Crea sito


12
Ago 17

Tutto a posto, una medaglia e una stretta di mano certificano che a Napoli “è bellissmo”

Diciamo la verità, il masterpiece giornalistico della settimana agostana è stato una lettera in cui si riconosceva la non bestialità dei napoletani e la bellezza di Partenope. ‘O sole, ‘ o mar, e quant’è bella Napoli, benvenuti al Sud, ‘a pizza, ‘o mandulino, la zizzona di Battipaglia, uè uè.
 
E a dirlo è stata una ragazza trevigiana. Bene, bello. La lettera diventa virale, la pubblicano pure il corriere del Mezzogiorno, il Mattino e tutti i blog e i sitarielli presi dall’orgasmo del riconoscimento di civiltà.
 
Pure ‘o Sinnaco si è eccitato per la cosa e ha regalato le medaglia della città di Napoli alla ragazza. A quel punto l’avrei data pure al salumiere Ciro Scarciello, che forse se la meritava pure lui e a tutti gli imprenditori che denunciano il pizzo.
E l’avrei data anche a tutti i ragazzi che alle 15 dei giorni festivi si imbarcano sugli autobus da Piazza Garibaldi con i borsoni del calcetto (che pure serve per trovare lavoro) carichi di mozzarella e lacrime, costretti ad emigrare. I primi ambasciatori di Napoli nel mondo.
Intendiamoci, fin quando il feedback resta nell’alveo della espressione intima e personale va benissimo. Ma quando assume tinte istituzionali può diventare grottesco, perché finisce per dare l’impressione di voler premiare la narrazione oleografica e compiacente.
 
Una medaglia, appunto. Un po’ come se Martin Luther King avesse dato una medaglia a una ragazza dell’Alabama che avesse scritto che i “negri” non sono poi così selvaggi come sembrano. E che nelle piantagioni di cotone per qualche mese si può pure vivere bene, perché l’aria è pura e si sta a contatto con la natura.
 
Nel frattempo, a Napoli, continuiamo a pagare l’RC auto più cara d’Italia e il costo del denaro è più alto che a Treviso. Ma a chi lo denuncia da anni non viene data alcuna medaglia.
E allora, visto che pure Michael Jackson è morto,
“Caro Bob Dylan

Tu che canti in casa Reagan
Quando c’è Gromiko oppure Gorbaciov
I soldi di quattro teste nucleari, falli mandare qui for Italy

Appena puoi mandaci i danari
Perché senza danari son cazzi amari
E allora tu mandaci i danari
Anche i tuoi personali e di Diana Ross”

(agli Squallor avrei dato il Nobel, altro che una medaglia)

‘O sole, ‘o mare…

14
Mar 16

Il napoletano si sa è un po’ mariuolo e io da stamattina sto diventando bergamasco

79-o-mariuolo-il-ladro

Sono le 15.45 e sono disperato. Mi sono svegliato alle 5.30. Dall’alba a questo preciso istante, vi sembrerà incredibile (e lo sembra anche a me): non ho ancora esploso alcun colpo di pistola e non ancora “arrubbato a nessuno”.

Si ho suonato un po’ di mandolino, lo confesso ed ho mangiato gli spaghetti con le mani ma…”pizza pizza marescià” vi giuro che sto ancora a secco.

Mo’ sia l’Espresso che il famoso pizzologo piemontese Ferrero (lo so direte voi, ma con quel cognome non ne capisce solo di cioccolata? E che vi devo dire..a ciocculata acopp e i maccarun ‘a sott) si sono veramente intossicati.

In questo momento mi ha pure mandato una email il mio sindaco che tiene il conteggio di tutti i furti e le sparatorie dei cittadini, se non raggiungiamo il quorum entro le 16 ci manda affanculo pure Barbara D’Urso:

“Uagliò tu ci stai facendo abbassare la media e ci stai facendo fare una figura di merda con tutti quanti. Hai sentito che ha detto il pizzologo su Rai 3? Il napoletano è un po’ mariuolo. Hai letto che sta scritto su l’Espresso ? “Sparanapoli” e tu niente di meno da stamattina non hai ancora arrubbato o sparato a nessuno?! Allora sei vuoi fare il bergamasco dimmelo chiaramente facciamo prima! Chiedi la residenza in Lombardia e lievt ananz che ci fai perdere odiens!

