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30
Apr 15

Irpinia: No Triv Bike Tour contro le trivellazioni petrolifere

Migliaia di chilometri quadrati nell’Appennino meridionale sono interessati da permessi di ricerca petrolifera. Territori montani e collinari costellati da piccoli comuni, ecosistemi già fragili e a rischio dove a biodiversità, prodotti tipici, vini docg, paesaggi, agricoltura e riserve idriche strategiche si preferisce un’industria estrattiva a forte impatto ambientale.

Una staffetta simbolica di cinque giorni in bicicletta, ma anche a dorso d’asino, a piedi che parte dai confini con il Molise fa tappa nel Sannio, in Irpinia, nel Vallo di Diano, nell’Alta Basilicata e termina in Val d’agri, la più estesa piattaforma petrolifera europea su terraferma.
Si inizia il 29 aprile da Santacroce per arrivare in giornata a Benevento. Il 30 aprile, dopo aver attraversato tre permessi di ricerca – Santacroce, Case Capozzi e Pietra Spaccata – tappa a  Gesualdo, nel Permesso Nusco, in Irpinia.
Il primo maggio sosta a Muro Lucano, in Alta Basilicata, per passare il giorno dopo ad Atena Lucana, nel Vallo di Diano dove insistono i permessi Tardiano e Monte Cavallo.
Da Atena partirà una carovana a dorso d’asino che si ricongiungerà a Viggiano al Ciclonauta, e ai ciclisti che si aggregheranno, raccogliendo dai territori attraversati le sementi e i doni dei contadini per la Madonna nera, in occasione della festa del 3 maggio. Dopo un passaggio simbolico al Centro oli di Viggiano si chiude a Villa d’Agri con il resoconto dell’iniziativa, l’esperienza della Val d’Agri e l’invito ai territori ad auto-organizzarsi per lanciare uno, cento, mille no triv bike tour e proporre insieme soluzioni per la sovranità energetica ed alimentare.
In ogni tappa d’arrivo è previsto un momento di incontro, di comunicazione e testimonianza, a cura dei Comitati e Associazioni che aderiscono, per informare sulle criticità ambientali e proporre un utilizzo sostenibile delle risorse naturali dell’Appennino meridionale.
Lungo il cammino convergeranno sull’itinerario, nato da un’idea del Ciclonauta Claudio Ferraro, ciclisti auto-organizzati e trekkers che potranno aggregarsi e convergere sul tracciato in aggiornamento su www.forumambientale.org/terre-di-passaggio.
Un gruppo di videomaker raccoglierà le testimonianze che saranno diffuse tramite facebook, un canale youtube e l’hasthag #TerreDiPassaggio.
Ogni contenuto sarà opensource e potrà essere diffuso secondo le regole del copyleft.
Terre di passaggio è un invito all’azione, perché il passaggio non è semplice attraversamento, ma cambiamento, transizione, speranza in una pianificazione che tenga conto delle scelte e decisioni di chi abita i territori, non di chi si limita a passarci e decide dall’alto.
L’iniziativa è stata lanciata tramite la libera piattaforma di aggregazione Forum Ambientale dell’Appennino www.forumambientale.org ed è organizzata autonomamente dai Comitati e Associazioni di cittadini che hanno creduto nel progetto e lo stanno realizzando.
Per adesioni al percorso cicloturistico è possibile contattare la Fiab (Federazione italiana amici bicicletta) Sannio Irpinia che curerà l’intero viaggio. (fonte Iprinia No Triv)

30
Apr 15

In Campania nasce la prima birra alla…mela annurca

Prendete una tipicità ed una eccellenza agroalmentare campana e caratterizzatela con un prodotto classico: ecco la prima birra all’essenza di mela annurca (prodotto IGP del nord della Campania).

