedendo da sola, aiutandosi a vicenda? Che il punto di riferimento, per coordinare le iniziative di soccorso, solidarietà, rinascita è un prete, don Alfonso Calvano?

Sapete che il governo che più di qualunque altro sta passando alla storia (forse del crimine) per aver sottratto più fondi destinati al Sud (Tremonti è distrutto, per aver perso il primato), ha destinato solo 38 milioni di euro, dopo le proteste, aumentati a 50, per il Sannio? Non basteranno, a momenti, manco per comprare le pale: non è un aiuto, è un insulto.

C’è da dire che è già molto più di quanto si fece per gli alluvionati di Giampilieri, nel Messinese: 37 morti, nemmeno un euro di aiuti; mentre, per le inondazioni di Genova e della Toscana (mezza dozzina di vittime), subito dopo, furono messe nuove accise sul prezzo dei carburanti: ma solo per i disastrati del Nord.

Quindi, di fronte a questo genere di attenzioni strabiche dello Stato, per chi è colpito da disastri nello stesso Paese (sicuri che sia lo stesso?), ai beneventani si dovrebbe persino dire “bacia la mano che ruppe il tuo naso” (De André). I rappresentanti coloniali della zona, del partito unico della Nazione e persino molti d’opposizione osservano un sei mesi di silenzio, in omaggio al dolore dei loro elettori e per pararsi il culo, perché guai a chi obietta. Magari qualcuno di loro tace perché sta pensando a quanto fa in tangenti quella somma?

Insomma, a voi sembra giusto che ci sia alluvionato e alluvionato? Se il fango ha diverso valore a seconda di dove invada e distrugga, al Sud resta fango e al Nord diventa oro e nulla cambia al mutar dei governi, non ci rimane che l’alchimia: se la latitudine muta natura e valore della melma, allora bisogna organizzarsi, raccogliere ognuno un secchio, un bidone, una cisterna di fango sannita e portarlo oltre la latitudine che fa scattare l’attenzione e gli aiuti del Paese.

Perso per perso, schifati da un governo che non ha avuto vergogna di rubare i soldi stanziati per il Sud e i suoi disoccupati, per incrementare le assunzioni al Nord, perché non provare pure questa?

Se poi l’alchimia, anche quella, si dimostrasse di pasta renziana e cristianamente delria, beh, qualche altra idea sull’uso del fango può ancora esserci. Chi pensa che sarebbe difficile, in tal caso, distinguere il fango da certa melma, sbaglia: il fango puzza meno.
Perché scrivo questo? Perché avevo chiesto qualche notizia a un mio amico di Ponte, Peppe Mazza, giovane e coraggioso imprenditore, che dal giorno dell’alluvione si alza prima dell’alba per aiutare i suoi compaesani, poi deve lavorare per salvare i suoi laboratori.

E lui mi ha risposto come potete leggere qui sotto. Vi assicuro, sarebbe la stessa cosa se non conoscessi Peppe e tanta altra brava gente di Ponte e della vicina e non meno sconquassata Casalduni (sono cittadino onorario di entrambi i Comuni). Un Paese che discrimina fra i suoi abitanti, persino nella disgrazia, è un Paese nemico, retto da un governo nemico.

La somma di queste carognate non può che portare alla divisione. E forse è quello che vogliono e non sanno più come farcelo capire. Nel frattempo, rubano l’argenteria e le merendine ai bambini dell’asilo (ops… questo non è possibile, perché i soldi per gli asili, il razzismo renziano li ha destinati solo alle città del Nord, che li hanno già; forse pensando che se al Sud non ci sono, è perché non servono).

Ecco la risposta di Peppe:
“Scusami Pino, ma stamattina sto molto polemico. Quindi scrivo comunicati politici e non cronache. Però, la cronaca la conosci bene e l’hai scritta innumerevoli volte. Basta che cambi qualche avverbio nei tuoi scritti storici e ottieni la cronaca di oggi, al posto di Cialdini ci metti qualcun altro e hai il risultato.

Emergenza è stata a tutti gli effetti, la nostra: più emergenza di 380 mm di pioggia su un territorio come quello del Sannio? I dati sono della Protezione Civile (vuol dire che siamo al doppio di quanto ufficialmente comunicato all’inizio; n. d. r.); alcuni pluviometri hanno addirittura superato il 400 mm, che è il limite massimo di misura eppure, il governo, dopo 20 giorni, ha sì riconosciuto lo stato di emergenza, ma ha dato solo un contributo di 38 milioni di euro, che non bastano neppure a risolvere l’emergenza, vale a dire la rimozione del fango e il ripristino delle strade.

