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12
Lug 14

Salvini contestato a Caltagirone

Ovviamente queste immagini non le vedrete sulle tv a cui siete abbonati. E dimostra che tanti siciliani non sono così tonti da cadere nelle strumentalizzazioni di chi intende semplicemente continuare a fare gli interessi di aree di territorio da cui, da 30 anni prende voti e da cui noi, siciliani compresi, prendiamo insulti.

Perchè questo clima di “volemosebbene” e “non siamo mai stati razzisti” è più finto ed ipocrita degli insulti stessi che ci sono stati rivolti da anni.

Compresi quelli arrivati al Sindaco di Pozzallo (“terroni maiali”), vero figlio del Mediterraneo d’accoglienza come noi tutti, cui si rimprovera ospitalità.

In queste ore è diventato mainstream condividere le foto drammatiche provenienti da Gaza. Con il medesimo mainstream si grida a tanti immigrati di tornare a casa, proprio verso zone di guerra, come quella palestinese.

Ipocrisia italiana. Nuie simm n’ata cosa. Siamo mediterranei e figli di una cultura che faceva dell’ospitalità il punto cardine del vivere civile. Da millenni. Tanto da considerare meritevole di punizione divina la mancata assistenza al forestiero in difficoltà.


03
Lug 14

Bagheria: imprenditori si ribellano e denunciano il pizzo

È una ribellione silenziosa quella che sta avendo luogo in un Sud dove la crisi economica morde più che altrove. Dove il livello di saturazione per dinamiche sempre mal tollerate e delle cui protezioni in alto loco si avvertiva sentore.

A Bagheria la ribellione degli imprenditori che si presentano uno ad uno dalle forze dell’ordine “abbiamo pagato il pizzo”. Una silente ribellione sociale che provoca un effetto a catena.

Lo racconta Live Sicilia, che racconta anche le ragioni di questa scelta, resa possibile dall’azione della magistratura che ha smantellato il network del mandamento che tra Bagheria e Villabate seminava il terrore tra artigiani, commercianti ed imprenditori. Fino a quando alcuni hanno iniziato a denunciare.

La velocità delle indagini ha fatto il resto. Dieci mesi dopo, a marzo scorso, è iniziato il processo. L’attività investigativa, però, non si è fermata anche perché nel frattempo a Bagheria si era pentito Sergio Flamia, un boss che conosce la storia mafiosa di un’intera provincia. Conosce gli autori di decine di delitti ma anche la lunga, lunghissima lista degli imprenditori che negli anni hanno pagato la messa a posto.

I primi giorni di giugno, un nuovo blitz: 31 arresti. In manette finiscono gli uomini della nuova Cosa nostra che, assieme ai boss palermitani, avevano costituito un direttorio provinciale. I palermitani hanno capito che bisogna dialogare con i boss della provincia per serrare i ranghi dell’organizzazione. I carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Agueci e dai sostituti Malagoli e Mazzocco, riscontrano il quadro accusatorio grazie ai collaboratori di giustizia Sergio Flamia ed Enzo Gennaro.

Alcuni mafiosi hanno iniziato a collaborare con la giustizia e le vittime delle estorsioni si rivolgono, sempre più numerose, alle associazioni antiracket.

Che il silenzio e l’omertà si spostino altrove, insieme gli ingenti capitali economici?


06
Giu 14

L’accusa di Greenpeace: la Sicilia svenduta ai petrolieri

Sicilia, Basilicata, Calabria (e chissà quando anche il gas dei Campi Flegrei), regioni svendute agli interessi delle lobby del petrolio senza alcuna prospettiva di sviluppo per quelle aree che regrediscono come prodotto interno lordo.

Qualche elemosina, un pò di buoni benzina, qualche tablet regalato in Basilicata. E si tiene buona una parte della popolazione che diventa sempre più consapevole.