E’ così che nasce BirTa, la prima birra artigianale realizzata con la filiera corta ed aromatizzata alla mela annurca: dalla produzione dell’orzo e del luppolo, che in alcune zone del territorio regionale cresce spontaneamente, fino alla trasformazione in birra.
Anche l’acqua utilizzata arriva direttamente dalle sorgenti del Monte Taburno. La birra sarà stagionata in botti utilizzate per l’affinamento del vino aglianico docg ed inoltre verrà utilizzata anche essenza della mela annurca dop, altro prodotto tipico del territorio per dare un sapore caratteristico e unico.
Per il progetto BirTa, sono state sviluppate quattro diverse tipologie di birra alla mela Annurca impiegando malto base Pilsner.
Tra i partner del progetto BirTa ci sono 6 imprese agricole di Frasso Telesino, Dugenta e Sant’Agata dei Goti che hanno destinato parte dei propri terreni alla coltivazione dell’orzo e del luppolo, per complessivi sei ettari


29
Apr 15

Carpi e Pianura, metafora calcistica di un’Italia a due velocità

Ci sono storie emblematiche, la cui narrazione ed il cui significato valgono più di mille parole, ricerche scientifiche e macroeconomiche. Più di mille grafici. Sono emblematiche nella crudezza della realtà cui riconducono indiscutibilmente.

Sono storie che diventano favole o delusioni colossali, a seconda delle coordinate geografiche di dove sei nato.

Storie che hanno punti di partenza comuni, ma che se ti chiami Carpi ti conducono in Paradiso, se ti chiami Pianura Calcio, ti lasciano nel limbo dei racconti di periferia, buoni ad edificare il mito proletario di chi vince ed ha bisogno di un passato epico da esibire. E, per converso, adatte ad alimentare fiction di successo, le arene dei pomeriggi della domenica e le campagne elettorali dei guappi di cartone di turno.

Partiamo dall’oggi: alla faccia di Lotito che proprio non ce lo voleva in serie A, il Carpi, una squadra operaia, di quelle che ispirano registi e sceneggiatori, conquista in 4 anni, partendo dai campetti di periferia e dagli spogliatoi che sanno di umido e sudore, che conservano per anni le urla di allenatori catenacciari e quelle di Nino che ha paura di tirare un calcio di rigore, l’agognata serie A. L’Elisio dei calciatori.

Eppure, nel più classico degli sliding doors, delle porte girevoli della storia, di quel che avrebbe potuto essere e non è stato, il finale, tra quegli inestricabili percorsi della storia minima, avrebbe potuto consegnare alla città di Napoli due squadre nella massima serie del campionato di calcio.

Con i se non s’è mai fatto nulla, ne sono consapevole, e se mio nonno avesse corso sulle rotaie sarebbe stato un tram, eppure questa storia non ha il valore aleatorio di ipotesi campate in aria, ma quello reale di un Sud in cui la mancanza di infrastrutture e di un tessuto imprenditoriale solido, impedisce anche alle favole più belle di aver luogo.

E già, perchè solo 4 anni fa, in una calda giornata di giugno quel Carpi che l’anno prossimo giocherà col Napoli a due passi dal campetto di Pianura, periferia del capoluogo campano, fu eliminato dalla finale per giocarsi il primo posto nella graduatoria dei ripescaggi per la Lega Pro Seconda Divisione (la vecchia serie C2) proprio dal Pianura Calcio. Otto a due. Cappotto, con l’adagio obamiano “Yes we can” che spinse i calciatori campani all’impresa (vana).

Il Pianura perde, poi, la finale a Matera ma avrebbe comunque avuto la possibilità di fare il cosiddetto “salto di categoria” presentando domanda di ripescaggio. Ciò non avviene perché, a quanto si apprende dalle roventi e rudi cronache di periferia sportiva, il Comune di Napoli non può garantirgli uno stadio dove disputare le partite interne tra i professionisti. Così, i fratelli Cafasso, proprietari del piccolo club, non iscrivono la squadra neppure in serie D.

Fu il Carpi, a quel punto, a presentare domanda, regolarmente accolta, per accedere alla serie C2. Il club, che pure veniva da una serie di fallimenti, era stato nel frattempo acquistato da una solida cordata imprenditoriale che lo ha condotto, oggi, in serie A.

E così hai voglia a fare indagini antropologiche e sociologiche, hai voglia a spaccare il capello con la retorica dei discorsi fumosi sullo sviluppo, il Sud che non cresce, e tutte le chiacchiere sul recupero delle periferie meridionali, le ragioni delle sconfitte fuori dal campo, quelle che non ammettono ripescaggio, sono semplici come il vecchio adagio: senza soldi non si cantano messe. E non si va in serie A.

Auguri Carpi.

Ecco il video dell’8 a 2 tra Carpi e Pianura…Yes, we can. Anzi, we could.


