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16
Giu 17

“Infame” e “Terrone di merd*a” (Video)

Torna la cara vecchia lega, per bocca di quel simpaticone del senatore Centinaio che, tra una pausa e l’altra delle comparsate televisive, dove spazia da Rai 3 a La 7, fino a pontificare Urbi et Orbi, in versione post meridiana, finanche su Rete 4, trova anche il tempo di offendere un avversario politico col più classico degli epiteti razzisti paTani: “terrone di mer*a”.

Per la gioia e la felicità di tutti i meridionali che votano lega che, appassionati di burro e dei suoi molteplici usi lenitivi, finiranno sicuramente per perdonare il buontempone patano.

Chissà se costoro, strenui difensori terroni dello ius soli, capiranno che quello difende Centinaio è uno status che non gli appartiene e non gli apparterrà mai e che continueranno a restare, senza riserve, italiani di serie B. Con la benedizione della Lega di Centinaio.


15
Mar 16

Torino: “un terrone in meno da mantenere”

 
<<Sono felicissimo, un terrone in meno da mantenere» ed ancora  «quando vedo queste immagini e so che nella bara c’è un terrone ignorante, godo tantissimo» e poi «Peccato che ero al Nord, altrimenti avrei cagato su quella bara bianca. Buonasera terroni merdosi. Non è morto nessun altro di voi oggi?».

Goliardia ? Sfottò? Finalmente una procura della Repubblica le ha chiamate col nome che meritano diffamazione aggravata da finalità di odio razziale . Riconosciuto anche per i meridionali. Mentre in tutti gli stadi italiani, certe pratiche vengono considerati meri insulti passibili di sanzione pecuniaria.

La vicenda triste e becera, per usare un eufemismo:  un operaio di 40 anni di Settimo Torinese ha commentato con le parole di cui sopra su un falso profilo Facebook la morte di un diciassettenne, Stefano Pulvirenti, in un incidente stradale nel Siracusano.

L’uomo è stato individuato e denunciato dalla Procura di Siracusa.

È da qualche anno, per fortuna, che l’uso dell’aggettivo “terrone” viene considerato offensivo e discriminatorio dalla giurisprudenza. E speriamo che la stessa fine facciano tutti gli estensori via social dei vari “ricchione”, “negro”  e compagnia bella.


29
Gen 15

La mappa del razzismo in Italia: “terrone” ancora forte in Lombardia

Immagine di Vox

Più di un anno di lavoro, otto mesi di monitoraggio della rete Twitter, quasi 2 milioni di tweet estratti e studiati. Il risultato è la prima Mappa dell’Intolleranza in Italia: un progetto che, voluto da Vox- Osservatorio italiano sui diritti (organizzazione no profit che si occupa di cultura del diritto), ha visto la partecipazione delle università di Milano, Roma e Bari. Il progetto mira a identificare le zone dove l’intolleranza è maggiormente diffusa – secondo 5 gruppi: donne, omosessuali, immigrati, meridionali diversamente abili, ebrei – cercando di rilevare il sentimento che anima le communities online, ritenute significative per la garanzia di anonimato che spesso offrono (e quindi per la maggiore “libertà di espressione”) e per l’interattività che garantiscono.

Si scopre ad esempio che se nel centro Italia il “nemico” più insultato è il “muso giallo”, complice la forte immigrazione asiatica, in Lombardia l’oggetto delle ostilità è l’immigrato, nella fattispecie il “negro” e il “terrone di merda” (oltre allo zingaro), secondo quello che riporta Vox”, alla faccia di una emigrazione secolare e della presenza forte e radicata di meridionali di seconda, terza, quarta generazione che, non di rado, da vittime diventano carnefici proprio nei confronti di chi arriva dalle stesse aree geografiche dei propri ascendenti.

Sempre in Lombardia è forte il sentimento omofobo, seguono Friuli Venezia Giulia e Campania.

Per quanto riguarda l’antisemitismo le regioni col maggior numero di tweet risultano essere quelle del Centro Italia: fenomeno in evidenza soprattutto nel Lazio e nel centro Italia. Va segnalato un picco significativo in Abruzzo, nell’area tra L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo. 