Questa intanto l’accusa di Greenpeace:

“Crocetta e’ stato fulminato sulla via del catrame e ha consegnato il Canale di Sicilia ai petrolieri. Da buon politico, ha firmato i nostri appelli contro le trivelle in campagna elettorale per poi rimangiarsi tutto davanti all’odore dei soldi. Pecunia non olet: nemmeno se puzza di bitume come il famoso pozzo ‘Vega B’. Di lavoro ce ne sara’ poco e di rischi, soprattutto per la pesca e per il turismo, molti”. Lo dice il direttore delle Campagne di Greenpeace Alessandro Gianni’ commentando il protocollo di intesa raggiunto tra la Regione Siciliana e Assomineraria, Edison e EniMed per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio presenti nel Canale di Sicilia.
Greenpeace negli ultimi due anni ha presentato documenti precisi che smascherano i piani dei petrolieri e di chi dovrebbe controllarli. Con la sua campagna “U mari nun si spirtusa” ha proposto un “Piano Blu” per valorizzare il mare di Sicilia, l’unico vero oro blu dell’isola, e per difenderlo da rischi che appaiono evidenti a tutti tranne che al presidente della Regione Siciliana. “Su questo piano, la giunta Crocetta ci ha promesso due anni fa un tavolo di confronto che si e’ poi rimangiata – continua Gianni’ – I siciliani adesso hanno tutti gli elementi per valutare chi e’ davvero il presidente della loro regione. Il verso e’ sempre quello: con i petrolieri, contro il mare di Sicilia”. (fonte: ItalPress)


05
Giu 14

Sicilia vendesi a 5 milioni di euro

L’idea o meglio la provocazione non è nuova, visto che correva l’aprile del 2012 quando l’onorevole Mario Borghezio propose di vendere la Sicilia e la Campania ai miliardari russi.

«Inutile negare che la mafia in Sicilia e la Camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti la venda a uno stato estero o a qualche miliardario visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato. Nonostante i numerosissimi siciliani e campani onesti non c’è speranza»

Ed ancora :

«Fossi al posto del premier Monti – spiega – venderei la Sicilia agli Usa o a qualche pool di miliardari russi o americani. E se per esempio, come sembrava che si potesse fare nell’immediato dopo guerra, gli Stati Uniti volessero aggiungere una stellina alla loro bandiera, allora molto volentieri la Sicilia, ma prima ancora la Campania, perchè‚ siamo di fronte a zone completamente improduttive. Sarebbe un pò alleggerita quella palla al piede che finchè siamo tutti insieme appesantisce il nord».

Ma la provocazione questa volta è tutta made in Sicilia e di certo non ha alcun effetto razzistoide. L’iniziativa è dell’associazione Viva Sicilia che ha deciso di vendere su Ebay l’isola.

“In una società del consumismo come quella attuale – si legge nell’annuncio – dove ormai tutto è in vendita e si moltiplicano i siti web che consentono di poterlo fare, non poteva mancare una proposta bizzarra come la nostra”.

E poi:

“Non potendo noi mettere in liquidazione la Sicilia – si legge ancora nell’annuncio – fosse solo per il fatto di non passare per truffatori, non possiamo che vendere la nostra professionalità, la dedizione, la passione e l’orgoglio. Ci accontenteremo soltanto di un euro ad abitante… meno di quanto costa un caffè al bar”.

L’annuncio è un grido d’allarme arriva a due giorni dalla diffusione dei dati Istat sulla disoccupazione giovanile che avrebbe raggiunto i massimi storici. E soprattutto in Sicilia nulla sembra muoversi: il 70% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni è infatti senza impiego.

L’Associazione Viva Sicilia coinvolge a titolo gratuito molti giovani che amano la propria terra, veicolando attraverso il web (www.vivasicilia.com)l’immagine e la cultura della Trinacria. Incontrando le difficoltà proprie di chi si scontra con la burocrazia.

“Lavoriamo a titolo gratuito, senza alcun guadagno. Abbiamo cercato la collaborazione delle amministrazioni comunali, degli uffici turistici, degli enti parco… ma esclusivamente per ricevere materiale per la realizzazione di vetrine dedicate con informazioni al pubblico. Purtroppo però ci siamo confrontati quasi sempre con persone alle quali non importa veramente promuovere il proprio territorio. Per non parlare di chi lavora negli uffici comunali, molti incapaci d’inviare una semplice email. Stessa indifferenza da parte di alberghi e b&b. Ecco perché abbiamo provocatoriamente pensato di chiedere il sostegno economico di un euro ad ogni abitante della Sicilia che ami il suo territorio e voglia difenderlo e valorizzarlo”.