28
Apr 15

Catania come Napoli: via le strade coi nomi di Cialdini e Vittorio Emanuele III

Così come accaduto a Napoli, la storia la riscrivono i sindaci con lodevoli iniziative. Così comein quel di Partenope, infatti,  dove la toponomastica intitolata a Vittorio Emanuele III (firmatario delle vergognose leggi razziali) è stata sostituita con quella di Salvatore Morelli (e nuovi siti, anche altrove in Campania come nel resto del Sud sono stati intitolati agli operai martiri del real opificio di Pietrarsa) anche a Catania il sindaco Enzo Bianco annuncia analoga iniziativa.

La piazza Vittorio Emanuele III, nota a tutti come “piazza Umberto” o “piazza dei chioschi”, sarà intitolata al grande scienziato catanese Ettore Majorana, nato a Catania nel 1906 e del quale si sconoscono data e luogo della morte”.

Inoltre:

La via Enrico Cialdini – luogotenente di Vittorio Emanuele II che ordinò nel 1861 a Pontelandolfo e Casalduni, quel terribile massacro di uomini, donne e bambini di cui l’Italia si scusò nel centocinquantenario dell’Unità d’Italia – sarà adesso intitolata a Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese assassinato a 46 anni, nel 1979, da un sicario del banchiere Michele Sindona. Sul proprietario della “Banca Privata Italiana” Ambrosoli stava infatti indagando come commissario liquidatore dell’Istituto di credito.(fonti: Sicilia Web, Catania Today)

Che sia l’inizio di un cambiamento radicale e della sostituzione di toponimi che al Sud hanno condotto violenza e sangue e spazio a quegli eroi civili che siano d’esempio per i cittadini.


27
Apr 15

Sindaco di Barletta: via il nome di Mennea dal Frecciarossa che non passa al Sud

E si, mi sento di sottoscrivere in toto il commento del sindaco di Barletta, città natale di Pietro Mennea, rivolto ai vertici di Trenitalia attraverso il Corriere della Sera:

“Il fatto che il nuovo Etr 1000 sia intitolato alla Freccia del Sud, Pietro Mennea, senza però arrivare nel Mezzogiorno d’Italia, mi sembra un vero paradosso. Soprattutto, se si pensa a quanto Mennea era legato alla sua terra”

Ed ancora:

«Almeno eliminiamo ogni equivoco e chiamiamo questo treno con un altro nome – dice e lo chiedo a tutti, dal Governo alle Fs compreso l’ad Elia che è pugliese e quindi dovrebbe sapere meglio di tutti l’importanza di un collegamento di questo tipo per la Puglia»

Il nuovo Frecciarossa, come gli altri del resto, a differenza di Cristo non arriva manco ad Eboli, lasciando i cittadini meridionali, che pure all’alta velocità hanno contribuito, nella lisergica immaginazione di questi cavalli ferrati che corrono ad oltre 300 chilometri orari!

 


26
Apr 15

I bronzi salvati dal disastro Expo

Interessanti “spigolature” dalla pagina Facebook di Pino Aprile:

I Bronzi di Riace l’hanno scampata bella! L’Expo sarà inaugurata nella monnezza, nel senso che i rifiuti anche tossici (amianto e residui di idrocarburi), materiali edili di risulta vecchi e nuovi, non saranno rimossi prima di un paio di mesi e più (se va bene; finora è andata male). I visitatori attraverseranno un panorama da discarica, nascosto da pannelli chiamati “camuffatori” (mais en français, c’est plus jolie); e andranno per capannoni, passerelle, edifici non collaudati, per scoprire, da soli e a proprio rischio, se reggono o no. Naturalmente, si parla solo di quelli che, il giorno dell’inaugurazione, saranno completati; se no i visitatori avranno l’ebrezza di poter collaudare strutture ancora incompiute.

Speriamo che rimuovano almeno i tabelloni in cui Milano e l’Expo compaiono già arricchite delle ciclopiche opere che non saranno mai realizzate e di cui non è stato posato un mattone.

E in questo disastro (che, secondo uno che ci lavora, ci farà fare, nel mondo una colossale «figura di merda») volevano portare le due statue in bronzo più preziose e famose del pianeta? Opere fragilissime che hanno bisogno di ambienti iper-tecnologici, con umidità e temperature calibrate, nettatori di aria e cariche antibatteriche, basamenti antisismici appositamente studiati, per permettere a non più di 20-25 visitatori alla volta, preventivamente decontaminati, di ammirare, per non più di 20 minuti, di cosa è capace il genio umano?