Le offese contro le donne? Gli epiteti deprecabili come “quelle baldracche”, siano più forti nella padania lombarda e in Campania, oltre che in Puglia e Friuli Venezia Giulia.

 


12
Ott 14

Leghismo alcolico: ovvero “non ti mostro i documenti se sei terrone”

L’ultima frontiera dell’immaginazione umana per evitare di sottoposrsi all’etilometro, è il “leghismo alcolico”. Qualcuno potrebbe obibettare che forse ci sarebbe qualche dubbio di sobrietà anche su quello non alcolico, e potrei pure essere d’accordo, ma questa storia è davvero particolare.

Un giovane, un 28enne veronese, zigzagava sulla strada in apparente stato di ebrezza Così alcuni carabinieri della compagnia di Verona prima lo hanno raggiunto poi con i dispositivi luminosi gli hanno intimato di fermarsi. L’uomo non si è accorto di nulla e ha continuato la sua marcia fino a quando una seconda «gazzella» è riuscita a bloccarlo. Sceso dal mezzo, l’uomo ha detto: «Voglio sapere da dove venite perché voi carabinieri siete tutti terroni e pertanto se non mi dite di dove siete io non vi do nulla». Quando poi i militari – un siciliano, un campano, un veneto e un lombardo – gli hanno comunicato la volontà di sottoporlo al controllo con l’etilometro, si è scagliato contro di loro, colpendoli con calci e pugni. A quel punto lo hanno bloccato e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. è stato così arrestato.

Ora, ovviamente, di questo giovane che non si è fermato all’alt non leggeremo il curriculum vitae, nè la sua vicenda andrà in onda a reti unificate e Giletti non ci farà alcuna “Arena”, nessun sociologo verrà scomodato e non verranno elaborato indagini antropologiche. Nessuno intervisterà i genitori e avanzerà dubbi sua sua buona educazione. Ma di certo un grido si leverà nel cuore della notte, “Vino e Padania per tutti…”


31
Lug 14

“Terrona” alla collega gli costa un giorno di stipendio

Questa è un’altra di quelle notizie che dimostra come stia cambiando la sensibilità nei confronti di certe tematiche, discriminatorie e razziste.

La vicenda è accaduta quattro mesi fa, anche se solo oggi è venuta alla luce, a Piove di Sacco, in provincia di Padova. Tra alcuni dipendenti comunali nasce un diverbio ed uno dei due alla collega, secondo quanto riporta il Gazzettino di Padova, sbotta con un “tasi ti, che te si terona”, ovvero “taci, tu, che sei terrona”.

La donna originaria del sud, offesa, con l’appoggio di alcuni colleghi si è rivolta ai sindacati. Il dipendente che aveva proferito l’insulto è stato convocato dal dirigente del suo ufficio, come prescritto dal regolamento interno, quindi la decisione: detratto un giorno di lavoro dalla busta paga. Francesca Prota responsabile del personale ha sottolineato: “L’insulto non aveva intenti razzisti  ci siamo anzi stupiti a leggerlo sui quotidiani locali: conosciamo i due impiegati coinvolti, inoltre nel nostro Comune lavorano dipendenti provenienti da tutta Italia, si vive normalmente”. Ed ancora “l’insulto non aveva accenti xenofobi o razzisti. Abbiamo però un regolamento da rispettare, che disciplina la condotta corretta dei nostri impiegati, tra cui anche insulti o linguaggio non consono”. (Fonte: La Stampa)

In tanti continuano, anche sulla carta stampata, a considerare non offensivo il termine. Ovviamente da un’altra prospettiva geografica.

Ma chi è che deve decidere se sia o meno offensivo, chi l’offesa la fa o chi la subisce? Neanche il termine “negro” era considerato un insulto fino a 60 anni fa. E non era neanche politicamente scorretto. Ma cambia la sensibilità, la coscienza e la precezione della storia. E del nostro ruolo in essa.