Il Sud che non resta a guardare.


29
Mag 14

L’appello per la salvaguardia dell’autonomia siciliana

Condivido e ripropongo l’appello delle associazioni “Per la Sicilia”, “Sicilia OpenGov” e “Sicilia Nazione”  per la tutela dello statuto siciliano.

Ecco un estratto da BlogSicilia:

Il disegno di legge presentato dall’esecutivo ridisegna in maniera sostanziale le autonomie regionali, tra cui anche quelle a Statuto speciale, come la Sicilia. E gli autonomisti siciliani hanno lanciato l’allarme.

hanno scritto una lettera-appello ai senatori eletti in Sicilia affinché “assumano una chiara presa di posizione per il rilancio dell’Autonomia regionale siciliana” (LEGGI LA LETTERA).

Nella lettera-appello, alla quale sono stati allegati gli emendamenti (il termine per la presentazione scade oggi, n.d.r.) che rafforzano l’autonomia speciale – il ruolo pattizio degli Statuti, la perequazione fiscale ed infrastrutturale ed introducono la fiscalità di vantaggio – i presidenti Gaetano Armao e Rino Piscitello, a nome delle associazioni promotrici dell’iniziativa, chiedono “ai parlamentari l’assunzione di una precisa responsabilità, invitando a far prevalere sulla fedeltà e le convenienze di partito la lealtà verso i cittadini siciliani, presentando e votando emendamenti al testo di riforma costituzionale che rafforzino e rilancino l’Autonomia della Sicilia”.


20
Mag 14

Massimo Costa: sull’inutilità del voto alla lega

Il professor Massimo Costa è uno dei maggiori esperti in tema di Autonomia siciliana. Sul blog LinkSicilia, elenca una serie di ragioni per le quali è inutile se non dannoso, per un siciliano, votare la Lega. Per quei meridionali (nella fattispecie per quei siciliani) presi rapiti potenzialmente da una “scelta (eufemisticamente) esotica”.

Sensibile al tema, riporto qualche argomentazione:

1° La Lega ha una probabilità di eleggere un rappresentante nel collegio insulare pari a zero, zero tagliato. Se cerchiamo un voto utile, questo certamente non lo è.

 

2° Se, per assurdo, volessimo non tenere conto della precedente affermazione, ricordiamoci che capolista è una signora bergamasca che non è, né potrà mai essere, la rappresentante vera della Sicilia o della Sardegna. Che differenza c’è con la “segretaria” di Veltroni che si rimproverava qualche anno fa (2006) al PD con il primo parlamento di nominati in cui il voto dei siciliani andava a non siciliani? Francesca Donato indipendentista siciliana? Un grande MMMAAAHHH!

 

5° Potrei anche capire una unione elettorale degli italiani colonizzati e oppressi tra di loro: con i Sardi, con i Meridionali (purché si tolgano dalla testa la storia delle Due Sicilie). Ma che avete a spartire con i vostri colonizzatori? Abbiamo storie diverse e soprattutto interessi diversi. Loro andranno a Strasburgo a difendere i loro, che sono diametralmente opposti ai nostri. Adesso però lo faranno anche con i vostri voti.

 

7° Non vi passa neanche per la mente che il vostro 0,3 % serva alla Lega per mettersi il ferro dietro la porta per essere certi di superare lo sbarramento elettorale al 4 %? Quanto basta per essere certi di avere i LORO rappresentanti a Bruxelles, mica i vostri.

L’articolo completo è qui.


19
Apr 14

Grano, una nuova moneta per la Sicilia

Trovo molto interessante questo studio di Giuseppe Pizzino e del Progetto Sicilia sulla moneta “Grano”, alternativa siciliana all’euro.