E la messa in sicurezza? E la ripresa economica del territorio? Sta come al solito alla forza dei soliti soggetti che hanno solo quella dei propri nervi e del proprio cuore; quei nervi che continuano a tenerli abbarbicati e radicati al proprio territorio. La forza dello spirito di quei greci che arrivarono sulle coste del Sud d’Italia.

Quella forza che non ci fa reagire, perché ci tiene legati alle nostre attività e al superamento delle difficoltà quotidiane. Lo sanno bene i nostri governanti e le lobby che ci tengono legati.
Il mio non è un piagnisteo, lo testimonia il fatto stesso che da stamattina alle 4,30 ho già fatto più di una giornata di lavoro, però, se mi fermo un attimo e ci penso, mi viene la rabbia e mi rimetto in attività. E la rabbia si trasforma in azione quotidiana, in quella forza che sostiene la mia attività economica e professionale”.


22
Ott 15

Prendici così! Siamo #SporcheMaBuone!


Si chiama “Prendici così” la campagna promossa dalla nostra azienda per permettere a tutti i cittadini sanniti, e non solo a loro, di sostenere la cooperativa messa a dura prova dall’alluvione dello scorso 15 Ottobre.
Saranno messe in vendita da domani, presso il punto vendita di Via Bebiana,44 a Solopaca (BN) le oltre sessantamila bottiglie di vino scampate all’alluvione e ricoperte dal fango. Le bottiglie, di diversa tipologia e grandezza, saranno vendute nelle stesse condizioni in cui sono state recuperate.

#SporcheMaBuone, insomma.


18
Ott 15

Non lasciamo solo il Sannio!

La rete diffonde notizie delle aree colpite dall’alluvione nel Sannio davvero drammatiche. Non fosse stato per i social manco avremmo saputo della dei danni riportati dal pastificio Rummo.

Anche Pino Aprile interviene raccontando la propria percezione di quella parte di Campania non molto conosciuta:

Sono cittadino onorario di due paesi alluvionati del Beneventano: Casalduni e Ponte. Ho parlato con alcuni miei “compaesani”. Temo che governo e pubblica opinione non abbiano bene l’idea della dimensione del disastro. Quella è una zona molto attiva, sia per l’agricoltura di qualità (nella parte occidentale, accarezzata dai venti tiepidi di ponente, vini di nota eccellenza: dalla Falanghina all’Aglianico, ma anche il Fiano e l’insospettabile Sciascinoso che comincia a decollare; nella parte orientale, spazzata da venti gelidi di levante, olio d’oliva buonissimo di cultivar che resistono ai grandi freddi, come lo strepitoso Ortice, e grani duri, dove si sconfina verso la Daunia); sia per le imprese industriali di trasformazione dei prodotti agricoli e no. Non è una zona molto abitata, ma si dà molto da fare, gente tosta, sanniti e irpini. Anche politicamente hanno sempre dato tanto, su fronti opposti, pure quelli influenzati dalla geografia.

Lì la Catena Appenninica si interrompe per qualche decina di chilometri, per questo i venti da est e da ovest possono scorrere da costa adriatica a costa tirrenica, senza impedimenti (Bene-vento). Al centro di quella valle che cuce due pezzi di Penisola, un poderoso affioramento calcareo, venuto su al ritrarsi del mare: il massiccio del Taburno (sembra una donna che dorme). Il versante Nord, ostacolando i venti freschi settentrionali, è piovoso, verde, fertilissimo, quindi zona di orticoltura, vigneti, frutteti, (relativamente) piccola proprietà per produzioni agricole ad alto reddito; il che significa una distribuzione di risorse non accentrata su pochi, ma una classe sociale media ben solida, spinta al confronto (dai metodi di coltivazione a quello delle idee). Quel versante ha generato politici e intellettuali liberal e liberali (non nel senso stretto di partito).

Il versante meridionale, esposto a insolazione forte e più scarse precipitazioni ha favorito una maggior diffusione del latifondo, quindi molto a pochi, poco a molti; il che ha comportato un arroccamento agli estremi, fra padroni di destra e braccianti di sinistra. Ma, anche lì, un livello alto.
Insomma, gente di valore, comunque la pensi; capace di fare cose importanti, e bene, molto bene (ma se parli con loro, li senti quasi sempre insoddisfatti, indispettiti perché avrebbero voluto far di meglio, di più… Vero sempre. Ma è il tipico atteggiamento di chi si pone obiettivi alti).

