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31
Dic 14

Jean Noel Schifano: auguri alla trimillenaria civiltà napoletana, dal Tronto alla Sicilia sempre in anticipo sulle altre

Jean Noel Schifano, scrittore e intellettuale francese di origini siciliane, è il traduttore, tra gli altri, delle opere di Umberto Eco, Italo Svevo, Alberto Savinio, direttore dell’Institut Français di Napoli dal 1992 al 1998, ha da sempre avuto un legame privilegiato con la città di Napoli.

Nel suo Dizionario appassionato di Napoli scrive: « Chiamo barocco esistenziale l’esistenza porosa, contrastata, dilatata, in perenne metamorfosi e in finzione che i Napoletani vivono da tremila anni, e che il resto del mondo vive da una trentina d’anni..».

Dalla Fan Page su Facebook lo scrittore france augura in questo modo un buon anno agli abitanti del Sud, entro quelli che erano i confini delle Due Sicilie:

AUGURI – TOUS MES VOEUX VESUVIENS DE BONNE NOUVELLE ANNEE – AUGURI DI CUORE E D’INTELLIGENZA PER IL 2015, DA GAETA A BRONTE, ALLA TREMILLENARIA CIVILTÀ NAPOLETANA CHE HA SEMPRE AVUTO, IN QUALSIASI CAMPO DELL’ ATTIVITÀ UMANA, QUALCHE CENTINAIA D’ ANNI DI ANTICIPO!… PIÙ SI È NAPOLETANI PIÙ SI È UNIVERSALI : DA TEMPO LO DICO E SCRIVO CON PROFONDA GRATITUDINE, CON VIVO ORGOGLIO, E LA GIUSTA UMILTÀ DAVANTI ALLO SPLENDORE UNICO E SEMPRE RINNOVATO DELLA NOSTRA CAPITALE.

Merci.

 


30
Dic 14

La multinazionale dello snack che parla napoletano

mm-600x412C’è una grande multinazionale dello snack di cioccolato, emblema della globalizzazione: stesso prodotto per il villaggio globale pubblicizzato alla medesima maniera. Con una eccezione che si concede, elevando a particolarità una città, tra tutte quelle dell’advertising mondializzato, reso indistinto ed indefinito.

C’è un rapporto unico e particolare tra la città di Partenope e questa multinazionale dello snack, con la prima che, pur serbando un bagaglio enogastronomico unico e particolare, in un rapporto di reciprocità, si concede un’eccezione proprio nei confronti della multinazionale di cui sopra nel giorno dell’epifania.

Tutto è iniziato quando la nota “big company” ha deciso si sponsorizzare più di 20 anni da l’ultimo Napoli scudettato della storia. Da allora un rapporto unico si è instaurato, talmente unico nel suo genere che per ogni epifania, quando la “vecchina” partenopea riempie le calze di cioccolatini, i cartelloni pubblicitari ammiccano in lingua napoletana proseguendo un rituale vecchio di oltre 20 anni, invitando all’acquisto che unisce l’abitante di Manhattan come quello della Pignasecca, parlando a ciascuno la propria vera lingua.

L’he scigliuta già ‘a cazetta pe chist’anno? Si nun l’he scigliuta ancora curre dint’ ‘e meglie negozie e truvarraie ‘a super-cazetta ***!

 

Così l’idioma napoletano, per tanti occasione di vergogna o dileggio, pretesto per una pubblicità in cui Napoli assurge a termine comparativo di frodi o malaffare, diventa poesia (certo un pò furba e paracu*a), diventa un omaggio da parte di chi, certamente, non vedrebbe il proprio mercato (mondiale) messo in crisi se i napoletani non acquistassero più i propri prodotti.10846219_980919438590172_5585896400973225189_n

La sincerità (quasi un’affezione) della scelta è attestata anche dal fatto che, dopo qualche anno di improvvisazione, l’azienda ha deciso quest’anno di avvalersi, dopo alcuni tentativi di uso scorretto della grammatica, della consulenza di un’associazione culturale per poter offrire un messaggio in napoletano corretto.


30
Dic 14

Franceschini: le opere dei Farnese a Capodimonte, ritornino a Parma (e te pareva).Ecco perchè civilisticamente e storicamente dice una sciocchezza.