Progetto Sicilia è uno studio attraverso il quale si suggerisce un percorso di crescita e di sviluppo sostenibile. Il fine del programma è il lavoro: creare la massima occupazione. Lo strumento per raggiungere l’obiettivo è il sistema monetario regionale Grano, alternativo al sistema delle Bce, che consente di recuperare le risorse finanziarie necessarie per realizzare gli investimenti infrastrutturali e strategici.

Il problema specifico e contigente è rappresentato nella mancanza di liquidità, irrisolvibile con l’attuale sistema monetario, quindi, occorre adottare subito un sistema nuovo, il Grano.

Il Grano è una divisa territoriale che dà risalto al concetto di filiera corta, nasce libera dal vizio del debito e dell’interesse, ha funzione di strumento di scambio e di pagamento, e rende improbabile la formazione di una riserva di valore.

Il Grano include un incentivo (1 Grano vale 2 Euro) alla sua circolazione per rinvigorire lo scambio all’interno del territorio. Il Grano supporta la produzione regionale di beni e la fornitura di servizi, e, né fa un punto d’onore l’acquisto preferenziale di origine indigena.

Il Grano porta nuovo potenziale per la crescita economica alle piccole e medie imprese siciliane che sono responsabili della creazione dei posti di lavoro e che fanno profitti attraverso i mezzi di produzione, non dagli investimenti finanziari. Il Grano è una valuta legale e fattuale che deve guadagnare legittimità “convenzionale” attraverso la fiducia della popolazione e le iniziative che le Istituzioni adotteranno per promuovere la sua diffusione ed il suo utilizzo su tutto il territorio della Regione Siciliana.

Questo è possibile solo se vengono combinati determinati fattori. Primo, lo strumento operativo: una moneta elettronica che deve essere usata in analogia alla moneta scritturale bancaria come mezzo di scambio e di pagamento. Secondo, un “Patto d’interesse generale” che consente la spendibilità del Grano attraverso un sistema di conti per ciascun partecipante. Terzo, la struttura Istituzionale: la Banca Complementare Siciliana che, garantendo con beni reali la convertibilità, gestisca il nuovo sistema monetario regionale.

La composizione di questi fattori soddisfa tutte le funzioni del sistema monetario classico, laddove sia considerato sovrano. In contrasto con l’Euro, ha le seguenti caratteristiche: non è uno strumento “ufficiale”, significa che nessuno è obbligato ad accettarlo, l’accettazione è solo volontaria; il suo uso è limitato solo dalla geografia; il Grano per la valuta ufficiale comporta un tasso di cambio pari a 2 Euro; il Grano non comporta interessi, non è emesso a debito, e, viene accreditato.

Le due valute, quella nazionale/internazionale e quella regionale, sono progettate per soddisfare differenti funzioni. L’Euro è più adatto per gli scambi internazionali, per la competizione, l’accumulo e la redistribuzione della ricchezza attraverso i risparmi e gli investimenti che richiedono un dividendo che cresce esponenzialmente

.

Diversamente, il Grano è più adatto per promuovere obiettivi sociali, culturali ed ecologici. Il Grano è un marchio che deve avere e anche garantire una certa qualità, con lo sviluppo dei livelli di qualità, si distingue deliberatamente dalle altre valute ufficiali.

Il Grano ha le sue caratteristiche distintive all’interno di questo scenario: connette gli operatori all’interno della Regione, beneficiando tutti i partecipanti al Patto d’interesse generale; funziona all’interno del contesto dell’economia regionale; è complementare alla pre-esistente valuta nazionale; riduce il rischio a lungo termine sia d’inflazione che di deflazione; la sua circolazione è promossa con un sostanzioso incentivo; è adottato Istituzionalmente ed è non profittevole; è democraticamente controllato e funziona in modo trasparente; è utile ai membri della comunità individualmente, alle PMIS ed agli enti locali; incoraggia un pensiero ecologico, crea vie di trasporto più corte ed efficienti; incoraggia la comunità regionale rinforzando l’identità tradizionale. il Grano complementa l’Euro.