Su questa gente si è abbattuta un’orda di demoni; vi riporto frasi sparse di miei amici lì: «Ho cercato di raggiungere Casalduni. Non c’è modo. Son dovuti intervenire i pompieri per liberarmi». «Sai il torrentello vicino casa, quel pisciaturino? Ha trascinato tonnellate di fango e massi giù in paese». «La fabbrica di Libero è sott’acqua. Il fango ha invaso e riempito i forni. Stiamo spalando tutti insieme. Siamo soli. Computer, registri… tutto distrutto». «L’ondata ha svuotato le fondamenta di palazzi ancora non si sa come in piedi, ma ormai persi». «Un anno di amministrazione a lavorare sulla viabilità; mi mancavano solo altri due brevi tratti, poi, finalmente, avremmo completato il programma per rendere Casalduni più facilmente raggiungibile, collegata. La piena ci ha portato via 90 chilometri di strade!» (è il neo-sindaco, Pasquale Jacoviella, a parlare. Dignitoso, forte…, ma la sua voce è a pezzi almeno quanto le sue strade). «Non puoi immaginare: il ruscello ha abbassato il suo letto di sei metri, in quel tratto, la sponda ha ceduto e la spalletta della collina, imbevuta com’è, prima o poi la vedi venire giù». Sono vigneti («Per fortuna, quasi tutti avevano già vendemmiato»), uliveti, orti. Acqua e fango hanno invaso la zincheria (ci fanno i guard-rail, per tutt’Italia), sono centinaia di posti di lavoro, solo lì.

Questi strumenti di comunicazione, “la Rete”, ci permettono di far sapere di più a tanti. Così, per dire, è scattata l’azione di solidarietà per il pastificio Rummo, devastato dalla inondazione.


18
Ott 15

#SaveRummo: Un pacco di pasta fa la differenza

Aderisco e sostengo l’iniziativa #SaveRummo:

Cari amici, #Benevento è stata colpita da un’alluvione enorme che ha causato danni ingenti in tutta l’area.
Durante questo disastro ambientale il pastificio Rummo è stato duramente coinvolto.
Si apprende dalla stampa che macchinari, materie prime, quintali di prodotti siano andati distrutti creando un’enorme difficoltà per l’azienda: “ci basta guardare i volti degli operai per capire quanto sia grave quello che è successo.”

Il nostro mezzogiorno è sede di grandi realtà enogastonomiche.
Tra queste figura l’eccellenza del marchio #Rummo
Azienda beneventana, dalla qualità unica, ha fatto conoscere la bontà della nostra #pasta nel mondo.

Rummo: tra i marchi bandiera del mezzogiorno, valorizza il territorio e primeggia tra tutto il Made in Italy. E’ al Sud che ha il cuore perché è proprio a Benevento, Campania che produce, creando proprio al Sud opportunità lavorative per tanti, valore aggiunto per tutti.

È per questo che dobbiamo aiutarla.
Per difendere le nostre produzioni, per valorizzarle in momenti di difficoltà come questo, per tutelare il nostro territorio.

Acquistiamo Pasta Rummo per i prossimi giorni, aiutiamo le aziende del territorio.


30
Apr 15

In Campania nasce la prima birra alla…mela annurca

Prendete una tipicità ed una eccellenza agroalmentare campana e caratterizzatela con un prodotto classico: ecco la prima birra all’essenza di mela annurca (prodotto IGP del nord della Campania).

E’ così che nasce BirTa, la prima birra artigianale realizzata con la filiera corta ed aromatizzata alla mela annurca: dalla produzione dell’orzo e del luppolo, che in alcune zone del territorio regionale cresce spontaneamente, fino alla trasformazione in birra.
Anche l’acqua utilizzata arriva direttamente dalle sorgenti del Monte Taburno. La birra sarà stagionata in botti utilizzate per l’affinamento del vino aglianico docg ed inoltre verrà utilizzata anche essenza della mela annurca dop, altro prodotto tipico del territorio per dare un sapore caratteristico e unico.
Per il progetto BirTa, sono state sviluppate quattro diverse tipologie di birra alla mela Annurca impiegando malto base Pilsner.
Tra i partner del progetto BirTa ci sono 6 imprese agricole di Frasso Telesino, Dugenta e Sant’Agata dei Goti che hanno destinato parte dei propri terreni alla coltivazione dell’orzo e del luppolo, per complessivi sei ettari


18
Nov 14

La città più sicure d’Italia? Benevento e Matera. Ecco i criteri del computo.

Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore le città con minor denuncia di reati sarebbero state, nel 2013, Benevento e Matera.

Nella top ten, nonostante i luoghi comuni, solo due comuni sono del Nord, Pordenone e Belluno.

Tra le dieci città in cui si sono consumati il maggior numero di reati invece, non figura alcuna città meridionale.

Al primo posto Milano, seguita da Rimini, Bologna, torino e Roma.

Al solito coro (stonato) fatto di “ma al Sud non si denuncia” , riporto un vecchio post di questo blog a proposito dei criteri di computo del Ministero dell’Interno.

Si tratta di  un estratto tratto dal Rapporto sulla criminalità in Italia – Ministero Dell’Interno (http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf) con una particolare attenzione al rapporto tra le regioni settentrionali e quelle meridionali (da pagina 38 del rapporto medesimo):

A partire dal 2004 sono state introdotte innovazioni di grande importanza che mutano del tutto modi, tempi e contenuti del processo di raccolta dei dati. A partire da quell’anno, infatti, il vecchio sistema di trasmissione all’ISTAT dei dati relativi alle denunce sul modello 165, il prospetto su cui ciascuna delle tre Forze di polizia trascriveva il numero di reati di cui era venuta a conoscenza, è stato sostituito con un nuovo sistema di rilevazione, molto diverso e assai più efficiente e ricco di informazioni. Si tratta del cosiddetto SDI, acronimo di Sistema di indagine. SDI è una banca dati che raccoglie informazioni e comunicazioni di cui le Forze di polizia sono venute a conoscenza. Il contenuto dello SDI può essere ricondotto a due grandi categorie fondamentali. 

1) FATTI, cioè avvenimenti d’interesse per le Forze di polizia, che a loro volta si distinguono in reati ed eventi non sanzionati penalmente; 

2) PROVVEDIMENTI, cioè atti formali emessi dalle autorità competenti nei confronti di soggetti od oggetti coinvolti in uno specifico reato o evento. 

Per quanto riguarda i fatti, l’unità di rilevazione della banca dati non è necessariamente un reato o la denuncia di un reato, bensì il cosiddetto “fatto SDI”, un termine che include qualsiasi avvenimento di interesse per le Forze di poliziaGli individui possono essere inseriti nella banca dati in veste di autori di denunce, vittime di reati, autori di reati o persone sospettate di avere commesso reati. Di questi vengono raccolte molte informazioni relative a caratteristiche sociodemografiche e altre di interesse investigativo, come eventuali precedenti penali, o segnalazioni – ovvero informazioni provenienti da indagini condotte dalle Forze di polizia – o ancora provvedimenti emessi nei loro confronti dalle autorità competenti. Gli oggetti registrati nei fatti SDI possono essere documenti, automobili, targhe, armi, opere d’arte, beni rubati o qualsiasi altro oggetto di interesse per il sistema SDI. In questo caso sono raccolte molte informazioni. Le informazioni contenute in SDI provengono da tutte le Forze di polizia, compresa la Polizia Penitenziaria, la Direzione investigativa antimafia, il Corpo Forestale dello Stato e, indirettamente, i Corpi di polizia locali e le Capitanerie di Porto.

Come per una grande maggioranza dei fenomeni economici, politici e sociali, in Italia la variabile territoriale offre ricche e preziose informazioni. Ogni reato ha una sua precisa distribuzione a livello territoriale che è riconducibile a quelle caratteristiche che distinguono i borseggi dagli scippi e dai furti in appartamento. Ad esempio, questi ultimi sono più diffusi al Nord, mentre al Sud si rileva un maggiore numero di scippi. Questa è un’osservazione importante da tenere a mente perché smentisce l’opinione comune che tutti i reati siano in larga misura più frequenti nel Sud rispetto al Nord Italia. Si tratta di una credenza piuttosto diffusa e duratura nel tempo che si può far risalire alla scuola positivista italiana alla fine del XIX secolo, quando venivano attribuiti i più alti tassi di delinquenza – sia violenta che contro a proprietà – al meridione sulla base di aspetti razziali e indicatori socioeconomici delle due aree geografiche.

 Inoltre le differenze nel tipo di reato tra Nord e Sud non dipendono, come sostengono alcuni, da una diversa propensione a denunciare i reati subiti da parte dei cittadini sulla base di un supposto maggior senso civico di chi vive nelle regioni settentrionali. Le indagini di vittimizzazione hanno infatti mostrato che si denuncia di più quanto più alto è il valore della refurtiva e quando è stata stipulata una relativa assicurazione. I diversi tassi di furti, scippi e borseggi tra Nord e Sud si spiegano meglio sulla base delle opportunità che si presentano sul territorio e in base agli stili di vita e alle attività della popolazione.