Chiedo scusa a tutti. Vado a toccare le femmine e a rubare un po’, io voglio restare napoletano. E che miseria.


07
Nov 15

CLAMOROSO : pure la pizza minaccia querela a Salvini

Niente non c’è niente da fare. Salvini ci ha riprovato. Roba da intervento dei Nas. Guardate che ha pubblicato ieri sul proprio profilo Facebook:

maronn

La pizza, quella vera ovviamente ha minacciato una querela. Anche perchè è la seconda volta che Matteo ‘o padano produce una cosa del genere. Sotto la foto della prima pizza di casa Salvini.

Caro Matteo, onestamente ti voglio bene.

In una sola notte, hai cancellato anni ed anni di messaggi astiosi e livorosi verso i napoletani ed i “terroni”. Ti ricordo, giovane ed imberbe, con una birra appena tracannata, urlare al cielo quel  grido di battaglia da stadio, “senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani, o colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati..:”, mi hai fatto rabbia, e provocato quell’insano fastidio che mi  farebbe un comizio di Goebbels, o il parere scientifico di Lombroso.

Te lo confesso. Da ieri sera, nulla di tutto ciò, sento per te la benevolenza del buon samaritano, quella affectio simile all’immagine di Bartoli che passa la borraccia a Fausto Coppi (o viceversa). Mi maledico per questa scelta, ma credimi, non riesco a farne a meno.

E sono solidale con te, contro questi attacchi e questi insulti che ti stanno piovendo addosso, per aver pubblicato la foto di una pizza fatta in casa. Ignorali.

Quello scatto è un atto di verismo, di neorealismo padano. Coraggioso. Lo hai fatto imitando quelle centinaia di utenti meridionali che ogni settimana a qualsiasi ora del giorno e della notte pubblicano puparuoli mbuttunati, past e fasul coteche e cozze, parmigian e mulignan, pasta e provola, con la stessa grazia ed eleganza di una pennellata di Renoir. Lo fanno senza timore, con macchine digitali, caserecce, mostrando opere maestose ed imponenti, che mi suscitano, lo confesso, invidia ed un insano bisogno di divorare quelle leccornie.

Un mio trisavolo, pittore, scriveva che la pittura e la fotografia, a differenza della letteratura, partono dalla Verità e non dalla finzione. Perchè fermano un momento, reale, vero e lo eternano. Proprio come la casalinga di Quarto che mostra orgogliosa il tortano.

E così, pure tu hai fatto. Ed in quel momento è crollata,in me, l’idea platonica che avevo di te. Di un uomo razzista, rabbioso, che odia i terroni. Mi ero sbagliato. Nulla di tutto ciò.

Perchè con tutta la buona volontà, uno che pubblica una cosa del genere: e la chiama pizza, ha bisogno di essere gastronomicamente (ed esteticamente) recuperato.

pizza

la prima pizza fatta da salvini addì febbraio 2014

Mattè, ti prego giurami che non l’hai fatta mangiare a nessuno questa cosa. Dimmi che era uno scherzo per sfottere i napoletani. Ti credo e ci crediamo tutti, perchè davvero immaginare che qualcuno abbia potuto portare alla bocca questa “pizza”(?!?!?!), ci mette ansia e preoccupazione, per la tua incolumità e quella altrui. Mattè quel bordo è un oggetto contundente, a meno che tu non voglia usarlo come arma ninja. Dicci la verità, l’ha fatta Edward Mani di Forbice?

Mattè mi stai diludendo, vuoi che muoro?!

Qui non è in ballo l’appartenenza territoriale o l’identità regionale, questa è una questione politica, hanno ricoverato Bastianich e Cracco ieri sera, per questa foto. Poi gli hanno raccontato che era uno scherzo di Sorbillo (che stava nero per l’ennesimo fallimento del tiro a giro di Insigne) e si sono ripresi.

Matteo fratello caro, la ricetta della pizza è stata quella più cercata su Google nel 2013, mò dico io, stai semp con l’aipad in mano per sfrocoliare la mazzarella a noi terroni, che ti costava cercare un tutorial sulla pizza??

