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05
Mag 15

L’olio migliore? Al Sud. Puglia regina.

 
La notizia è solo un timido placebo alla decisione di eradicare i “patriarchi” pugliesi, gli ulivi centenari che una decisione a dir poco discutibile sta sottraendo alle proprie terre di origine, ma tant’è.

La Puglia, infatti, ha fatto l’en plein dei riconoscimenti alla XXIV edizione del Premio dei Maestri Oleari “Leon d’Oro” assegnato nell’ambito di Tuttofood, alla fiera di Milano Rho. Al vertice della categoria fruttato intenso una produzione di Giovinazzo (Bari), mentre per la categoria estera si e’ affermata una produzione olearia spagnola, di Villanueva de la Reina. A seguire per l’Italia, premiati oli di Bronte (Catania), Spinetoli (Ascoli Piceno), e Ponte (Benevento). Un olio prodotto a Martinafranca (Taranto) e’ primo classificato nella categoria fruttato medio, seguito da una produzione abruzzese, tre siciliane e altre tre pugliesi. Mentre tra i fruttati leggeri massimo riconoscimento a un olio di Borgo incoronata (Foggia), seguito da due oli della provincia di Reggio Calabria e un altro di Grottaglie (Taranto). (Fonti: Rai news, Ansa, Corriere del Mezzogiorno)


16
Apr 15

Sfiga col pollice verde in Francia: boicottano la flora pugliese e si beccano la Xylella dall’Olanda

Aveva fatto molto discutere l’embargo francese alla flora salentina per evitare il contagio delle proprie piante con quelle pugliesi affette dalla Xylella Fastidiosa, tanto che alla fine pure la Nemesi ci ha preso gusto e i cugini d’oltralpe si sono beccati il terribile batterio dall’Olanda.

Il batterio della Xylella fastidiosa è stato per la prima volta individuato in territorio francese, nel mercato all’ingrosso di Rungis, alle porte di Parigi. Lo riferisce una nota del ministero dell’Agricoltura. Il batterio è stato individuato grazie ai controlli rinforzati messi in atto da qualche settimana, su una pianta di caffé arrivata dal Sudamerica attraverso l’Olanda. Lo Xylella oltre ad attaccare gli ulivi uccide anche le viti.


04
Apr 15

L’ulivo è più di un’essenza, è una civiltà

foto bridgepugliausa

Sulle pagine de Il Mattino di qualche giorno fa c’era un interessantissimo articolo di Pino Aprile che spiga bene il rapporto tra la terra di Puglia ed i propri ulivi. Che poi è lo stesso rapporto che lega l’arbusto (non è un albero) ai popoli del Mediterraneo.

Ecco qualche stralcio:

«Gli ulivi pugliesi sono autoctoni, lo dimostra l’analisi del dna (pure quelli siciliani, ma imparentati con varietà del Nordafrica, portate dagli arabi). Nel Tarantino resistono uliveti selvatici, mai domesticati», spiega Gianni Pofi, agronomo, già dirigente della forestale, che ha censito e fotografato tutti quelli monumentali di Puglia.

A Savelletri, fra Bari e Brindisi, se ne ha una prova; ci sono alcune migliaia di esemplari, in 110 ettari, che paiono piantati da un tipo un po’ bizzarro: più o meno come capita, alcuni vicini, altri lontanissimi. La spiegazione è: lì c’era una foresta planiziale; i primi coloni eliminarono le altre essenze e lasciarono solo gli ulivastri (la pianta allo stato selvatico), che innestarono con cultivar domesticate. Quell’uliveto non fu piantato, ma riconvertito dall’uomo. Il lavoro fu fatto circa 2.500 anni fa; lo si è stabilito con studi condotti da Pofi e da specialisti del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia, intrecciando i dati con quelli archeologici della vicina città estinta di Egnazia.

 

Ed ancora:

Ma l’ulivo non è un albero, è un arbusto. Siamo convinti sia tipico del Mediterraneo, di cui è emblema, ma ne esistono più di quaranta specie, al mondo, sino all’Africa australe e all’Oceania (Jared Diamond, biogeografo, in “Armi, acciaio e malattie”). Solo in Mediterraneo, però, è stato domesticato. Per questo ci sono soltanto due radicali per le parole che indicano pianta e frutto: “elaion”, dal lineare cretese (affine al greco: la lettera “e” dell’alfabeto era un ulivo stilizzato), da cui il latino “olea”; e “zaitun”, arabo, da cui lo spagnolo “aceite” (olio).