Avrebbero dovuto i Bronzi e i loro visitatori collaudare, a proprio rischio, ambienti così sofisticati, posto che i pataccari dell’Expo fossero riusciti a costruirli in tempo? Ci si rende conto, ora, di quale pericolo hanno corso le statue, se non fossero state difese da una civile ma durissima sollevazione popolare? E se la commissione nominata dal ministro Franceschini, presieduta dal professor Giuliano Volpe, non avesse certificato l’intrasportabilità delle opere?

Vorrei stringere la mano a tutti quelli che hanno impedito, ognuno secondo le proprie capacità, un danno irrimediabile ormai certo, si scopre, a due capolavori che pure sono sopravvissuti a un naufragio e a 2.500 anni in fondo al mare. Due parole di onestà ora sarebbero il minimo, da parte di chi pretendeva (secondo l’uso leghista del presidente lombardo Maroni e soci) di portarli a Milano. Ma quelle parole non arriveranno; ed è l’unica certezza.
Forse, il ministro Franceschini e la sovrintendente di Salerno che rendono possibile il trasferimento a Milano, per l’Expo, della lastra della Tomba del Tuffatore di Paestum, dovrebbero chiedersi se non sia il caso di rivedere la decisione. E altrettanto dovrebbe fare chi ha dato l’ok alla trasferta lumbard delle fragili e faticosamente recuperate Dee di Morgantina.

Forse, quello che non fanno le istituzioni per impedire queste scellerate avventure a opere uniche al mondo, dovrebbero farlo i cittadini, replicando la mobilitazione che ha salvato i Bronzi. Certo, ci diranno che “da Milano” hanno fornito tutte le rassicurazioni, le garanzie…, insomma le chiacchiere di cui ci hanno riempito le orecchie presuntuosi mega-manager e politici del “ghe pensi mi”. Gli stessi che si erano impegnati a fare della “loro” Expo, l’ottava meraviglia del mondo, anche se al modico prezzo di più di 15 miliardi di euro. E che in nove anni, e con quella cifra, non sono riusciti manco a pulire lo spiazzo dell’Expo e a costruire dei capannoni.

Forse, perché molti di loro, nel frattempo, sono finiti in galera.


26
Apr 15

Spesa procapite sanità: Bolzano vale due volte la Campania

Immagine La Stampa

Immagine La Stampa

Da tempo su questo blog denunciamo il criterio per l’assegnazione di fondi per sanità e istruzione che si basano sulla “spesa storica” (riprendendo le battaglie di Marco Esposito dalle pagine de Il Mattino), per cui più hai speso in passato e più ti viene assegnato per il futuro, criterio che si fonda sull’errato assunto che se uno ha sempre necessitato di 100 euro, debba continuare a goderne a prescindere dall’uso (e della bontà del medesimo) che ne viene fatto.

Secondo questo criterio la provincia autonoma di Bolzano vale due volte la Campania e la Sicilia. Anche se nelle arene della domenica pomeriggio fa più notizia il costo della siringa di Trinacria.

L’inchiesta della rivista specializzata «About Pharma» su dati della Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali, mette in luce gli sprechi evidenziando le mille distorsioni del sistema di finanziamento delle nostre Asl.

Scrive la redazione di About Pharma:

Le inefficienze dei sistemi di finanziamento di Asl e ospedali non aiutano la sostenibilità e la gestione virtuosa della sanità pubblica italiana. In primo luogo perché l’allocazione delle risorse ad Asl e ospedali troppo spesso non è commisurata ai fabbisogni sanitari del territorio né ai costi di produzione dei servizi offerti, rimanendo in gran parte ancorata al criterio della spesa storica. Poi a causa della ripartizione dei fondi spesso fuori dal contesto di programmazione dei Piani sanitari regionali e dall’incertezza sull’assegnazione delle risorse, deliberate a fine esercizio se non nell’anno successivo. E, infine, per le debolezze del sistema di remunerazione tariffaria degli ospedali (Drg) che non copre quasi mai il costo reale delle prestazioni.