Aiccann, eccola:

Ieri sera hai fatto intossicare più napoletani tu, che le meches di facci e il vaso cinese di Giletti. Se hai deciso di cambiare le strategie politiche della lega, e combatterci su questo terreno, hai vinto tu, non possiamo nulla davanti a questa devastazione gastronomica e psicologica. Ci hai annientati nell’animo.

Io mi arrendo. Per evitare che prosegui, giuro che voto Lega e ti faccio pure campagna elettorale, ma agg pacienz, mattè, liev man, lascia perdere, non facciamoci del male.

Se poi è tutto vero e ti stai avventurando su questo sentiero della gastronomia autodidatta, ti ospito una settimana nei campi flegrei, ti porto da giggett o zuzzus sul porto di Pozzuoli e ti prometto che dopo una settimana farai le pizze meglio di Sorbillo. T’ cagnamm pur o nomm, ti cambiamo nome, Matteo Ciro Salvini, così fa pure più scena.

Con immutata stima, Lazzaro.

 


09
Giu 15

Napoli: la pizza si rinnova e si prepara con l’acqua di mare

foto Aisnapoli

Si rimprovera spesso agli operatori delle eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche meridionali il fatto di non riuscire a “rinnovarsi” e di rimanere troppo legati al passato rendendo il proprio prodotto facilmente riproducibile e poco attento ai gusti dei consumatori. Gusti che si rinnovano.

Ecco dunque una smentita, nasce a Napoli la pizza impastata con l’acqua di mare.

L’iniziativa è del maestro pizzaiuolo Guglielmo Vuolo che, dopo mesi di sperimentazioni con ben cinquemila pizza con l’acqua di mare già sfornate e fatte assaggiare ai propri clienti, da oggi nella pizzeria di Eccellenze Campane, a Napoli, propone, a pranzo o a cena, solo pizze realizzate con l’impasto fatto con acqua di mare al posto del sale.

Una tecnica complessa, che richiede una lunghissima lievitazione (oltre 20 ore), a temperatura ambiente, perchè l’assenza totale di sale e di cloruro di sodio crea problemi alla preparazione dell’impasto. Problemi che Vuolo ha superato in questi mesi “creando – spiega – una pizza più leggera, soffice, digeribile, attenta al benessere e al piacere del palato, consentendo la scoperta dei gusti autentici degli ingredienti”. E’ il caso della “Portulaca”, pizza con pomodoro San Marzano essiccato al sole, olive nere, alici di Cetara e una spruzzata di acqua di mare sulla “portulaca” (in dialetto napoletano “pucchiacchiella”), un’insalata (ormai dimenticata) della tradizione contadina campana, seminata e raccolta in esclusiva per questa pizza su 4.000 metri quadrati fra Acerra e San Felice al Cancello, nell’azienda certificata Agriselva in regime di lotta integrata.

L’0acqua di mare non è ovviamente quella raccolta lungo la costa ma: ma un prodotto microbiologicamente puro a uso alimentare, realizzato dalla Steralmar di Bisceglie, dopo una lunghissima sperimentazione sulla base di un protocollo d’intesa siglato con il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) il 9 maggio 2012.

Così Puglia e Campania rinnovano le eccellenze meridionali.


20
Nov 14

“Speriamo nel Vesuvio” la pizzeria che inventa un ossimoro

image
Continue reading →


08
Ott 14

Qualche interrogativo sull’ “ansia pizza”: ma non è che qualcuno ci mangia sopra?

Ho appena finito di leggere, sul sito di Luciano Pignataro, esperto enogastronomico campano, una serie di interrogativi sulla presunta pizza al veleno, con tanto di ansia annessa, che ci ha provocato la trasmissione Report.

Pignataro mette la pulce nell’orecchio: ma non è che forse, come nel caso del caffè, anche in questo, qualcuno tragga vantaggio da quanto riportato in video? E se si, chi?

L’autore del sito immagina un dialogo di fantasia tra Amleto e San Tommaso, due che rappresentano la quintessenza del dubbio.

E cosa si raccontano i due, oltre le coordineta dello spazio e del tempo? leggete:

1. Amleto: Perché fare una puntata sulla pizza per parlare della dannosità delle farine raffinate e non farla sulle merendine del Mulino Bianco, del Panettone Motta o Bauli, della Pasta Barilla ad esempio?

 

San Tommaso: Perché benchè usino farine raffinate fanno tanta pubblicità sulla rete e sulla Rai e quindi……

 

2. Amleto: Perché fare una puntata chiamando un esperto in luogo di tanti altri per la valutazione di un focaccione inguardabile?