L’ulivo è più di un’essenza, è una civiltà (“Dove l’ulivo si abbraccia alla vite”: Il sogno di Maria, Fabrizio De André), la nostra: quella che, per reciproco vantaggio, lega l’uomo a una pianta, il cui tronco, alle nostre latitudini, resiste circa quattro secoli, prima di dissolversi; ma può arrivare al millennio, se l’uomo ne dissoda le radici, ne pota i rami infruttiferi, rimuove il legno morto. L’ulivo, crescendo, non riesce a produrre tanto legno da tenere il tronco pieno; e comincia a svuotarsi al centro, sino a ridursi a una corona di legno che poi si divide in più parti (sino a cinque); ognuna delle quali si porta in dote, una quota delle radici, che si rinnovano più o meno ogni trent’anni.

Queste “nuove piante” (frammenti di quella originaria e con lo stesso dna) crescono dalla parte del sole e marciscono da quella in ombra; l’uomo rimuove il legno marcio. In questo modo, gli ulivi “camminano” e le nuove piante, che sono sempre la stessa, ma autonome, si allontanano le une dalle altre (calcolando di quanto, alle pendici del Pollino, il professor Alessandro Viola identificò un uliveto che, stando a fonti storiche, fu piantato da esuli troiani, 3200 anni fa). Un ulivo bimillenario, quindi, è una pianta che ha cambiato almeno cinquanta volte le sue radici e due-tre volte il suo tronco. Eppure è sempre la stessa!

Il che ci dice qualcosa di enorme: in millenni, son passati nella nostra regione decine di popoli, civiltà, guerre, pestilenze, siccità, inondazioni…, ma mai l’uomo ha tradito il patto con l’ulivo (io darò ristoro alle tue radici e ai tuoi rami; tu mi darai legno per il focolare, olive per la tavola, olio per la lanterna e il pane), altrimenti, l’ulivo sarebbe morto.

 

E sulla questione Xylella Fastidiosa, divenuto ormai un fatto più da cronaca giudiziaria che da analisi scientifica:

È proprio la Xilella a uccidere gli ulivi? Ed è accettabile che, se mostrano “sintomi ascrivibili a Xylella”, si estirpino “sulla base di ispezioni visive, senza alcun esame analitico”, come dispone il Ministero delle politiche agricole? «Che la Xylella produca dei disseccamenti è noto, ma non sugli ulivi», dice, però, a MicroMega, Marina Barba, che dirige il Consiglio per la ricerca in agricoltura, ente pubblico di riferimento per tutti gli istituti di ricerca del campo.

Ci si perdonerà se si resta confusi, nell’apprendere che l’unico esperimento scientifico pubblicato sinora è del 2010, in California, e “ha avuto esito negativo: la Xyella non è risultata patogena sugli ulivi.”


17
Mar 15

Il petrolio lucano fa bene all’export pugliese

Secondo i dati trimestrali forniti dall’Istat, l’export pugliese del 2014 fa registrare un segno positivo: +1,9%, in linea con il dato italiano (+2%) e superiore a quello del Mezzogiorno continentale (più 1,1%).

Un risultato certamente positivo per la regione forse più vivace imprenditorialmente del Sud, ma il dato risulta “drogato” dalla voce«cokee prodotti petroliferi raffinati», che registra un +156% dal 2013 al 2014.

Il petrolio che parte dal porto di Taranto e quindi contabilizzato statisticamente tra l’export pugliese sapete da dove proviene? Dalla Basilicata, che, di fatto è cornuta e mazziata.

Soddisfacenti i risultati, al di là delle esportazione petrolifera, nel campo dell’alimentare +8,7% , del 10,3% di quelli del tessile abbigliamento, del 12,6% del pellame.


21
Gen 15

Fondo di solidarietà europeo per le calamità, negato alla Puglia

Guardate io non so se si tratta di mera sciatteria politica, di dilettantismo o, peggio ancora, di una scelta particolare, studiata, ragionata e scientifica.

L’antefatto: lo scorso Settembre l’area del Gargano è stata vittima di un’alluvione. Un pò come successo anche in altre aree del Paese come il Veneto o la Liguria.

Bene.

Il Governo ha chiesto il ricorso al Fondo europeo di solidarietà, a seguito delle calamità naturali, per  Liguria Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. E la Puglia? Nulla.
La denuncia è del deputato Psi Lello Di Gioia:

“Se risultasse veritiero che la regione Puglia non è stata inserita nelle aree per le quali richiedere un intervento del Fondo di solidarietà europeo al fine di rispondere alle grandi calamità naturali, questa sarebbe una grande omissione per un territorio che ha registrato gravissimi danni e decessi a seguito dell’alluvione che ha colpito l’intera regione ed in particolare l’area del Gargano” ed aggiunge: “Da fonti giornalistiche si apprende, infatti, che il Governo italiano nell’elaborare l’elenco dei danni provocati da inondazioni, frane e alluvioni per accedere agli aiuti Fsue, non ha inserito la Puglia”.