C’è una leggenda metropolitana dal retrogusto storico che si sta diffondendo in queste ore ed ha come principale latore nientepopodimeno che il Ministro dei Beni Culturali, Franceschini  che si è messo in testa di voler portare a Parma la napoletanissima collezione Farnese: ritorni nei luoghi d’origine.

Ma come?! Ripercorriamo la vicenda storica delle opere così come la riporta Drusiana Vetrano su Identità Insorgenti:

La collezione Farnese (di questa si sta parlando) appartiene legittimamente alla città di Napoli. Carlo di Borbone, infatti, figlio di Elisabetta Farnese, nel 1735 si portò la collezione a Napoli.
 E la collezione Farnese si legò così tanto a Napoli da restarci anche quando Carlo III salì al trono di Spagna. Esiste, infatti, un testamento ancora valido in cui il sovrano dona la collezione alla città partenopea. E dopo 300 anni, l’ennesimo ministro antinapoletano annuncia quello che sarebbe un vero e proprio atto di illegalità, “per favorire il turismo”, dice. Certo, il turismo di Parma. La colonia Napoli può anche morire. A chi interessa?
 Ad ogni modo, non sarebbe neanche il primo furto subito dalla collezione Farnese di Napoli. Tra il 1919 ed il 1928, infatti, l’allora governo fascista “restitui’” illegittimamente a Parma e Piacenza la bellezza di oltre 130 tele della collezione. Carracci, Parmigianino, Spolverini, Draghi, Mazzola, Brescianino, Ricci. Tele che non faranno mai più ritorno a Napoli, tradendo quel testamento in cui il LEGITTIMO proprietario le donava alla città di Napoli.
L’avvocato Rocco Bruno Condoleo spiega perchè le affermazioni di Franceschini siano assolutamente apodittiche oltre che paradossali:
Premetto, per entrare subito in argomento, che l’eredità consiste in un patrimonio, che passa nella titolarità giuridica di un altro soggetto per successione a causa di morte di una persona fisica.
Il fenomeno ereditario rappresenta da sempre un aspetto cruciale dell’organizzazione istituzionale di ogni società umana ed è regolato da apposite leggi dello stato.
Nell’ordinamento italiano, come pure in quello regolato dalle leggi dell’antico Regno di Napoli, del quale fu Re legittimo Carlo di Borbone, il patrimonio si trasferiva esattamente come si trasferisce tuttora: dal “de cuius” ai successori o per legge (successione legittima), o per testamento (successione testamentaria).
Ciò premesso, essendo stato Re Carlo anche erede legittimo della madre, la regina di Spagna Elisabetta Farnese, nonché per 4 anni granduca di Toscana, e quindi diretto titolare, anche in proprio, dei beni appartenenti all’asse ereditario dei Farnese, esistenti nel palazzo ducale di Colorno, ed avendone avuto a giusto titolo, pertanto, la piena e assoluta disponibilità, ha, nel suo incontestabile diritto, lasciato questi stessi beni, da Lui trasferiti legittimamente a Caserta, al popolo napoletano, che ne è diventato “pleno jure” e cioè a tutti gli effetti il valido e regolare proprietario!
Insomma Ministro, è vero che quando si parla di Napoli a voi viene facile il riferimento al concetto di “furto” ma, se vogliamo avviare il domino delle restituzioni, dovremmo iniziare a svuotare musei di mezza Italia e restituire le opere alle municipalità da cui furono “prelevate”. E forse pure l’Italia dovrebbe restituire qualcosa a paesi come la Grecia ad esempio. I coloni magno greci ci hanno lasciato un patrimonio inestimabile in fondo. Caro Ministro vuole farla una vera rivoluzione? Abolisca le Soprintendenze e smettiamola con questa schizofrenica e continua richiesta di spostamenti delle opere d’arte in virtù di principi e pretesti inventati all’uopo per ogni circostanza.