 

San Tommaso: Perché forse la moglie lavora in una delle trasmissioni che vanno in onda sulla stessa rete (ho detto forse)..magari..la butto lì a caso..Ballarò…ma non sono sicuro..io non sono mai sicuro..devo verificare su wikipedia sotto il suo nome…

 

3. Amleto: Perché fare una puntata chiamando un esperto veneto per parlare dei danni delle farine 00 (raffinate) e non chiamarne uno proveniente da un’altra regione d’Italia, magari il Lazio o Roma dove ha sede la RAI e ve ne sono una caterva. O l’Istituto Zooprofilattico di Portici in Campania che lavora sul campo?

 

San Tommaso: Perché forse (ho detto forse) fa lezioni in una scuola di una azienda che delle farine integrali ne ha fatto una bandiera e un elemento di marketing

 

4. Amleto: Perché fare una puntata parlando male del forno al legna collegandolo a rischi seri per la salute e valorizzare il forno elettrico?

 

San Tommaso: Perché forse (ho detto forse) nel Nord Italia per motivi dettati da Leggi locali e per un indotto sul legname da forno per pizze quasi del tutto inesistente i forni elettrici si piazzano meglio e anche e solo i pizzaioli di scuola napoletana sanno gestirlo.

 

Insomma, come diceva una vecchia zia di Andreotti, a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si “azzecca”, così tra fantasia ed immaginazione vuoi vedere che esce fuori pure qualche scampolo di verità? O siamo al “gastrocomplottismo”?


07
Ott 14

Nella prossima puntata: come guarire dalle ipocondrie indotte da Report

La prossima puntata del programma di inchieste di Report, pare abbia un tema finalmente utile. Soppressa quella sulla pericolosità e sulla scarsa igiene del “per e o muss” (zampa e bocca, comprensiva di naso, di suino), il re dello street food, l’imprescindibile anello di congiunzione tra uno spuntino da uomo di Neanderthal e quello dell’uomo Sapiens (pare che fosse stato paventato un cordone sanitario all’altezza di Caianello per isolare i consumatori del “per e o muss” dal resto del mondo in quanto portatori di agenti patogeni che danno del “tu” al virus dell’ebola), il team della Gabanelli si occuperà di come curare le ipocondrie indotte dalle inchieste di Report.

Per la gioia della Lorenzin, che attribuisce l’alta incidenza di tumori in Campania agli stili di vita ed all’alimentazione, non abbiamo più preso un caffè nei bar di Napoli perchè terrorizzati da caccole di dubbia provenienza e dalla scarsa igiene di pistoni sporchi di caffè (Gesù ma se fanno il caffè con quelle macchine è ovvio che siano sporchi di caffè,o no?), dopo la puntata dell’altra sera sulla pizza, mio padre ha messo in croce i pizzaioli dei Campi Flegrei per farsi fare una pizza solo dopo averli visti pulire il forno col mocio. Col risultato che l’ultimo, tra i vicoli di Pozzuoli, ha chiamato il 118.

A casa mia ormai pure la sfogliatella frolla ci fa venire le palpitazioni, dopo che mio fratello non l’ha digerita, nel corso del pranzo di domenica. È pur vero che prima s’è mangiato pasta e fagioli con cotiche e cozze…ma tant’è.

Comunque tutto a posto, nonostante le rassicurazioni dell’istituto zooprofilattico, noi la pizza ce la facciamo in casa e aspettiamo la puntata di domenica di Report che fugherà i dubbi indotti da irragionevoli ipocondrie.


01
Ott 14

C’era una volta Report…che faceva inchiesta

C’era una volta un bellissimo programma televisivo. Si chiamava Report, andava in onda su Rai 3 e faceva inchiesta. Ma inchiesta seria, quella che metteva le mani nella melma dei potenti innominabili, gli stessi che sommergevano la Rai di richieste di risarcimento danni. Un pò come Robin Hood, Report faceva paura ai potenti. Poi, evidentemente per quieto vivere, Report ha deciso di fare quello che fanno tutti. Inchieste alla buona, scoop discutibili. Se poi questi ultimi riguardano il castello degli orrori che si chiama Napoli e fa audience, si gioca facile e si vince con gli ascolti.