Se pure l’Europa volesse autonomamente fare qualcosa, non potrebbe perchè sono i governi nazionali a dire chi ha bisogno e chi no.

L’indiscrezione di cui parla Di Gioia è confermata dal commissario europeo per le politiche regionali Corina Cretu che, secondo quanto riporta Foggia Today, avrebbe confermato la richeista del governo italiano solo per le regioni di cui sopra. Escludendo di fatto la Puglia.

Si tratta dell’ennesimo “errore tecnico”, caro Delrio? Si tratta di aree strategiche per il turismo, tra l’altro.

 

25
Nov 14

ANCE Puglia: caro Renzi, tu conosci il Sud? Poi l’appello ai parlamentari meridionali.

L’Associazione Nazionale Costruttori Edili pugliese ha acquistato degli spazi a pagamento sui quotidiani per denunciare lo “scippo”, al Sud, dei fondi europei e quelli di sviluppo e coesione, da parte del governo Renzi.

Così esordisce il comunicato:

Quello che leggete non è un gioco, ma la cronaca surreale di un Sud che rischia di essere mortificato per l’ennesima volta nella sua incrollabile voglia di sviluppo.

 

Quindi l’appello:

C’è bisogno di un immediato e convinto impegno dei parlamentari del Mezzogiorno a presentare un emendamento alla Legge di stabilità che impedisca di tagliare le risorse dei fondi comunitari e del Fondo Sviluppo e Coesione.

 

Seguono poi una serie di assunti e luoghi comuni (che sono anche alla base di certe scelte del governo), sui criteri o la capacità di spesa delle regioni meridionali, smentiti o avvalorati dal messaggio e dalla comunicazione dell’Ance.

Insomma, dalla regione più “fertile” di iniziativa e impresa partono una presa di posizione ed un messaggio chiari. Verranno raccolti dalla classe politica del Sud (il parlamentare pugliese del PD Boccia ci aveva provato un mesetto fa con una timida rimostranza southernlike), dormiente su promesse e rendite di posizione?

 

 


22
Nov 14

Puglia, MO Basta: fermiamo la mano nera del petrolio

Come per Basilicata, Sicilia e Campania anche in Puglia si muovono i comitati (“comitatini” per Renzi) che si battono contro la trivellazione del territorio, incoraggiata dal recente “Sblocca Italia”.

Il decreto sblocca Italia del governo Renzi sblocca gli interessi degli speculatori e delle multinazionali del petrolio, mentre condanna la Puglia e l’intero Sud alla povertà assoluta.
Le misure palesemente anticostituzionali di Renzi sottraggono la tutela del territorio alle Regioni facendo del governo il giudice unico dell’ambiente, senza alcuna possibilità di veti da parte delle istituzioni locali e dei cittadini organizzati in comitati popolari, da lui definiti “comitatini”, in maniera assolutamente arrogante e antidemocratica.

 

Così esordisce il coordinamento dei  comitati Mo Basta Puglia, che prosegue:

La trivellazione petrolifera in Italia, e più di tutto delle coste meridionali, ridurrà l’intero Sud come la Basilicata, già devastata per il 45% del suo territorio dalle estrazioni petrolifere, con conseguente distruzione dell’agricoltura e inquinamento degli invasi che portano acqua non più potabile in Puglia.
Le estrazioni petrolifere sono una terribile minaccia all’intero ecosistema del mare Adriatico e all’economia turistica, l’unica sopravvissuta al Sud, dopo l’azione distruttrice degli ultimi decenni di governi paraleghisti, di destra e di sinistra, che hanno condannato le regioni meridionali al ruolo di colonia interna dove sfruttare risorse naturale ed umane ed insediare impianti distruttivi, come l’Ilva e la centrale a carbone di Brindisi, il gasdotto Tap nel Salento, gli inceneritori cancerogeni e le mega discariche di rifiuti tossici, senza prevedere alcuna spesa di bonifica.
In cambio di tutto ciò, il Sud ha il 21% di disoccupazione, con il 65% di quella giovanile, dati paurosi affogati nelle “medie nazionali” del 12 e del 40%, un reddito pro capite di 16,500 euro, la metà di quello del nord, ed inferiore di 2.000 euro a quello di Grecia e Portogallo.
Il decreto prevede lo stanziamento di quasi 5 miliardi di Euro per le ferrovie, il 98,8% dei quali destinati per ulteriore alta velocità al centro nord, come il Tav in Val di Susa, 12 miliardi di Euro per un inutile traforo, e solo 60 milioni ovvero l’1,2% al sud, lasciato con treni lumaca, senza aeroporti e con strade improbabili. Di più, il Cipe stanzia 2 miliardi di Euro per lo sviluppo, interamente destinati al centro nord. Zero centesimi per il Sud, che si vede privato da Renzi anche di ben 4 miliardi di fondi europei dirottati verso il nord.

Il Comitato dà appuntamento ai cittadini, per il 4 dicembre a Bari per:

spingere Vendola a ricorrere contro il decreto Renzi, laddove governatori di altre regioni, come il lucano Pittella e il siciliano Crocetta rifiutano di farlo, in cambio di soli 30 centesimi di proventi petroliferi per abitante


11
Nov 14

Come viene assistito il Sud: considerazioni su un luogo comune sotto il governo Renzi

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi, Lino Patruno elabora una serie di condivisibili considerazioni sul mito dell’assistenzialismo geografico, alla luce dell’ultimo “sblocca Italia”.

Roba da illusionisti. Quelli che ti fanno sparire le cose sotto gli occhi: così con i fondi europei. E non solo per quei tre miliardi che si scopre essere stati scippati al Sud per finanziare gli sgravi ai neoassunti. Il Sud che ancòra una volta assiste il Nord tanto quanto è accusato di essere assistito. Perché quelle assunzioni saranno fatte (se saranno fatte) soprattutto al Nord. Ma come, ma no, cosa dite?
Al Sud la percentuale di industrializzazione è stata nel 2013 di 37,4 addetti ogni mille abitanti, al Centro Nord di 93,9. Quindi se le industrie sono soprattutto lì, lì assumeranno, non essendo stato inventato il sistema per assumere dove non c’è chi assuma. Obiezione: se non avete industrie è anche colpa vostra, visto quanti soldi vi abbiamo dato. La solita storia dei quanti soldi vi abbiamo dato, sembra Salvini prima che si convertisse da (presunto) meridionalista, lui che fino a poco fa diceva che i napoletani puzzano.

 

Così  esordisce Patruno, rilevando poi come anche le agevolazioni per le aziende meridionali abbiano subito un profondo taglio dal biennio 2007-2009 a quello 2010-2012, con una variazione della media annuale delle agevolazioni alle imprese meridionali passata da 2,6 a 1,2 miliardi, diminuzione 52 per cento. Media annuale delle agevolazioni al Centro Nord, da 3 miliardi a 2,8, diminuzione 5,2 per cento.

Il giornalista pugliese passa poi al capitolo  dei fondi europei e del cofinanziamento “sforbiciato” per tre grandi regioni del Sud.

Quando si fanno i progetti (strade, ospedali, ferrovie), l’Europa finanzia solo la metà, il resto devono metterlo Stato, Regioni e privati. Se lo Stato dimezza il suo apporto, è come dire che le Regioni da sole non ce la faranno a usare i fondi. Tranne poi accusarle di non saperli usare. Anzi vi togliamo parte del cofinanziamento proprio perché non sapete usarli, così imparate. Ma insomma, non sappiamo usarli o non possiamo usarli? Più che roba da illusionisti, un giochino da bambini scemi.
E poi, li dovete usare per cose serie, non un po’ ciascuno per non scontentare nessuno e scontentare tutti. Anzi vi togliamo parte del nostro cofinanziamento futuro proprio perché usiate al più presto e meglio quelli che non avete usato finora. La Puglia, che è la più virtuosa di tutte, ha speso il 59,6 per cento della sua quota per lo sviluppo regionale, ma ha ancòra 1,8 miliardi da impiegare entro il 2015. Ha evitato parte della tagliola, anche se Vendola ha un diavolo per capello. Il peggio riguarda Sicilia, Calabria e Campania.

 

Solo che poi si accusano le regioni meridionali di spendere male quei soldi, soprattutto per sagre improponibili e concerti dal dubbio gusto. Anche se poi a controllare le tabelle fornite dal Governo si scopre, come faceva rilevare anche Marco Esposito, che : il 75 per cento dei progetti al di sotto dei 5 mila euro, cioè a pioggia, è finanziato al Centro Nord, con la Lombardia in testa.

Ma chi è che dice alle Regioni come spendere i soldi? Il Governo…

Tanto che, quando ministro fu Trigilia, ridusse questo elenco a una cinquantina, pochi grandi lavori e riguardanti varie regioni insieme (se no può capitare un Molise che ti blocca il raddoppio del binario Termoli-Lesina).
Bene, era proprio ciò che ci voleva per finirla con la storia degli sprechi, tanti più fondi tanta minore crescita. Colpo di scena, che ti fa il governo Renzi? Ti riporta quell’elenco a 334 possibili modi di spesa per il 2014-2020, tranne poi accusare il Sud di disperdere la spesa. Non puoi lamentarti di ciò che succederà dopo aver fatto di tutto perché succeda.

 

 


04
Nov 14

Quel piumino da 2000 euro che era made in Puglia

Quando ho visto le oche di mezzo, ho pensato, “ogliòc stasera Report sgama l’insalubrità del fois gras, stà a vedere che prima o poi se la prende pure cò per e o muss“. In realtà, per fortuna mi sbagliavo e la Gabanelli, con la sua redazione, ha sgamato uno dei più grandi artifizi che i brand del lusso creano. L’illusione.

Meglio, ti vendo un piumino a 1500 euro. A me costa 35/40 euro. E tu per comprarlo fai pure la fila e magari i debiti.

Che c’entra tutto ciò col Sud? C’entra eccome perchè, nella migrazione di queste aziende (che si bullano di essere depositarie del sacro verbo del Made in Italy e fanno gasare giovani Presidenti del Consiglio) verso lidi sempre meno cari per costo del lavoro, prima di raggiungere la Transnistria (che non è una Nazione del Risiko, ma una autoproclamata repubblica sovietica indipendente che nessuno conosce) dove con un centinaio di dollari al mese fai felice un operaio, erano passati anche per la Puglia. Lecce e Bari.

Prima, gli hanno fatto assumere personale e comprare macchine (“aò stai lavorando per un brand del lusso eh, mica pizza e fichi”) e poi da un giorno all’altro se ne sono andati verso est, Romania, Moldavia e Transnistria. Tanti saluti, al massimo ti mandiamo una cartolina.

La differenza tra la Puglia e la nostalgica repubblica sovietica? 20 euro a capo.

Meraviglioso il commento di uno dei boss di queste fabbriche, italiano ovviamente. “Degli operai italiani? non me ne frega un ca***” e giù una bella risata. Fino al prossimo giro, quando un altro paese offrirà manodopera ad un costo ancora minore ed i nomadi del Made in Italy si sposteranno ancora. Per la soddisfazione dei nuovi servi della gleba. Che però hanno fatto un gran bel piumino.

Un viaggio partito dalle piccole fabbriche meridionali e terminato ad est.

La cosa più divertente di questa fiera dell’assurdo è l’indignazione per le oche spennate vive (letteralmente, poverine) e non, con tutto il rispetto per le oche, per gli operai e gli imprenditori (conto terzi) spennati come le oche.

Badate che i brand del piumino di lusso non sono gli unici a comportarsi in un certo modo. Sarebbe da ingenui crederlo. Un giorno qualcuno andrà a fare qualche inchiesta pure tra i sottoscala della provincia napoletana, che li riconosci solo quando “Blitz della finanza scoperti dei capi di XYZ identici all’originale”. Ma proprio uguali, irriconoscibile la differenza. Chissà perchè…

Il video


24
Ott 14

La Puglia delle eccellenze: il liceo Scacchi di Bari al vertice tra i paesi Ocse.

Ancora un riconoscimento per le eccellenze pugliesi. È l’OCSE a segnalare il liceo scientifico Scacchi di Bari, come esempio virtuoso di insegniamento ed apprendimento.

foto Corriere della Sera

Nel 1996 il liceo fu selezionato dal comitato internazionale Ocse-Pisa, in base a criteri statistici idonei a costituire un campione attendibile, per partecipare all’indagine svolta dall’Ocse ogni tre anni per accertare le competenze degli studenti 15enni di 66 Paesi nella comprensione della lettura, nella matematica e nelle scienze.

Al termine delle rilevazioni, l’analisi dei risultati e quindi gli esiti. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il preside dello Scacco ha presentato con orgoglio i risultati evidenziando come il liceo, già in vetta ai risultati dei test Invalsi, nelle tre aree supera sia la media italiana che quella dell’area OCSE.

Le rilevazioni sono effettuate a fine anno scolastico, come quelle Invalsi. Seguono quindi due o tre anni di lavoro che entrano nella valutazione.

I risultati del liceo scientifico pugliese, superano inoltre  di una decina di punti, quelli di 200 scuole o classi di analogo background culturale, economico e familiare