Non è contro l’Euro. Non nasce per rimpiazzarlo. Per questo si parla di valuta complementare e non alternativa. L’autonomia economica e finanziaria è più raggiungibile nelle regioni con maggiore diversificazione di produzione e paradossalmente con maggiori penalizzazioni geografiche, come lo è, di fatto, la Sicilia. La costruzione di un’economia regionale crea un nuovo principio di base per le politiche economiche e sociali. L’introduzione di valute regionali può dimostrarsi come uno dei più potenti strumenti per la realizzazione di un nuovo progetto d’integrazione a livello europeo. Iniziative e programmi regionali esistenti diventano i “soci naturali” di questo rinnovamento sociale. L’attuale sistema monetario funziona come un’idrovora che aspira il capitale fuori dalle regioni dove viene generato e lo riversa in quelle regioni, dove ottiene il massimo profitto. E’ della massima importanza il limitare geograficamente la circolazione monetaria che esiste primariamente e soprattutto per soddisfare le esigenze della regione.

Creando un “argine” per mantenere la moneta al suo interno, può dimostrarsi l’unico modo a disposizione di una regione per mantenere la sua liquidità, “Sicilia docet ”. In altre parole, se il Grano deve servire la Regione, a differenza dell’attuale valuta che segue unicamente il maggior profitto, la sua circolazione deve essere limitata alla Sicilia. In questo momento la nostra valuta è simultaneamente un mezzo di scambio, uno standard di valore, un’unità di conto ed un mezzo di riserva del valore. Il problema fondamentale è che come sistema di riserva di valore viene associato con la crescita esponenziale della domanda e con la mobilità illimitata.

Poiché oggi gli investimenti nei mercati finanziari rendono maggiormente che gli investimenti nelle imprese produttive, sempre meno moneta fluisce, dove i posti di lavoro vengono creati.

I compiti primari del Grano sono ottimizzare il suo ruolo come mezzo di scambio, come unità di conto (valida solo all’interno di un’area geografica limitata) e come deposito di valore progettato esclusivamente per garantire investimenti strategici e durevoli che darebbero lavoro a 250.000 disoccupati siciliani. Il Grano consente riequilibrare: il gap infrastrutturale rispetto al resto d’Italia; la differenza del numero degli occupati rispetto al tasso di attività; il reddito disponibile delle famiglie da € 13.000 a € 18.000, riportando questi indicatori nelle medie nazionali; infine, il pil regionale, che crescerebbe nel 2014 da € 82 a 96 miliardi, pari a circa un punto percentuale del pil Nazionale.

Lo studio è diventato una proposta di iniziativa popolare all’ARS, il parlamento regionale siciliano.


16
Apr 14

Radio 100 passi si insedia a casa di Tano

Una bella notizia di cittadinanza attiva ed onesta che si riappropria di quanto le appartiene, Una bella notizia siciliana.

Si avvera il sogno di tutti coloro ai quali sta a cuore la storia di Peppino Impastato, ma soprattutto di Giovanni Impastato, Danilo Sulis e Francesco Impastato promotori dell’apertura di Radio 100 Passi che prosegue il cammino della radio di Peppino.

Dopo la costituzione di Rete 100 Passi, il secondo passo dei tre fondatori era stato la partenza di Radio 100 Passi che con la collaborazione di volontari ed associazioni aveva iniziato le sue trasmissioni nel 2010 da Cinisi, non a caso il 5 gennaio giorno del compleanno di Peppino.

Le prime trasmissioni erano state emanate da Casa Memoria, la casa dove Peppino Impastato aveva abitato e dalla quale partivano i cento passi. Oggi, grazie alla possibilità di usufruire di uno spazio all’interno del bene confiscato, Radio 100 Passi proseguirà le sue trasmissioni da una sala dell’ex Casa Badalamenti dove finivano i cento passi. Questo importante traguardo verrà raggiunto anche grazie al sostegno della Fondazione CON IL SUD con l’approvazione del progetto “Onda d’urto” che partirà ufficialmente nel mese di giugno  e vedrà la collaborazione tra Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Rete 100 passi e l’ Osservatorio sulla ndrangheta di Reggio Calabria dove in questi mesi si sta avviando la web radio Nessun Dorma – prima Antenna Europea contro la ndrangheta. É fondamentale sottolineare, inoltre, come le attività del progetto “Onda d’urto” si pongano in continuità con il progetto “Un ponte per la memoria”, finanziato sempre dalla Fondazione CON IL SUD (iniziato nel marzo 2012 e che si concluderà nel maggio di quest’anno) e con il percorso dei 100 Passi in cui sono state apposte le “pietre d’inciampo” in ricordo di Peppino, di sua madre, dei suoi compagni e di molte altre vittime di mafia e ndrangheta. Il percorso avrà cosi la sua naturale conclusione all’interno dell’ex Casa Badalamenti, che verrà attrezzata per divenire la sede principale di Radio 100 Passi e la realizzazione di un centro culturale e di aggregazione per i giovani di Cinisi.