Prima con l’acqua, poi col caffè, fino a suggerirci che quello delle multinazionali in cialda è più igienico e fa meno male di quello che fanno a Napoli (chiamando in causa un esperto smentito perfino dall’associazione di dotti di cui fa parte). Domenica prossima ci riproveranno con la pizza. Pare che quella napoletana, cotta da secoli col forno a legna, contenga idrocarburi.

Ignorando che la pizza resta in forno al massimo 90 secondi ed ignorando anche le leggi della fisica, per le quali, grazie al moto delle correnti convettive, la pizza non va mai a diretto contatto col fumo.

E e se poi l’ennesimo esperto proveniente da aree geografiche aliene alla patria della pizza, ci suggerisce che le bruciature sul cibo non sono salutari e potrebbero provocare il cancro, beh andiamo avanti pure con le inchieste che mettano in guardia i consumatori sull’estrema pericolosità delle grigliate di carne (sic!). Speriamo non lo senta la Lorenzin ho addurrà la pizza a motivo della insalubrità della Terra dei Fuochi.

Luciano Pignataro, uno che di enogastronomia se ne intende eccome, da sempre in prima linea nella difesa del Made in Campania, col solito acume, dal proprio sito, esprime delle condivisibili considerazioni:

Continua la via Crucis del made in Campania: dopo la mozzarella, il pomodoro, il caffé adesso tocca alla pizza. C’è poco da fare: da troppo fastidio alle grandi multinazionali questa enorme ampolla artigianale del cibo, l’unico luogo d’Italia dove chiudono i Mc Donald’s.
Il titolo del trailer che annuncia la trasmissione di domenica sera di Report è decisamente terroristico: “Pizza napoletana agli idrocarburi?”
Ovviamente il punto interrogativo è solo un ombrello contro le possibili cause, tanto l’effetto è assicurato.

 

Gli artigiani del gusto che fanno grande la gastronomia italiana non possono che aspettare che questo nuovo bombardamento mediatico passi come i precedenti.

Chi si ricorda di quel pirulicchio che sentenziava sul caffé poi smentito dalla sua stessa associazione?

 

Per la felicità dei burocrati europei che volevano abolirla, si attaccherà la cottura del forno a legna, per la gioia di chi vive con la fobia dei batteri si assesterà un nuovo colpo alla biodiversità culturale in nome della salute e soprattutto degli interessi delle multinazionali.

 

Napoli è sopravvissuta nel corso dei millenni alle invasioni, alle eruzioni vulcaniche, ai terremoti, alle guerre, alle pestilenze, al colera e perfino alla camorra.
Sopravviverà, molto bene come al solito, anche domenica sera.

 

O’ napulitan s fa sicc, ma nun more. Il napoletano dimagrisce, al massimo deperisce, ma non muore.


25
Feb 14

Caro Matteo, mi stai diludendo, vuoi che muoro? (lettera aperta su una pizza)

Caro Matteo, onestamente ti voglio bene.

In una sola notte, hai cancellato anni ed anni di messaggi astiosi e livorosi verso i napoletani ed i “terroni”. Ti ricordo, giovane ed imberbe, con una birra appena tracannata, urlare al cielo quel  grido di battaglia da stadio, “senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani, o colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati..:”, mi hai fatto rabbia, e provocato quell’insano fastidio che mi  farebbe un comizio di Goebbels, o il parere scientifico di Lombroso.

Te lo confesso. Da ieri sera, nulla di tutto ciò, sento per te la benevolenza del buon samaritano, quella affectio simile all’immagine di Bartoli che passa la borraccia a Fausto Coppi (o viceversa). Mi maledico per questa scelta, ma credimi, non riesco a farne a meno.

E sono solidale con te, contro questi attacchi e questi insulti che ti stanno piovendo addosso, per aver pubblicato la foto di una pizza fatta in casa. Ignorali.

Quello scatto è un atto di verismo, di neorealismo padano. Coraggioso. Lo hai fatto imitando quelle centinaia di utenti meridionali che ogni settimana a qualsiasi ora del giorno e della notte pubblicano puparuoli mbuttunati, past e fasul coteche e cozze, parmigian e mulignan, pasta e provola, con la stessa grazia ed eleganza di una pennellata di Renoir. Lo fanno senza timore, con macchine digitali, caserecce, mostrando opere maestose ed imponenti, che mi suscitano, lo confesso, invidia ed un insano bisogno di divorare quelle leccornie.