29
Dic 14

Pino Aprile: Delrio? Un benefattore del Sud

Irriverente e caustico, come al suo solito quando riguarda il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, così Pino Aprile a proposito di una intervista rilasciata da Delrio al quotidiano Il Mattino:

“Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, assicura già di dedicare il settanta per cento del proprio tempo ai problemi del Mezzogiorno”:
dall’intervista al Mattino dell’autore degli scippi miliardari di fondi destinati al Sud, per dirottarli al Nord. E ci viene pure a dire che lo fa per il nostro bene! Tremonti era più sinceramente leghista di fatto. Naturalmente, Messer Razzia, spiega che la colpa è dei meridionali che non spendono quei soldi, se no i finanziamenti “scadono” e vengono ritirati. Ma davvero? E allora perché ha fregato anche i 3,5 miliardi del fondo Coesione che non scadevano affatto? “Chi non è capace di amministrare deve andare a casa”, dice il nostro (anzi: il loro…), a proposito dell’inefficienza a spendere delle Regioni del Sud. Bel programma, se si ricordasse anche che i “suoi” ministeri fanno pure peggio e quando sono le Regioni del Nord a non spendere i fondi contro il dissesto idrogeologico (vedi quello che succede a Genova, e nel resto d’Italia, Nord incluso a pieno titolo), dimentica di sottrarre i fondi e di dire: “Chi non è capace di amministrare deve andare a casa”.
Insomma, scopriamo, dall’intervista, che il Sud ha un benefattore. E noi possiamo citarne una prova: per le ferrovie, il governo Renzi-Delrio ha destinato il 98,8 per cento di quasi cinquemila milioni di euro al Nord e l’1,2 per cento al Sud, invece di 0 per cento (e poi ne parlano pure male…).
Please, Messer Razzia: ci sono le feste, ha famiglia numerosa, ha tante belle altre cose da fare…, magari, se si distrae e non dedica il 70 per cento del suo tempo al Sud, forse, in cassa ci rimane qualcosa.


28
Dic 14

Vacanze natalizie a Napoli: il turismo traina il commercio

Se provate a camminare tra le strade di napoli in questi giorni di festa, vi capiterà di essere travolti da un fiume in piena di turisti che affollano i decumani. Oltre la narrazione consueta che trasforma la microcriminalità che nessuno nega, in consuetudine o normalità, ce n’è un’altra che è fatta di persone curiose che macinano la cultura oltre gli sterotipi, ed il folclore oleografico. Tanto che la città di Partenope registra un boom di turismo natalizio che finisce per trascinare anche il dato del commercio del capoluogo campano.

Per il leader di Confcommercio Pietro Russo c’è un + 10-20% sugli incassi dello shopping prentatalizio 2013. Il presidente di Confimprese Italia Enzo Perrotta dichiara, invece, una flessione di almeno un terzo. Ma l’aumento di turisti in città ha tirato il commercio favorendo in particolare ristorazione e pubblici esercizi. E così Pietro Russo della Confcommercio rileva: «Il primo bilancio dello shopping natalizio è positivo per abbigliamento, accessori e strumenti tecnologici. L’incremento è determinato anche dal boom di presenze dei turisti».

In soldoni il turismo ha trainato il settore del commercio a Napoli. Il dato dovrebbe far riflettere.Fino al prossimo Sputtanapoli, ovviamente.


27
Dic 14

Napoli: dopo la mano di Dios ecco la mano di Rafael

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Da parafulmine di improperi e bestemmie domenicali a cigno e novo eroe del pantheon dei napoletanii: questo il destino di Rafael Cabral, portiere del Napoli.

Cosi come l’augusto Diego Armando, anche il buon Rafael resterà nella memoria degli azzurri per quella “manina” che ha letteralmente tolto dalla porta il rigore decisivo della Juventus, consegnando, di fatto, la supercoppa italiana alla squadra partenopea  in quel di Doha.

A chiunque viva in quel pantheon pagano viene dedicata una statua che ne attesta la presenza e la devozione tra i mortali. Evidentemente una figura antropomorfa dedicata, intera, sarebbe stata eccessiva per il portiere brasiliano, che pure ha sul groppone la responsabilità di tante reti subite dalla squadra di Mr Benitez. Ed ecco dunque la celebrazione, al limite del feticisimo, solo di una…mano. Quella decisiva nella finale del Qatar. Dopo la mano di Maradona, quella di Rafael Cabral.