Precisano gli ideatori, che, nonostante il completamento dei cento passi raccontati dal film, nella realtà i passi da fare sono ancora tanti per arrivare dove le mafie investono i loro capitali.  (fonte 100passijournal)


15
Apr 14

U Tagghiamu: la moda che tutela e difende l’idioma siculo

 

Quando l’identità sposa cultura, fantasia e creatività, nascono esperienze del genere:

Si cool è un progetto che nasce con l’obiettivo di conservare la memoria delle tradizioni linguistiche della vasta cultura dialettale sicula e di diffonderla nel mondo, attraverso immagini cariche di ironia e comicità e la traduzione in inglese di quelle espressioni dialettali che appartengono alla realtà quotidiana del siciliano. Tutto ciò veicolato dall’indumento più idoneo allo scopo: la T-shirt. Il progetto si cool è generato, non da studi linguistici ne etimologici, ma dal grande amore che nutriamo per la nostra cultura.(fonte totelia.it)


03
Apr 14

I dromedari, in Italia sono solo in Sicilia

10245313_234019340135938_1875557322_nUn’ottima ed unica iniziativa imprenditoriale.I dromedari, in Italia sono solo in Sicilia:

Che lavoro poteva inventarsi Santo, il giovane veterinario di 25 anni, il cui cognome Fragalà in arabo significa “gioia di Allah”, per restare nella sua amata Sicilia? Quale lavoro poteva conciliare le sue professionalità con le sue radici ed il suo amore per gli animali esotici? Quale attività poteva permettergli di intraprendere una strategia “Oceano Blu” ovvero, di creare uno spazio di business completamente nuovo e senza concorrenza? Ebbene, un giorno, Santo decide che è arrivato il momento di allevare dromedari e dove, se non a Trecastagni, in provincia di Catania? La fattoria di Santo ha oggi tre esemplari Carmen, Jamila e Mustafà e produce saponi , cosmetici e dolciumi a base di latte di dromedario. Il giovane veterinario si stupisce dello stupore con cui molti guardano alla sua attività e ricorda: «Secoli fa sulla nostra isola c’erano i dromedari, fanno parte della storia di questa terra. Ai tempi della dominazione araba erano normalmente utilizzati nelle zolfatare».
La fattoria “Gjmàla” è l’unica in Italia e la seconda in Europa ad allevare dromedari. Santo ha dovuto attendere un anno e mezzo perché la burocrazia facesse il suo corso e lui potesse realizzare il suo progetto. «Ogni femmina produce dai quattro ai venti litri di latte al giorno e produce più latte dell’asina, l’animale con il quale compete sul mercato per la produzione di latte alternativo a quello vaccino – spiega Santo – Il suo latte è adatto per gli intolleranti perché povero di caseina, ottimo per i bimbi, cinque volte più ricco in calcio e tre volte più ricco in vitamina B di quello vaccino. Utilissimo anche per i malati nefropatici in dialisi e persino per i malati terminali con difficoltà di deglutizione»
Santo non ha chiesto finanziamenti pubblici e la sua idea è quella di dar vita ad una filiera che crei occupazione nella sua terra e che gli consenta di restarne ad ammirarne la bellezza mozzafiato

(Fonte: pagina facebook Unione Mediterranea)

Sarà contento Farinetti, coi dromedari Sharm è più vicina..