Un mio trisavolo, pittore, scriveva che la pittura e la fotografia, a differenza della letteratura, partono dalla Verità e non dalla finzione. Perchè fermano un momento, reale, vero e lo eternano. Proprio come la casalinga di Quarto che mostra orgogliosa il tortano.

E così, pure tu hai fatto. Ed in quel momento è crollata,in me, l’idea platonica che avevo di te. Di un uomo razzista, rabbioso, che odia i terroni. Mi ero sbagliato. Nulla di tutto ciò.

Perchè con tutta la buona volontà, uno che pubblica una cosa del genere: e la chiama pizza, ha bisogno di essere gastronomicamente (ed esteticamente) recuperato.

pizza

Mattè, ti prego giurami che non l’hai fatta mangiare a nessuno questa cosa. Dimmi che era uno scherzo per sfottere i napoletani. Ti credo e ci crediamo tutti, perchè davvero immaginare che qualcuno abbia potuto portare alla bocca questa “pizza”(?!?!?!), ci mette ansia e preoccupazione, per la tua incolumità e quella altrui. Mattè quel bordo è un oggetto contundente, a meno che tu non voglia usarlo come arma ninja. Dicci la verità, l’ha fatta Edward Mani di Forbice?

Mattè mi stai diludendo, vuoi che muoro?!

Qui non è in ballo l’appartenenza territoriale o l’identità regionale, questa è una questione politica, hanno ricoverato Bastianich e Cracco ieri sera, per questa foto. Poi gli hanno raccontato che era uno scherzo di Sorbillo (che stava nero per l’ennesimo fallimento del tiro a giro di Insigne) e si sono ripresi.

Matteo fratello caro, la ricetta della pizza è stata quella più cercata su Google nel 2013, mò dico io, stai semp con l’aipad in mano per sfrocoliare la mazzarella a noi terroni, che ti costava cercare un tutorial sulla pizza??

Ieri sera hai fatto intossicare più napoletani tu, che il gol di Calaiò. Se hai deciso di cambiare le strategie politiche della lega, e combatterci su questo terreno, hai vinto tu, non possiamo nulla davanti a questa devastazione gastronomica e psicologica. Ci hai annientati nell’animo.

Io mi arrendo. Per evitare che prosegui, giuro che voto Lega e ti faccio pure campagna elettorale, ma agg pacienz, mattè, liev man, lascia perdere, non facciamoci del male.

Se poi è tutto vero e ti stai avventurando su questo sentiero della gastronomia autodidatta, ti ospito una settimana nei campi flegrei, ti porto da giggett o zuzzus sul porto di Pozzuoli e ti prometto che dopo una settimana farai le pizze meglio di Sorbillo. T’ cagnamm pur o nomm, ti cambiamo nome, Matteo Ciro Salvini, così fa pure più scena.

Con immutata stima, Lazzaro.


03
Set 13

Pizza, l’oro di Napoli (e non solo) Business mondiale da 62mld

Meglio di un giacimento di preziosi. È infatti stimato in circa 62 miliardi di euro il business mondiale della pizza. Sono i dati della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe), diffusi alla vigilia del campionato mondiale per pizzaioli che si terrà oggi e domani nell’area del Lungomare partenopeo nell’ambito della terza edizione della Caputo Napoli Pizza Village, manifestazione promossa dal patron dell’Antico Molino Caputo (fornitore per eccellenza dei pizzaioli doc) Antimo Caputo, in collaborazione con l’Associazione Pizzaiuoli.

42mila pizzerie solo in Italia – Il report evidenzia anche che ad assorbire il 78 per cento del mercato sono, oltre all’Italia, Germania, Francia e Spagna. Nel Bel Paese si contano, in particolare, ben 42 mila pizzerie, alle quali vanno aggiunte 21mila pizzerie d’asporto. Circa 100 mila gli addetti impiegati in questo settore: 65 mila sono italiani, 20 mila egiziani, 10 mila marocchini e 5 mila dell’Est Europa, dell’Asia e di altri Paesi.

L’articolo completo:

Pizza, l’oro di Napoli (e non solo) Business mondiale da 62mld.