Fantasia tutta napoletana.


26
Dic 14

Londra: spopolano i prodotti dell’agro casertano

Rappresenta l’altra faccia della Terra dei Fuochi o, meglio, la faccia reale, quella scevra dagli allarmismi che hanno finito per colpire indiscriminatamente le eccellenze agroalimentare dell’agro aversano.

Ogni lunedi dalle terre campane di “Amico bio”, ad esempio, sono destinati quintali di verdure fresche e controllate ai vari market Tesco d’Inghilterra, così come in quelli di Germania, Francia, Olanda.

Accanto a questa realtà, un’altra che racconta l’edizione online del Mattino di ieri:

Artefice del “miracolo” biodinamico che travalica i confini nazionali è la famiglia Amico di Santa Maria Capua Vetere. Da anni la loro azienda agricola, a conduzione familiare, è un’eccellenza che si è fatta conoscere soprattutto grazie alla ristorazione vegana.

Dopo il successo dei ristoranti “La colombaia” di Capua e de “Un sorriso integrale” a Napoli, in piazza Bellini, la famiglia Amico nel 2010 ha deciso di sconfinare a Londra per proporre anche lì le sue delizie per palati che vogliono gustare qualcosa di diverso dalla “solita” carne o pasta: dagli antipasti composti di patate, riso, scarole, carote, olive fino alle zuppe, ai ravioli, agli spaghetti al pesto, passando per i burger vegetali e la frutta di stagione, tutto è un tripudio di sapori inesplorati, organici, circondati da un’atmosfera familiare.

Si tratta forse dell’unico ristorante biodinamico italiano in giro per l’Europa, per un’azienda che da quasi 20 anni s’impegna per lo sviluppo armonico dell’essere umano, in piena sintonia con la Natura, “favorendo i corretti rapporti basati sulla fratellanza tra tutti gli esseri viventi, valorizzando il meglio delle culture d’Oriente e d’Occidente fra tradizione e innovazione”.

Una questione, quella della presunzione di inquinamento per i terreni dell’agro casertano, risolta anche da una recente sentenza della Corte di Cassazione:

Nella sentenza n. 45001 del 2014 della prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal magistrato Arturo Cortese, depositata lo scorso 29 ottobre, infatti, si sostiene che “non può ritenersi corretto, neppure ai limitati fini dell’apprezzamento del fumus contestato – ovvero l’avvelenamento dei terreni – il riferimento a schemi presuntivi che s’attestano su indicazioni di carattere meramente precauzionale” e quindi il provvedimento di sequestro impugnato dalla difesa “non può che essere annullato con rinvio al tribunale di Napoli perché proceda a un nuovo esame”.


23
Dic 14

Il nepotismo secondo #MafiaCapitale

foto “Il Fatto Quotidiano”

Dice, non era un “sistema”, nonostante tutte le infiltrazioni, le ramificazioni e le minacce che poneva in essere. Dice no, le amministrazioni erano sane e non infiltrate. Come se un sistema del genere, quello messo su da Mafia Capitale fosse esente dal nepotismo tanto caro alla burocrazia italiana.

Insomma anche i mafiosi capitolini “tengono famiglia”. Così si scopre, ad esempio, che la sorella di Carminati lavorava in una fondazione del senatore Quagliariello :

Il 18 maggio scorso Massimo Carminati, il Nero di Mafia Capitale, telefona al titolare di Unibar, Giuseppe Ietto. E – intercettato come sempre- gli passa la sorella Micaela, che sta cercando lavoro. Lei spiega: “Mah… Io adesso sto lavorando, ma credo che a fine maggio finisco. Finisco, ma sono tanti anni che sto lì, a una fondazione- Magna Carta, quella di Quagliariello. Capito? E solo che ormai il lavoro c’è poco e che di conseguenza, insomma…”E in effetti il segretario Ncd Gaetano Quagliariello pochi giorni dopo chiude il rapporto con Micaela Carminati, che per anni aveva lavorato in segreteria alla sua fondazione con uno stipendio di circa 950 euro al mese. Lei trova subito lavoro all’Unibar di Ietto, dove si occupa di relazioni esterne.(Franco Bechis)

 