L’ ammontare del danno subito e un’assicurazione sul bene rubato incidono fortemente sul tasso di denunce. Ciò dipende anche dal reato: difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un auto (soprattutto se in presenza di polizza assicurativa).


20
Mar 14

Benevento e Gricignano: discariche abusive con rifiuti di aziende del Nord

Dacci oggi la nostra discarica quotidiana. Quest’oggi siamo nel Sannio, a Benevento. Ed oggi, che ricorre l’anniversario della morte di Ilaria Alpi, ricordiamo che la Terra dei Fuochi iniziò proprio in seguito alle rilevazioni della Giornalista.

 A seguito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, la Guardia di Finanza di Caserta ha effettuato alcune perquisizioni locali nella provincia di Benevento, nei confronti di due società riconducibili ad alcuni soggetti già denunciati dalle Fiamme Gialle per traffico illecito organizzato di rifiuti e gestione di rifiuti non autorizzata. Nel corso della perquisizione nella sede operativa di una delle due imprese, motivata dal sospetto che gli indagati avessero continuato a perpetrare le attività illecite pur non essendo in possesso delle previste autorizzazioni per il recupero e il riciclaggio di materiale plastico, i finanzieri hanno rinvenuto un notevole quantitativo di rifiuti (materiale plastico grezzo, lavorato e semilavorato) depositati all’interno di un deposito e sull’area circostante. Si è proceduto, pertanto, a cautelare preventivamente tutta la zona e sottoporre a sequestro ben 1600 quintali di rifiuti plastici in stato di completo abbandono, oltre all’intera area di circa 10mila metri quadrati ed un capannone di circa 2mila metri quadri.

L’operazione fa seguito ad un precedente sequestro eseguito dai militari del nucleo di polizia tributaria di una vasta area di oltre 4mila metri quadrati nella zona industriale di Gricignano, utilizzata come discarica abusiva, sulla quale erano stati rinvenuti centinaia di quintali di rifiuti speciali, anche pericolosi, provenienti da imprese del Nord Italia, con la denuncia di quattro soggetti originari del napoletano. L’attività si inquadra nella costante opera di tutela dell’ambiente da parte del comando provinciale della Guardia di Finanza di Caserta che, soprattutto, nell’attuale momento storico, mira alla salvaguardia della salute del cittadino.

E poi si muore per i soliti stili di vita sbagliati. Già, ma di tutti quelli che ci mandano questi esempi di civilità, con la connivenza dei rifiuti umani locali, altrimenti detti camorristi.

Il servizio di Pupia TV


27
Mar 13

Ad Airola in provincia di Benevento i telai in carbonio dell’Alfa

 

Una bella notizia, di quel Sud produttivo che ha poca eco.

Ad Airola, in provincia di Benevento, in una realtà industriale ricoperta dalla polvere e dalla cenere, sta per nascere una delle realtà industriali più innovative d’Italia.

Nel nuovo sito industriale della Tecno Tessile Adler srl del gruppo Adler di Paolo Scudieri, verranno infatti realizzati i telai in fibra di carbonio della nuova 4C Alfa Romeo e le scocche.

Oggi nasce — ha detto il Cavaliere del lavoro Scudieri, titolare del gruppo Adler— il più grande polo italiano per la produzione di fibra di carbonio per l’industria dell’automotive»

Quanto ha poi rilevato sempre Scudieri viene spesso taciuto dai media:

«La Campania, secondo un recente studio di Srm — ha aggiunto il patron della Adler — detiene la leadership nel Sud Italia nel campo della produzione automobilistica, il 9,3% della performance nazionale, per un totale di 13.750 addetti distribuiti su 159 siti produttivi. A livello nazionale, la Campania è terza in Italia dopo Piemonte e Lombardia. Il settore genera un valore aggiunto in questa regione di 766,5 milioni di euro, pari al 10% del valore aggiunto manifatturiero. E qui ad Airola ribadiamo il ruolo centrale della Regione scrivendo una pagina nuova, una pagina positiva, nell’ambito della storia di una crisi economica che sembra non voler passare». (Corriere del Mezzogiorno)

Insomma, non è camorra, non è monnezza non è delinquenza, dunque non fa notizia.