16
Mag 14

…E non chiamateci più “terroni”

Sull’onda del video del ciclista che insulta gli spettatori, “terroni” li chiama, voglio sottoporvi una piccola riflessione. Innanzitutto non è che l’origine territoriale può costituire una esimente sull’emissione di un’insulto. Non è che perchè sono campano o laziale l’offesa, perchè di offesa si tratta, è meno grave che se imposta da chi proviene dalle latitudini ove la parola stessa è nata.

Se pure la Corte di Cassazione la ritiene ormai una lesiva espressione di discriminazione territoriale, vuol dire che pure tutte le ipotesi (leggende metropolitane o pezze a colore tipiche del bigottismo italiano che così suole lavarsi una coscienza intimamente razzista) sulla presunta origine del termine (proprietario terriero, latifondista e amenità del genere) hanno smesso di avere ragionevole cittadinanza.

Il termine è offensivo e denigratorio, senza se e senza ma. Perchè reca con sè il peso ed il retaggio di esperienze, storiche e sociali, dolorose, per un popolo intero (“valigia di cartone fa rima con terrone, Umberto Bossi)

Nicola ZItara, a tal proposito scriveva:

questa parola non significa, nell’accezione comune, che siamo meridionali, ma che siamo sporchi, incapaci, inetti, i mezzi italiani, gli italiani per grazia di Dio, per concessione di Cavour

Il concetto di “Terrone” racchiude in sè stereotipi e clichè stantii, gretti, senza alcun valore aggiunto nè esempio di virtù. Non c’è nulla di folcloristico se non la sottesa idea di un termine di paragone di minoranza. E’ il concetto che identifica lo stereotipo chi rinnega e dimentica le proprie radici per “farsi accettare” dalla comunità in cui va a vivere, per integrarsi. La rappresentazione grottesca di qualcuno, elevata a concetto generale ed astratto per delineare il profilo di una comunità ed un popolo interi.

questa parola non significa, nell’accezione comune, che siamo meridionali, ma che siamo sporchi, incapaci, inetti, i mezzi italiani, gli italiani per grazia di Dio, per concessione di

“più tento di essere come loro e più forte me lo dicono in coro: terrone”(Kalafro)


14
Mag 14

“Lo chiamavano piccolo terrone di m…”

Dall’Unione Sarda:

Altro che asilo nido, il Baby Village di San Giorgio su Legnano (Milano) era un lager in miniatura. Questo è quello che emerge dal racconto fatto da Stefano, il padre di un bimbo che per punizione veniva chiuso in una stanza al buio e piangeva disperato. A suo figlio la direttrice e maestra dell’istituto diceva: “Sei solo un piccolo terrone di merda”. Lo chiamavano “puzzolente” perché associavano la sua figura a quella del padre, che lo andava a prendere “ancora sporco del lavoro, del mio lavoro, del sudore della mia fronte con la quale pagavo a questa gente la retta”.

 

Ma tanto terrone non è un’offesa, no?


29
Apr 14

Italia antirazzista…con la banana altrui

Una banana viene lanciata in campo ad un giocatore del Barcellona. Costui con un gesto di intelligenza sopraffina, non fa un piega. Risponde all’insulto razzista raccogliendo il frutto e mangiandolo alla faccia deli trogloditi sugli spalti. Senza offesa per i trogloditi.

Ora senza voler entrare interamente nel merito della vicenda, chi mi legge conosce il mio antirazzismo parossistico e militante, e di una iniziativa lodevole (ce ne fossero sempre), ma giusto per rilevare delle incongurenze da paese bigotto. Cosa ti accade in Italia, dove ogni vicenda diviene fenomeno di costume da condividere su tuitter e fessbuc in una gara a chi è più figo dell’altro?

Ovunque impazzano foto di vips con la banana in bocca. In segno di solidarietà contro il razzismo.