E la sorella di un altro protagonista della vicenda? Anch’ella impiegata, al Ministero dei Beni Culturali (s

La signora Buzzi, a via del Collegio romano, ci sta da un’eternità: iniziata la carriera nel 1977, dal 2012 è direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale. Sebbene non risulti indagata, la donna si ritrova menzionata nelle carte dell’indagine. Il suo nome, infatti, appare nell’informativa dei Ros, dove si dà conto di un’intercettazione dalla quale emergerebbe un’episodio di raccomandazione: per favorire la figlia Irene Turchetti in un maxi-concorso bandito dal Comune di Roma per trecento posti di ispettore amministrativo, la Buzzi avrebbe – per tramite del fratello – fatto arrivare un orologio di gran lusso (cinquemila euro di valore) in regalo ad Angelo Scozzafava, all’epoca dirigente dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma e componente della commissione esaminatrice.

Ma è nel periodo tra il 1996 e il 2001 che la carriera della Buzzi fa un salto di qualità, prima come reggente della formazione alla direzione del personale e poi con la nomina al coordinamento di tutti gli uffici con compiti gestionali del ministero inclusa la rappresentanza presso la commissione Ue.

 

La sorella di Buzzi però precisa e smentisce:

vorrei ricordare, come si evince dal mio curriculum, che la mia carriera nel Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo non subisce «un salto di qualità» nel periodo Veltroni-Melandri, ma attraverso un percorso costante e continuativo che inizia nel 1977 e attraverso il superamento di vari concorsi interni ed esterni nella carriera di concetto prima, direttiva poi e infine dirigenziale, raggiunge i gradini più alti dell’amministrazione dei beni culturali.

Il gradino più alto di direttore generale lo raggiungo però soltanto nel 2004, quando il ministro Giuliano Urbani, in base all’attività lavorativa da me svolta, mi nomina direttore generale.

Smentisco inoltre ancora una volta e categoricamente sia a livello personale che nella qualità di direttore generale del MiBACT di aver avuto contatti o rapporti con le attività svolte direttamente o indirettamente dalle cooperative di Salvatore Buzzi o altri soggetti coinvolti a qualsiasi titolo nella vicenda giudiziaria.

*Direttore generale MiBACT

 

Nel dubbio, io Ministro Franceschini l’ha rimossa dall’incarico.

A margine di tutta questa vicenda un classico episodio di cronaca e nepotismo all’italiana, con un dirigente del Ministero che telefona al fratello (amico e secondo l’accusa sòdale di Carminati) per raccomandare la figlia. Mentre ai “giovani” e non più giovani si continua a raccontare la favola del “cambio verso”, della meritocrazia, tricche tracche e bottammuro…l’Italia resta la stessa, in default morale dalla sua fondazione.

L’emigrazione è anche figlia di casi come questo che riguardano assunzioni e incardinamento nella pubblica amministrazione, non solo gare ed appalti pubblici.


23
Dic 14

#SUPERCOPPA: a Doha lo spirito di una città. ‘O napulitan se fa sicc ma nun more

Ve lo confesso. Dopo il gol di Tevez nei tempi supplementari e l’urlo dei vicini di casa juventini, ho spento la Tv e mi sono spostato a guardare una fiction tedesca che si chiama “Tempesta d’amore 4” (o forse 8?), dove gente vestita come Heidi si manda a fanc**o per delle idiozie.

Ecco, con lo stomaco in subbuglio attendo l’urlo definitivo della famiglia del piano di sopra. Passano 5 minuti. Un quarto d’ora. Nulla. Mi sposto su un canale all news alla ricerca di “A Doha Tevez porta in trionfo la Juve” o sottopancia del genere, come, tra l’altro, ha realmente fatto uno di quei sitarielli napoletani che cercano di fare autorevole informazione, per una mancanza di prudenza o eccessivo pessimismo. O per guadagnarsi i soliti click prima degli altri.

Insomma tutto tace. Mi sintonizzo nuovamente su Rai 1 dove uno sconcertato Tardelli commenta l’inizio della lotteria dei rigori, mentre scorrono le immagini del gol di Higuain allo scadere.  Non ce la faccio. Cerco ancora Tempesta d’Amore, così rassicurante, dove continuano a scazzarsi sfrecciando su macchine tedesche, sulle coste di un lago frequentato da ricconi.