Ed ancora:

Soltanto in nove Regioni (Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli, Lazio, Campania, Sicilia, Veneto, Marche e Basilicata) la ripartizione dei fondi tra le aziende sanitarie avviene in un quadro di programmazione definito dai Piani sanitari regionali (Psr). Nelle Regioni sprovviste di un Psr sono le delibere di ripartizione dei fondi che finiscono di fatto per identificare gli obiettivi da raggiungere e “strategiche”. Una “vera programmazione” – spiegano gli autori della ricerca – richiederebbe la “definizione anticipata delle risorse disponibile”, ma così non è “in larga parte dei casi”.

Il presidente della Fiaso mette in evidenza le distorsioni del sistema che si basa sulla spesa storica:

Il sistema di finanziamento è modellato in misura solo marginale sulla valutazione delle risorse necessarie per erogare, in condizioni di efficienza, livelli di salute individuati in sede programmatoria nazionale o regionale, in base al principio dei costi e dei fabbisogni standard”.

Il quotidiano La Stampa aggiunge:

Il sistema non funziona granché nemmeno quando sono le Regioni a spartirsi tra loro i 110 miliardi La logica è quella di premiare chi ha un maggior numero di anziani da assistere. Ma le regioni meridionali la contestano, sostenendo la necessità di spartire le risorse anche in base a un indice di deprivazione, perché chi vive ai limiti della soglia di povertà ha comunque più necessità di assistenza. E poi alcune regioni stornano parte delle risorse sanitarie destinandole ad altre funzioni, altre fanno l’esatto contrario. Così in Abruzzo, Valle d’Aosta, Trento Bolzano si viaggia oltre i 2.000 euro ad assistito, mentre in Friuli ci si accontenta di 1.022 euro.

 Tornando alle singole Asl, oltre a Bolzano in cima alla classifica di quelle che ricevono la dote più alta, sempre superiore ai duemila euro pro-capite, troviamo le aziende di Trento ed Aosta e tutte quelle abruzzesi, seguite con 1.951 euro dalla Asl Roma E. Una pioggia di denaro, rispetto alle 50 aziende che ricevono meno della media nazionale di 1.444 euro, che in parte ha delle spiegazioni. Le Asl abruzzesi ricomprendono anche tutti gli ospedali della regione e la «Roma E», nell’anno di rilevazione dei dati, ha percepito ben sette milioni di ripiano debiti a pie’ di lista. Che poi è un’altra riprova del fatto che più sprechi e più soldi ricevi.

Decisamente sopra la media nazionale di risorse a disposizione per assistito troviamo anche le Asl Torino 2 e 4, rispettivamente con 1.872 e 1.670, mentre ad Alessandria vanno 1.703 euro.

In soldoni la Asl di Bolzano,riceve per ogni assistito dalla sua regione 2.421 euro contro i 1218 della Campania, i 1205 della Sicilia e i 661 della provincia di Pordenone.


24
Apr 15

Caro De Luca, ma quale fiume di denaro al Sud?

Nel programma del candidato in Campania Vincenzo De Luca si legge: “I fiumi di pubblico denaro che si sono riversati sul Mezzogiorno nell’ultimo ventennio…”

Il testo (http://www.cambiareora.it/category/fondi-europei/) è senza firma: è un passaggio di un articolo di Nicola Rossi pubblicato lo scorso primo aprile sull’inserto ascaro del Corriere della Sera.

Se De Luca avesse almeno sfogliato la sintesi dell’ultimo rapporto Svimez, si sarebbe imbattuto nella tabella in foto e forse avrebbe maturato un’opinione diversa da quella copincollata dal collega di partito Rossi.

Sono oltre venti anni, come dimostra la Svimez, che i fiumi di denaro pubblico hanno preso una strada e una strada soltanto, quella del Nord, peraltro con un corollario di scandali da far impallidire Tangentopoli, che pure era a Milano.

I pregiudizi sui meridionali incapaci e assistiti sono alimentati dagli stessi (cattivi) politici del Sud e non sono facili da scardinare. (fonte: Lista Civica MO Campania)


24
Apr 15

Napoli fa gola ai turisti stranieri: la città dove spendono di più

foto corso italia news

Turisti stranieri? Spendono di più e volentieri a Napoli che in altre città. Se rispetto al 2013 Roma infatti registra un più 7,2% e Firenze un più 5,8 % nelle spese dei turisti, Napoli sbanca tutti, registrando un più 14,6% e confermando di crescere più del doppio di qualsiasi altra città italiana da questo punto di vista.
Il turismo, cresciuto in città moltissimo negli ultimi due anni, come confermano diverse e incrociate rilevazioni, si conferma dunque motore non solo per Napoli ma per l’intero stivale dove l’anno scorso sono stati ben 130 milioni i visitatori stranieri, secondo i dati di Bankitalia-Ciset presentati oggi a Venezia.
L’economia turistica e il suo indotto hanno generato circa 36,4 miliardi di valore aggiunto determinando un incremento di ricchezza prodotto di oltre il 2%. In primo piano la massa di denaro spesa dai turisti internazionali lo scorso anno. C’è un saldo attivo di 12,5 miliardi di euro nella comparazione tra la spesa degli stranieri, pari a 34,2 mld (33 mld nel 2013), e quella degli italiani all’estero, 21,7 mld (+6,9% rispetto ai 20,3 mld nel 2013).  Certo è che aumentano i giudizi positivi dei turisti stranieri in vacanza in Italia lo scorso anno, con un voto complessivo che sale a 8,6 da 8,3 del 2013. I giudizi più generosi vanno agli asset tradizionali: città d’arte, paesaggio e pasti (fra 8 e 9) mentre minore, sebbene in rialzo, è il voto sul versante dei prezzi (6,9).
I migliori giudizi arrivano da russi e americani mentre meno entusiasti, ma giocano anche fattori culturali, i cinesi (7,5). Anche se le mete scelte sono soprattutto le regioni del Nord, in generale, mettono invece a segno aumenti importanti nelle spese dei turisti Roma (+7,2%), Firenze (+5,8%) ma soprattutto come dicevamo in premessa Napoli (+14,6%) mentre restano contenuti i rialzi a Venezia (+0,9%) e Milano (+0,3%). Nel complesso la spesa per vacanza nel Mezzogiorno è inferiore (3,3 mld contro il 7,9 del Centro e il 6,3 del Nord Est), ma viene scelto per le vacanze più lunghe di una o due settimane.  E Napoli comunque resta regina, confermando che gli stranieri amano spendere sotto il Vesuvio.
 Lucilla Parlato per Identità Insorgenti

22
Apr 15

Volete noleggiare un auto al Sud? Per voi condizioni diverse dagli altri “italiani”

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C’è una compagnia di noleggio auto (la Sixt) che fornisce condizioni davvero particolari (e sconvenienti) se transitate su strade calabresi, campane, pugliesi o di Catania e provincia (tranne se acquistate la loro super offerta che pure delle eccezioni le comporta).

Già, un pò come avviene per la discriminazione rc auto, se avete la cattiva sorte di transitare nelle aree suddette nonostante la fedina penale immacolata godete di una presunzione (personale, propria o altrui o geografica) di potenziale criminalità. Altrimenti non si giustificherebbero condizioni di noleggio come questa:

In caso di furto totale, parziale o incendio del veicolo avvenuti in Calabria, Campania, in Puglia, nella città di Catania e provincia il cliente sarà economicamente responsabile nei limiti dei maggiori importi di seguito indicati a titolo di penalità:

GRUPPI AUTO A/F/B/C EURO 3.400,00
GRUPPI AUTO E/D/M/N/J/H/L/G EURO 4.600,00
GRUPPI AUTO T/Z/W/S/P/FURGONI EURO 6.000,00

ed ancora, qualora acquistaste la loro “super offerta”:

IN CASO DI FURTO IN CALABRIA, CAMPANIA, IN PUGLIA NELLA CITTA’ DI CATANIA E PROVINCIA:

Il Servizio Pack 2 SUPER COVER non trova completa applicazione in caso di furto totale/parziale o incendio del veicolo avvenuti in Calabria, Campania, in Puglia, nella città di Catania e provincia, in tali circostanze il cliente non potrà avvalersi dell’abbattimento, ma sarà economicamente responsabile nei limiti degli importi di seguito indicati a titolo di penalità:

GRUPPI AUTO A/F/B/C EURO 1.700,00
GRUPPI AUTO E/D/M/N/J/H/L/G EURO 2.300,00
GRUPPI AUTO T/Z/W/S/P/FURGONI EURO 3.000,00

Ma a questo punto non è più equo richiedere un certificato di casellario giudiziale? Io posso capire che conta l’incidenza dei furti in una determinata area, ma allora mancano all’appello città come Roma  per poter addurre una tale giustificazione di diverso trattamento.

Insomma recarsi al Sud è davvero una sventura, anche per noleggiare un auto. Cornuti e mazziati.