Ma qualcosa mi sfugge. Questo paese strano, strano assai, è lo stesso dove un partito apertamente razzista in parlamento e pure al governo da 30 anni non suscita pari indignazione. Neppure quando sbraita contro la ” ****accia levantina e mediterranea” o contro gli “islamici di ****a” o pone, anche nelle sedi istituzionali, cesure culturali ed economiche tra il nord ed il sud del paese, sdoganando insulti contro chiunque provenga dal confine al di là del Rubicone, insulti che prima di allora era possibile trovare solo nei cessi degli autogrill. A tal proposito, fu lanciata una banana ad un ex ministro, che fu anche chiamato orango.. Non ricordo una mole così imponente di selfie d’autore col frutto in bocca. Ma si sa, voto non olet, mai indispettire potenziali elettori.

E’ lo stesso paese in cui ogni domenica vengono levati cori di discriminazione territoriale, tra una serie di compassionevoli giustificazioni ed analisi socio-antropologiche del tifo da stadio che suonano come apologia del rivoltante fenomeno. Con una liturgia di arrampicate sugli specchi, anche di autorevoli giornalisti malati di tifo, che giungono all’assoluzione definitiva, per dribblare le decisioni (deo gratias) del giudice sportivo: roba da stadio. Amen.  Roba da stadio, proprio come la banana di Dani Alves, il giocatore del Barcellona, che pure trova tanti illustri sostenitori vips, giornalisti e non, dalla doppia morale.

Un paese in cui l’indulgenza a matrice geografica si affanna nella esegesi positiva del termine terrone , perché non può essere assolutamente offensivo. A certe latitudini sì è civili a priori,geneticamente.

E se Cesare Prandelli, anche lui con una banana in bocca ieri, sollecitato da una giornalista in conferenza stampa, aveva auspicato la fine dei cori di dscriminazione territoriale contro i napoletani, dopo una amichevole della nazionale, altrettanto aveva fatto Gianni Morandi, beccandosi insulti via curva, per aver difeso l’identità napoletana durante un Bologna Napoli, in cui una cascata di fischi aveva sommerso, la canzone Caruso cantata da Lucio Dalla nel tentativo di unire i campanili delle due città.

Anche Renzi ieri si è fatto la foto con la banana in bocca.
Peccato non abbia speso una parola riguardo all’annuncio pubblicato su eBay , da un locale della città di cui era sindaco, in cui si cercava manodopera. Non meridionale. O come quando una azienda di call center cercava, a Pozzuoli, centralinisti cui non si sentisse in maniera troppo marcata l’accento del luogo (si badi che con internet,vicende che si presumevano scarsa visibilità diventano globali e con un pubblico enorme se è questo il discrimine tra i due eventi). Lo stesso paese in cui una inchiesta di Repubblica denunciava l’esistenza di black list per meridionali ed omosessuali presso le agenzie di lavoro interinale.

Cosi nessun selfie d’autore riguardo all’annuncio immobiliare pubblicato a Parma, denunciato da Parma Today, in cui si cercavano coinquilini per condividere una abitazione. Rigorosamente non meridionali.

Nessun selfie neppure quando i sindacati denunciavano difficoltà nelle assunzioni per chi si trasferiva al Nord e diceva di essere di Casal di Principe

E neppure quando i napoletani e calabresi, per l’informazione ed i titoli dei giornali diventano altro dagli italiani, acquisendo la civitas criminalis del l’infamia. Per converso riacquistando ipso iure, la cittadinanza italiana solo nel caso di successi sportivi, vittoria di premio Oscar o passeggiate nello spazio.

Ma i casi sono tanti, molti raccolti anche in questo blog.

Insomma, Italia paese di poeti, santi, navigatori e antirazzisti…con la banana degli altri.


07
Apr 14

Parma, La Paz antirazzista”Terrone di m…. nè ora nè mai”

Lettera aperta alle società sportive di Parma, pubblicata da anomalia Parma.org

Da quattro anni la nostra squadra porta in campo e fuori dal campo valori di antirazzismo e antisessismo, contro qualunque pregiudizio atto a ledere la dignità di una persona, al di là della provenienza, del sesso e della religione: per questo innanzitutto abbiamo deciso di iscriverci al campionato della UISP, che nasce da una diversa concezione dello sport, libera da pregiudizi e barriere ideologiche.
Oggi la partita di campionato di calcio a 11 contro lo Sporting S. Leonardo è stata caratterizzata da tensioni, probabilmente dettate dall’ agonismo, ma anche e soprattutto da episodi a forte carattere discriminatorio, fattore che ci ha spinto a prendere la decisione di abbandonare il terreno di gioco.
Andiamo per ordine: la gara, caratterizzata sicuramente non da un bel gioco, ma da tensioni agonistiche dovute alla voglia di vincere la partita, è sfociata in episodi come quello di cui si è reso protagonista il portiere dello Sporting San Leonardo che ha ripetutamente insultato alcuni nostri compagni di squadra e tifosi apostrofandoli con il termine “terroni di merda” . Termine spesso considerato un intercalare goliardico, ma che in realtà per noi è una vera e propria offesa, una parola che in un passato non troppo
lontano veniva usata per discriminare e offendere intere comunità di migranti del sud Italia e che oggi rievoca un malato sentimento di superiorità e di chiusura nei confronti di chi decide di spostarsi per necessità, siano essi del sud italia venuti al nord per cercare di sfuggire ad una precarietà esistenziale, o del sud del mondo, spinti dal sentimento di sopravvivenza, in fuga da guerre e devastazioni ambientali, affrontando viaggi odisseici mettendo a rischio la propria vita, alla ricerca di un futuro migliore.
Il nostro gesto di abbandonare il campo potrebbe essere visto come un’ estremizzazione della cosa o come vittimismo, ma crediamo che ogni qualvolta ci saranno episodi come quello di oggi, che vanno contro i nostri principi e contro i principi di una società pronta all’ immeticciamento, prenderemo le dovute distanze e abbandoneremo il terreno di gioco.

La Paz! antirazzista


07
Apr 14

Parma, La Paz antirazzista”Terrone di m…. nè ora nè mai”

Lettera aperta alle società sportive di Parma, pubblicata da anomalia Parma.org

Da quattro anni la nostra squadra porta in campo e fuori dal campo valori di antirazzismo e antisessismo, contro qualunque pregiudizio atto a ledere la dignità di una persona, al di là della provenienza, del sesso e della religione: per questo innanzitutto abbiamo deciso di iscriverci al campionato della UISP, che nasce da una diversa concezione dello sport, libera da pregiudizi e barriere ideologiche.
Oggi la partita di campionato di calcio a 11 contro lo Sporting S. Leonardo è stata caratterizzata da tensioni, probabilmente dettate dall’ agonismo, ma anche e soprattutto da episodi a forte carattere discriminatorio, fattore che ci ha spinto a prendere la decisione di abbandonare il terreno di gioco.
Andiamo per ordine: la gara, caratterizzata sicuramente non da un bel gioco, ma da tensioni agonistiche dovute alla voglia di vincere la partita, è sfociata in episodi come quello di cui si è reso protagonista il portiere dello Sporting San Leonardo che ha ripetutamente insultato alcuni nostri compagni di squadra e tifosi apostrofandoli con il termine “terroni di merda” . Termine spesso considerato un intercalare goliardico, ma che in realtà per noi è una vera e propria offesa, una parola che in un passato non troppo
lontano veniva usata per discriminare e offendere intere comunità di migranti del sud Italia e che oggi rievoca un malato sentimento di superiorità e di chiusura nei confronti di chi decide di spostarsi per necessità, siano essi del sud italia venuti al nord per cercare di sfuggire ad una precarietà esistenziale, o del sud del mondo, spinti dal sentimento di sopravvivenza, in fuga da guerre e devastazioni ambientali, affrontando viaggi odisseici mettendo a rischio la propria vita, alla ricerca di un futuro migliore.
Il nostro gesto di abbandonare il campo potrebbe essere visto come un’ estremizzazione della cosa o come vittimismo, ma crediamo che ogni qualvolta ci saranno episodi come quello di oggi, che vanno contro i nostri principi e contro i principi di una società pronta all’ immeticciamento, prenderemo le dovute distanze e abbandoneremo il terreno di gioco.

La Paz! antirazzista