Di nuovo la famiglia juventina esulta, poi ancora una volta, prima di una sequela di bestemmie tipiche dell’Italia centrale, dove l’urlo contro il cielo viene usato come intercalare più che come reale offesa al Padreterno o ai santi del calendario. Passano altri 5 minuti prima di essere fagocitati da un nuovo assordante silenzio. Spengo la tv, pure i tedeschi della telenovela se ne sono andati.

Decido di seguire gli umori della gente sulla mia bacheca Facebook. Leggo di un capodanno anticipato a Napoli. Leggo Napoli a caratteri cubitali e la condivisione della canzone dei 99 Posse, Napoli ovunque:

Città dimenticata sfruttata abbandonata
da tutti disprezzata ma a Agnelli c’è piaciuto
‘o lavoro ‘e l’emigrato pacche scassate
famiglie disgregate e a Torino Milano
napulitano terrone e ignorante
magnate ‘o sapone lavate cu l’idrante
e tuornatenne a casa felice e cuntento
ce he fatto fà’ ‘e miliardi e nun he avuto niente

Riaccendo la tv ed in preda alla solita crisi mistica stampata innanzi agli occhi, l’immagine di Rafael in slow motion che ringrazia gli dei del pallone.  Avevo 12 anni, giocava Careca in attacco  l’ultima volta.

Ieri sera in campo non c’erano i miliardari svogliati e viziati di alcune partite precedenti, ma lo spirito di una città. Una monade che aleggiava da Partenope fino alla fine del mondo, passando per Doha, dove incidentalmente, ma non casualmente si è manifestata. “‘ O ‘Napulitan si fa sicc ma nun more”, la gente di Napoli, avvezza a sciagure e disgrazie di ogni risma, riesce sempre ad adattarsi. Si sacrifica, ma resiste. Come chiunque viva sul mare in attesa di nuovi sbarchi, che non sai mai di cosa siano realmente forieri.

Due volte all’inferno, due volte in paradiso, prima della redenzione finale. Ieri eravamo su quel pallone scagliato da Padoin verso Rafael (che a volte ricorda il buon Soviero quando parla da solo durante il match), peccatore recidivo di tante partite, verso cui abbiamo imprecato. Ieri sera il portiere brasiliano è diventato finalmente cigno e ci ha portato in Paradiso. Dopo 24 anni, insieme alla coppa che sulla comoda poltroncina in pelle dell’aereo che l’ha portata a Napoli sembrava commentare: “A Torino? Manc e ‘can”

Articolo pubblicato per Il Napulegno


22
Dic 14

Ecco la Napoli che si rimbocca le maniche contro il degrado e non fa notizia

Esiste una narrazione svogliata e stereotipata che conclude ogni sorta di commento alle notizie di degrado, che nel suo immaginario contraddistinguerebbe la sola Napoli, con la chiosa: “si ma la Napoli perbene e civile non si ribella”, con un latente retropensiero volto pure a mettere in dubbio l’esistenza di una Napoli civile.

Uno degli esempi che cito spesso è quello dei volontari che ripulirono le vetrate della stazione metro più bella d’Europa, quella di Toledo, riuscendo a convincere gli stessi vandali che l’avevano temporaneamente imbrattata, a farsi aiutare.

Oggi un’altra notizia. L’Associazione “Sii turista della tua città” ha ripulito a proprie spese i basamenti in marmo delle statue equestri di Piazza del Plebiscito (Largo di Palazzo Reale), già sistemate un mesetto fa dal Comune di Napoli.

A distanza di 1 anno e mezzo siamo scesi un’altra volta in piazza.
Perchè?
Le basi marmoree appena ripulite dal Comune con i fondi della Nutella sono state un’altra volta imbrattate con scritte.
Abbiamo impiegato solo 2 ore e 30 per eliminare le scritte dalle basi marmoree e dai leoni.
Noi Manifestiamo senza cortei, senza burdell’, noi crediamo che la più grande manifestazione sia dare l’esempio.

 

Bravissimi! Ecco anche uno spot di sensibilizzazione da loro stessi realizzato: